sabato 31 ottobre 2026

Al Teatro Gerolamo di Milano la prima assoluta del lavoro di Javier Torres Maldonado ispirato a Franz Liszt

 


È una rilettura “spettralizzata” del brano per pianoforte Nuages gris di Franz Liszt il nuovo lavoro multimediale di Javier Torres Maldonado (nella foto in alto) dal titolo Nuages de cristal dans gris mouvant che viene interpretato per la prima volta mercoledì 11 novembre al Teatro Gerolamo di Milano da Silvia Pepe (piano, body performer - nella foto in basso a destra), Véronique Vanhoucke (body performer) e Francesco Leprino (live video).

«L’opera originale permane come una presenza sottostante, riconoscibile nel suo contorno e nel suo svolgersi temporale, ma è attraversata da un prisma immaginario che la sposta e la trasforma. Questo prisma non solo filtra e diffrange il materiale, proiettandolo come ombra e come irradiazione, ma in certi momenti lo accentua e lo sottolinea, intensificando l’ambiguità tra nota e luminosità spettrale, così come tratti gestuali o risonanti impliciti o immaginati. In parte è una ricerca di luminosità fragili, attraversata da zone d’ombra o di luce, dove rivelare e nascondere, evidenziare e dissolvere rivelano l’identità che gli oggetti già esistenti possono assumere».

Casearia: Aldo Tarabella firma un nuovo lavoro per l’infanzia

 
Una storia surreale in cui i formaggi diventano protagonisti di un teatro musicale che parla anche ai più piccoli, senza rinunciare ai linguaggi della musica di oggi. Domenica 8 novembre 2026, alle ore 17, all'Auditorium di Seregno, debutta in prima esecuzione Casearia, ovvero il paese dei formaggi, la nuova opera comica in un atto di Aldo Tarabella, edita da SZ Sugar, su libretto di Pierfrancesco Poggi. A portarla in scena è la Filarmonica Ettore Pozzoli, diretta da Luca Ballabio, con la regia dello stesso Tarabella.
Pensata per i bambini e per un pubblico di tutte le età, Casearia è una sorta di esilarante “Cacio Story”, in cui Fiore, Mozzarella, Pecorino, Gorgonzola e Parmigiano diventano personaggi teatrali a tutti gli effetti, ciascuno con una propria personalità, una visione del mondo e una particolare sensibilità nei confronti dell'amore. Un universo comico e surreale che guarda alla tradizione degli intermezzi buffi settecenteschi, reinventandola attraverso una scrittura musicale libera, ricca di sonorità inattese e invenzioni ritmiche.
Nel cast di Casearia, Consuelo Gilardoni (Fiore), Antonia Fino (Mozzarella), Federico Buttazzo (Pecorino), Matteo Bagni (Gorgonzola) e Michele Chiusi (Parmigiano), insieme a Laura Matadinho, Serena Carone e Beatriz Carlsson nel Trio Babies. I costumi sono di Patrizia Mugnai.
L’appuntamento è realizzato nell'ambito della nona stagione I Grandi Concerti della Filarmonica Ettore Pozzoli.



La prima mondiale del nuovo lavoro di Andrea Battistoni Zombie Opera

 

Qual è la nostra vera natura di fronte a un pericolo estremo? Quand’è che la realtà che ci circonda smette di essere familiare e comincia invece a diventare minacciosa? Il pericolo nasce all’improvviso oppure è già latente nella quotidianità?
Sono alcune delle domande che indaga Zombie Opera, il nuovo lavoro di Andrea Battistoni (nella foto a destra) - di cui il compositore firma sia musica che libretto - che va in scena dal 21 al 26 novembre all’Opéra Royal de Wallonie-Liège; il teatro è anche committente del titolo.
Alla vigilia di Natale, un gruppo di giovani è costretto a barricarsi all’interno di un supermercato assediato dagli zombie: è così che il vero carattere di ciascuno emerge, tracciando un disegno tra codardia, impulsi amorosi e istinto di sopravvivenza. Per dare voce a una vicenda sempre sospesa tra lo spaventoso, il grottesco e il comico, Battistoni muove dalla grande tradizione operistica italiana del Novecento, da Giacomo Puccini a Nino Rota e Gian Carlo Menotti, e la apre al paesaggio sonoro contemporaneo: le forme classiche dell’opera, dall’ouverture all’aria al concertato, si lasciano attraversare dai colori del blues, del rock ’n’ roll, della pop ballad e della musica per il cinema, in una scrittura che punta a un belcanto moderno senza mai smettere di essere opera.
Sul podio dell’Orchestra e del Coro dell’Opera di Liegi sale Alessandro Cadario,  la regia è affidata a Marta Eguillior (nella foto a sinistra) mentre il libretto è stato tradotto in francese da Véronique Tollet. L’appuntamento si inserisce in un più ampio rapporto di collaborazione tra Battistoni e il teatro belga, che è iniziato nel 2024 con la commissione di Pucciniana - cantata per il centenario della morte di Puccini - e si è consolidato l’anno successivo, quando il compositore italiano è diventato artista in residenza proprio a Liegi. Da qui la collaborazione è proseguita con la stesura della suite per coro e orchestra Prophetic Book - eseguita la prima volta a marzo 2026 - e Zombie Opera. In programma per la stagione 2027-28 ci sono invece un nuovo finale di Turandot e l’opera in tre atti Théodora.

“Il ruolo dello spettacolo dal vivo nell’Italia del XXI secolo”: critici musicali e critici di teatro per la prima volta insieme a Roma con artisti, sovrintendenti e rappresentanti politici

 

Per la prima volta l’Associazione Nazionale Critici Musicali e l’Associazione Nazionale Critici di Teatro uniscono le forze in un’unica iniziativa: mercoledì 4 novembre 2026, nella Sala Squarzina del Teatro Argentina di Roma, si terrà la giornata di studio Il ruolo dello spettacolo dal vivo nell’Italia del XXI secolo, organizzata in collaborazione con l’Agis.
Il convegno si articola in due sessioni: la mattina, dal titolo Quale teatro, quale spettacolo, per la contemporaneità, darà voce a compositori, autori, registi e interpreti dell’opera e della prosa, mentre il pomeriggio, Il nuovo Codice dello spettacolo: riflessioni e proposte, metterà a confronto rappresentanti del Governo e del Parlamento, sovrintendenti dei teatri d’opera e direttori dei teatri di prosa, nei giorni in cui il provvedimento è all’esame delle aule parlamentari.
«Come Associazioni Nazionali dei critici musicali e teatrali, riunite insieme per la prima volta,  abbiamo voluto organizzare questo incontro per ricordare che lo spettacolo dal vivo è e deve rimanere voce viva – dichiara Andrea Estero - nella foto a destra - , presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali –. Autori, registi, musicisti, attori, coreografi e danzatori; e poi sovrintendenti d’opera e direttori di teatro, interrogati dai nostri colleghi in rappresentanza delle centinaia di iscritti alle nostre associazioni, testimonieranno che il teatro, d’opera o di parola, è un patrimonio prezioso, ma anche un imprescindibile protagonista della contemporaneità. Lo ricordiamo con convinzione nei giorni in cui il nuovo Codice dello spettacolo, atteso da anni, viene presentato e discusso nelle aule parlamentari».
«In un momento difficile per il mondo dello spettacolo, a ridosso di una manifestazione in cui si è voluto esprimere il disagio dei lavoratori e la richiesta di norme che ne regolino l’attività in modo equo – sottolinea Giulio Baffi (nella foto a sinistra), presidente dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro – credo sia importante l’incontro di personalità particolarmente impegnate e presenti nel panorama nazionale che rispondono all’invito di due Associazioni che per la prima volta uniscono in una iniziativa di testimonianza, riflessione e proposta i critici musicali ed i critici teatrali».
Sulla centralità del confronto in vista del Codice dello spettacolo, il presidente dell’Agis Francesco Giambrone dichiara: «È importante e significativo che la critica musicale e teatrale dedichi attenzione non soltanto alla creatività e alla vitalità della scena contemporanea, ma anche alle prospettive normative che possono incidere sul futuro dello spettacolo dal vivo. È fondamentale che il dibattito pubblico sia pienamente impegnato nell’analisi degli scenari che si apriranno con il nuovo Codice dello Spettacolo, un passaggio decisivo e destinato a incidere a fondo sull’assetto del comparto. Solo attraverso un percorso realmente condiviso con chi opera sul campo il provvedimento potrà centrare i suoi veri obiettivi di modernizzazione, efficacia e reale semplificazione, superando le criticità che frenano la crescita del settore».
La giornata si aprirà alle 9.45 con i saluti istituzionali di Luca De Fusco, direttore dei Teatri di Roma, Andrea Estero, presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, Giulio Baffi, presidente dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, e Francesco Giambrone, presidente dell’Agis.
Alle 10.00 Alberto Mattioli e Giuseppe Montemagno introdurranno la prima sessione, Quale teatro, quale spettacolo, per la contemporaneità. Seguiranno tre tavole rotonde. Alle 10.30 i creatori Roberto Andò, Luigi De Angelis e Francesco Filidei, moderati da Gregorio Moppi e Nicola Arrigoni; alle 11.15 i registi Valter Malosti, Rafael R. Villalobos e Roberto Zappalà, moderati da Giovanni D’Alò e Francesco Tei; alle 12.00 gli interpreti Michele Mariotti, Lino Guanciale, Ascanio Celestini (nella foto a destra), Mariangela Sicilia, Francesco Annarumma e Lucia Mascino, moderati da Luca della Libera e Filippa Ilardo. Seguiranno gli interventi liberi dei soci e operatori del settore.
Il pomeriggio sarà dedicato a Il nuovo Codice dello spettacolo: riflessioni e proposte, con la relazione introduttiva di Sandro Cappelletto alle 14.30. Alle 15.00, moderati da Andrea Penna, interverranno l'on. Federico Freni, sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Antonio Parente, direttore generale del Ministero della Cultura, Francesco Giambrone, Presidente dell’Agis, l’on. Matteo Orfini (PD) e il sen. Luca Pirondini (M5S).
Alle 16.00 la parola passerà ai teatri d’opera, con i Sovrintendenti Carlo Fuortes (Maggio Musicale Fiorentino - nella foto a sinistra), Massimo Biscardi (Accademia Nazionale di Santa Cecilia) e Nazzareno Carusi(Petruzzelli di Bari) moderati da Carla Moreni. Alle 16.45 sarà la volta dei teatri di prosa, con i Direttori Luca De Fusco (Teatro di Roma), Elio De Capitani (Teatro dell’Elfo Milano) e Natalia Di Iorio (Emilia Romagna Teatro), moderati da Claudia Cannella. Alle 17.30 gli interventi esterni, con l’avv. Silvio Pascucci, consulente per il Codice dello spettacolo, e le conclusioni.
Il comitato organizzativo è composto da Andrea Estero (coordinatore), Giulio Baffi, Nicola Arrigoni, Sandro Cappelletto, Alberto Mattioli, Giuseppe Montemagno, Carla Moreni e Francesco Tei.

DONIZETTI OPERA 2026: TRE RARITÀ DONIZETTIANE E UNA CITTÀ IN FESTA NEL NOME DI GIANANDREA GAVAZZENI

 

Mancano ormai solo due settimane all’apertura del Donizetti Opera 2026, dodicesima edizione del festival internazionale dedicato a Gaetano Donizetti e seconda firmata da Riccardo Frizza nel doppio ruolo di direttore artistico e musicale. Dal 13 al 29 novembre, giorno del dies natalis del compositore, i teatri della “Città di Gaetano Donizetti” accoglieranno tre titoli rari o mai ascoltati nella loro forma originale, in un’edizione dedicata alla memoria di Gianandrea Gavazzeni nel trentennale della scomparsa, direttore d’orchestra bergamasco a cui si deve l’impulso decisivo alla riscoperta del catalogo donizettiano.
Il festival è organizzato dalla Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo presieduta da Giorgio Berta con la direzione generale di Massimo Boffelli, con il sostegno del Comune di Bergamo, ed è realizzato grazie al supporto di Allianz (Main Partner della Fondazione Teatro Donizetti), Intesa Sanpaolo, SIAD, ATB Mobilità, A2A, Camera di Commercio di Bergamo, Sacbo, Uniacque, Fondazione Cariplo e di un numero crescente di imprese partner e realtà aderenti al progetto Ambasciatori di Donizetti, che sostengono il festival tramite Art Bonus.
«Il Donizetti Opera 2026 – afferma Riccardo Frizza – nasce nel segno della memoria e, insieme, guarda lontano. Abbiamo voluto dedicarlo a Gianandrea Gavazzeni perché senza la sua visione e il suo rigore probabilmente non sarebbe esistita la “Donizetti Renaissance” e, con essa, questo festival. Quest’anno il nostro pensiero va anche ad Antonino Fogliani, amico e collega che avrebbe dovuto inaugurare il festival e al quale dedichiamo la Prima dell’Esule di Roma: ringrazio Fabrizio Maria Carminati, bergamasco e profondo conoscitore del belcanto, per aver raccolto questo testimone con grande sensibilità. Il cartellone conferma la vocazione internazionale del Donizetti Opera, con numerosi debutti – da Katharina Thoma a Sergey Romanovsky, da Luca Pisaroni a Mira Alkhovik, per la prima volta in Italia – e il ritorno di artisti amati dal nostro pubblico come Paolo Bordogna, Roberto de Candia e Dave Monaco. Speciale anche la partecipazione di Nicole Car al Gala Gianandrea Gavazzeni. Rimane centrale l’impegno verso le nuove generazioni attraverso la Bottega Donizetti, i cui allievi saranno protagonisti sia in palcoscenico sia nei concerti domenicali realizzati con Opera Rara, con cui prosegue il percorso per eseguire dal vivo l’integrale delle romanze donizettiane. Infine, il Donizetti OFF porta il festival in vari luoghi della città e quest’anno rafforza il suo impegno verso nuovi pubblici grazie al progetto dedicato all’accessibilità, perché l’opera di Donizetti sia davvero un patrimonio di tutti».
Il Donizetti Opera 2026 propone, quindi, per tre fine settimana consecutivi tre nuovi allestimenti: al Teatro Donizetti vanno in scena L’esule di Roma, melodramma eroico composto per il San Carlo di Napoli nel 1828 (venerdì 13, sabato 21 e domenica 29 novembre; anteprima under 30 martedì 10 novembre), e Le convenienze ed inconvenienze teatrali, nella versione presentata al Teatro del Fondo nel 1831 (domenica 15, venerdì 20 e sabato 28 novembre: anteprima under 30 giovedì 12 novembre); al Teatro Sociale, in Città Alta, è proposto Alahor in Granata, per la prima volta in tempi moderni così come Donizetti lo concepì nel 1826 (sabato 14, domenica 22 e venerdì 27 novembre; anteprima under 30 mercoledì 11 novembre).
Anche per questa edizione la ricerca filologica sui titoli in cartellone è stata accompagnata dal Centro Studi della Fondazione Teatro Donizetti diretto da Paolo Fabbri, che ha contribuito a individuare le edizioni critiche delle partiture, pubblicate da Casa Ricordi e dalla stessa Fondazione bergamasca.
I tre titoli in cartellone appartengono a una stessa stagione creativa, quella compresa fra il 1826 e il 1831, quando Donizetti lavorava stabilmente per i teatri del Regno delle Due Sicilie, dal Carolino di Palermo alle sale napoletane del San Carlo, del Fondo e del Nuovo. È il periodo che precede e accompagna la svolta di Anna Bolena, andata in scena a Milano alla fine del 1830, e che a lungo è stato considerato una fase di apprendistato all’ombra di Rossini: proprio opere come L’esule di Roma, ricorda Roger Parker nel volume dei Quaderni della Fondazione dedicato al titolo, rivelano invece un compositore già pronto a sperimentare. Riunirle nello stesso festival permette così di osservare il giovane Donizetti al lavoro su registri molto diversi, dal melodramma eroico per il massimo teatro napoletano all’opera scritta per Palermo, fino alla satira irresistibile del mondo teatrale.
Si confermano protagoniste del festival le compagini degli ultimi anni: l’Orchestra Donizetti Opera, impegnata nei due titoli al Teatro Donizetti, l’Orchestra Gli Originali – formazione che adotta strumenti d’epoca – al Teatro Sociale e il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala diretto da Salvo Sgrò in tutte le produzioni.
L’esule di Roma

Il sipario del festival si alza venerdì 13 novembre alle ore 20.00 al Teatro Donizetti con L’esule di Roma, melodramma eroico in due atti su libretto di Domenico Gilardoni, che Donizetti scrisse per il Teatro di San Carlo di Napoli, dove l’opera debuttò il 1° gennaio 1828. Un lavoro della giovinezza napoletana del compositore in cui già si avverte una spiccata cifra sperimentale e che a Bergamo viene presentato nell’edizione critica curata da Roger Parker e Ian Schofield per Casa Ricordi, con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti.
Siamo nella Roma imperiale di Tiberio. Il generale Publio rientra vittorioso dalla campagna contro i Sarmati e tutti si aspettano che sposi Argelia, figlia del potente senatore Murena; ma il cuore della giovane appartiene a Settimio, tribuno della plebe esiliato a seguito di una congiura ordita proprio dal padre di lei. Tra condanne, colpi di scena e un leone del circo che risparmia l’uomo che un tempo lo aveva curato, il rimorso di Murena e la nobiltà d’animo di Publio conducono la vicenda a un lieto fine che restituisce giustizia a tutti.
Alla guida dell’Orchestra Donizetti Opera e del Coro dell’Accademia Teatro alla Scala salirà Fabrizio Maria Carminati, bergamasco, interprete di riferimento del belcanto e già direttore artistico del Teatro Donizetti dal 2000 al 2004, che ritorna così nella sua città dopo oltre vent’anni. A lui il festival ha affidato il podio dopo la scomparsa, la scorsa estate, di Antonino Fogliani, al quale Carminati era legato da una lunga amicizia nata proprio sul palcoscenico del Donizetti: alla memoria del Maestro è dedicata la recita inaugurale: «Porterò sul podio tutta l’amicizia e la stima che nutro per Antonino – ha dichiarato Carminati – e il mio intento principale sarà trasformare la tristezza che provoca la chiusura di questo cerchio in una grande attestazione di affetto nei suoi confronti».
Il nuovo allestimento porta la firma della regista tedesca Katharina Thoma (nella foto a sinistra), al suo debutto al festival e in Italia, che ha lavorato fra gli altri al Glyndebourne Festival, alla Royal Opera House di Londra e alla Royal Opera di Stoccolma e guida il dipartimento di arte scenica della Hochschule für Musik di Würzburg. Thoma cura anche la drammaturgia dello spettacolo, che si avvale delle scene di Devin McDonough, dei costumi di Irina Bartels, delle luci di Fiammetta Baldiserri e dei video di Luca Scarzella.
Nel ruolo di Argelia il soprano Lidia Fridman, accanto al Settimio del tenore Sergey Romanovsky e al Murena del basso-baritono Luca Pisaroni, per la prima volta a Bergamo. Publio sarà Marcelo Solís, allievo della Bottega Donizetti, mentre Vittoria Vimercati vestirà i panni di Leontina e Matteo Mollica interpreterà Lucio e Fulvio.
L’esule di Roma inaugura venerdì 13 novembre alle ore 20.00 e replica sabato 21 novembre alle ore 20.00 e domenica 29 novembre alle ore 15.30 (anteprima under 30 martedì 10 novembre alle ore 17.00).
Alahor in Granata

Vera e propria riscoperta, al Teatro Sociale debutta sabato 14 novembre alle ore 20.00 Alahor in Granata, titolo del progetto #donizetti200 con cui il festival porta in scena un titolo donizettiano a due secoli dal debutto. Il melodramma in due atti su libretto di M. A. fu infatti composto da Donizetti esattamente duecento anni fa per il Teatro Carolino di Palermo, dove andò in scena il 7 gennaio 1826. L’opera è presentata nella nuova edizione critica curata da Edoardo Cavalli per la Fondazione Teatro Donizetti, resa possibile dall’identificazione della partitura autografa presso la biblioteca del Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo nel 2023. Le riprese di Siviglia (1998) e di Palermo (1999) si basavano su una versione successiva, quella del 1830: a Bergamo il pubblico ascolterà per la prima volta in tempi moderni l’opera così come Donizetti la scrisse.
«Gaetano Donizetti trascorse un lungo periodo di lavoro a Palermo, al Teatro Carolino, dall’aprile 1825 al febbraio 1826 – ricorda Paolo Fabbri, direttore scientifico del Centro Studi Donizettiani. La scoperta di Cavalli ha permesso di avere una partitura pienamente attendibile di quanto Donizetti scrisse nel 1826 e, a distanza di pochi anni, siamo già in grado di proporre al pubblico il risultato della ricerca scientifica portata avanti dal Centro Studi Donizettiani».
La vicenda si svolge nella Granata del tardo Quattrocento, ultimo regno arabo della penisola iberica, dilaniato dalla rivalità tra Zegri e Abenceraghi. Sul trono siede il saggio Muley-Hassem, che ama, ricambiato, Zobeida, figlia del re ucciso anni prima dalla fazione rivale. Contro di lui tramano Alamar, capo degli Zegri, e Alahor, fratello di Zobeida, tornato in incognito per vendicare il padre: ma di fronte alla magnanimità del sovrano l’odio cede il passo al perdono.
Sul podio dell’Orchestra Gli Originali, per la prima volta alla sua guida, sale Chiara Cattani (nella foto a sinistra), specialista del repertorio su strumenti storici e direttrice musicale dell’Accademia Montis Regalis, che per questa produzione ha scelto un diapason a 430 Hertz, per avvicinarsi il più possibile alle consuetudini esecutive dell’epoca. La regia è di Benedetto Sicca Papa, anch’egli al debutto al festival, con le scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Marco Piemontese, le luci di Marco Giusti e le coreografie di Leonardo Castellani.
Nei ruoli principali il mezzosoprano Laura Verrecchia (Muley-Hassem), il soprano Mira Alkhovik (Zobeida), al suo debutto in Italia, il baritono Roberto de Candia (Alahor) e il tenore Dave Monaco (Alamar), con Enrico Basso (Ismaele) e il soprano Cristina De Carolis (Sulima), talento della Bottega Donizetti 2025. In scena il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala.
Alahor in Granata va in scena sabato 14 novembre alle ore 20.00, con repliche domenica 22 novembre alle ore 15.30 e venerdì 27 novembre alle ore 20.00 (anteprima under 30, mercoledì 11 novembre alle ore 17.00).
Grazie al sostegno di ATB, presentando l’abbonamento o il biglietto agli spettacoli al Teatro Sociale si avrà accesso gratuito ai mezzi pubblici urbani ATB (funicolare compresa) da e per Città Alta nei giorni di spettacolo. È disponibile, inoltre, una navetta in partenza da via Camozzi al costo di 1,00 euro, acquistabile presso la Biglietteria del Teatro Donizetti.
Le convenienze ed inconvenienze teatrali

Completa il cartellone il dramma giocoso Le convenienze ed inconvenienze teatrali, al Teatro Donizetti domenica 15 novembre alle ore 15.30. Nata nel 1827 come farsa in un atto per il Teatro Nuovo di Napoli, con dialoghi parlati e un ruolo in dialetto, l’opera su libretto di Domenico Gilardoni fu rivista da Donizetti per consentirne la circolazione oltre i confini partenopei, con i recitativi cantati al posto del parlato: il festival la propone nella nuova versione andata in scena al Teatro del Fondo di Napoli il 26 settembre 1831, nell’edizione critica curata da Roger Parker e Anders Wiklund per Casa Ricordi.
In un piccolo teatro di provincia una compagnia d’opera si riunisce per provare il melodramma serio della stagione di fiera: il libretto è adattato da un poetastro locale, la musica è di un maestro ancor più provinciale e i cantanti, poco più che amatori, pretendono di essere trattati come divi. Ne nasce un turbine di battibecchi tra primedonne, ripicche e capricci, con mariti invadenti e madri impiccione a rendere tutto ancora più esplosivo: una satira irresistibile del mondo teatrale, che non ha perso nulla della sua attualità.
Alla guida dell’Orchestra Donizetti Opera, con Hana Lee al fortepiano, torna Alberto Zanardi, applaudito al festival nel 2024 con Zoraida di Granata. La regia è di Silvia Paoli (nella foto a sinistra), di nuovo al Donizetti Opera otto anni dopo Enrico di Borgogna, con le scene di Eleonora De Leo, i costumi di Ilaria Ariemme, le luci di Fiammetta Baldiserri e le coreografie di Alessandra Bareggi.
A vestire i panni en travesti di Mamma Agata, il ruolo più celebre e comico dell’opera, sarà Paolo Bordogna, beniamino del pubblico bergamasco, che in prova e in scena farà da mentore agli allievi e alle allieve della Bottega Donizetti 2026, coordinata da Giulio Zappa: Giacomo Nanni (Procolo), Giovanni Accardi (Biscroma Strappaviscere), Veronica Prando (Luigia), Camilla Carol Farias (Pippetto) e Giulio Iermini (Cesare Salzapariglia). Completano il cast il soprano Elene Gvritishvili (Daria), il tenore Filip Filipović (Guglielmo), Mattia Venni (Impresario) e Omar Cepparolli (Direttore del palcoscenico), insieme al Coro dell’Accademia Teatro alla Scala.
Le convenienze ed inconvenienze teatrali debutta domenica 15 novembre alle ore 15.30, con repliche venerdì 20 novembre alle ore 20.00 – recita resa accessibile con facilitazioni e servizi rivolti in particolar modo alle persone sorde nell’ambito del progetto Donizetti Opera Pass – Accessibilità – e sabato 28 novembre alle ore 20.00 (anteprima under 30, giovedì 12 novembre alle ore 17.00).


DONIZETTI OFF

Mostre, prove aperte, conversazioni, concerti, visite guidate, spettacoli partecipati e colazioni in teatro: anche nel 2026 il Donizetti Opera non si esaurisce sul palcoscenico, ma abbraccia l’intera città di Bergamo con il Donizetti OFF, un calendario di oltre trentacinque appuntamenti, in gran parte gratuiti, che ha preso il via il 15 ottobre con l’inaugurazione della mostra diffusa dedicata a Gianandrea Gavazzeni. Dopo questo avvio, il programma accompagna il pubblico fino al 29 novembre, coinvolgendo il Teatro Donizetti, il Teatro Sociale, la Biblioteca Civica Angelo Mai, il museo Bergamo 900, la Basilica di Santa Maria Maggiore e la Casa Natale del compositore.
Filo rosso dell’edizione è la mostra diffusa Gianandrea Gavazzeni experience. Uomo del Novecento, curata da Tania Cefis e Clelia Epis con la collaborazione di Luca Loglio e Alessio Francesco Palmieri-Marinoni, allestita fino al 29 novembre tra il Donizetti Studio, il Teatro Donizetti, la Biblioteca Civica Angelo Mai e Bergamo 900, con una sezione speciale dedicata alla ricostruzione dei costumi delle prime assolute dell’Esule di Roma e di Alahor in Granata realizzate dalla Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze. Alla mostra si affiancano le visite guidate Scritti, lettere, fogli di musica e autografi del Maestro alla Biblioteca Angelo Mai (sabato 31 ottobre e venerdì 27 novembre) e Ritorno al ’900. Qualcosa è cambiato al museo Bergamo 900 (sabato 21 novembre).
L’omaggio culmina giovedì 19 novembre alle ore 20.30 al Teatro Donizetti con il Gala Gianandrea Gavazzeni. Il concerto, diretto da Riccardo Frizza, rende omaggio al Maestro con un ricco programma di sinfonie, arie e duetti tratti dai melodrammi che il direttore d’orchestra bergamasco ha frequentato nella sua lunga carriera. Si va da Rossini a Bellini, da Verdi fino a Cilea, Mascagni e Puccini. Immancabili le pagine donizettiane da Anna Bolena, La favorite e Lucrezia Borgia. A interpretarli i protagonisti dell’edizione 2026 del Donizetti Opera, il soprano Lidia Fridman, i tenori Filip Filipović e Dave Monaco e il baritono Roberto de Candia, con la partecipazione straordinaria del soprano Nicole Car. Sul palco l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala e la giovanissima clarinettista Teresa Fumagalli, vincitrice della borsa di studio “Victor de Sabata” conferita nell’ambito della rassegna A Gianandrea Gavazzeni. La musica, il gesto, la memoria. 1996-2026, che eseguirà la Fantasia su Rigoletto di Luigi Bassi.
Prosegue la serie Opera Unplugged, che dopo l’introduzione dei musicologi del Centro Studi Donizettiani apre le prove al pubblico e lo fa incontrare con i registi: sabato 31 ottobre è la volta di Alahor in Granata, con Livio Aragona, Edoardo Cavalli e Benedetto Sicca Papa, e domenica 8 novembre di L’esule di Roma, con Candida Mantica e Katharina Thoma. Le sei conversazioni di Opera Stories (giovedì 19, venerdì 20, sabato 21, giovedì 26, venerdì 27 e sabato 28 novembre) spaziano invece dal ricordo di Gavazzeni, attraverso filmati d’archivio, a Ennio Morricone e Boris Porena, dalle congiure della Roma di Tiberio alla musica sperimentale, fino al secondo volume dell’Epistolario donizettiano e alla figura di Donizetti direttore della musica.
Le domeniche del festival (15, 22 e 29 novembre) tornano The Donizetti Brunch: Donizetti Songs, i concerti matinée nel Ridotto Gavazzeni, realizzati in collaborazione con Opera Rara, in cui gli allievi e gli ex allievi della Bottega Donizetti, accompagnati al pianoforte da Giulio Zappa, presentano romanze donizettiane, anche inedite, prima del brunch nella panoramica Sala Eventi Allianz.
Ai giovani sono dedicati Virgin Opera Club (sabato 7 novembre), esperienza pensata per Gen Z e Millennial (dai 19 ai 40 anni circa) che si avvicinano all’opera per la prima volta, e le Anteprime Under30 dei tre titoli in cartellone (martedì 10 novembre L’esule di Roma, mercoledì 11 novembre Alahor in Granata e giovedì 12 novembre Le convenienze ed inconvenienze teatrali, tutte alle ore 17.00).
Per bambini e famiglie, ogni sabato pomeriggio del festival appuntamento con il cartellone Opera Family formato dalla visita interattiva Qui Maestro Gavazzeni (14 novembre), dallo spettacolo partecipato per i più piccoli Bacchette Magiche (21 novembre) e dalla nuova opera partecipata e accessibile Tornado Agata. Convenienze ed inconvenienze di una mamma all’opera (28 novembre). Per le domeniche del 15 e del 22 novembre tornano le esperienze laboratoriali e creative A colazione con Gaetano: musica, latte e fantasia! ospitati per questa edizione nelle sale storiche del Teatro Donizetti.
Grande novità di questa edizione è il percorso Donizetti Opera Pass – Accessibilità, realizzato con il supporto di Associazione Fedora. Il progetto prevede l’organizzazione di diverse attività di avvicinamento al teatro e alla musica dell’opera rivolte a tutte e tutti, con alcuni accorgimenti che favoriscono in particolare la partecipazione di persone sorde di tutte le età: dopo il laboratorio vibro-acustico Il corpo della musica del 24 ottobre scorso, il percorso prosegue venerdì 20 novembre con l’incontro introduttivo e la recita accessibile di Le convenienze ed inconvenienze teatrali, con servizi di interpretariato LIS, gilet vibranti, ListenWiFi e sopratitoli in italiano e in inglese, e sabato 28 novembre con un laboratorio per bambini e ragazzi e lo spettacolo accessibile Tornado Agata.
Il festival guarda, inoltre, al mondo dell’impresa con la serata Le convenienze e inconvenienze aziendali (mercoledì 25 novembre), organizzata in collaborazione con Confindustria Bergamo e Federmanager Bergamo, in cui l’incontro con l’imprenditore, umanista e scrittore Niccolò Branca precede lo spettacolo partecipato Guasta Diva. Come distruggere un’opera. Infine, domenica 29 novembre il Dies Natalis di Gaetano Donizetti viene celebrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore con la prima esecuzione in tempi moderni del Dixit, composizione autografa inedita per tre voci maschili a cappella, e con l’apertura della Casa Natale del compositore.



“MOSÈ RISORTO DALLE ACQUE” IN PRIMA ESECUZIONE MODERNA DOMENICA 1 NOVEMBRE PER "FERRARA MUSICA AL RIDOTTO"

 

Domenica 1° novembre alle 10.30, il foyer del Teatro Comunale di Ferrara ospita un appuntamento d'eccellenza della rassegna “Ferrara Musica al Ridotto”, frutto della collaborazione tra Ferrara Musica e il Conservatorio "G. Frescobaldi": un’unione d'intenti tesa in quest'occasione alla riscoperta e valorizzazione del patrimonio musicale del territorio, che presenta in prima esecuzione in tempi moderni Mosè risorto dall’acque, oratorio per cinque voci sole, oboe, archi e basso continuo composto da Giovanni Battista Bassani nel 1694.
Questo capolavoro torna oggi a risuonare per la prima volta in epoca contemporanea nella preziosa edizione critica curata da Nicola Badolato e pubblicata da Ut Orpheus nel 2024. Musicologo di rilievo internazionale, pianista e clavicembalista ferrarese formatosi tra l'Università di Bologna e la Yale University, Badolato unisce in questo lavoro un rigoroso studio filologico alla valorizzazione del patrimonio musicale barocco, offrendo un testo musicale che l'interpretazione odierna sa tradurre in viva teatralità sonora.
L’importante progetto, che testimonia il vitale sodalizio formativo e artistico tra Ferrara Musica e il Conservatorio “Frescobaldi”, si avvale della preparazione curata sul campo da due tra le eccellenze didattiche dell'istituto: l'allestimento e la preparazione della compagnia di canto vedono infatti la preziosa guida di Marina De Liso (nella foto a destra), docente di Canto Rinascimentale e Barocco oltre che interprete del ruolo della Madre di Mosè, affiancata da Luca Giardini (nella foto in basso a sinistra), docente di Violino Barocco, raffinato violinista e specialista della prassi esecutiva storica formatosi tra Milano e Lugano, che guida l'esecuzione nel ruolo di Maestro di Concerto.
L'oratorio prende vita grazie alla partecipazione di un cast vocale di primo piano composto da Anna Rigotti (Figlia di Faraone), Rolando Moro (Faraone), Marco Ciatto (Consigliero di Faraone), Carlo Prampolini (Israelita), Marina De Liso (Madre di Mosè) e Sara Galli (Una damigella); lo strumentale è realizzato con Priska Comploi (oboe barocco), Doralice Minghetti (clavicembalo) e a un ensemble di archi formato da Roberta Scabbia, Elisa Facchini, Alexander Pastuszinsky, Gabriella Danko, Luca Faraci, Simone Laghi, Andrea Burigana, Kahila Franchini Suarez e Stefano Galassi.
L’ingresso senza prenotazione (fino ad esaurimento posti) è al prezzo di 3 euro (intero) e 1 euro, ridotto per gli under 20. 

IUC: 3 NOVEMBRE - AU REVOIR con Luca Piccini e Fabio Venturi

 

Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
82ª Stagione 2026 | 2027
 Martedì 3 novembre 2026 ore 20.30 | Aula Magna Sapienza Università di Roma

AU REVOIR
LUCA PINCINI violoncello/elettronica
FABIO VENTURI regia del suono

Michiru Ōshima (1961-)
The Space Between (da G.O.M.P.)
Philip Glass (1937-)
Songs and Poems (da G.O.M.P.)
Luca Pincini (1965-)
Fragmenta of Mission (da ABSOLUTELY… ENNIO MORRICONE II)
Ennio Morricone (1928-2020)
Proibito (da ABSOLUTELY… ENNIO MORRICONE I)
Stefano Mainetti (1957-)
Rendering Revolution (da ALONG TIME)
Luca Pincini - Valerio Calisse (1973-)
Keep following (da THE FLOW)
Size it (da THE FLOW)
Luca Pincini - Michele Baldi (1988-)
3D (da URBE3D)
Guidato da amore celeste (da LUMI)
The Canon (da MOTHER MUSIC)
 

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La contemporaneità attraversa l'intera stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti in piena continuità con una vocazione che appartiene alla sua storia fin dalla fondazione. In questo solco si inserisce, il 3 novembre, alle 20,30 in Aula Magna, la prima esecuzione alla IUC di Au Revoir, progetto di Luca Pincini per violoncello ed elettronica, con la regia del suono di Fabio Venturi.
Un percorso poetico che intreccia suono acustico ed elettronica, memoria e trasformazione, facendo dialogare in un'unica trama pagine di Michiru Ōshima (nella foto a sinistra), Philip Glass, Ennio Morricone, Stefano Mainetti, dello stesso Luca Pincini e di altri autori: una riflessione sul tempo, sul ricordo e sul congedo, in cui il violoncello si fa voce narrante e l'elettronica ne dilata e trasfigura il canto. Accanto ai nomi di Philip Glass ed Ennio Morricone, così familiari al pubblico della IUC, il progetto porta all'Aula Magna le voci di autori meno consueti per il pubblico della musica da concerto, ma di grande rilievo nei rispettivi percorsi artistici. 
Anche la presenza di Luca Pincini, tra i violoncellisti più sensibili e versatili della scena contemporanea e di Fabio Venturi, tra i massimi sound engineer italiani e tra le figure di riferimento anche a livello internazionale nella progettazione e nella regia del suono, sottolinea la natura profondamente interdisciplinare e contemporanea del progetto. 
Concepito come un arco narrativo per violoncello solo - racconta Luca Pincini - il programma esplora lo spazio tra gesto e silenzio, dove prendono forma memoria, attesa e congedo. Dal lirismo interiore alla luminosità sospesa, dalla ricerca sperimentale all’introspezione più intima, dall’essenza del suono acustico alle più elaborate trasformazioni elettroniche, ogni brano rivela una diversa sfaccettatura del corpo espressivo dello strumento. Colore, ritmo e risonanza ampliano i confini del violoncello, facendone un luogo di ascolto e metamorfosi. Le opere si susseguono come tappe di un unico percorso sonoro, in cui presenza e distanza, materia e memoria, si riflettono e si trasformano continuamente. Ne emerge una meditazione sul suono, sul tempo e sui fragili spazi che collegano ciò che resta a ciò che si allontana, ciò che ricordiamo a ciò che continuiamo ad attendere. 
Dopo aver cominciato da bambino l'approccio alla musica, Luca Pincini (nella foto a destra) ha studiato violoncello con insegnanti quali Rocco Filippini, Franco Maggio Ormezowsky, Misha Maisky. Si è diplomato con il massimo dei voti e la lode e si e perfezionato presso la Accademia di Santa Cecilia di Roma e l’Accademia Chigiana di Siena. Giovanissimo, ha vinto il Primo Premio al Concorso “L.Perosi” di Biella ed alla Rassegna Città di Vittorio Veneto. Successivamente, vincendo altri concorsi internazionali, ha avviato una brillante carriera come Primo Violoncello in prestigiose orchestre italiane, suonando da stabile ed in collaborazioni con Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Regio di Torino, Teatro la Fenice di Venezia, Maggio Musicale di Firenze, Teatro dell’Opera di Roma, Sinfonica di Torino della Rai, Sinfonica Nazionale della Rai. Contemporaneamente ha sviluppato una notevole attività concertistica, presso importanti Istituzioni d' Europa, U.S.A., Sud America, Ex Unione Sovietica, Nord Africa, Giappone, Corea, Cina. Dedito ai più vari stili, ha interpretato dalle musiche degli autori più tradizionali fino a quelle di oggi, spesso fatte di sperimentazioni e contaminazioni di vario genere. E' lui stesso autore di originali composizioni. Noto il sodalizio con la pianista Gilda Butta, con la quale si esibisce nel più sconfinato repertorio, che ospita compositori di ogni cultura. Ha collaborato assiduamente, per decenni, in qualità di solista, con Ennio Morricone, con il quale ha registrato per le più grandi produzioni del Cinema ed effettuato concerti in tutto il mondo. Lo stesso compositore gli ha dedicato “Monodia per violoncello solo”. Sempre come solista, è stato attivo anche con altri musicisti, con i quali ha eseguito centinaia di colonne sonore. Tra loro, Luis Bacalov, Paolo Buonvino, Pino Donaggio, Franco Piersanti, Nicola Piovani, Armando Trovajoli, Rachel Portman, Alexandre Desplat, Alberto Iglesias. Alcuni films, nei quali e stato interprete come solista, sono: “Il Fantasma dell' Opera”, “Il Papa Buono”, “Canone Inverso”, “Perlasca”, “Vatel”, “La Sconosciuta”, “La Migliore Offerta”, “Il Cielo Cade”, “Les Enfants du Siècle”, “Almost America”, “Preferisco il rumore del mare”, “La parola amore esiste”, “Il Commissario Montalbano”, “Il Caimano”, “Io e te”, “Il manoscritto del Principe”, “Aldo Moro – Il Presidente”, “Padre Pio”, “Il giovane Casanova”, “L'ultimo bacio”, “Io e Napoleone”, “Ricordati di me”, “Piazza delle cinque lune”, “Caos calmo”, “Cemento armato”, “Banana”, “Padri e figlie”, “I Medici”, “The Tale of Tales”, “The Young Pope”, “Figli”, “The Return”, “Succederà questa notte” e… molti altri. Numerose le sue partecipazioni nel mondo della pop music, con cantanti come Luca Barbarossa, Carmen Consoli, Elisa, Jovanotti, Patti Pravo, Renato Zero, Mina. Ha registrato per Sony, Decca, Warner, Meg Italy, Cam, Image Music, Heristal, U07, Almendra Music, Limen, Da Vinci. Tra i titoli di CD publicati ci sono “Two Skies”, “CLATAJA”, “Composers” (in tre volumi), “Absolutely Ennio Morricone”, “Playing George Gershwin”, “4 Italian Oscars”, “Requiem for a solo cello”, “L'ovvio romantico”, “2XTrio”, “XIXPopDanceXX”, “Our Christmas Carols”, “Absolutely... Ennio Morricone” Volumi I e II, “Cello & Piano Resonances”. All’occasione compone colonne sonore, musiche di scena, brani in vario stile. Alcuni esempi sono “Andando via”, “Cenere”, “Trilogia anni '20”, “The Flow”, “Mystic Cello”, “LUMI”, “Urbe3D”. Insegna Violoncello al Conservatorio Statale di Musica “Ottorino Respighi” di Latina. 
Fabio Venturi (nella foto a sinistra), diplomato in Flauto presso il conservatorio “Luigi Boccherini” di Lucca, svolge la sua attività professionale nel settore della registrazione di musica sinfonica e cameristica ed anche nella regia del suono di concerti e spettacoli teatrali.
Ha registrato, missato e editato le musiche di 3 film vincitori del premio Oscar come migliore colonna sonora: Il Postino (regia di Massimo Troisi, musica di Luis Bacalov), La vita è bella (regia di Roberto Benigni, musica di Nicola Piovani), Hateful Eight (regia di Quentin Tarantino, musica di Ennio Morricone). 
Ha vinto il David di Donatello nella categoria miglior suono per il film “Ennio” di Giuseppe Tornatore.
Ha seguito il M° Ennio Morricone nella sua attività di registrazione e di concerti dal vivo, sempre nel ruolo di responsabile per la regia audio nei suoi ultimi 30 anni di attività. 
Tra le sue collaborazioni conta, oltre a quella con Ennio Morricone, anche con Riccardo Chailly, Nicola Piovani, Yo-Yo Ma, Luis Bacalov, Antonio Pappano, Valerij Gergiev, Zubin Metha, Orchestra Filarmonica della Scala, Orchestra del teatro alla Scala, Orchestra e coro del teatro “La Fenice” di Venezia, Accademia e coro dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, Orchestra e coro del teatro Carlo Felice di Genova, Orchestra e coro del Teatro Lirico di Cagliari, Czech National Symphony orchestra di Praga, Orchestra del teatro Mariinsky di San Pietroburgo, Orchestra Sinfonica della RAI di Torino.
Insegna Informatica musicale nel conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, dove è tra i fondatori della MLoRK (Milano Laptop Orchestra).


Musiche dal Settecento a oggi con il pianista Alfonso Alberti sabato 7 novembre alla Camera del Lavoro di Milano

 

ATELIER MUSICALE, XXXII EDIZIONE
SABATO 7 NOVEMBRE 2026, ORE 17.30
CAMERA DEL LAVORO DI MILANO

Alfonso Alberti - As Time Goes By - Musiche dal Settecento a oggi
Alfonso Alberti (pianoforte)

F. Chopin: Variazioni op. 2 su Là ci darem la mano
(estratto: Tema/Variazione I/Variazione V/Finale);
R. Andreoni: E noi che di notte vegliammo
Quattro miniature notturne à la mémoire de F. Chopin
(1. Sogno di mille e una notte santa d’estate; 2. A che tante facelle? 3. Notturno locale; 4.
Passacaglia dell’Innominato);
A. Diabelli: Valzer;
F. Schubert: Variazione su un valzer di Diabelli;
Arciduca Rodolfo d’Asburgo: Variazione su un valzer di Diabelli;
M. Di Bari: Premier cristal d’après Beethoven;
L. Van Beethoven: Variazione XX su un valzer di Diabelli;
J. S. Bach/ F. Busoni: Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ;
P. Castaldi: Tod und - Résurrection;
R. Schumann: Sonata op. 14
Versione originaria in 5 movimenti del febbraio 1836
(finale originario completato da Alessandro Solbiati, 2026).

Introduce Maurizio Franco.

Torna all’Atelier Musicale, la rassegna in bilico tra jazz, classica e contemporanea organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio, un pianista e uno studioso del calibro di Alfonso Alberti, che sabato 7 novembre proporrà alla Camera del Lavoro di Milano un concerto di assoluta originalità, intitolato As Time Goes By, come la famosa canzone divenuta popolarissima grazie al film Casablanca (inizio live ore 17.30, ingresso 10 euro con tessera associativa).
Il programma dell’esibizione di Alberti è costruito attraverso intrecci e rimandi che ripercorrono quasi trecento anni di storia della musica, facendo dialogare tra loro Mozart e Bach con autori che dall’Ottocento giungono ai giorni nostri. L’emozionante percorso comincia e finisce con l’aria mozartiana Là ci darem la mano, dal Don Giovanni, fulcro della pagina di Chopin e del finale perduto della Sonata di Schumann, qui completata da Alessandro Solbiati. Un famoso corale bachiano (Ich ruf zu Dir, Herr Jesu Christ) è invece presentato nella riscrittura di Busoni, mentre il celeberrimo Valzer di Diabelli diventa lo spunto per il gioco di variazioni di Schubert, dell’Arciduca Rodolfo D’Asburgo e, ovviamente, di Beethoven, di cui viene scelta la Variazione XX, la più enigmatica delle 33 scritte dal Titano di Bonn, alla cui Sonata n.110 si ispira poi Paolo Castaldi nella bellissima composizione in repertorio (Tod und - Résurrection).
Anche il compianto Marco Di Bari (Premier cristal d’après Beethoven) entra magistralmente nel mondo di Diabelli attraverso il filtro di Beethoven, mentre il valzer originale e le varianti di Schubert e addirittura dell’Arciduca Rodolfo offrono un quadro singolare, quanto raramente proposto, della eterogeneità tra la pagina diabelliana e il modo di affrontarla da parte di autori molti diversi tra loro.
Infine, a completare il cerchio di intrecci e relazioni, Roberto Andreoni (E noi che di notte vegliammo) guarda con acume al mondo di Chopin e il già citato Solbiati entra con il cesello in quello di Schumann.

Pianista, scrittore e divulgatore (pubblica libri per gli editori LIM e L’Epos e cura edizioni musicali per Ricordi e Durand), Alfonso Alberti ha da tempo sviluppato una forma di “concerto dialogato” con cui mette il pubblico di fronte ai caratteri mutevoli del repertorio pianistico, offrendo chiavi di lettura sempre nuove. Come concertista, ha suonato in contesti quali la Konzerthaus di Vienna, il Lacma di Los Angeles, la Sala Verdi del Conservatorio di Milano, la Cappella Paolina del Quirinale, il Teatro Bibiena di Mantova e la Tonhalle Düsseldorf. Fra i direttori con cui ha collaborato si ricordano Philippe Béran, Tito Ceccherini, Gustav Kuhn, Yoichi Sugiyama, Arturo Tamayo e Pierre- André Valade. Alberti ha pubblicato più di venti dischi solistici o cameristici e collabora regolarmente con la web-tv Limenmusic. Convinto sostenitore delle musiche del presente, gli sono state affidate più di cento prime esecuzioni assolute. Intensa è anche la sua attività cameristica ed è membro stabile dell’Ensemble Prometeo.

foto© Fabiana Toppia Nervi