martedì 3 novembre 2026

GOG: al Carlo Felice il 9 novembre dialogo "inglese" fra arpa, violino e orchestra

 

Arpa solista in dialogo continuo con violino e orchestra, in un flusso spazio-temporale, squisitamente europeo, che si allarga dal Rinascimento inglese al tardo Romanticismo russo, facendo tappa nella Francia napoleonica.
Quattro autori - Georg Friedrich Handel, John Dowland, François-Adrien Boieldieu e Petr Cajkovskij, a incorniciare il ritorno, dopo ben otto anni, del virtuoso arpista Xavier De Maistre (nella foto in alto), che unirà le forze il prossimo lunedì, 9 novembre, al Teatro Carlo Felice, con Festival Strings Lucerne alla direzione del violinista Daniel Dodds.
Cuore geografico della serata sarà l'Inghilterra tra Cinque e Settecento, una "location" scelta dagli interpreti per esplorare le possibilità espressive dell'arpa barocca e classica. A fare la parte del "leone" sarà la musica di Handel: l'arpa di Xavier De Maistre comparirà nella trascrizione arpistico-orchestrale del Concerto per organo op. 4 n. 5 e nel Concerto per arpa op. 4 n. 6, pagine introdotte dalla Sinfonia da Salomone, sempre per la firma del Maestro sassone trapiantato oltremanica. Dall'anima ancora inglese sarà Flow, my Tears di John Downland, una delle canzoni più celebri di tutto il Seicento.
Abbandonata l'isola, il viaggio punterà al Vecchio Continente, prima nella Francia di Napoleone, con le atmosfere settecentesco-operistiche del Concerto per arpa in do maggiore di Boieldieu, e quindi nel grandioso epilogo sinfonico della Serenata per archi in do maggiore di Cajkovskij.  


Festival Strings Lucerne, fondato nel 1956 da Wolfgang Schneiderhan e Rudolf Baumgartner come ensemble d'archi con clavicembalo, è annoverata tra le principali formazioni da camera d'Europa, con un ampio repertorio che, da alcuni anni, viene eseguito rigorosamente senza direttore. Dal 2012 la direzione artistica è affidata a Daniel Dodds.
Nel ruolo di Direttore Artistico della Festival Strings Lucerne, Daniel Dodds (nella foto a destra) coniuga il caldo suono espressivo dell’ensemble con un raffinatissimo senso dello stile e del tempo musicale. Suona lo Stradivari ex Hammerle - ex Baumgartner del 1717, in prestito dalla Fondazione Festival Strings Lucerne.
Xavier De Maistre è uno dei più importanti arpisti della scena internazionale contemporanea. Ha commissionato nuove opere a numerosi compositori e realizzato trascrizioni di importanti pagine del repertorio strumentale. Nel 1998 ha vinto il Primo Premio alla USA International Harp Competition, diventando nello stesso anno il primo musicista francese ammesso ai Wiener Philharmoniker. Dal 2001 insegna alla Hochschule fur Musik und Theater Hamburg. Suona un’arpa Lyon & Healy.
Il concerto sarà introdotto, alle 19:30, nella Sala Paganini, dal Direttore Artistico Pietro Borgonovo.


LA STAR DEL VIOLINO PAVEL ŠPORCL NEL CONCERTO DI JOHN ADAMS PER RAI NUOVAMUSICA

 

Nel corso della sua carriera è riuscito ad avvicinare alla grande musica un pubblico vastissimo, sia attraverso uno show televisivo di grande successo sia grazie al suo stile fuori dagli schemi. Ha venduto più di 250.000 cd, conquistando diversi dischi di platino. Riconosciuto per il suo celebre “violino blu” firmato Jan Špidlen, ha una brillante carriera internazionale nella quale spazia dall’esplorazione filologica del repertorio canonico fino alla musica contemporanea includendo progetti crossover tra pop, rock e musica gitana. È Pavel Šporcl (nella foto in alto), tra i più celebri e carismatici virtuosi della scuola violinistica ceca contemporanea, formatosi sotto la guida di Václav Snítil e Itzhak Perlman, protagonista del primo concerto di Rai NuovaMusica, la consueta rassegna dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dedicata alla musica contemporanea, distribuita nel corso della Stagione 2026/2027 con quattro concerti sinfonici in serata unica. La prima serata del ciclo è in programma giovedì 5 novembre alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini”, con trasmissione in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. 
Sul podio è impegnato Robert Trevino, già Direttore ospite principale dell’Orchestra Rai come anche Direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca e Consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö. Dalla stagione 2026/2027 Trevino è Direttore principale della George Enescu Philharmonic. Di origini messicane, è cresciuto a Fort Worth, in Texas, e si è imposto all’attenzione internazionale al Teatro Bol’šoj di Mosca nel 2013, sostituendo Vassily Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi. Da allora è invitato regolarmente dalle orchestre prestigiose in Europa e America.
Il programma si apre con Ludwigs Zorn
 (Ipervariazione sul Rondò a capriccio op. 129 di Ludwig van Beethoven) per grande orchestra di Stefano Pierini (1971 - nella foto a destra), che descrive così il brano: «L’immagine di un enorme carillon che, a partire da una esposizione più fedele del testo originale mano amano si allontana, deraglia, delira e alla fine si inceppa definitivamente, è quella che mi ha guidato nella concezione del lavoro. La composizione è nata nel contesto delle celebrazioni del 250° anniversario beethoveniano del 2020, per le quali l’Orchestra della Rai me l’ha commissionata. Viene riproposta ora all’approssimarsi di una nuova ricorrenza: i 200 anni della morte di Beethoven nel 2027».
Segue uno dei brani più celebri del grande compositore statunitense John Adams (1947 - nella foto a sinistra): il suo Concerto per violino composto nel 1993, che ha vinto il prestigioso Premio Grawemeyer nel 1995. È stato commissionato congiuntamente da tre grandi orchestre – Minnesota Orchestra, London Symphony Orchestra e San Francisco Symphony – per la violinista Jorja Fleezanis. L’opera è celebre per il virtuosismo ininterrotto che richiede al solista, culminando nella suggestiva Chaconne centrale e nel frenetico movimento finale Toccare. A interpretarlo in veste di solista è chiamato Pavel Šporcl, che sarà protagonista – come violinista e concertatore – anche del concerto della stagione da camera dell’Orchestra Rai in programma domenica 8 novembre alle 10.30, sempre all’Auditorium Rai di Torino. 
Nella seconda parte della serata è in programma la prima esecuzione italiana di Hondar per orchestra del compositore franco-spagnolo Ramon Lazkano (1968 - nella foto a destra), scritto nel 2016 su commissione del Festival Printemps des Arts di Monte Carlo. Hondar in lingua basca significa sia “sabbia” sia “resti”. Così lo descrive il compositore: «È un frammento d’orchestra che riscrive, come tentativo di tangibilità, la proiezione di un suono sognato, quindi immerso ed incapsulato. Alla fine, di Hondar rimane la contemplazione di un rumore di fondo che culla e consola».
La serata si conclude con un altro brano di John Adams: il travolgente Short Ride in a Fast Machine per orchestra, composto nel 1986 e considerato uno dei capolavori assoluti della musica minimalista americana. Fu commissionato dal direttore d’orchestra Edo de Waart per la Great Mountain Music Festival Society e scritto specificamente per essere eseguito dalla Pittsburgh Symphony Orchestra.

Doppio debutto per il finale di Stagione Filarmonica della Scala: il finlandese Santtu-Matias Rouvali e la violinista sudcoreana Bomsori

 

La stagione di concerti 2026 della Filarmonica della Scala si chiude lunedì 9 novembre alle ore 20 al Teatro alla Scala con il concerto diretto da Santtu-Matias Rouvali (nella foto in alto, di Marco Borggreve), che per il suo debutto sceglie la Sinfonia n. 1 in mi minore op. 39 di Jean Sibelius. Per la prima volta al Piermarini anche la violinista sudcoreana Bomsori, interprete del Concerto n. 2 in re minore per violino e orchestra op. 22 di Henryk Wieniawski.
«La prima sinfonia è sempre la più emozionante perché Sibelius aveva trent’anni e aveva voglia di provare un po’ tutto. Non viene eseguita spesso, ma è piena di immaginazione», racconta Santtu-Matias Rouvali, tra i più richiesti direttori della nuova generazione, Direttore Principale della Philharmonia Orchestra di Londra e Direttore Emerito della Tampere Philharmonic Orchestra. Dopo otto anni alla guida della Gothenburg Symphony Orchestra, con cui ha realizzato un apprezzato ciclo discografico dedicato proprio a Sibelius per Alpha Classics, Rouvali è regolarmente ospite delle maggiori compagini internazionali, dalla New York Philharmonic alla Cleveland Orchestra, dal Concertgebouw di Amsterdam al Gewandhaus di Lipsia. Alla cura interpretativa affianca una particolare attenzione al rapporto umano con i musicisti: «Bisogna diventare degli psicologi, tutto ha a che fare con il carattere», ha dichiarato in occasione della sua nomina alla guida della Philharmonia.
Bomsori (nella foto a sinistra), tra le più entusiasmanti violiniste di oggi e prima sudcoreana a firmare un accordo in esclusiva con Deutsche Grammophon, affronta il raro Concerto n. 2 di Henryk Wieniawski, composto nel 1862 ed eseguito per la prima volta a San Pietroburgo il 27 novembre dello stesso anno. Pagina tra le più significative del repertorio romantico per violino, il Concerto unisce virtuosismo e intensità lirica. Come osserva Alessandro Zignani nelle note di sala «un sottile legame unisce il Concerto di Wieniawski alla Prima Sinfonia di Sibelius: in entrambe le opere il ritorno e la trasformazione dei temi danno vita a una concezione ciclica della forma, espressione dell’ideale romantico di una natura in perpetua rigenerazione. Nel Concerto, in particolare, la grande melodia lirica del primo movimento riaffiora nel Finale, mentre il virtuosismo del violino, tra colpi d’arco e passaggi di grande brillantezza, si fa veicolo di un’espressività che va oltre la pura esibizione tecnica».
Vincitrice di numerosi riconoscimenti nei più prestigiosi concorsi internazionali, tra cui il Čajkovskij, il Queen Elisabeth, il Sibelius e lo stesso Wieniawski, Bomsori si esibisce regolarmente con orchestre come la New York Philharmonic, la Los Angeles Philharmonic e la Philharmonia Orchestra.

lunedì 2 novembre 2026

Tosca di Poda, il Regio di Torino protagonista in Kazakistan

 

Il capolavoro di Giacomo Puccini, Tosca, nella visionaria lettura di Stefano Poda, ha debuttato il 30 e 31 ottobre sul palcoscenico dell’Abay Kazakh National Opera and Ballet Theatre di Almaty, portando in Kazakistan uno degli allestimenti più significativi della recente produzione del Teatro Regio di Torino. Lo spettacolo, nato dalla coproduzione tra i due teatri e presentato per la prima volta a Torino lo scorso giugno, ha segnato un importante successo artistico e un nuovo capitolo nella collaborazione culturale tra Italia e Kazakistan.
 

A rendere possibile il progetto è stata la stretta sinergia tra l’Ambasciata d’Italia in Kazakistan e l’Istituto Italiano di Cultura di Almaty, diretto da Edoardo Crisafulli, che hanno sostenuto e accompagnato la collaborazione fin dalle sue prime fasi, svolgendo un ruolo decisivo nel coordinamento e nella realizzazione dell’iniziativa. La produzione rappresenta un passaggio significativo nel percorso di apertura internazionale del Teatro Abay, fondato nel 1934 e punto di riferimento storico della tradizione lirica kazaka, che individua nell’Italia un interlocutore privilegiato per lo sviluppo di nuove progettualità artistiche. Una collaborazione che supera i confini del singolo spettacolo e pone le basi per un rapporto strutturato tra le due istituzioni, con prospettive di scambio e crescita capaci di estendersi all’intera area dell’Asia centrale.
 

Stefano Poda, autore di regia, scene, costumi, luci e coreografia, concepisce Tosca come una grande installazione contemporanea, in cui la monumentalità della Roma storica dialoga con le nuove tecnologie, dando vita a una riflessione universale sul potere, sulla libertà e sulla dignità umana. La coproduzione conferma il profondo legame artistico tra Stefano Poda e il Teatro Regio, sul cui palcoscenico il regista ha realizzato alcune delle creazioni più importanti del proprio percorso internazionale: da Thaïs (2008) a Leggenda (2011), da Faust (2015) a Turandot (2018), fino a La Juive di Halévy, insignita del Premio Abbiati 2023. Un sodalizio che ha contribuito ad arricchire il percorso artistico del Teatro Regio e che, con Tosca, trova una nuova dimensione internazionale.
 

«Con questa Tosca – dichiara Antonello De Riu, Ambasciatore d’Italia in Kazakistan (al centro nella foto) – abbiamo voluto dimostrare che la cultura italiana non è soltanto un patrimonio straordinario da custodire, ma una realtà viva, contemporanea, capace di innovare e di dialogare con il futuro. L’incontro tra il Teatro Regio di Torino e il Teatro Abay è il risultato di un percorso che l’Ambasciata e l’Istituto Italiano di Cultura di Almaty hanno costruito con convinzione, nella consapevolezza che la diplomazia culturale può generare opportunità concrete di collaborazione, scambio di competenze e crescita professionale. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo  nel promuovere iniziative artistiche originali e di respiro internazionale, capaci di rafforzare i legami tra i nostri Paesi e, insieme, di contribuire allo sviluppo del patrimonio di conoscenze e delle professionalità locali. La grande tradizione lirica italiana incontra così quella kazaka, dando vita non soltanto a uno spettacolo, ma a nuove prospettive di collaborazione».
 

«Siamo particolarmente felici che questa produzione di Tosca abbia incontrato il pubblico di Almaty – dichiara Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio (nella foto) – perché rappresenta in modo esemplare due aspetti fondamentali della nostra identità: la volontà di sostenere progetti artistici di grande originalità e l’impegno a costruire relazioni internazionali solide, fondate sulla condivisione di visioni e competenze. Il rapporto con Stefano Poda è parte della storia recente del Teatro Regio: sul nostro palcoscenico ha dato vita ad alcuni dei suoi spettacoli più importanti, culminati nel riconoscimento del Premio Abbiati per La Juive. Siamo orgogliosi che questa nuova creazione possa vivere anche attraverso l’incontro con un’altra grande istituzione lirica. La collaborazione con il Teatro Abay, resa possibile grazie al prezioso impegno dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Almaty, è per noi un investimento nel futuro: desideriamo che questo primo importante progetto sia l’inizio di un dialogo continuativo, capace di favorire la circolazione delle idee, degli artisti e delle competenze e di creare nuove occasioni di crescita reciproca».
 

L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di diplomazia culturale promossa dall’Ambasciata d’Italia in Kazakistan, che negli ultimi anni ha scelto di valorizzare la creatività contemporanea italiana attraverso progetti capaci di coniugare eccellenza artistica, innovazione e collaborazione con le istituzioni locali. In questa prospettiva, il teatro d’opera diventa non soltanto un luogo di incontro tra tradizioni culturali, ma anche uno spazio di formazione, confronto professionale e trasferimento di conoscenze. Il successo delle due rappresentazioni di Almaty testimonia la vitalità dell’opera italiana e la sua capacità di rinnovarsi nel dialogo con culture e pubblici diversi, aprendo nuove possibilità di cooperazione artistica e istituzionale tra Italia e Kazakistan.


“PIÙ PIANO, PIÙ FORTE”: I POMERIGGI MUSICALI REGALANO A MILANO UNA GIORNATA DI FESTA CON UNDICI CONCERTI GRATUITI

 

Una giornata di festa aperta a tutta la città, undici concerti gratuiti, due nuovi pianoforti e tanti artisti per raccontare, attraverso la musica, la storia e l’identità dei Pomeriggi Musicali. Domenica 8 novembre, dalle ore 10 alle 21.30, il Teatro Dal Verme di Milano ospita “Più piano, più forte”, un open day che celebra l’arrivo di due nuovi strumenti destinati ad arricchire la dotazione della Fondazione: uno Steinway & Sons D-274, gran coda da concerto che sarà collocato nella Sala Grande, e uno Shigeru Kawai SK-7, destinato alla Sala Piccola.
Una vera festa della musica per immergersi in un solo giorno in un programma che attraversa oltre tre secoli di repertorio, da Bach e Mozart fino al jazz, alla musica per il cinema e alle nuove espressioni della creatività contemporanea. Protagonisti saranno pianisti di fama internazionale come Louis Lortie ed Enrico Pieranunzi, artisti già legati alla programmazione dei Pomeriggi come Dardust e Davide Cabassi, accanto ad Alessandro Stella e a giovani interpreti come Alexander Kashpurin e Arsenii Moon.
 

La presentazione dei due pianoforti rappresenta un ulteriore investimento della Fondazione nella qualità della propria attività musicale e nell’accoglienza degli artisti. Negli ultimi anni il Teatro Dal Verme è stato interessato da una serie di interventi che hanno riguardato l’efficientamento energetico, il restauro delle poltrone della Sala Grande, il miglioramento dell'acustica, il ripristino della Sala Piccola e il rinnovamento degli spazi di accoglienza. L’acquisto dei nuovi strumenti prosegue questo percorso di attenzione alla casa musicale dei Pomeriggi e alle condizioni nelle quali interpreti e pubblico possono condividere l’esperienza del concerto.


La giornata restituisce anche un’immagine della particolare identità dell’Orchestra, che fin dalla fondazione, nel novembre 1945, ha affiancato il grande repertorio alla musica del proprio tempo, favorendo l’incontro tra artisti affermati e nuove generazioni. Un rapporto che si costruisce attraverso collaborazioni continuative e progetti originali, come quelli che coinvolgono oggi Louis Lortie, protagonista insieme ad Alexander Lonquich dell'integrale biennale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, e Dardust, compositore e pianista con il quale i Pomeriggi hanno avviato un percorso di ricerca tra linguaggi classici e contemporanei.


L’open day si apre alle ore 10 nella Sala Grande con l’inaugurazione dello Steinway & Sons D-274, affidata a Louis Lortie, che dirige dalla tastiera l'Orchestra I Pomeriggi Musicali nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 24 in Do minore K491 di Mozart. Una delle pagine più intense del compositore salisburghese, scelta per presentare le possibilità espressive del nuovo strumento nel dialogo con l’orchestra.
Alle ore 11, nella Sala Piccola, viene inaugurato lo Shigeru Kawai SK-7 con il pianista Alexander Kashpurin, impegnato nell’integrale delle quattro Ballate, uno dei vertici del pianismo romantico.
Si torna alle ore 12 nella Sala Grande per Doubleplay, un programma nel quale Enrico Pieranunzi e Alessandro Stella dialogano a due pianoforti attraverso la Triosonata BWV529 di Johann Sebastian Bach e la Sonata K545 di Mozart, esplorando le possibilità di intreccio e trasformazione offerte dalle due tastiere.


Alle ore 14, nella Sala Piccola, Enrico Pieranunzi torna protagonista con Pieranunzi plays Morricone, un omaggio alle musiche di Ennio Morricone attraverso arrangiamenti originali di temi cinematografici, da C’era una volta in America a Nuovo Cinema Paradiso. Il pianoforte rilegge queste melodie, ormai parte della memoria collettiva, attraverso la sensibilità jazzistica e improvvisativa dell'interprete.
Alle ore 15, nella Sala Grande, il giovane pianista Arsenii Moon presenta Imagination in Black and White, un percorso che accosta Debussy, Satie, Scarlatti e Skrjabin. Dalle suggestioni timbriche francesi alla scrittura virtuosistica e alle tensioni armoniche del primo Novecento, il programma mette in evidenza le differenti possibilità espressive del pianoforte.


Alle ore 16, nella Sala Piccola, è la volta di Davide Cabassi con From Dusk till Dawn, un itinerario che collega la Sonata op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” di Beethoven ai Gesänge der Frühe op. 133 di Schumann, fino a Keith Jarrett con My Wild Irish Rose e Over the Rainbow. Un attraversamento di epoche e linguaggi accomunati da una particolare dimensione intima e poetica.
Alle ore 17, nella Sala Grande, Alexander Kashpurin torna sul palcoscenico con The Twilight of Russian Romanticism, dedicato al tardo Romanticismo russo. In programma pagine di Rachmaninov, Medtner e Čajkovskij, quest'ultimo nella trascrizione pianistica di Mikhail Pletnëv dell’Andante maestoso dallo Schiaccianoci.


Alle ore 18, nella Sala Piccola, il primo dei due appuntamenti con Dardust, Dardust unplugged: from the outskirts…, è riservato agli Under30. Il pianista e compositore propone un incontro ravvicinato con il proprio universo musicale, riportando al pianoforte le melodie, le armonie e le pulsazioni che sono alla base delle sue composizioni.
Alle ore 19, nella Sala Grande, Louis Lortie torna alla tastiera con Variations from Bach to Berio, un programma che attraversa tre secoli di storia musicale attraverso il principio della variazione. Dall’Aria delle Variazioni Goldberg di Bach alle Blanca Variations di Thomas Adès, dalle Variations sérieuses di Mendelssohn alle Cinque variazioni di Berio, fino alle Variazioni “Eroica” op. 35 di Beethoven.
Alle ore 20.45, nella Sala Grande, Dardust presenta Dardust unplugged: …to the universe, secondo appuntamento a lui dedicato. Privata della componente elettronica e spettacolare, la sua musica rivela la centralità della scrittura pianistica, delle strutture armoniche e dell'invenzione melodica, in un percorso che mette in relazione formazione classica, sensibilità cinematografica e cultura pop.
A concludere la festa, alle ore 21.30 nella Sala Piccola, sarà Enrico Pieranunzi con Pieranunzi Unlimited, affiancato da Carlo Bavetta al contrabbasso e Mauro Beggio alla batteria. Un concerto in trio che attraversa le musiche di Gershwin, Rodgers e dello stesso Pieranunzi, lasciando spazio all'improvvisazione e al dialogo tra i musicisti. Una conclusione nel segno del jazz per una giornata che ha voluto mostrare quante forme differenti possa assumere il linguaggio del pianoforte.
 
I due nuovi strumenti
Lo Steinway & Sons D-274 è il modello gran coda da concerto della casa di Amburgo e New York, lungo circa 274 centimetri, apprezzato per la ricchezza timbrica e la sensibilità al tocco che ne hanno fatto uno degli strumenti di riferimento nelle grandi sale internazionali.
Lo Shigeru Kawai SK-7, pianoforte a coda di 229 centimetri, appartiene alla serie di vertice della casa giapponese. Dotato di meccanica Millennium III, tavola armonica in abete massello e tastiera Neotex, offre ampiezza sonora e precisione nella risposta al tocco.

Tutti i concerti sono a ingresso gratuito, con prenotazione consigliata su www.ipomeriggi.it.
La durata degli appuntamenti è di circa 30 minuti, con l’eccezione di Variations from Bach to Berio (circa 50 minuti) e Pieranunzi Unlimited (circa 45 minuti)
.

nelle foto, dall'alto: Alexander Kashpurin, Arsenii Moon, Enrico Pieranunzi, Louis Lortie, Alessandro Stella, Davide Cabassi, Dardust


Mercoledì 4 novembre il grande pianista Mikhail Pletnev torna a Ferrara Musica

 

Mercoledì 4 novembre - Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado”, inizio alle 20.30 - prosegue la stagione concertistica 2026/2027 con il recital di Mikhail Pletnev. Pianista di fama internazionale, direttore d’orchestra e compositore, Pletnev si presenterà al pubblico ferrarese con un programma di estrema raffinatezza ed elevata carica emotiva, tracciando un ponte ideale tra il grande classicismo drammatico tedesco e l'intima sensibilità del romanticismo russo.
La prima parte della serata vedrà l'interprete confrontarsi con due dei capolavori più celebri e innovativi del repertorio beethoveniano. Il concerto si aprirà con la Sonata in do minore op. 13 "Patetica", un'opera dirompente in cui la tensione tragica del solenne movimento iniziale si fonde con la celeberrima cantabilità dell'Adagio centrale e con l'impulso vigoroso del Rondò finale. A seguire, Pletnev eseguirà la Sonata in do diesis minore op. 27 n. 2 "Al chiaro di luna", un lavoro iconico concepito quasi come una libera improvvisazione, che si snoda dall'ipnotico e rarefatto Adagio sostenuto fino all'esplosione tempestosa e virtuosistica del Presto agitato con cui la composizione si conclude.
Nella seconda parte del programma, il pianista condurrà gli ascoltatori nel cuore della letteratura musicale della sua terra d'origine attraverso l'esecuzione integrale de Le stagioni op. 37a di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Il ciclo, composto da dodici raffinati pezzi lirici ispirati a ciascun mese dell'anno, rappresenta una galleria di brevi quadri poetici capaci di catturare scene di vita quotidiana, atmosfere campestri e malinconie tipiche dell'animo russo, dal celebre lirismo della Barcarola di giugno all'intensa nostalgia del Canto d'autunno di ottobre.
Tecnica trascendentale, controllo, espressività, capacità di analisi e di comunicazione sono le caratteristiche che hanno portato Mikhail Pletnev a essere considerato tra i più grandi pianisti di sempre. Nato nel 1957 ad Archangelsk, in Russia ha vinto a soli vent’anni il prestigioso Concorso Pianistico “Čajkovskij” di Mosca. Nel 1996 e nel 2002 ha ricevuto in Russia il Premio di Stato mentre nel 2007 gli è stato conferito il Premio Presidenziale per il suo contributo alla vita artistica della patria. Da diversi anni si esibisce anche come direttore orchestra (fu lui a fondare, nel 1990, la Russian National Orchestra, grazie al sostegno di Mikhail Gorbacev), oltre a essere un raffinato compositore. The Times ha descritto le sue interpretazioni come “nate da una immaginazione virtuosistica e prodigiosa, dalla bellezza quasi scandalosa”, e il London Telegraph ha rimarcato che “dalle dita e dalla mente di Mikhail Pletnev arrivano idee che rivitalizzano la musica e la riempiono di freschezza e spirito”.

Venerdì 6 e sabato 7 novembre i nuovi appuntamenti della rassegna di musica da camera di OFT a Cascina Roccafranca (Via Rubino 45, Torino)

 

Prosegue nel fine settimana a Cascina Roccafranca (via Rubino 45, Torino) Officina, la rassegna di musica da camera dell’Orchestra Filarmonica di Torino, che per l’edizione 2026 sceglie il sottotitolo Ingranaggi combinati.
Un’officina è un luogo in cui elementi diversi si incontrano, si trasformano e prendono nuova forma. È questa l’immagine degli ingranaggi combinati che dà identità alla rassegna: parti differenti che, entrando in relazione, si influenzano reciprocamente e mettono in movimento nuove idee. Una metafora che racconta una programmazione capace di accostare epoche, linguaggi e organici diversi, ma anche di mettere la musica in relazione con altri ambiti del sapere.
Officina – Ingranaggi combinati si articola in quattro fine settimana, ciascuno costruito attorno a un doppio appuntamento musicale e a un talk di approfondimento. Il risultato è una rassegna che considera la musica da camera non soltanto come una forma di
concerto, ma come un dispositivo di relazione: tra interpreti e pubblico, tra repertorio e contemporaneità, tra esperienza musicale e altri linguaggi. E il futuro entra direttamente in questo meccanismo: in ciascun appuntamento concertistico OFT presenta una nuova composizione commissionata alle compositrici e ai compositori del Corso di Musica Applicata del Conservatorio “Giovan Battista Martini” di Bologna. Otto prime esecuzioni assolute per dare voce alla creatività delle nuove generazioni e fare della rassegna un luogo in cui il repertorio di ieri incontra la musica di domani.
Dopo il fortunato esordio nel fine settimana del 23 e 24 ottobre, Officina prosegue quindi con il secondo fine settimana, dedicato al violoncello. Venerdì 6 novembre, alle 21, il recital solistico di Matteo Fabi proporrà la Quinta Suite di Johann Sebastian Bach, Preludio e Alone di Giovanni Sollima e la Suite di Gaspar Cassadó, insieme alla prima esecuzione assoluta di Cristina Cutuli, intitolata g'al-am//acqua, dedicata al tema lo scioglimento dei ghiacciai e alla tragedia ambientale di cui l'uomo è causa.
Il talk di sabato 7 novembre, alle 17, su Corpo e Musica, vedrà il confronto tra Michele Mo e l’osteopata Gianluca Gaschino, con la moderazione di Gabriele Montanaro. Alle 18.30, quattro violoncelli – Matteo Fabi, Giorgio Lucchini, Arianna Di Martino, Viola Sommariva – daranno vita a un programma volutamente aperto e trasversale, da Goltermann a Sollima, da Tico-tico no fubá a Chopin, Gershwin, Čajkovskij e Piazzolla, passando per musiche nate per il teatro musicale. Anche qui non mancherà uno sguardo alla contemporaneità, con una nuova commissione a Chiara Troiano, che anticipa: "Quando al mattino il cielo è confuso e il sole riesce a bucare delle grosse nuvole piene d’acqua, l’umore dell’aria è incerto. E se piove è un ritratto a occhi chiusi del passaggio di velature dense e respiri di luce che riempiono i polmoni". 
Officina proseguirà poi nei fine settimana del 20 e 21 novembre e dell'11 e 12 dicembre.

nelle foto, dall'alto: Matteo Fabi, Giorgio Lucchini, Viola Sommariva, Arianna Di Martino

Un’intensa settimana di appuntamenti musicali con l’Orchestra Sinfonica Siciliana

 

La tradizione musicale tardo-romantica tedesca e francese tra Saint-Saëns e Richard Strauss nel programma del prossimo weekend della 67ª Stagione concertistica dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, venerdì 6 novembre alle ore 20.30 e sabato 7 novembre alle ore 17.30 al Politeama Garibaldi di Palermo. Sul podio dei consueti concerti sinfonici del venerdì e sabato, Constantin Trinks, direttore tedesco particolarmente apprezzato per le sue interpretazioni di Wagner e Strauss; solista la giovane stella del violoncello internazionale, l’italiano Ettore Pagano che, lo scorso anno, ad appena ventitré anni, ha conquistato il primo premio al prestigioso Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles, una delle più importanti competizioni a livello mondiale. Il concerto, intitolato “Vita d'eroe”, si apre con due pagine fondamentali del repertorio francese per violoncello e orchestra: l’Élégie op. 24 di Gabriel Fauré e il Concerto n. 1 in la minore op. 33 di Camille Saint-Saëns. Nella seconda parte, l’Orchestra Sinfonica Siciliana sarà impegnata in Ein Heldenleben (“Vita d'eroe”) op. 40 di Richard Strauss, uno dei suoi più importanti poemi sinfonici,


La settimana musicale della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana comprende anche due appuntamenti “Education – La Scuola a Teatro”, martedì 3 e martedì 10 novembre, alle ore 9.30 e alle ore 11.30, con Histoire du soldat di Igor Stravinskij. La produzione vede Marcello Rimi narratore e regista, con le coreografie di Laura Miraglia, docente del Liceo Coreutico “Regina Margherita” di Palermo, e la partecipazione delle danzatrici Miriana Di Caccamo e Paola Maria Pia Viviano (Liceo Coreutico “Regina Margherita” di Palermo). Completano il cast l'attrice Simona Celesia, le scenografie di Stefano Canzoneri, le videoproiezioni di Claudio Antonio Di Domenico e l'adattamento dei testi di Tindaro Capuano e Martina Ricciardo. La parte musicale è affidata al Djagilev Ensemble, formato da Martina Ricciardo al violino, Giuseppe D'Amico al contrabbasso, Tindaro Capuano al clarinetto, Daniele Marchese al fagotto, Dario Tarozzo alla tromba, Giovanni Miceli al trombone e Antonio Giardina alle percussioni.


Domenica 8 novembre alle ore 18.30 il Politeama Garibaldi ospita, infine, L'Orchestra delle meraviglie – Walt Disney, appuntamento della nuova stagione Family della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana: un concerto-spettacolo che propone un viaggio attraverso alcune delle più celebri colonne sonore dei film animati Disney, unendo musica sinfonica, canto, immagini e disegno dal vivo. Sul podio dell’Orchestra Sinfonica Siciliana Giacomo Desiante, autore anche degli arrangiamenti, con la voce di Lidia Schillaci. Lo spettacolo si avvale inoltre del contributo del filmmaker Claudio Antonio Di Domenico e dei disegnatori dell'Accademia di Belle Arti Alessia Cardinale, José Alejandro Maria Covais e Alberto Mangiapane. Dopo il Family Concert dell'8 novembre, L’Orchestra delle meraviglie – Walt Disney sarà proposto anche nell’ambito del programma “Education – La scuola a Teatro”, venerdì 20 novembre, martedì 1° dicembre e martedì 15 dicembre, sempre con due spettacoli alle ore 9.30 e alle ore 11.30