Arcifanfano, re dei matti di Baldassare Galuppi va in scena al Malibran: ed è la prima rappresentazione veneziana in tempi moderni. Dramma comico per musica in tre atti, frutto della felicissima collaborazione tra Galuppi e Carlo Goldoni, debuttò al Teatro San Moisè di Venezia nel carnevale del 1750 ma sulle scene della città lagunare, in tempi moderni, ancora non era mai tornata.
La messinscena sarà un nuovo
allestimento con la regia di Bepi Morassi, e con Francesco Erle (nella foto a destra) alla
testa dell’Orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di
Venezia: una produzione della Fondazione Teatro La Fenice realizzata
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e con il
Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia nel solco di una sinergia
già collaudatissima del Teatro con le due istituzioni veneziane.
L’allestimento è infatti a cura della Scuola di Scenografia e
Costume dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, con le scene
ideate da Matteo Corsi e i costumi da Beatrice Raspanti; mentre
il light design è di Andrea Benetello in collaborazione
con il corso di Light Design di ABAVE. Lo spettacolo è in
programma al Teatro Malibran nel contesto della programmazione
Education dedicata al pubblico delle scuole, dei giovani e delle
famiglie e nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2024-2025
della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Le repliche
saranno quattro: quelle di mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4
aprile 2025 ore 11.00 sono riservate alle scuole, la replica di
sabato 5 aprile 2025 ore 15.30, fuori abbonamento, è aperta a tutto
il pubblico.
Nata nel contesto della felicissima collaborazione tra Baldassare Galuppi e Carlo Goldoni, che in quegli stessi anni produsse anche altre opere buffe di successo, come L’Arcadia in Brenta (1749), Il mondo della luna (1750), Il paese della cuccagna (1750) e Il mondo alla roversa (1750), Arcifanfano, re dei matti è un’esilarante commedia che celebra la ‘follia’: vede infatti protagoniste sei figure, ciascuna a rappresentare incarnazioni di differenti forme di pazzia, vale a dire di vizi umani tipici: Sordidone è il pazzo avaro, Gloriosa la pazza superba, Semplicina la pazza ritrosa, Garbata la pazza allegra, Furibondo il pazzo collerico, Malgoverno il pazzo prodigo. Tutti e sei bramano di essere accolti in quella apparentemente astratta e intangibile comunità sociale che è il regno di Arcifanfano, il quale, proprio perché «re de’ matti» appare incarnare la follia in una forma globale, di natura più sfumata e complessa e non collegata a un difetto morale specifico.
«La storia di questo Arcifanfano parte da assai lontano – racconta il regista Bepi Morassi – più o meno cinque lustri fa. Correva infatti il 1680 allorquando una coppia di giovani di belle speranze, come allora si usava dire (un già noto musicista e studioso, Franco Rossi, e un meno noto teatrante che sperava di diventar regista, ossia il sottoscritto), individuarono nella sterminata miniera creativa di Carlo Goldoni un libretto per musica per un “dramma comico per musica” di cui si innamorarono a prima vista: Arcifanfano, re dei matti, appunto. Scoprirono però ben presto che, se esisteva il “dramma comico”, più arduo appariva trovare il “per musica” dell’intestazione. Per quanto si potesse pensare a Galuppi (anche per logica deduzione) ma anche (se ne trovava qua e là traccia) a Haydn e forse Hasse, la parte musicale era scomparsa e non si trovava proprio. Tanto che, pur di allestire il testo prediletto, lo misero in scena scrivendo Franco da par suo un palinsesto musicale e persino eseguendolo in registrazione come base musicale per una compagnia di giovani e pur bravi attori (e qua il ricordo va necessariamente a Fabio Sartor, all’epoca monumentale Arcifanfano e che ci ha da poco e troppo presto lasciati) ma cantanti un po’ meno, tanto che Franco fu costretto dalla necessità ad adattarsi alle loro qualità musicali e vocali (!) arrivando persona a comporre un’aria su unica nota per Sordidone, terribilmente stonato. In questa veste, Arcifanfano vide un edbutto consacrato dall’allora nume tutelare del teatro veneto ossia Toni Cibotto e anche una vita non brevissima in giro per l’Italia. Sempre però con la mente alla sognata scrittura musicale originaria – continua Morassi (nella foto a destra) – che continuava a non trovarsi, e per oltre quarant’anni fonte di ricerche, speranze e delusioni. Fino alla telefonata trafelata arrivata qualche anno fa, e che ha fatto partire – una volta coinvolto e reclutato quell’impareggiabile genio musicologico e creatore di musica che è Francesco Erle (con lui e Rossi nel frattempo eravamo anche riusciti a metter su un altro inedito Goldoni/Galuppi, ossia La Diavolessa all’Olimpico di Vicenza) – quel progetto strutturato che stiamo ora finalmente proponendo al pubblico, frutto di una (credo) magica sintesi tra quello che è stato trovato e quello che è stato ricreato, in un procedimento esaltante ma anche faticoso (sempre con grane rispetto) di revisione e rielaborazione di tutto il materiale, anche perché curiosamente spesso il libretto rinvenuto non corrispondeva a quello pubblicato all’epoca ed era evidentemente già all’epoca risultato di più e più rimaneggiamenti.
Da ultimo – conclude il regista – mi piace dire che sono vieppiù contento che quanto presentiamo sia frutto dell’impegno creativo di tanti giovani e che persino il primo pubblico sia di giovani, in un ideale passaggio di un progetto di ‘allora giovani’, che ad esso hanno dedicato una vita, ai giovani di adesso che speriamo interessati anche a mantenere vivi studio e ricerca su un asse portante della nostra cultura e civiltà».
Il doppio cast di questo nuovo allestimento si compone di giovani e talentuosi artisti emergenti formati dal Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia: il ruolo del titolo sarà interpretato da Samy Timin e Haojia Feng; Sordidone, pazzo avaro da Marcus Vinicius Bezzerra Dias e Mingxun Chang; Madama Gloriosa, pazza superba da Eugenia Siliberto e Chaoyi Huang; Madama Semplicina, pazza ritrosa da Yukiko Shimizu e Yuqing Chen; Madama Garbata, pazza allegra da Xiyi Wang e Minyoung Park; Furibondo, pazzo collerico da Sanlin Wang e Guo Xu; infine Malgoverno, pazzo prodigo da Xushuan Cai e Lixuan Li.
Nata nel contesto della felicissima collaborazione tra Baldassare Galuppi e Carlo Goldoni, che in quegli stessi anni produsse anche altre opere buffe di successo, come L’Arcadia in Brenta (1749), Il mondo della luna (1750), Il paese della cuccagna (1750) e Il mondo alla roversa (1750), Arcifanfano, re dei matti è un’esilarante commedia che celebra la ‘follia’: vede infatti protagoniste sei figure, ciascuna a rappresentare incarnazioni di differenti forme di pazzia, vale a dire di vizi umani tipici: Sordidone è il pazzo avaro, Gloriosa la pazza superba, Semplicina la pazza ritrosa, Garbata la pazza allegra, Furibondo il pazzo collerico, Malgoverno il pazzo prodigo. Tutti e sei bramano di essere accolti in quella apparentemente astratta e intangibile comunità sociale che è il regno di Arcifanfano, il quale, proprio perché «re de’ matti» appare incarnare la follia in una forma globale, di natura più sfumata e complessa e non collegata a un difetto morale specifico.
«La storia di questo Arcifanfano parte da assai lontano – racconta il regista Bepi Morassi – più o meno cinque lustri fa. Correva infatti il 1680 allorquando una coppia di giovani di belle speranze, come allora si usava dire (un già noto musicista e studioso, Franco Rossi, e un meno noto teatrante che sperava di diventar regista, ossia il sottoscritto), individuarono nella sterminata miniera creativa di Carlo Goldoni un libretto per musica per un “dramma comico per musica” di cui si innamorarono a prima vista: Arcifanfano, re dei matti, appunto. Scoprirono però ben presto che, se esisteva il “dramma comico”, più arduo appariva trovare il “per musica” dell’intestazione. Per quanto si potesse pensare a Galuppi (anche per logica deduzione) ma anche (se ne trovava qua e là traccia) a Haydn e forse Hasse, la parte musicale era scomparsa e non si trovava proprio. Tanto che, pur di allestire il testo prediletto, lo misero in scena scrivendo Franco da par suo un palinsesto musicale e persino eseguendolo in registrazione come base musicale per una compagnia di giovani e pur bravi attori (e qua il ricordo va necessariamente a Fabio Sartor, all’epoca monumentale Arcifanfano e che ci ha da poco e troppo presto lasciati) ma cantanti un po’ meno, tanto che Franco fu costretto dalla necessità ad adattarsi alle loro qualità musicali e vocali (!) arrivando persona a comporre un’aria su unica nota per Sordidone, terribilmente stonato. In questa veste, Arcifanfano vide un edbutto consacrato dall’allora nume tutelare del teatro veneto ossia Toni Cibotto e anche una vita non brevissima in giro per l’Italia. Sempre però con la mente alla sognata scrittura musicale originaria – continua Morassi (nella foto a destra) – che continuava a non trovarsi, e per oltre quarant’anni fonte di ricerche, speranze e delusioni. Fino alla telefonata trafelata arrivata qualche anno fa, e che ha fatto partire – una volta coinvolto e reclutato quell’impareggiabile genio musicologico e creatore di musica che è Francesco Erle (con lui e Rossi nel frattempo eravamo anche riusciti a metter su un altro inedito Goldoni/Galuppi, ossia La Diavolessa all’Olimpico di Vicenza) – quel progetto strutturato che stiamo ora finalmente proponendo al pubblico, frutto di una (credo) magica sintesi tra quello che è stato trovato e quello che è stato ricreato, in un procedimento esaltante ma anche faticoso (sempre con grane rispetto) di revisione e rielaborazione di tutto il materiale, anche perché curiosamente spesso il libretto rinvenuto non corrispondeva a quello pubblicato all’epoca ed era evidentemente già all’epoca risultato di più e più rimaneggiamenti.
Da ultimo – conclude il regista – mi piace dire che sono vieppiù contento che quanto presentiamo sia frutto dell’impegno creativo di tanti giovani e che persino il primo pubblico sia di giovani, in un ideale passaggio di un progetto di ‘allora giovani’, che ad esso hanno dedicato una vita, ai giovani di adesso che speriamo interessati anche a mantenere vivi studio e ricerca su un asse portante della nostra cultura e civiltà».
Il doppio cast di questo nuovo allestimento si compone di giovani e talentuosi artisti emergenti formati dal Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia: il ruolo del titolo sarà interpretato da Samy Timin e Haojia Feng; Sordidone, pazzo avaro da Marcus Vinicius Bezzerra Dias e Mingxun Chang; Madama Gloriosa, pazza superba da Eugenia Siliberto e Chaoyi Huang; Madama Semplicina, pazza ritrosa da Yukiko Shimizu e Yuqing Chen; Madama Garbata, pazza allegra da Xiyi Wang e Minyoung Park; Furibondo, pazzo collerico da Sanlin Wang e Guo Xu; infine Malgoverno, pazzo prodigo da Xushuan Cai e Lixuan Li.
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