sabato 24 ottobre 2026

Al Conservatorio di Cagliari Nino Rota oltre il cinema: l'ottavo e ultimo appuntamento de "I grandi dimenticati"

 

Giovedì 29 ottobre, alle ore 19:30, l'Auditorium del Conservatorio "G. Pierluigi da Palestrina" di Cagliari ospiterà il concerto finale della rassegna "I grandi dimenticati", dedicato alle composizioni orchestrali di Nino Rota.
Un viaggio nel repertorio sinfonico e meno noto del Maestro, eseguito dall'Orchestra degli Studenti del Conservatorio sotto la direzione del M° Alberto Pollesel (nella foto a destra), con la partecipazione straordinaria di giovani musicisti provenienti da diverse accademie d'Europa nell'ambito del progetto Erasmus Blended Intensive Program.
Il programma della serata comprende:
- Concerto in Mi minore (1978) "Piccolo mondo antico" per pianoforte e orchestra, eseguito da Riccardo Rosas;
- Suite orchestrale "I clowns" (1970), tratta dal celebre docudrama di Federico Fellini;
- Concerto Soirée (1961-1962) per pianoforte e orchestra, eseguito da Gregorio Corcione.


Quando e dove:
Giovedì 29 ottobre 2026
Auditorium del Conservatorio, piazza Porrino 1
Ore 19:30
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

A Sassari l’ensemble Sentieri Selvaggi ospite di musicaNOVA. Il 26 ottobre il concerto della formazione diretta da Carlo Boccadoro

 

ph. Laura Ferrari

Prosegue con uno degli appuntamenti di punta la X edizione di musicaNOVA - Idee, esperienze & linguaggi del nostro tempo, la rassegna del Conservatorio Canepa di Sassari dedicata ai linguaggi della musica contemporanea. Lunedì 26 ottobre alle 19, nella sala Sassu, sarà protagonista Sentieri Selvaggi, ensemble tra i più noti e longevi nel panorama italiano della nuova musica, diretto da Carlo Boccadoro. Il concerto è promosso dal Dipartimento di Teoria, Analisi, Composizione e Direzione, in collaborazione con l’Associazione Laborintus. 
Sul palcoscenico saliranno Paola Fre, flauto e flauto in sol, Mirco Ghirardini, clarinetto e clarinetto basso, Andrea Rebaudengo, pianoforte, Andrea Dulbecco, vibrafono e percussioni, Piercarlo Sacco, violino, Aya Shimura, violoncello, e Maurizio Giordo, voce recitante, con la direzione di Carlo Boccadoro. Il programma propone un percorso attraverso la produzione di tre
importanti protagonisti della musica contemporanea italiana, Marcello Panni, Filippo Del Corno e lo stesso Boccadoro. Il concerto, gratuito per allievi e docenti del Canepa, prevede un biglietto al costo di 5 euro per gli esterni.
Fondato nel 1997, Sentieri Selvaggi nasce con l’obiettivo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. Nel corso
della sua attività ha collaborato con compositori di primo piano della scena internazionale, tra cui David Lang, Louis Andriessen, James MacMillan, Philip Glass, Gavin Bryars, Michael Nyman, Julia Wolfe e Fabio Vacchi, affiancando a questo lavoro la promozione di una nuova generazione di autori italiani. L’ensemble è stato ospite di alcune delle principali istituzioni e
manifestazioni musicali italiane, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Teatro alla Scala, dalla Biennale di Venezia al Festival MiTo, oltre a festival internazionali come il Bang on a Can Marathon di New York e il Sacrum Profanum di Cracovia. La ricerca di un dialogo tra la musica contemporanea e pubblici diversi ha portato inoltre Sentieri Selvaggi a collaborare con scrittori,
architetti, scienziati, attori, registi e musicisti provenienti dal rock e dal jazz, portando i propri progetti anche al di fuori degli spazi tradizionalmente destinati ai concerti. 
Il concerto del 26 ottobre è inserito nel calendario della X edizione di MusicaNova, in programma a Sassari dal 20 marzo al 14 dicembre, con concerti, laboratori, seminari e masterclass dedicati alle esperienze e ai
linguaggi musicali del nostro tempo. 



(nelle foto a destra, dall'alto: Paola Fre, Andrea Rebaudengo, Aya Shimura, Andrea Dulbecco, Mirco Ghirardini, Piercarlo Sacco)



Trapani ospita la New Saxophone Orchestra di Paolo Morana, l'Ensemble CC2020 con "Passantino incontra Brioschi" e il Duo Resonans.

 
Il grande songbook americano, il Settecento in una rilettura contemporanea, l'incontro raro tra il sassofono e l'organo. La Sala Grande del Complesso Monumentale San Domenico a Trapani accoglie tre concerti che, pur nella diversità dei repertori, condividono uno stesso protagonista: il sassofono, strumento capace di muoversi con naturalezza tra jazz, musica antica e scrittura contemporanea.
Si comincia lunedì 26 ottobre alle 19 con la New Saxophone Orchestra diretta da Paolo Morana. Cinque sassofoni, una sezione ritmica e la voce di Grazia Buffa.
Sabato 7 novembre alle 21 è la volta di "Passantino incontra Brioschi", con l'Ensemble CC2020 diretto da Salvatore Barberi. Al centro della serata quattro sinfonie da camera di Antonio Brioschi, figura significativa nel cammino verso il classicismo, rilette da Salvatore Passantino per un organico insolito che accosta fiati, sassofoni, fisarmonica e percussioni. La forma settecentesca si apre così a nuovi colori, in un dialogo tra epoche che restituisce attualità a un compositore poco frequentato.
Chiude il trittico venerdì 20 novembre alle 19 il Duo Resonans, formato da Tommaso Ippolito al sassofono e Carmen Pellegrino all'organo, un programma che copre tre secoli di musica, alternando sax soprano e contralto.



Pagine di Wagner, Strauss e Prokof’ev per il ritorno di Michele Mariotti sul podio della Haydn

 


La Stagione 2026/27 della Fondazione Haydn prosegue con un appuntamento dal grande respiro sinfonico dedicato a pagine strumentali tratte dall’opera lirica tedesca e dal balletto russo. Martedì 27 ottobre 2026 alle ore 20.00 al Teatro Comunale di Bolzano, il programma accoglierà infatti il Preludio tratto da Lohengrin di Richard Wagner, la Suite strumentale che il direttore d’orchestra Artur Rodziński, tra i più grandi interpreti delle opere di Richard Strauss, ricavò da Der Rosenkavalier (Il cavaliere della rosa), e a alcuni estratti del balletto Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev.
L’evento vede la collaborazione dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano che, al termine della serata, inviterà il pubblico a una degustazione gratuita di una selezione di vini locali. Il concerto sarà poi replicato mercoledì 28 ottobre alle ore 20.30 all’Auditorium di Trento.
A dirigere il programma dall’alto tasso di intensità emotiva sarà Michele Mariotti, direttore d’orchestra italiano tra i più stimati a livello internazionale, che proprio quest’anno corona il decimo anniversario di collaborazione con l’Orchestra Haydn. A tal proposito, il Maestro dichiara: «Ogni concerto rappresenta l’occasione di rinnovare l'ammirazione per quest'orchestra e una crescita personale e collettiva, data la possibilità di arricchimento da entrambe le parti. Avendo diretto tanti programmi, sempre diversi, ultimamente anche con la possibilità di avere i ragazzi dei Conservatori, possiamo proporre programmi con organici più grandi, per esempio Strauss, Mahler, o ancora Wagner. In questi dieci intensi anni, faccio fatica a individuare un momento sugli altri: ogni volta si rinnova il piacere della prima volta».
Il concerto si inserisce nell’ambito di un progetto pluriennale promosso dalla Fondazione Haydn in collaborazione con i Conservatori di Musica di Bolzano e Trento, finalizzato a favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni di musicisti e a offrire loro un’importante esperienza formativa a fianco dei professionisti dell’Orchestra. La partecipazione all’esecuzione di un gruppo di studenti dei due Conservatori assume un valore particolarmente significativo: rappresenta infatti una testimonianza concreta della sinergia tra le istituzioni musicali del territorio e dell’impegno condiviso nella formazione e nella crescita artistica dei giovani talenti. Un’esperienza che favorisce il dialogo tra percorso accademico e pratica professionale, contribuendo a rafforzare il legame tra educazione musicale e produzione artistica.
Sul valore e la partecipazione all’esecuzione di un gruppo di studenti dei due Conservatori, Mariotti ha affermato: «La presenza di giovani è importantissima, loro sono già il nostro futuro. Da giovane ho avuto persone che mi hanno dato fiducia, rischiando, e rimarrò loro sempre grato. È nostro dovere dare ai giovani l'opportunità di sedersi accanto a professionisti che li hanno preparati. Sedersi accanto a loro in questi viaggi bellissimi, rappresenta un arricchimento, per loro ma anche per noi, poiché il giovane porta entusiasmo, freschezza e attenzione. Grazie a operazioni di questo tipo, noi adulti ci investiamo di una responsabilizzazione ulteriore perché ancora di più dobbiamo rendere conto della qualità del nostro lavoro».
Il Preludio di Lohengrin di Richard Wagner, composto nel 1850, è un esempio emblematico di come il suono possa farsi drammaturgia, evocando immagini, atmosfere e suggestioni attraverso la sola forza della musica. La sua trama sonora, eterea e luminosa, si sviluppa gradualmente in un crescendo di intensità e colore, dando forma a un universo visionario che colpì profondamente anche il pittore Vasilij Kandinskij. In Wagner, il suono non è semplice ornamento, ma elemento essenziale della composizione: una materia viva, capace di generare immagini e trasformare l’ascolto in un’esperienza profondamente evocativa.
Il cavaliere della rosa di Richard Strauss e di Hugo von Hofmannsthal rappresenta, sì, un'irresistibile commedia dell'amore, delle galanterie, degli equivoci, ma soprattutto l'idealizzazione di una grande civiltà, quella della Vienna settecentesca, della grande capitale imperiale, che aveva creduto di poter fare della vita una gioia quotidiana dello spirito e dei sensi, e che era vicina al dissolvimento. L'enorme successo dell'opera spiega le varie Suite strumentali e antologie da concerto che ne sono state tratte, da Strauss stesso e da altri con il suo consenso. L'ultima delle Suite dal Cavaliere della rosa fu messa insieme da Strauss con l'aiuto di Arthur Rodzinsky, soprattutto per necessità economiche. Subito dopo la guerra, il grande musicista, che era stato ricchissimo, non aveva più nulla. Lavorava come poteva per sopravvivere con dignità e decoro. Vendeva qualche suo manoscritto, con discrezione, e riadattava sue musiche del passato. Tra le musiche riadattate rientra anche questa scelta di episodi del Cavaliere della rosa.
Il balletto Romeo e Giulietta è una delle composizioni più famose di Prokof’ev. Le sue musiche, dai toni costantemente mutevoli e dalla poderosa energia, tratteggiano con concreta espressività situazioni e personaggi, in particolar modo i due sfortunati amanti. Il maestro russo segue fedelmente il dramma di Shakespeare e l’esecuzione attraverso movimenti fortemente propulsivi e dinamici, mettendo in risalto i diversi momenti, catturando visivamente ed emotivamente lo spettatore.

Michele Mariotti è Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal 2022. Insignito del 36° Premio Abbiati come Miglior direttore d’orchestra, è ospite dei principali teatri e festival italiani ed internazionali. È salito sul podio dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, dell’Orchestre National de France, dei Münchner Symphoniker, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, della Danish National Symphony Orchestra, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dei Bamberger Symphoniker, della Royal Philharmonic Orchestra, della Nederlands Philharmonisch Orkest, della Gürzenich Orchester Köln, della Filarmonica della Scala, della RTÉ National Symphony Orchestra, solo per citarne alcune.
Collabora con registi di spicco - Mario Martone, David McVicar, Emma Dante, Davide Livermore, Damiano Michieletto, Robert Carsen -, e ha ricoperto il ruolo di Direttore principale e musicale del Comunale di Bologna, guidando l’Orchestra e il Coro in tournée internazionali. Recentemente è salito sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della Gürzenich Orchester Köln alla Philharmonie di Colonia, della Radio Filharmonisch Orkest al Concertgebouw di Amsterdam, della Tonkünstler Orchestra al Muiskverein di Vienna e della Tokyo Symphony Orchestra.

A Catanzaro la «ballad opera» di Vinicio Capossela

 

Oggi, sabato 24 ottobre, alle ore 21, il Teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzano ospiterà E morte non avrà dominio, la «ballad opera» di Vinicio Capossela con Pierpaolo Capovilla ispirata all’opera del poeta gallese Dylan Thomas e alla vita di Renato Striglia. Un Bosco di Latte che prenderà vita tra memorie e suggestioni radiofoniche, con un insolito protagonista che navigherà tra i fantasmi del suo villaggio: un’occasione unica per ascoltare in anteprima quindici brani inediti che celebrano la vita e la ribellione.
E morte non avrà dominio
ballad opera ispirata alla vita di Renato Striglia e all’opera di Dylan Thomas
di Vinicio Capossela, con Pierpaolo Capovilla

arrangiamenti e direzione musicale
 Raffaele Tiseo
musicisti
Vincenzo Vasi, Alessandro “Asso” Stefana, Raffaele Tiseo, Riccardo Loda
cantanti
Elvis Zini, Leandra Bordone, Gaia Barco
voci registrate
Paolo Rossi, Mauro Ermanno Giovanardi, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Roy Paci, Enzo Bianchi, Melingo, Nada, Nadia Addis, Irene Sciacovelli, Magali Berardo
paesaggio sonoro
Alessandro “Asso” Stefana
aiuto regia
Gaia Barco
disegno luci
Loïc Hamelin
scenografia
Giuliano Spinelli
costumi
Sartoria del Teatro Due
ideazione e realizzazione maschere
Margherita Pillot, Sabrina Schievano
direzione tecnica
Andrea Ricci
assistente di produzione
Morgana Marchesi
backliner
Donatello Racina
fonici
Gianluca Cavallini, Paolo Marani
datore luci
Daniele Serra
macchinista
Alberto Comino
una produzione
IMARTS, Fondazione Teatro Due, La Cùpa
management
Luca Bernini per Gibilterra
ufficio stampa
GDG Press
social media manager
David Ardito


Tra le onde delle sintonie radiofoniche e i segnali abissali delle balene, una rivincita sulla imperante cultura della morte, grazie a un manifesto poetico che principia dal “play for voices” Sotto il bosco di latte, l’opera per voci che celebra la vita, l’innocenza, la pluralità e l’infanzia del mondo nel villaggio in riva al mare di Llareggub inventato dal poeta gallese Dylan Thomas per la radio, che il rock dj radiofonico e beautiful loser Renato Striglia voleva realizzare e non realizzò.
Si tratta della prima incursione di Capossela in un genere, la ballad opera, in cui canzone, parola, voci e presenze sceniche costruiscono insieme la drammaturgia: i brani che costituiscono l’ossatura stessa dello spettacolo prendono vita dentro la scena insieme ai loro personaggi, dialogano tra loro e si intrecciano alle parole, alle voci e alle presenze che la abitano. È da questo intreccio che prende forma la struttura drammaturgica di E Morte non avrà dominio, in una partitura teatrale in cui le canzoni diventano materia stessa della rappresentazione.
Al centro della scena Pierpaolo Capovilla, invitato da Capossela a condividere un racconto che parla di amicizia, di comunità e di quell'”epica del fallimento” che attraversa la vita di molti dei personaggi evocati nello spettacolo. Solo con un gatto, adagiato in una vasca da bagno vuota come in un’arca di Noè, Capovilla viene visitato dalle presenze della comunità del vissuto, incarnazione allo stesso tempo di Renato, di Dylan Thomas e di Capitan Gatto, il marinaio cieco protagonista centrale della storia creata dalla penna del poeta gallese.


I caratteri, le voci, le ossessioni dei personaggi che compongono lo strambo villaggio di Llareggub affollano la sua solitudine: Capovilla attraversa lo spettacolo come guida, naufrago e custode di memorie, costruendo con Capossela un dialogo continuo tra racconto e canzone e trasformando il teatro in uno spazio abitato da presenze, richiami lontani e visioni che affiorano dall’oscurità.
«La Ballad Opera che qui presentiamo, così come già il radiodramma e le canzoni, tutto nasce da una morte, da un seme raccolto che deve andare oltre quella morte per generare» – racconta Capossela. «È una storia di amicizia, un’amicizia maschile, genere un po’ fuori moda, recentemente portato con poetica efficacia sullo schermo da Francesco Sossai in “Le città di pianura”. Abbiamo invitato Pierpaolo Capovilla a prendere posto in quella vasca proprio per celebrare il valore di questo tipo di amicizia e con essa una serie di cose in disuso: il rock’n’roll, l’epica del fallimento, l’amore per i cattivi maestri, l’ammutinamento, il sabotaggio, la ribellione, la fragorosa solitudine, la felinità, l’anarchismo. Attorno a quella vasca si affollano i fantasmi di una vita in forma di canzoni».
Accanto ai due protagonisti, musicisti, cantanti d’opera, interpreti e voci registrate, le cui presenze si rincorrono come segnali radio, danno vita a una comunità in continua metamorfosi. Come in un musical radiofonico immerso nel buio, le voci che ci arrivano dal latte del bosco sono le voci della nostra umanità. È un recinto di innocenza, assediato dal mondo della legge, del potere e dell’ordine, un ammutinamento alla mansuetudine che celebra la potenza eversiva dell’essere se stessi, nonostante tutto… Anche la morte.
«”E morte non avrà dominio” è un lavoro sull’innocenza, sull’Eden perduto, sul valore fondante della comunità. Thomas aveva immaginato di chiamare il lavoro “the town that was mad”, raccontando di un villaggio dichiarato collettivamente pazzo perché ognuno è semplicemente come è. La società dell’ordine, della legge, del potere lo recinta per non diffondere, nella società “civile”, il contagio di questa forma di insanità. Nel nostro spettacolo, in quella stanza attorno alla vasca, vive questa umanità. Fuori è il mondo che conosciamo».
In un tempo attraversato da guerre, paure e nuove solitudini, il nuovo spettacolo di Vinicio Capossela sceglie di schierarsi dalla parte della pluralità, della fragilità e della vita. Perché, come scriveva Dylan Thomas, la morte non avrà dominio.
Le quindici canzoni inedite scritte da Vinicio Capossela per lo spettacolo andranno a comporre il suo prossimo atteso lavoro discografico, intitolato “Milk wood bar” (BMG Rights), la cui uscita è prevista per il 22 gennaio 2027.

Ph. Andrea Morgillo



Smile”: il Festival d’Autunno celebra la convivialità con la grande danza contemporanea al MARCA


Un caffè, un brindisi, quattro danzatori. Ieri pomeriggio, il Museo delle Arti di Catanzaro (MARCA) ha ospitato Smile, spettacolo di danza contemporanea inserito nel cartellone della XXIII edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce. Prodotto da Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse per la Danza con la collaborazione di Ocram Dance Movement, lo spettacolo prende spunto da gesti familiari per raccontare il bisogno di stare insieme.
Le coreografie di Marco Laudani e Claudio Scalia si articolano in due momenti distinti, Espresso e Cheers, legati da un filo comune: l’attenzione alle relazioni umane e a quei piccoli rituali quotidiani nei quali si riconosce il piacere di stare insieme.
Il Festival d’Autunno è sostenuto dalla Regione Calabria, con le risorse PAC-FUNT destinate agli eventi culturali di pregio.
Smile è costruito su due momenti distinti. Nella prima parte, Espresso, Francesco Adamo, nei panni di un turista appena arrivato, incontra Marco Di Dato in una sequenza che gioca con l’immaginario italiano attraverso ironia e riferimenti riconoscibili. A fare da contrappunto alla scena è la voce narrante registrata di Irene Quirós, che accompagna il segmento in due lingue, mentre le musiche di Ennio Morricone avvolgono la coreografia in un’atmosfera di grande intensità, con sonorità capaci di richiamare le suggestioni del cinema western, che conferiscono alla sequenza una forte impronta emotiva.


I richiami culturali sono molti, a partire da La creazione d’Adamo, durante il quale un filo collega i due danzatori, richiamando ironicamente lo spaghetto, ma diventando anche un segno visibile della relazione tra gli interpreti. Quando questo cade, l’ingresso di Quando, quando, quando di Tony Renis introduce un cambio di tono, accompagnando il gioco scenico verso nuovi richiami all’italianità. La tecnica dei due interpreti emerge nella precisione dei movimenti e nella capacità di affidare significato anche al volto, parte integrante della loro espressività. La voce narrante accompagna tutto il segmento che si fa più dolce e termina con una bandiera tricolore che sventola, rimarcando ulteriormente il forte valore identitario della coreografia.
In Cheers, a Francesco Adamo e Marco Di Dato, si aggiungono Rachele Pascale e Paola Tosto. I quattro, vestiti con costumi identici firmati da Gabriella Palomba per Theama for Dance, si muovono inizialmente come automi dalle giunture inceppate; gesti che, sulle sonorità metalliche di Travis Lake, simboleggiano la distanza che si crea nella vita quotidiana tra le persone anche a causa della tecnologia e dei nuovi modi di creare rapporti. Una sequenza che lascia spazio a un divertente siparietto che richiama i modi di un maestro di danza d’altri tempi, con tanto di fischietto.
Il momento del brindisi segna una svolta. I danzatori distribuiscono calici vuoti agli spettatori e, sulle note de La Traviata di Giuseppe Verdi, trasformano la platea in parte attiva della coreografia. La scelta musicale non è casuale: il brindisi richiama proprio quell’atmosfera di festa e convivialità che accompagna il celebre Libiamo ne’ lieti calici. Un momento che mostra un grande senso di appartenenza e trasmette la convivialità, vero senso dello spettacolo e necessità intrinseca dell’uomo, soprattutto in questo momento storico attraversato dai conflitti. Tra ironia, mimica accentuata e gioco scenico, i quattro interpreti alternano scatti fulminei e movimenti aerei, fino agli applausi e agli inchini finali.


Accanto allo spettacolo, il progetto ha dato spazio anche alla formazione, con una masterclass rivolta ai giovani, che ha preceduto lo spettacolo. Per i numerosi partecipanti è stata un’occasione per avvicinarsi al lavoro dei danzatori e scoprire quanto studio si nasconda dietro un movimento. Esercizi di rilassamento del corpo hanno presto lasciato il passo a un nuovo modo di interpretare il proprio fisico nello spazio immaginando forme e colori, culminato nella realizzazione di una breve coreografia. Scalia, unica figura vestita di nero nella distesa bianca che ha avvolto la sala, ha giocato con i ragazzi approfondendo con loro quella che è la filosofia della disciplina. Un’esperienza arricchita dal contesto del museo, dove la danza ha incontrato un luogo dedicato alle arti visive.
Con Smile, il Festival d’Autunno porta la danza in uno spazio insolito e ne valorizza la capacità di parlare a pubblici diversi. Ballare in un museo è un’esperienza particolare anche per questi giovani, che scelgono di dedicare il proprio tempo libero allo studio della danza, trascorrendo interi pomeriggi in palestra per affinare la tecnica e approfondire l’arte coreutica. Un’occasione ancora più significativa perché permette loro di vivere il movimento in un contesto diverso dal consueto, a contatto con un luogo dedicato all’arte.

RIGOLETTO AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. Il capolavoro di Verdi regala una serata di grande intensità


È tornato in scena ieri sera al Teatro Massimo di Palermo Rigoletto di Giuseppe Verdi. L’allestimento firmato da John Turturro - realizzato in coproduzione con il Teatro Regio di Torino, la Shaanxi Opera House e l’Opéra Royal de Wallonie - e ripreso da Lisa Capaccioli con il coordinamento di Cecilia Ligorio si è confermato di grande forza visiva, capace di coniugare il rigore filologico con una sensibilità quasi pittorica. Sul podio, la direttrice Gianna Fratta ha guidato Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro Massimo in una lettura della partitura tesa ed efficace. Maestro del Coro Salvatore Punturo; Corpo di ballo diretto da Jean-Sébastien Colau. Scene di Francesco Frigeri, luci di Alessandro Carletti (riprese da Jenny Cappelloni), costumi firmati da Marco Piemontese e coreografie di Giuseppe Bonanno.
A raccogliere gli applausi del pubblico sono state in particolare le prove dei due protagonisti principali: nel ruolo del titolo il baritono francese Ludovic Tézier, al debutto a Palermo, che ha offerto un'interpretazione di grande autorevolezza vocale; e al suo fianco, il soprano Giuliana Gianfaldoni, subentrata nel ruolo di Gilda per le prime recite, che ha tratteggiato un personaggio di intensa delicatezza, sostenuto da un rigore tecnico che le è valso ripetuti applausi a scena aperta. Applausi anche per Francesco Demuro nel ruolo del Duca di Mantova, in scena nonostante un’indisposizione, e per l'intero cast composto daGeorge Andguladze nel ruolo del sicario Sparafucile, Martina Belli in quello di Maddalena, Cassandre BerthonGiovanna, Gaetano Triscari il Conte di Monterone, Giuseppe EspositoMarullo, Alfonso Zambuto nel ruolo di Borsa, Mariano Orozco come Conte di Ceprano e Francesca Maionchi nel doppio ruolo della Contessa di Ceprano e del Paggio. Oggi, per la seconda recita, sarà impegnato il cast alternativo con Roman Burdenko nel ruolo di Rigoletto, Valerio Borgioni nei panni del Duca di Mantova e Francesca Benitez in quelli di Gilda.
Repliche fino al 31 ottobre

foto© rosellina garbo 2026

Paganini superstar con Giuseppe Gibboni

 

"La lezione paganiniana aprì nuovi orizzonti, spazi di ricerca ancora inesplorati": il riferimento, nelle parole di Alberto Cantù, è ai 24 Capricci di Niccolò Paganini, l'enciclopedia vivente, il totem per eccellenza al virtuosismo, cuore pulsante, lunedì 26 ottobre, del recital solista di Giuseppe Gibboni, medaglia d'oro al Premio Paganini 2021.
Il concerto sarà introdotto, alle 19:30, nella Sala Paganini, dal Direttore Artistico Pietro Borgonovo.
La pubblicazione dei 24 Capricci avvenne nel 1820 per i tipi di Ricordi. L'accoglienza fu trionfale benché l'autore non ritenesse i Capricci adatti all'esecuzione concertistica (non li presentò mai in pubblico), privilegiandone invece la valenza didattica e "sperimentale". La loro influenza sulla produzione musicale del tempo fu infatti di enorme portata, con particolare riferimento al repertorio pianistico.
Il viaggio paganiniano conduce dal "fuoco d'artificio" che apre la raccolta fino al conclusivo, celeberrimo tema con variazioni. Tra i due estremi, si incontreranno, fra gli altri, il vertiginoso n. 5 e, per immediato contrasto, il dolcissimo 6, costruito su un'intensa melodia sostenuta dal tremolo. Volendo ricordare alcuni tra i Capricci più popolari, il 9 (detto "la caccia"), il 13 ("la risata") e il 16, "autentico biglietto da visita paganiniano", riprendendo ancora Cantù.

Giuseppe Gibboni si è imposto all'attenzione internazionale vincendo nel 2021 il primo premio al 56° Premio Paganini. Ha iniziato gli studi con il padre violinista e si è diplomato al Conservatorio "Martucci" di Salerno. A quattordici anni è stato ammesso all’Accademia Stauffer di Cremona nella classe di Salvatore Accardo. Si è poi perfezionato all’Accademia Chigiana di Siena, all’Accademia Perosi di Biella con Pavel Berman e al Mozarteum di Salisburgo con Pierre Amoyal. Si è esibito sotto la direzione di Zubin Mehta, Riccardo Muti, Lorenzo Viotti e Michele Mariotti. Suona lo Stradivari del 1734 Lam, ex Scotland University, concessogli dalla CCI Foundation di New York.