giovedì 5 novembre 2026

Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker inaugurano il 21 novembre il XXV Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra. Nelle basiliche romane ensemble, cori e orchestre internazionali per il festival che festeggia i suoi primi 25 anni

 

Edizione n. 25 del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra che a Roma e in Vaticano dal 21 al 24 novembre 2026, nelle principali chiese e basiliche papali, accoglie prestigiose orchestre internazionali – primi fra tutti i Wiener Philharmoniker che tornano diretti da Riccardo Muti – solisti, ensemble strumentali e corali da tutto il mondo, per una manifestazione che nel corso di 25 anni è divenuta uno degli appuntamenti più attesi e seguiti della capitale.
Organizzato fin dal suo nascere dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, diretta dal suo fondatore Sen. Dr. h.c. mult Hans-Albert Courtial, il Festival quest’anno dedica la sua venticinquesima edizione a due ricorrenze: il quarto centenario della dedicazione della Basilica di San Pietro e gli ottocento anni della morte di San Francesco d’Assisi. Ad esse si aggiunge la forte volontà del Festival a ribadire attraverso la musica e l’arte – con il motto Ars Artem Salvat e il sostegno al restauro dei luoghi sacri – la pace nel mondo. Una “pace disarmata e disarmante, umile e perseverante” citando Leone XIV, “che abbia il potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resistere alla violenza e vincerla”.
“25 anni fa, nel novembre del 2002 – racconta il presidente Hans-Albert Courtial –, ho avuto per la prima volta il privilegio di invitare un gran numero di appassionati di musica e pellegrini a Roma al Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra nelle basiliche papali del Vaticano e di Roma. La mia iniziativa rappresentava un’autentica sfida nel vasto e complesso panorama culturale della Città Eterna, senza alcuna garanzia di un successo duraturo. Fin dall’inizio sono stato fermamente convinto del motto che guida il nostro lavoro: ‘Ars artem salvat’ - L’arte salva l’arte. Con questo spirito, grazie a generosi mecenati disposti fin dall’inizio a condividere la mia idea per la conservazione dell’arte sacra e per la gioia e l’arricchimento spirituale di molte persone, ha avuto inizio una serie di Festival straordinari ed emozionanti, con la partecipazione di numerosi e rinomati artisti internazionali: una manifestazione divenuta ormai una tradizione culturale e religiosa che si rinnova ogni autunno, e che porta antichi e nuovi tesori della musica sacra nelle basiliche romane”.


Grande attesa per il concerto inaugurale la sera del 21 novembre (ore 21) nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura che vede il ritorno a Roma dei Wiener Philharmoniker – fra le orchestre più prestigiose al mondo legata alla storia del Festival per esserne stata per molti anni orchestra in residence – e del maestro Riccardo Muti, che torna al Festival dopo ben 22 anni, quando nel 2004 diresse sempre i Wiener, a conferma del consolidato legame artistico fra il maestro e la compagine viennese. Muti ha scelto insieme ai Wiener un programma tutto mozartiano, con la regale e solenne Messa dell’incoronazione K 317 e il mottetto Ave Verum Corpus K 618, gioiello di scrittura, dalla semplicità e immediatezza espressiva. Con i Wiener e Muti un cast vocale internazionale di prim’ordine – il soprano Rosa Feola, il mezzosoprano Nina van Essen, il tenore Giovanni Sala e il basso Alexander Grassauer – insieme al Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, maestro del coro Lorenzo Donati.
In occasione del concerto inaugurale, la Banda Musicale del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano eseguirà l’Inno Pontificio, sotto la direzione del maestro Stefano Iannilli.
 

Il Festival si arricchisce di altri appuntamenti di grande musica e forte spiritualità: alla Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, la mattina del 21 novembre per la Messa di inaugurazione del Festival (ore 12), il Guillou Consort, interessante realtà del panorama italiano della musica corale e sacra degli ultimi anni, accompagna la celebrazione con le musiche di Lorenzo Perosi, figura centrale nel rinnovamento della musica sacra tra Otto e Novecento, e di Mons. Valentino Miserachs Grau, oggi fra le voci più autorevoli del repertorio sacro e liturgico.
 

Il 22 novembre (ore 21) nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura il concerto del Coro dell’Escolanía del Escorial, diretto da José María Abad Bolufer, Maestro di Cappella P. Pedro Alberto Sánchez, uno dei cori di voci bianche spagnoli più celebri, residente presso il maestoso Monastero dell’Escorial e da quest’anno coro in residence del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra. Il programma spazia fra repertorio antico e musica sacra più recente, dal Cinquecento del Palestrina fino al Novecento francese di Francis Poulenc, per un concerto in onore di Papa Leone XIV.
 

Il 23 novembre (ore 21) la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore accoglie l’Oxford Philharmonic Orchestra fra le formazioni inglesi più prestigiose, che con l’altrettanto celebre Oxford Philharmonic Choir, diretti da Marios Papadopoulos, esegue uno dei capolavori della musica sacra di tutti i tempi, Il Vespro della Beata Vergine (1610) di Claudio Monteverdi.
 

Finale di Festival il 24 novembre (ore 21) alla Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio che richiama l’inaugurazione per la scelta di un programma tutto mozartiano, pensato per i 270 anni della nascita del salisburghese. Un Mozart sacro e spirituale, interpretato dal quartetto della Stiftsmusik St. Peter che proprio da Salisburgo proviene, con il soprano Ekaterina Krasko, diretto da Peter Peinstingl (nella foto).
 

La conservazione dei tesori dell’arte sacra e il sostegno a favore della ricerca scientifica sono, con la musica sacra, fra i principali obiettivi della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra fin dal suo nascere. Fra le iniziative più recenti si ricordano il restauro della Cappella Santa Monica presso la Curia Generalizia dell’Ordine Agostiniano in piazza del Sant’Uffizio, cappella nella quale Papa Leone XIV è stato ordinato sacerdote e dove ha avuto la sua diaconia cardinalizia, e la realizzazione del Clipeo a mosaico di S.S. Papa Leone XIV per la serie dei sommi pontefici presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Nell’anno corrente la Fondazione sostiene inoltre il restauro di affreschi e dipinti nell’Eremo delle Carceri nel parco del Monte Subasio, vicino ad Assisi, dove San Francesco e i suoi confratelli si ritiravano in preghiera, e il restauro del soffitto ligneo dipinto del primo barocco nella Chiesa di San Lubenzio (nella foto) a Limburg in Germania.  Infine i lavori di ristrutturazione e restauro dell’Aula Paolo VI presso l’Università Pontificia Salesiana.


La Scala e Riccardo Chailly ricordano Herbert Blomstedt dedicando alla sua memoria la Nona di Bruckner in programma a novembre

 
Il Teatro alla Scala ricorda con profonda ammirazione Herbert Blomstedt, figura di riferimento della direzione d’orchestra e interprete autorevole di tutto il grande repertorio sinfonico, che ha lasciato un segno particolarmente significativo nelle interpretazioni di Richard Strauss e Anton Bruckner.
Il suo rapporto con la Scala si è concretizzato in due importanti appuntamenti: sul podio della Filarmonica è avvenuto il suo debutto al Piermarini nel novembre 2015, con la Sinfonia n. 7 «Incompiuta» di Schubert e la Sinfonia n. 9 di Bruckner, per poi ritornare nel giugno 2018 con la Sinfonia n. 9 di Mahler.
Riccardo Chailly lo ricorda con queste parole: «Di Herbert Blomstedt ricordo la combinazione tra il rigore musicale e un entusiasmo da ragazzo che contrastavano con la sua età avanzata. Sono stato il suo successore alla guida del Gewandhaus di Lipsia, dove ho potuto lavorare sull'importante percorso interpretativo che aveva portato avanti negli anni. Fu allora che ebbi modo di assistere alle sue prove, e nella preparazione di Ein Heldenleben di Richard Strauss mi colpì la capacità di penetrare una partitura così complessa mantenendo freschezza e slancio giovanili. In un ampio repertorio, e in particolare in Strauss e Bruckner, Blomstedt ha lasciato un segno interpretativo di grande rilievo. Alla Scala debuttò dirigendo proprio la Nona di Bruckner».
A testimonianza di questo legame con Bruckner, Riccardo Chailly e il Teatro alla Scala dedicheranno alla memoria di Herbert Blomstedt le esecuzioni della Nona Sinfonia di Bruckner in programma per il 16, 17 e 20 novembre.

foto Brescia e Amisano, Teatro alla Scala 2018

VA IN SCENA PINOCCHIO, IL BALLETTO DI FONDAZIONE ARENA PER I 200 ANNI DI COLLODI

 

«C’era una volta… un pezzo di legno». Comincia così una delle storie più amate di sempre: Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, il capolavoro di Carlo Collodi tradotto in tutto il mondo e diventato un classico senza tempo. Una favola che, a Verona, prende vita sulle punte. Fondazione Arena di Verona, nell’anno del bicentenario della nascita dello scrittore fiorentino (1826-1890), rende omaggio a questo straordinario patrimonio della letteratura con una nuova produzione firmata Arena Young: un balletto che trasforma la celebre fiaba in un racconto danzato, tra narrazione, arte coreutica e suggestioni visive, sulle musiche di Nicola Piovani composte per il film Pinocchio del 2002 diretto da Roberto Benigni.
Il nuovo spettacolo, che ha debuttato oggi, sarà in scena anche domani, venerdì 6 novembre, in Sala Filarmonica, nell'ambito de Il Teatro si racconta, la rassegna di Arena Young dedicata alle scuole. Circa 500 gli studenti iscritti alle due recite della mattina. Per il pubblico di tutte le età, l'appuntamento è sabato 7 novembre alle 15.30, sempre in Sala Filarmonica, per la rassegna Musica in Famiglia. Pochissimi i posti ancora disponibili a 5 euro per i bimbi e 10 per gli adulti.
In 70 minuti, la magia del burattino che sogna di diventare un bambino vero lascia le pagine del libro e prende forma attraverso il linguaggio universale della danza. Un viaggio tra personaggi indimenticabili, incontri sorprendenti e avventure rocambolesche, in cui il movimento, la musica e le immagini accompagnano il pubblico alla scoperta di una storia capace di parlare a generazioni diverse.
Lo spettacolo è ideato da Elisabetta Di Chiara, che è anche voce narrante, con le coreografie di Simone Pergola, le scene di Matteo Corsi, i costumi di Francesco Morabito e le proiezioni di Mardin Nazad. In scena il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Bouy Petrosino, con il contributo delle maestranze tecniche. La produzione, inserita nella programmazione nazionale di KidPass, si avvale del patrocinio culturale della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, istituito dal Ministero della Cultura.
 


Raffaella Giordano | Stefania Tansini - Tu non mi perderai mai

 

Venerdì 6 Novembre – ore 19:30
Palcoscenico del Teatro Ariosto, Reggio Emilia
Festival Aperto
in collaborazione con Il Rumore del Lutto Festival

Raffaella Giordano | Stefania Tansini  
Tu non mi perderai mai  
Liberamente “inspirato” dal Cantico dei Cantici
2005 | 2025 progetto di trasmissione

L’assolo, che ha debuttato a Milano nel 2005, è uno dei lavori più inafferrabili di Giordano — figura della danza europea formatasi tra Carolyn Carlson e Pina Bausch, cofondatrice di Sosta Palmizi.
“Protagonista del contemporaneo “storico”, instancabile istigatrice di sensibili incontri coreutici, Giordano s’affida a un’artista speciale per re-interpretare, dopo vent’anni dal debutto, il suo Tu non mi perderai mai. Liberamente inspirato dal Cantico dei Cantici, l’assolo fra i suoi più inafferrabili è quello che più s’attaglia alla semplicità intima e “sacra” della Tansini. Presenza/ assenza in un deserto di lacerti gestuali, Giordano lanciava fra sé e il pubblico con esiti ipnotici una promessa di lunga attesa e indugiava tra una vita non ancora vissuta e un desiderio svanito. Oggi la pièce potrebbe risorgere con la melanconica estraneità dalle mille tensioni velate della Tansini. Così il messaggio diverrà medium di sensoriali tenerezze e dolorose sfide”.
Marinella Guatterini


Hans Werner Henze 100 anni al Cavallerizza di Reggio Emilia

 

Giovedì 5 Novembre – ore 20:30
Teatro Cavallerizza – Reggio Emilia
Festival Aperto

NEUE – New European Ensemble
Carlo Boccadoro direttore

Hans Werner Henze
VOICES

“Le Voices del titolo sono quelle di artisti giovani e anziani, il cui lavoro è politicamente impegnato. Queste persone si preoccupano dei loro simili, della condizione umana nel mondo, e dei problemi razziali e di classe in cui essi stessi sono fatalmente coinvolti.”
(H.W.H.) 


22 song su testi – fra gli altri – di Heberto Padilla, Ho Chi Minh, Bertolt Brecht, Mario Tobino, Heinrich Heine, Giuseppe Ungaretti, Hans Magnus Enzensberger, Miguel Barnet, Richard W. Thomas, Michalis Katsaros. 
Un organico di mezzosoprano, tenore, elettronica e 15 strumentisti, cui è richiesto di suonare oltre 50 strumenti provenienti da ogni parte del mondo. La concezione polistilistica di Voices risiede anche nella diversa origine e messaggio di ciascun testo. Un’eterogeneità che ha un filo conduttore: i temi dell’alienazione e dell’oppressione. 
1. Los poetas cubanos ya no sueñan (Heberto Padilla)
2. Prison Song (Ho Chi Minh)
3. Keiner oder alle (Bertolt Bretch)
4. The Electric Cop (Victor Hernandez Cruz)
5. The Distant Drum (Calvin C. Hernton)
6. 42 Schulkinder (Erich Fried)
7. Caino (Gino de Santis)
8. Il Pasi (Mario Tobino)
9. Heimkehr (Heinrich Heine)
10. Grecia 1970 (Giuseppe Ungaretti)
11. Legende von der Entstehung des Buches Taoteking auf dem Weg des Laotse in die Emigration (Bertolt Brecht)

[pausa]

12. Gedanken eines Revue-mädchens während des Entkleidungsaktes (Bertolt Brecht)
13. Das wirklische Messer (Hans Magnus Enzensberger)
14. Recht und Billig (Erich Fried)
15. Patria (Miguel Barnet)
16. Screams (Interlude) (Walton Smith)
17. The Worker (Richard W. Thomas)
18. Para aconsejar a una dama (Herberto Padilla) 19. Roses and Revolutions (Dudley Randall)
20. Vermutung über Hessen (F.C. Delius)
21. Schluss (Michalis Katsaros)
22. Das Blumenfest (Hans Magnus Enzensberger)


La Filarmonica della Scala torna al Teatro Valli diretta da Riccardo Chailly, con un programma dedicato alla grande tradizione musicale russa

 

Martedì 10 Novembre – ore 20:30
Teatro Municipale Valli, Reggio Emilia

Filarmonica della Scala  
Riccardo Chailly direttore
 
Sergej Rachmaninov
Utijos (La roccia), poema sinfonico op. 7 
Sergej Rachmaninov
Suite orchestrale dall’opera Aleko 
(Introduzione, Danza delle donne, Intermezzo, Danza degli uomini) 
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 

I due brani che aprono la serata appartengono al Rachmaninov dei primi anni, quando il compositore aveva poco più di vent’anni e non era ancora il pianista celebrato che il mondo avrebbe conosciuto. La roccia è un poema sinfonico ispirato a un racconto di Čechov. La suite dall’opera Aleko, prima prova teatrale di Rachmaninoff, mette in fila quattro episodi – due danze, un’introduzione e un intermezzo – che raccontano l’ambiente zigano sullo sfondo di un dramma di gelosia e morte.
La seconda parte è affidata alla Quarta Sinfonia di Čajkovskij, una delle sue pagine più tormentate. È lo stesso compositore a parlare, in una lettera, di un “destino” che incombe fin dalle prime note e che ritorna lungo tutta l’opera come una presenza inevitabile. Dall’angoscia dell’avvio si arriva a un finale travolgente, in cui l’orchestra si lancia in una festa popolare quasi forzata, come se la gioia fosse l’unica risposta possibile a ciò che non si può cambiare.


LO SCHIACCIANOCI DELLA SCUOLA DI DANZA È GIÀ SOLD OUT: DUE NUOVE RECITE AL TEATRO NAZIONALE DI ROMA IL 1° E IL 3 DICEMBRE 2026

 

Dopo il successo delle ultime tre stagioni al Teatro Costanzi, Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij torna in scena al Teatro Nazionale, affidato agli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma per la prima volta nella versione coreografica di Paul Chalmer che, tra il 2023 e il 2025, ha richiamato complessivamente 50.000 spettatori. A fronte del tutto esaurito per le recite già in programma dal 24 novembre al 3 dicembre 2026, sono state inserite due nuove rappresentazioni: martedì 1° e giovedì 3 dicembre, entrambe alle ore 19.00. Le due recite serali si aggiungono a quelle già previste nelle stesse giornate alle ore 11.00 e riservate alle scuole. Il Teatro amplia così il calendario per rispondere alla grande richiesta del pubblico, offrendo ulteriori occasioni per assistere a uno dei titoli più amati del repertorio classico.


Le scene sono di Andrea Miglio, i costumi di Mario Celentano, le luci di Stefano Laselva e la consulenza musicale di Giuseppe Annese. La produzione dell’Opera di Roma inaugura la nuova stagione del Teatro Nazionale e precede l’apertura della stagione di danza 2026/27 al Costanzi, affidata a Il lago dei cigni nella coreografia di Benjamin Pech.
Le due nuove recite de Lo schiaccianoci del 1° e 3 dicembre alle ore 19.00 si inseriscono nel calendario che prevede la prima rappresentazione il 24 novembre alle ore 11.00, seguita dalle repliche del 25 e 26 novembre alle 19.00, del 28 novembre alle 18.00, del 29 novembre alle 16.30, del 1° dicembre alle 11.00, del 2 dicembre alle 19.00 e del 3 dicembre alle 11.00.

foto di Fabrizio Sansoni/Opera di Roma


“Duetti galanti a Casa Nappi”: domenica 8 novembre alle ore 17.30 il recital per due violini barocchi nella chiesa di San Filippo Neri a Ostra

 

Prosegue domenica 8 novembre alle ore 17.30 “Autunno Barocco”, il cartellone concertistico di Ostra giunto nel 2026 alla terza edizione, che ogni anno propone appuntamenti specialistici di alta qualità e richiama pubblico da tutto il territorio. È realizzato dalla Fondazione “Alessandro Lanari” e dal Sistema Regionale del Barocco Musicale in collaborazione con il Comune di Ostra, nell’ambito del Festival Barocco delle Marche, sostenuto da Regione Marche e da vari soggetti pubblici e privati.
Nella chiesa di San Filippo Neri, Domenico Percetti e Gilberto Ceranto sono i protagonisti di “Duetti galanti a Casa Nappi. Tartiniani e non del Fondo Nappi di Ancona”, recital per due violini barocchi con brani inediti tratti dai fondi musicali delle Marche e proposti in prima esecuzione in epoca moderna.
Caratteristica della rassegna è l’ascolto in ambienti d’arte di rilievo, soprattutto d’epoca e coevi alla musica eseguita, così da assicurare al pubblico non solo un concerto di qualità ma anche l’immersione nel contesto storico: l’arte sonora della musica corrisponde a quella visiva del luogo che la ospita. Questo secondo appuntamento di stagione è nella chiesa di San Filippo Neri, uno scrigno del Barocco marchigiano.
La chiesa fu edificata nel 1618 dalla Confraternita della Morte e Orazione con intestazione a San Giuseppe; nel 1681 fu affidata alla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, insediatasi a Ostra, che nel 1781 decise di ricostruirla, più ampia e più ricca, al posto della precedente, ormai in stato di forte degrado. Nel tempo la via del Corso su cui si apre era stata abbassata per motivi urbanistici, così il piano della nuova chiesa si trovò rialzato, tanto da richiedere uno scalone interno di accesso, che oggi la caratterizza e la distingue architettonicamente. In cima allo scalone si apre il colpo d’occhio su ampiezza, luminosità e armonia dello spazio e delle ricche decorazioni, che ne fanno una meraviglia tipicamente barocca e un vero gioiello d’arte sacra: giochi di colonne, timpani, festoni, stucchi dorati scanditi dal ritmo di lesene che incorniciano piccole cantorie e nicchie segrete, tutto attorno alla pianta centrale su cui insistono gli altari laterali. Sulla volta una grande tela ottagona, “Lo sposalizio della Vergine” di Giovanni Anastasi (1704), autore di altri due dipinti con episodi della vita di san Filippo; l’altare maggiore è sovrastato dal “Transito di San Giuseppe”, splendida tela di Claudio Ridolfi.
Il titolo del concerto richiama l’ambiente musicale tra Sette e Ottocento della nobile casata Nappi di Ancona. Il conte Carlo Ignazio, allievo di Giuseppe Tartini, iniziò a collezionare l’ingente materiale violinistico, poi accresciuto dal figlio Emanuele, a sua volta violinista e compositore; anni Trenta del Novecento gli eredi donarono il prezioso archivio alla Biblioteca Comunale “Benincasa” di Ancona, facendone un fondo musicale pubblico importantissimo, oggi fiore all’occhiello del patrimonio archivistico dell’intera regione.
Protagonisti della serata sono i violinisti Domenico Percetti (nella foto a destra), specialista emergente e vincitore del Concorso “Tartini ad Ancona” 2024, e Gilberto Ceranto, con il quale forma un’intesa esecutiva solida e di profonda sensibilità interpretativa. In programma brani originali per due violini concertanti dal Fondo Nappi-Benincasa, di Pasquale Bini, Felice Giardini, Carlo Antonio Campioni, Francesco Rastrelli e Carlo Bosi, autori molto apprezzati al loro tempo e oggi pressoché ignoti al grande pubblico, per questo oggetto privilegiato di riscoperta. Il sottotitolo del concerto, “Tartiniani e non del Fondo Nappi di Ancona”, indica la presenza di allievi di Tartini e di altri autori custoditi dalla collezione.
 
L’ingresso è gratuito, ma si richiede prenotazione obbligatoria all’indirizzo info@fondazionelanari.it