sabato 24 ottobre 2026

Prove Aperte Filarmonica 27: presentata la nuova Stagione a sostegno dei giovani in condizioni di fragilità

 

©Filarmonica della Scala | Andrea Veroni  

Cinque serate benefiche al Teatro alla Scala e un’edizione dedicata ai bisogni dei più giovani: dal 24 gennaio al 10 ottobre 2027 tornano le Prove Aperte della Filarmonica della Scala, un progetto costruito con le istituzioni e i partner – Comune di Milano, UniCredit, UniCredit Foundation ed Esselunga – che apre al pubblico le prove dei concerti e destina l’intero ricavato della biglietteria a realtà non profit del territorio milanese. Sul podio Myung-Whun Chung, Thomas Guggeis, Michele Mariotti, Simone Young e Gianandrea Noseda, con i solisti Nikolaj Szeps-Znaider, Sol Gabetta e James Ehnes. In quindici edizioni le Prove Aperte hanno raccolto 1,9 mln di euro per progetti di sviluppo sociale. L’edizione 2027 prosegue la linea di intervento tracciata negli ultimi anni e sostiene organizzazioni che operano sul territorio milanese per il contrasto alla povertà educativa: al centro c’è la cura verso le fasce più giovani della popolazione, in particolare in contesti di fragilità. Le associazioni beneficiare sono Fondazione Ospedale Niguarda e Fondazione Chiara Costanzo ETS, Insieme nelle Terre di mezzo ODV, Project for People, Bambini senza sbarre e L’amico Charly.
 
«Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono un’iniziativa di grande valore per Milano, una delle più belle dimostrazioni di quanto la musica e la cultura possano fare concretamente del bene alla nostra comunità», commenta Giuseppe Sala, Sindaco di Milano. «Con queste serate solidali, dal 2010 è stato possibile sostenere numerose associazioni ed enti del Terzo Settore nella realizzazione di progetti sociali e di contrasto alla povertà educativa, rivolti ai giovani in condizioni di fragilità o marginalità. Ringrazio la Filarmonica, il Teatro alla Scala e i partner per l’impegno, la professionalità e la qualità messe in campo per fare delle Prove Aperte un’occasione di incontro e promozione sociale».
 
«Le Prove Aperte sono un progetto in cui ciascuno è chiamato a fare la propria parte: l’orchestra, il pubblico, le istituzioni, le associazioni» dichiara Maurizio Beretta, Presidente della Filarmonica della Scala. «Dopo quindici edizioni, questa iniziativa è parte della nostra identità: rendere possibile a mondi sempre più vasti l’accesso alla musica e alla cultura non può essere un gesto occasionale, ma un impegno da costruire e realizzare con continuità. Le Prove Aperte dimostrano che, quando istituzioni, partner privati e terzo settore lavorano insieme, la musica diventa uno strumento concreto per aprire opportunità là dove i bisogni sono più grandi».
 
«Una Prova Aperta è un momento di grande partecipazione collettiva» afferma Damiano Cottalasso, Direttore artistico della Filarmonica della Scala. «Portiamo al pubblico la stessa cura e lo stesso rigore che dedichiamo ai grandi palcoscenici internazionali, con direttori e solisti di primo piano. È il modo più sincero che conosciamo per dire alla città che quelle serate, per il significato che portano con sé, hanno un valore che va oltre il concerto».
 
«Come un’orchestra trasforma il talento di molti individui in un’unica armonia, le Prove Aperte della Filarmonica della Scala dimostrano come cultura, cittadini e organizzazioni non profit possano unirsi per creare opportunità concrete per le nuove generazioni» conclude Silvia Cappellini, General Manager di UniCredit Foundation. «UniCredit Foundation è orgogliosa di sostenere da anni questa iniziativa, che mette l’eccellenza musicale al servizio di organizzazioni impegnate nel contrasto alla povertà educativa e nella valorizzazione del potenziale di ogni giovane. Perché contrastare la povertà educativa significa andare oltre l’apprendimento scolastico, offrendo ai ragazzi occasioni per scoprire i propri talenti, sviluppare le proprie capacità e costruire il proprio futuro».
 
Anche nel 2027 il ciclo è affiancato dall’iniziativa Giro di Prova, che porta la musica nei luoghi in cui operano le associazioni beneficiarie. Nei giorni che precedono ciascuna delle quattro Prove Aperte del carnet, piccoli gruppi di musicisti della Filarmonica incontrano i bambini e i ragazzi coinvolti nei progetti sostenuti: raccontano, suonano dal vivo, presentano gli strumenti e gli autori in programma. Poi sono i ragazzi a entrare al Teatro alla Scala, ospiti della Prova Aperta, per ritrovare in sala suoni ormai familiari. Un percorso che unisce scoperta musicale, crescita culturale e inclusione, e che rende concreto lo spirito del progetto: la musica che va incontro alla comunità e la comunità che si ritrova nell’ascolto.
 
Il ciclo si apre domenica 24 gennaio 2027 alle ore 19.30 con Myung-Whun Chung sul podio e Nikolaj Szeps-Znaider (nella foto) al violino. L’appuntamento inaugurale sostiene due realtà legate alla tragedia di Crans-Montana del 1° gennaio 2026. Fondazione Ospedale Niguarda destinerà il ricavato al Centro Ustioni, riferimento per la cura dei giovani feriti a Crans-Montana: un sostegno per rafforzare tecnologie, spazi e capacità di risposta in un reparto caratterizzato da una grande complessità di gestione. Fondazione Chiara Costanzo ETS nasce in memoria di Chiara Costanzo e offre a ragazze e ragazzi dai 14 ai 23 anni che incontrano difficoltà economiche le “Borse di Sogno”, per coltivare il proprio talento attraverso studio, formazione e sport. In programma la Fantasia scozzese di Bruch e la Symphonie fantastique di Berlioz. Per il secondo anno la Prova Aperta inaugurale è venduta singolarmente, fuori carnet, a partire da venerdì 6 novembre 2026. In accordo con il Comune di Milano, una parte dei biglietti sarà riservata alle fasce della popolazione meno esposte alle opportunità culturali, oltre che agli enti beneficiari dell’edizione.

 Domenica 21 febbraio alle ore 19.30 Thomas Guggeis (nella foto) dirige la prova a favore di Insieme nelle Terre di mezzo ODV. I fondi raccolti sosterranno La Grande Fabbrica delle Parole, un laboratorio di scrittura creativa rivolto soprattutto a bambine e bambini che vivono situazioni di marginalità culturale. Dare spazio alle loro storie significa offrire strumenti per esprimersi, immaginare e sentirsi parte di una comunità: in oltre quindici anni il progetto ha coinvolto più di 12.000 bambini. In programma l’ouverture Zur Namensfeier di Beethoven e la Settima Sinfonia di Bruckner.
 
Domenica 21 marzo alle ore 19.30 Michele Mariotti e la violoncellista Sol Gabetta sono protagonisti della Prova Aperta a sostegno di Project for People ODV. Il ricavato finanzierà un intervento nel Municipio 2 di Milano: sostegno allo studio, accompagnamento educativo, laboratori artistici e relazionali, cittadinanza attiva e riqualificazione dei cortili scolastici. Un insieme di opportunità che mira a ridurre le disuguaglianze e a rafforzare la rete tra bambini, adolescenti, famiglie ed educatori. Il programma accosta l’ouverture Egmont di Beethoven, il Concerto n. 1 per violoncello di Saint-Saëns e pagine di de Falla.
 
Domenica 18 aprile alle ore 19.30 Simone Young (nella foto) guida la prova dedicata a Bambini senza sbarre, che tutela il diritto dei figli di persone detenute a mantenere il legame con il genitore. L’associazione, attiva da venticinque anni, porta nelle scuole un progetto di ascolto e sostegno alle relazioni familiari, volto a riconoscere precocemente le fragilità e a prevenire il rischio di reato nei figli di genitori detenuti. Il programma accosta l’ouverture Leonore n. 3 di Beethoven, la Fuga (Ricercata) a sei voci di Bach nella trascrizione di Webern, la Passacaglia di Webern e la Sinfonia Renana di Schumann.

Domenica 10 ottobre alle 10.30 il ciclo si chiude con la prova diretta da Gianandrea Noseda, con James Ehnes (foto in basso) al violino, a sostegno di L’amico Charly. Con il progetto Milano: la città che educa, i fondi della Prova Aperta permetteranno di coinvolgere cento ragazzi e ragazze, con particolare attenzione a chi rischia la marginalità, attraverso supporto allo studio, visite culturali e laboratori creativi, con l’obiettivo di restituire fiducia, motivazione e occasioni di relazione. In programma l’ouverture La consacrazione della casa di Beethoven, la Symphonie espagnole di Lalo e la Settima Sinfonia di Dvořák.
 
L’iniziativa Prove Aperte nasce dalla collaborazione tra la Filarmonica della Scala, il Comune di Milano, il Main Partner UniCredit, UniCredit Foundation, che contribuisce alla selezione dei progetti beneficiari e alla copertura dei costi organizzativi, ed Esselunga, al fianco dell’iniziativa dalla decima edizione. ViviMilano e Radio Popolare sono Media Partner, Aragorn è responsabile per i rapporti con il terzo settore. Il bilancio del progetto conta 66 enti sostenuti e 79 serate benefiche, con circa 148.000 spettatori coinvolti e una raccolta complessiva di oltre 1,9 mln di euro devoluti al sociale.
 
Questa mattina, in occasione della conferenza stampa, sono stati consegnati simbolicamente i cinque assegni ai rappresentanti degli enti beneficiari dell’edizione 2026: Fondazione Giulia Cecchettin, Gruppi di Volontariato Vincenziano - GVV Milano, Associazione Akanà ETS e Associazione Comunità Oklahoma ETS, Cooperativa Martinengo, Fondazione Carolina, Associazione Cuore e Parole e Pepita - Società Cooperativa Sociale. La donazione complessiva è stata di 148.475 euro, con un ricavato medio per serata di circa 29.700 euro.

La Scala ha presentato a Parigi il nuovo Direttore musicale Myung-Whun Chung e la Stagione 2026-2027. All’Istituto Italiano di Cultura un incontro tra Fortunato Ortombina e il Maestro Chung nel segno della vicinanza culturale tra Italia e Francia e del comune amore per Verdi.

 

Il Teatro alla Scala ha presentato ieri, 23 ottobre, all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi il suo nuovo Direttore Musicale, Myung-Whun Chung, e la Stagione 2026-2027. Dopo il saluto istituzionale del Direttore dell’Istituto, Antonio Calbi, il Sovrintendente e Direttore artistico Fortunato Ortombina ha dialogato con il Maestro in una conversazione moderata da Paolo Besana, Direttore della Comunicazione del Teatro.
L’incontro ha celebrato il legame tra le culture italiana e francese, unite da una lunga tradizione di scambi artistici e musicali. Un legame che trova in Chung un interprete esemplare: alla guida dell’Opéra de Paris-Bastille dal 1989 al 1994 e Direttore musicale dell’Orchestre Philharmonique de Radio France dal 2000 al 2015, il Maestro ha costruito in Francia una parte fondamentale della propria carriera internazionale, mantenendo sempre un rapporto profondo con le grandi istituzioni musicali europee.
Altrettanto speciale è il legame con il Teatro alla Scala, dove Chung ha debuttato nel 1989 e con cui conta complessivamente 263 esecuzioni tra opere e concerti. Un rapporto di lunga data con i musicisti del Teatro, ai quali il Maestro si sente legato e che si prepara a servire nel nuovo incarico.
«Sono enormemente felice di poter servire il Teatro alla Scala, a Milano, la città di Verdi, compositore che amo profondamente. Mi emoziono ogni volta che passo sotto il Grand Hotel et de Milan, in via Manzoni, vicino alla Scala, pensando ai capolavori che il Maestro ha portato a compimento in quelle stanze», ha dichiarato Chung, sottolineando l’onore di poter lavorare nuovamente con gli artisti scaligeri. Nel dialogo con Ortombina è emersa anche la comune passione per il compositore: con affetto e ironia, il Maestro ha osservato di aver trovato nel Sovrintendente qualcuno che ama Verdi persino più di lui.
All’evento ha partecipato anche il compositore Francesco Filidei, la cui opera Il nome della rosa sarà rappresentata in lingua francese all’Opéra national di Parigi nel 2028, anno del 250° anniversario della Scala: si rinnova la tradizione di scambi e doppie versioni che nell’Ottocento aveva interessato autori come Rossini, Donizetti e Verdi.
La presentazione parigina ha offerto una ulteriore occasione di condividere le prospettive della nuova Stagione e di riaffermare la vocazione internazionale della Scala, nel segno di una tradizione che prosegue attraverso il dialogo tra culture, artisti e istituzioni.

Al Conservatorio di Cagliari Nino Rota oltre il cinema: l'ottavo e ultimo appuntamento de "I grandi dimenticati"

 

Giovedì 29 ottobre, alle ore 19:30, l'Auditorium del Conservatorio "G. Pierluigi da Palestrina" di Cagliari ospiterà il concerto finale della rassegna "I grandi dimenticati", dedicato alle composizioni orchestrali di Nino Rota.
Un viaggio nel repertorio sinfonico e meno noto del Maestro, eseguito dall'Orchestra degli Studenti del Conservatorio sotto la direzione del M° Alberto Pollesel (nella foto a destra), con la partecipazione straordinaria di giovani musicisti provenienti da diverse accademie d'Europa nell'ambito del progetto Erasmus Blended Intensive Program.
Il programma della serata comprende:
- Concerto in Mi minore (1978) "Piccolo mondo antico" per pianoforte e orchestra, eseguito da Riccardo Rosas;
- Suite orchestrale "I clowns" (1970), tratta dal celebre docudrama di Federico Fellini;
- Concerto Soirée (1961-1962) per pianoforte e orchestra, eseguito da Gregorio Corcione.


Quando e dove:
Giovedì 29 ottobre 2026
Auditorium del Conservatorio, piazza Porrino 1
Ore 19:30
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

A Sassari l’ensemble Sentieri Selvaggi ospite di musicaNOVA. Il 26 ottobre il concerto della formazione diretta da Carlo Boccadoro

 

ph. Laura Ferrari

Prosegue con uno degli appuntamenti di punta la X edizione di musicaNOVA - Idee, esperienze & linguaggi del nostro tempo, la rassegna del Conservatorio Canepa di Sassari dedicata ai linguaggi della musica contemporanea. Lunedì 26 ottobre alle 19, nella sala Sassu, sarà protagonista Sentieri Selvaggi, ensemble tra i più noti e longevi nel panorama italiano della nuova musica, diretto da Carlo Boccadoro. Il concerto è promosso dal Dipartimento di Teoria, Analisi, Composizione e Direzione, in collaborazione con l’Associazione Laborintus. 
Sul palcoscenico saliranno Paola Fre, flauto e flauto in sol, Mirco Ghirardini, clarinetto e clarinetto basso, Andrea Rebaudengo, pianoforte, Andrea Dulbecco, vibrafono e percussioni, Piercarlo Sacco, violino, Aya Shimura, violoncello, e Maurizio Giordo, voce recitante, con la direzione di Carlo Boccadoro. Il programma propone un percorso attraverso la produzione di tre
importanti protagonisti della musica contemporanea italiana, Marcello Panni, Filippo Del Corno e lo stesso Boccadoro. Il concerto, gratuito per allievi e docenti del Canepa, prevede un biglietto al costo di 5 euro per gli esterni.
Fondato nel 1997, Sentieri Selvaggi nasce con l’obiettivo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. Nel corso
della sua attività ha collaborato con compositori di primo piano della scena internazionale, tra cui David Lang, Louis Andriessen, James MacMillan, Philip Glass, Gavin Bryars, Michael Nyman, Julia Wolfe e Fabio Vacchi, affiancando a questo lavoro la promozione di una nuova generazione di autori italiani. L’ensemble è stato ospite di alcune delle principali istituzioni e
manifestazioni musicali italiane, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Teatro alla Scala, dalla Biennale di Venezia al Festival MiTo, oltre a festival internazionali come il Bang on a Can Marathon di New York e il Sacrum Profanum di Cracovia. La ricerca di un dialogo tra la musica contemporanea e pubblici diversi ha portato inoltre Sentieri Selvaggi a collaborare con scrittori,
architetti, scienziati, attori, registi e musicisti provenienti dal rock e dal jazz, portando i propri progetti anche al di fuori degli spazi tradizionalmente destinati ai concerti. 
Il concerto del 26 ottobre è inserito nel calendario della X edizione di MusicaNova, in programma a Sassari dal 20 marzo al 14 dicembre, con concerti, laboratori, seminari e masterclass dedicati alle esperienze e ai
linguaggi musicali del nostro tempo. 



(nelle foto a destra, dall'alto: Paola Fre, Andrea Rebaudengo, Aya Shimura, Andrea Dulbecco, Mirco Ghirardini, Piercarlo Sacco)



Trapani ospita la New Saxophone Orchestra di Paolo Morana, l'Ensemble CC2020 con "Passantino incontra Brioschi" e il Duo Resonans.

 
Il grande songbook americano, il Settecento in una rilettura contemporanea, l'incontro raro tra il sassofono e l'organo. La Sala Grande del Complesso Monumentale San Domenico a Trapani accoglie tre concerti che, pur nella diversità dei repertori, condividono uno stesso protagonista: il sassofono, strumento capace di muoversi con naturalezza tra jazz, musica antica e scrittura contemporanea.
Si comincia lunedì 26 ottobre alle 19 con la New Saxophone Orchestra diretta da Paolo Morana. Cinque sassofoni, una sezione ritmica e la voce di Grazia Buffa.
Sabato 7 novembre alle 21 è la volta di "Passantino incontra Brioschi", con l'Ensemble CC2020 diretto da Salvatore Barberi. Al centro della serata quattro sinfonie da camera di Antonio Brioschi, figura significativa nel cammino verso il classicismo, rilette da Salvatore Passantino per un organico insolito che accosta fiati, sassofoni, fisarmonica e percussioni. La forma settecentesca si apre così a nuovi colori, in un dialogo tra epoche che restituisce attualità a un compositore poco frequentato.
Chiude il trittico venerdì 20 novembre alle 19 il Duo Resonans, formato da Tommaso Ippolito al sassofono e Carmen Pellegrino all'organo, un programma che copre tre secoli di musica, alternando sax soprano e contralto.



Pagine di Wagner, Strauss e Prokof’ev per il ritorno di Michele Mariotti sul podio della Haydn

 


La Stagione 2026/27 della Fondazione Haydn prosegue con un appuntamento dal grande respiro sinfonico dedicato a pagine strumentali tratte dall’opera lirica tedesca e dal balletto russo. Martedì 27 ottobre 2026 alle ore 20.00 al Teatro Comunale di Bolzano, il programma accoglierà infatti il Preludio tratto da Lohengrin di Richard Wagner, la Suite strumentale che il direttore d’orchestra Artur Rodziński, tra i più grandi interpreti delle opere di Richard Strauss, ricavò da Der Rosenkavalier (Il cavaliere della rosa), e a alcuni estratti del balletto Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev.
L’evento vede la collaborazione dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano che, al termine della serata, inviterà il pubblico a una degustazione gratuita di una selezione di vini locali. Il concerto sarà poi replicato mercoledì 28 ottobre alle ore 20.30 all’Auditorium di Trento.
A dirigere il programma dall’alto tasso di intensità emotiva sarà Michele Mariotti, direttore d’orchestra italiano tra i più stimati a livello internazionale, che proprio quest’anno corona il decimo anniversario di collaborazione con l’Orchestra Haydn. A tal proposito, il Maestro dichiara: «Ogni concerto rappresenta l’occasione di rinnovare l'ammirazione per quest'orchestra e una crescita personale e collettiva, data la possibilità di arricchimento da entrambe le parti. Avendo diretto tanti programmi, sempre diversi, ultimamente anche con la possibilità di avere i ragazzi dei Conservatori, possiamo proporre programmi con organici più grandi, per esempio Strauss, Mahler, o ancora Wagner. In questi dieci intensi anni, faccio fatica a individuare un momento sugli altri: ogni volta si rinnova il piacere della prima volta».
Il concerto si inserisce nell’ambito di un progetto pluriennale promosso dalla Fondazione Haydn in collaborazione con i Conservatori di Musica di Bolzano e Trento, finalizzato a favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni di musicisti e a offrire loro un’importante esperienza formativa a fianco dei professionisti dell’Orchestra. La partecipazione all’esecuzione di un gruppo di studenti dei due Conservatori assume un valore particolarmente significativo: rappresenta infatti una testimonianza concreta della sinergia tra le istituzioni musicali del territorio e dell’impegno condiviso nella formazione e nella crescita artistica dei giovani talenti. Un’esperienza che favorisce il dialogo tra percorso accademico e pratica professionale, contribuendo a rafforzare il legame tra educazione musicale e produzione artistica.
Sul valore e la partecipazione all’esecuzione di un gruppo di studenti dei due Conservatori, Mariotti ha affermato: «La presenza di giovani è importantissima, loro sono già il nostro futuro. Da giovane ho avuto persone che mi hanno dato fiducia, rischiando, e rimarrò loro sempre grato. È nostro dovere dare ai giovani l'opportunità di sedersi accanto a professionisti che li hanno preparati. Sedersi accanto a loro in questi viaggi bellissimi, rappresenta un arricchimento, per loro ma anche per noi, poiché il giovane porta entusiasmo, freschezza e attenzione. Grazie a operazioni di questo tipo, noi adulti ci investiamo di una responsabilizzazione ulteriore perché ancora di più dobbiamo rendere conto della qualità del nostro lavoro».
Il Preludio di Lohengrin di Richard Wagner, composto nel 1850, è un esempio emblematico di come il suono possa farsi drammaturgia, evocando immagini, atmosfere e suggestioni attraverso la sola forza della musica. La sua trama sonora, eterea e luminosa, si sviluppa gradualmente in un crescendo di intensità e colore, dando forma a un universo visionario che colpì profondamente anche il pittore Vasilij Kandinskij. In Wagner, il suono non è semplice ornamento, ma elemento essenziale della composizione: una materia viva, capace di generare immagini e trasformare l’ascolto in un’esperienza profondamente evocativa.
Il cavaliere della rosa di Richard Strauss e di Hugo von Hofmannsthal rappresenta, sì, un'irresistibile commedia dell'amore, delle galanterie, degli equivoci, ma soprattutto l'idealizzazione di una grande civiltà, quella della Vienna settecentesca, della grande capitale imperiale, che aveva creduto di poter fare della vita una gioia quotidiana dello spirito e dei sensi, e che era vicina al dissolvimento. L'enorme successo dell'opera spiega le varie Suite strumentali e antologie da concerto che ne sono state tratte, da Strauss stesso e da altri con il suo consenso. L'ultima delle Suite dal Cavaliere della rosa fu messa insieme da Strauss con l'aiuto di Arthur Rodzinsky, soprattutto per necessità economiche. Subito dopo la guerra, il grande musicista, che era stato ricchissimo, non aveva più nulla. Lavorava come poteva per sopravvivere con dignità e decoro. Vendeva qualche suo manoscritto, con discrezione, e riadattava sue musiche del passato. Tra le musiche riadattate rientra anche questa scelta di episodi del Cavaliere della rosa.
Il balletto Romeo e Giulietta è una delle composizioni più famose di Prokof’ev. Le sue musiche, dai toni costantemente mutevoli e dalla poderosa energia, tratteggiano con concreta espressività situazioni e personaggi, in particolar modo i due sfortunati amanti. Il maestro russo segue fedelmente il dramma di Shakespeare e l’esecuzione attraverso movimenti fortemente propulsivi e dinamici, mettendo in risalto i diversi momenti, catturando visivamente ed emotivamente lo spettatore.

Michele Mariotti è Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal 2022. Insignito del 36° Premio Abbiati come Miglior direttore d’orchestra, è ospite dei principali teatri e festival italiani ed internazionali. È salito sul podio dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, dell’Orchestre National de France, dei Münchner Symphoniker, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, della Danish National Symphony Orchestra, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dei Bamberger Symphoniker, della Royal Philharmonic Orchestra, della Nederlands Philharmonisch Orkest, della Gürzenich Orchester Köln, della Filarmonica della Scala, della RTÉ National Symphony Orchestra, solo per citarne alcune.
Collabora con registi di spicco - Mario Martone, David McVicar, Emma Dante, Davide Livermore, Damiano Michieletto, Robert Carsen -, e ha ricoperto il ruolo di Direttore principale e musicale del Comunale di Bologna, guidando l’Orchestra e il Coro in tournée internazionali. Recentemente è salito sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della Gürzenich Orchester Köln alla Philharmonie di Colonia, della Radio Filharmonisch Orkest al Concertgebouw di Amsterdam, della Tonkünstler Orchestra al Muiskverein di Vienna e della Tokyo Symphony Orchestra.

A Catanzaro la «ballad opera» di Vinicio Capossela

 

Oggi, sabato 24 ottobre, alle ore 21, il Teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzano ospiterà E morte non avrà dominio, la «ballad opera» di Vinicio Capossela con Pierpaolo Capovilla ispirata all’opera del poeta gallese Dylan Thomas e alla vita di Renato Striglia. Un Bosco di Latte che prenderà vita tra memorie e suggestioni radiofoniche, con un insolito protagonista che navigherà tra i fantasmi del suo villaggio: un’occasione unica per ascoltare in anteprima quindici brani inediti che celebrano la vita e la ribellione.
E morte non avrà dominio
ballad opera ispirata alla vita di Renato Striglia e all’opera di Dylan Thomas
di Vinicio Capossela, con Pierpaolo Capovilla

arrangiamenti e direzione musicale
 Raffaele Tiseo
musicisti
Vincenzo Vasi, Alessandro “Asso” Stefana, Raffaele Tiseo, Riccardo Loda
cantanti
Elvis Zini, Leandra Bordone, Gaia Barco
voci registrate
Paolo Rossi, Mauro Ermanno Giovanardi, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Roy Paci, Enzo Bianchi, Melingo, Nada, Nadia Addis, Irene Sciacovelli, Magali Berardo
paesaggio sonoro
Alessandro “Asso” Stefana
aiuto regia
Gaia Barco
disegno luci
Loïc Hamelin
scenografia
Giuliano Spinelli
costumi
Sartoria del Teatro Due
ideazione e realizzazione maschere
Margherita Pillot, Sabrina Schievano
direzione tecnica
Andrea Ricci
assistente di produzione
Morgana Marchesi
backliner
Donatello Racina
fonici
Gianluca Cavallini, Paolo Marani
datore luci
Daniele Serra
macchinista
Alberto Comino
una produzione
IMARTS, Fondazione Teatro Due, La Cùpa
management
Luca Bernini per Gibilterra
ufficio stampa
GDG Press
social media manager
David Ardito


Tra le onde delle sintonie radiofoniche e i segnali abissali delle balene, una rivincita sulla imperante cultura della morte, grazie a un manifesto poetico che principia dal “play for voices” Sotto il bosco di latte, l’opera per voci che celebra la vita, l’innocenza, la pluralità e l’infanzia del mondo nel villaggio in riva al mare di Llareggub inventato dal poeta gallese Dylan Thomas per la radio, che il rock dj radiofonico e beautiful loser Renato Striglia voleva realizzare e non realizzò.
Si tratta della prima incursione di Capossela in un genere, la ballad opera, in cui canzone, parola, voci e presenze sceniche costruiscono insieme la drammaturgia: i brani che costituiscono l’ossatura stessa dello spettacolo prendono vita dentro la scena insieme ai loro personaggi, dialogano tra loro e si intrecciano alle parole, alle voci e alle presenze che la abitano. È da questo intreccio che prende forma la struttura drammaturgica di E Morte non avrà dominio, in una partitura teatrale in cui le canzoni diventano materia stessa della rappresentazione.
Al centro della scena Pierpaolo Capovilla, invitato da Capossela a condividere un racconto che parla di amicizia, di comunità e di quell'”epica del fallimento” che attraversa la vita di molti dei personaggi evocati nello spettacolo. Solo con un gatto, adagiato in una vasca da bagno vuota come in un’arca di Noè, Capovilla viene visitato dalle presenze della comunità del vissuto, incarnazione allo stesso tempo di Renato, di Dylan Thomas e di Capitan Gatto, il marinaio cieco protagonista centrale della storia creata dalla penna del poeta gallese.


I caratteri, le voci, le ossessioni dei personaggi che compongono lo strambo villaggio di Llareggub affollano la sua solitudine: Capovilla attraversa lo spettacolo come guida, naufrago e custode di memorie, costruendo con Capossela un dialogo continuo tra racconto e canzone e trasformando il teatro in uno spazio abitato da presenze, richiami lontani e visioni che affiorano dall’oscurità.
«La Ballad Opera che qui presentiamo, così come già il radiodramma e le canzoni, tutto nasce da una morte, da un seme raccolto che deve andare oltre quella morte per generare» – racconta Capossela. «È una storia di amicizia, un’amicizia maschile, genere un po’ fuori moda, recentemente portato con poetica efficacia sullo schermo da Francesco Sossai in “Le città di pianura”. Abbiamo invitato Pierpaolo Capovilla a prendere posto in quella vasca proprio per celebrare il valore di questo tipo di amicizia e con essa una serie di cose in disuso: il rock’n’roll, l’epica del fallimento, l’amore per i cattivi maestri, l’ammutinamento, il sabotaggio, la ribellione, la fragorosa solitudine, la felinità, l’anarchismo. Attorno a quella vasca si affollano i fantasmi di una vita in forma di canzoni».
Accanto ai due protagonisti, musicisti, cantanti d’opera, interpreti e voci registrate, le cui presenze si rincorrono come segnali radio, danno vita a una comunità in continua metamorfosi. Come in un musical radiofonico immerso nel buio, le voci che ci arrivano dal latte del bosco sono le voci della nostra umanità. È un recinto di innocenza, assediato dal mondo della legge, del potere e dell’ordine, un ammutinamento alla mansuetudine che celebra la potenza eversiva dell’essere se stessi, nonostante tutto… Anche la morte.
«”E morte non avrà dominio” è un lavoro sull’innocenza, sull’Eden perduto, sul valore fondante della comunità. Thomas aveva immaginato di chiamare il lavoro “the town that was mad”, raccontando di un villaggio dichiarato collettivamente pazzo perché ognuno è semplicemente come è. La società dell’ordine, della legge, del potere lo recinta per non diffondere, nella società “civile”, il contagio di questa forma di insanità. Nel nostro spettacolo, in quella stanza attorno alla vasca, vive questa umanità. Fuori è il mondo che conosciamo».
In un tempo attraversato da guerre, paure e nuove solitudini, il nuovo spettacolo di Vinicio Capossela sceglie di schierarsi dalla parte della pluralità, della fragilità e della vita. Perché, come scriveva Dylan Thomas, la morte non avrà dominio.
Le quindici canzoni inedite scritte da Vinicio Capossela per lo spettacolo andranno a comporre il suo prossimo atteso lavoro discografico, intitolato “Milk wood bar” (BMG Rights), la cui uscita è prevista per il 22 gennaio 2027.

Ph. Andrea Morgillo



Smile”: il Festival d’Autunno celebra la convivialità con la grande danza contemporanea al MARCA


Un caffè, un brindisi, quattro danzatori. Ieri pomeriggio, il Museo delle Arti di Catanzaro (MARCA) ha ospitato Smile, spettacolo di danza contemporanea inserito nel cartellone della XXIII edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce. Prodotto da Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse per la Danza con la collaborazione di Ocram Dance Movement, lo spettacolo prende spunto da gesti familiari per raccontare il bisogno di stare insieme.
Le coreografie di Marco Laudani e Claudio Scalia si articolano in due momenti distinti, Espresso e Cheers, legati da un filo comune: l’attenzione alle relazioni umane e a quei piccoli rituali quotidiani nei quali si riconosce il piacere di stare insieme.
Il Festival d’Autunno è sostenuto dalla Regione Calabria, con le risorse PAC-FUNT destinate agli eventi culturali di pregio.
Smile è costruito su due momenti distinti. Nella prima parte, Espresso, Francesco Adamo, nei panni di un turista appena arrivato, incontra Marco Di Dato in una sequenza che gioca con l’immaginario italiano attraverso ironia e riferimenti riconoscibili. A fare da contrappunto alla scena è la voce narrante registrata di Irene Quirós, che accompagna il segmento in due lingue, mentre le musiche di Ennio Morricone avvolgono la coreografia in un’atmosfera di grande intensità, con sonorità capaci di richiamare le suggestioni del cinema western, che conferiscono alla sequenza una forte impronta emotiva.


I richiami culturali sono molti, a partire da La creazione d’Adamo, durante il quale un filo collega i due danzatori, richiamando ironicamente lo spaghetto, ma diventando anche un segno visibile della relazione tra gli interpreti. Quando questo cade, l’ingresso di Quando, quando, quando di Tony Renis introduce un cambio di tono, accompagnando il gioco scenico verso nuovi richiami all’italianità. La tecnica dei due interpreti emerge nella precisione dei movimenti e nella capacità di affidare significato anche al volto, parte integrante della loro espressività. La voce narrante accompagna tutto il segmento che si fa più dolce e termina con una bandiera tricolore che sventola, rimarcando ulteriormente il forte valore identitario della coreografia.
In Cheers, a Francesco Adamo e Marco Di Dato, si aggiungono Rachele Pascale e Paola Tosto. I quattro, vestiti con costumi identici firmati da Gabriella Palomba per Theama for Dance, si muovono inizialmente come automi dalle giunture inceppate; gesti che, sulle sonorità metalliche di Travis Lake, simboleggiano la distanza che si crea nella vita quotidiana tra le persone anche a causa della tecnologia e dei nuovi modi di creare rapporti. Una sequenza che lascia spazio a un divertente siparietto che richiama i modi di un maestro di danza d’altri tempi, con tanto di fischietto.
Il momento del brindisi segna una svolta. I danzatori distribuiscono calici vuoti agli spettatori e, sulle note de La Traviata di Giuseppe Verdi, trasformano la platea in parte attiva della coreografia. La scelta musicale non è casuale: il brindisi richiama proprio quell’atmosfera di festa e convivialità che accompagna il celebre Libiamo ne’ lieti calici. Un momento che mostra un grande senso di appartenenza e trasmette la convivialità, vero senso dello spettacolo e necessità intrinseca dell’uomo, soprattutto in questo momento storico attraversato dai conflitti. Tra ironia, mimica accentuata e gioco scenico, i quattro interpreti alternano scatti fulminei e movimenti aerei, fino agli applausi e agli inchini finali.


Accanto allo spettacolo, il progetto ha dato spazio anche alla formazione, con una masterclass rivolta ai giovani, che ha preceduto lo spettacolo. Per i numerosi partecipanti è stata un’occasione per avvicinarsi al lavoro dei danzatori e scoprire quanto studio si nasconda dietro un movimento. Esercizi di rilassamento del corpo hanno presto lasciato il passo a un nuovo modo di interpretare il proprio fisico nello spazio immaginando forme e colori, culminato nella realizzazione di una breve coreografia. Scalia, unica figura vestita di nero nella distesa bianca che ha avvolto la sala, ha giocato con i ragazzi approfondendo con loro quella che è la filosofia della disciplina. Un’esperienza arricchita dal contesto del museo, dove la danza ha incontrato un luogo dedicato alle arti visive.
Con Smile, il Festival d’Autunno porta la danza in uno spazio insolito e ne valorizza la capacità di parlare a pubblici diversi. Ballare in un museo è un’esperienza particolare anche per questi giovani, che scelgono di dedicare il proprio tempo libero allo studio della danza, trascorrendo interi pomeriggi in palestra per affinare la tecnica e approfondire l’arte coreutica. Un’occasione ancora più significativa perché permette loro di vivere il movimento in un contesto diverso dal consueto, a contatto con un luogo dedicato all’arte.