sabato 24 ottobre 2026

Smile”: il Festival d’Autunno celebra la convivialità con la grande danza contemporanea al MARCA


Un caffè, un brindisi, quattro danzatori. Ieri pomeriggio, il Museo delle Arti di Catanzaro (MARCA) ha ospitato Smile, spettacolo di danza contemporanea inserito nel cartellone della XXIII edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce. Prodotto da Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse per la Danza con la collaborazione di Ocram Dance Movement, lo spettacolo prende spunto da gesti familiari per raccontare il bisogno di stare insieme.
Le coreografie di Marco Laudani e Claudio Scalia si articolano in due momenti distinti, Espresso e Cheers, legati da un filo comune: l’attenzione alle relazioni umane e a quei piccoli rituali quotidiani nei quali si riconosce il piacere di stare insieme.
Il Festival d’Autunno è sostenuto dalla Regione Calabria, con le risorse PAC-FUNT destinate agli eventi culturali di pregio.
Smile è costruito su due momenti distinti. Nella prima parte, Espresso, Francesco Adamo, nei panni di un turista appena arrivato, incontra Marco Di Dato in una sequenza che gioca con l’immaginario italiano attraverso ironia e riferimenti riconoscibili. A fare da contrappunto alla scena è la voce narrante registrata di Irene Quirós, che accompagna il segmento in due lingue, mentre le musiche di Ennio Morricone avvolgono la coreografia in un’atmosfera di grande intensità, con sonorità capaci di richiamare le suggestioni del cinema western, che conferiscono alla sequenza una forte impronta emotiva.


I richiami culturali sono molti, a partire da La creazione d’Adamo, durante il quale un filo collega i due danzatori, richiamando ironicamente lo spaghetto, ma diventando anche un segno visibile della relazione tra gli interpreti. Quando questo cade, l’ingresso di Quando, quando, quando di Tony Renis introduce un cambio di tono, accompagnando il gioco scenico verso nuovi richiami all’italianità. La tecnica dei due interpreti emerge nella precisione dei movimenti e nella capacità di affidare significato anche al volto, parte integrante della loro espressività. La voce narrante accompagna tutto il segmento che si fa più dolce e termina con una bandiera tricolore che sventola, rimarcando ulteriormente il forte valore identitario della coreografia.
In Cheers, a Francesco Adamo e Marco Di Dato, si aggiungono Rachele Pascale e Paola Tosto. I quattro, vestiti con costumi identici firmati da Gabriella Palomba per Theama for Dance, si muovono inizialmente come automi dalle giunture inceppate; gesti che, sulle sonorità metalliche di Travis Lake, simboleggiano la distanza che si crea nella vita quotidiana tra le persone anche a causa della tecnologia e dei nuovi modi di creare rapporti. Una sequenza che lascia spazio a un divertente siparietto che richiama i modi di un maestro di danza d’altri tempi, con tanto di fischietto.
Il momento del brindisi segna una svolta. I danzatori distribuiscono calici vuoti agli spettatori e, sulle note de La Traviata di Giuseppe Verdi, trasformano la platea in parte attiva della coreografia. La scelta musicale non è casuale: il brindisi richiama proprio quell’atmosfera di festa e convivialità che accompagna il celebre Libiamo ne’ lieti calici. Un momento che mostra un grande senso di appartenenza e trasmette la convivialità, vero senso dello spettacolo e necessità intrinseca dell’uomo, soprattutto in questo momento storico attraversato dai conflitti. Tra ironia, mimica accentuata e gioco scenico, i quattro interpreti alternano scatti fulminei e movimenti aerei, fino agli applausi e agli inchini finali.


Accanto allo spettacolo, il progetto ha dato spazio anche alla formazione, con una masterclass rivolta ai giovani, che ha preceduto lo spettacolo. Per i numerosi partecipanti è stata un’occasione per avvicinarsi al lavoro dei danzatori e scoprire quanto studio si nasconda dietro un movimento. Esercizi di rilassamento del corpo hanno presto lasciato il passo a un nuovo modo di interpretare il proprio fisico nello spazio immaginando forme e colori, culminato nella realizzazione di una breve coreografia. Scalia, unica figura vestita di nero nella distesa bianca che ha avvolto la sala, ha giocato con i ragazzi approfondendo con loro quella che è la filosofia della disciplina. Un’esperienza arricchita dal contesto del museo, dove la danza ha incontrato un luogo dedicato alle arti visive.
Con Smile, il Festival d’Autunno porta la danza in uno spazio insolito e ne valorizza la capacità di parlare a pubblici diversi. Ballare in un museo è un’esperienza particolare anche per questi giovani, che scelgono di dedicare il proprio tempo libero allo studio della danza, trascorrendo interi pomeriggi in palestra per affinare la tecnica e approfondire l’arte coreutica. Un’occasione ancora più significativa perché permette loro di vivere il movimento in un contesto diverso dal consueto, a contatto con un luogo dedicato all’arte.

RIGOLETTO AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. Il capolavoro di Verdi regala una serata di grande intensità


È tornato in scena ieri sera al Teatro Massimo di Palermo Rigoletto di Giuseppe Verdi. L’allestimento firmato da John Turturro - realizzato in coproduzione con il Teatro Regio di Torino, la Shaanxi Opera House e l’Opéra Royal de Wallonie - e ripreso da Lisa Capaccioli con il coordinamento di Cecilia Ligorio si è confermato di grande forza visiva, capace di coniugare il rigore filologico con una sensibilità quasi pittorica. Sul podio, la direttrice Gianna Fratta ha guidato Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro Massimo in una lettura della partitura tesa ed efficace. Maestro del Coro Salvatore Punturo; Corpo di ballo diretto da Jean-Sébastien Colau. Scene di Francesco Frigeri, luci di Alessandro Carletti (riprese da Jenny Cappelloni), costumi firmati da Marco Piemontese e coreografie di Giuseppe Bonanno.
A raccogliere gli applausi del pubblico sono state in particolare le prove dei due protagonisti principali: nel ruolo del titolo il baritono francese Ludovic Tézier, al debutto a Palermo, che ha offerto un'interpretazione di grande autorevolezza vocale; e al suo fianco, il soprano Giuliana Gianfaldoni, subentrata nel ruolo di Gilda per le prime recite, che ha tratteggiato un personaggio di intensa delicatezza, sostenuto da un rigore tecnico che le è valso ripetuti applausi a scena aperta. Applausi anche per Francesco Demuro nel ruolo del Duca di Mantova, in scena nonostante un’indisposizione, e per l'intero cast composto daGeorge Andguladze nel ruolo del sicario Sparafucile, Martina Belli in quello di Maddalena, Cassandre BerthonGiovanna, Gaetano Triscari il Conte di Monterone, Giuseppe EspositoMarullo, Alfonso Zambuto nel ruolo di Borsa, Mariano Orozco come Conte di Ceprano e Francesca Maionchi nel doppio ruolo della Contessa di Ceprano e del Paggio. Oggi, per la seconda recita, sarà impegnato il cast alternativo con Roman Burdenko nel ruolo di Rigoletto, Valerio Borgioni nei panni del Duca di Mantova e Francesca Benitez in quelli di Gilda.
Repliche fino al 31 ottobre

foto© rosellina garbo 2026

Paganini superstar con Giuseppe Gibboni

 

"La lezione paganiniana aprì nuovi orizzonti, spazi di ricerca ancora inesplorati": il riferimento, nelle parole di Alberto Cantù, è ai 24 Capricci di Niccolò Paganini, l'enciclopedia vivente, il totem per eccellenza al virtuosismo, cuore pulsante, lunedì 26 ottobre, del recital solista di Giuseppe Gibboni, medaglia d'oro al Premio Paganini 2021.
Il concerto sarà introdotto, alle 19:30, nella Sala Paganini, dal Direttore Artistico Pietro Borgonovo.
La pubblicazione dei 24 Capricci avvenne nel 1820 per i tipi di Ricordi. L'accoglienza fu trionfale benché l'autore non ritenesse i Capricci adatti all'esecuzione concertistica (non li presentò mai in pubblico), privilegiandone invece la valenza didattica e "sperimentale". La loro influenza sulla produzione musicale del tempo fu infatti di enorme portata, con particolare riferimento al repertorio pianistico.
Il viaggio paganiniano conduce dal "fuoco d'artificio" che apre la raccolta fino al conclusivo, celeberrimo tema con variazioni. Tra i due estremi, si incontreranno, fra gli altri, il vertiginoso n. 5 e, per immediato contrasto, il dolcissimo 6, costruito su un'intensa melodia sostenuta dal tremolo. Volendo ricordare alcuni tra i Capricci più popolari, il 9 (detto "la caccia"), il 13 ("la risata") e il 16, "autentico biglietto da visita paganiniano", riprendendo ancora Cantù.

Giuseppe Gibboni si è imposto all'attenzione internazionale vincendo nel 2021 il primo premio al 56° Premio Paganini. Ha iniziato gli studi con il padre violinista e si è diplomato al Conservatorio "Martucci" di Salerno. A quattordici anni è stato ammesso all’Accademia Stauffer di Cremona nella classe di Salvatore Accardo. Si è poi perfezionato all’Accademia Chigiana di Siena, all’Accademia Perosi di Biella con Pavel Berman e al Mozarteum di Salisburgo con Pierre Amoyal. Si è esibito sotto la direzione di Zubin Mehta, Riccardo Muti, Lorenzo Viotti e Michele Mariotti. Suona lo Stradivari del 1734 Lam, ex Scotland University, concessogli dalla CCI Foundation di New York.





Al Teatro Comunale di Modena apertura di stagione col MACBETH il 30 ottobre


La stagione lirica del Teatro Comunale di Modena si apre il 30 ottobre con Macbeth di Giuseppe Verdi (replica il 1° novembre), di cui ricorre quest’anno il 125° anniversario della morte. Al compositore, il Teatro dedica anche numerosi eventi nel cartellone del Modena Belcanto Festival, inclusa la Messa da Requiem e un importante Gala lirico-sinfonico con protagonista il soprano Anna Pirozzi.
L’opera va in scena in un nuovo spettacolo che ha debuttato a Pisa nel 2025 ed è andato successivamente in scena a Ravenna, Rimini, Livorno e Genova. Nell’autunno 2026 verrà riallestito a Modena per poi approdare nei teatri di Reggio Emilia e Ferrara.
La direzione musicale è affidata a Giuseppe Finzi, alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e del Coro Lirico di Modena preparato da Giovanni Farina. Nel cast, a fianco di prestigiosi interpreti quali Alexey Zelenkov (Macbeth) e Simon Lim (Banco), trovano posto eccellenti cantanti usciti dai corsi di alto perfezionamento del Teatro e del Conservatorio. Il ruolo di Lady Macbeth sarà infatti interpretato da Marily Santoro, allieva di Raina Kabaivanska e oggi affermata interprete. La Dama di Lady Macbeth sarà Baia Saganelidze, già allieva sia del Teatro sia del Conservatorio, in scena accanto ad altri due talenti dei corsi del Teatro in ruoli di fianco, Timoteo Bene Junior e Andrei Miclea.
Il tradimento politico, etico e personale che muove e tormenta Macbeth di Verdi viene rappresentato nel nuovo spettacolo di Fabio Ceresa attraverso una scena moderna e geometrica: una teoria di cornici quadrate concentriche che conduce verso un mondo ultraterreno in cui passato e presente convivono e verso il quale si avvia il protagonista, liberato dal peso della vita terrena.
 
Invito all’Opera
In collaborazione con Amici dei Teatri Modenesi
Giovedì 29 ottobre ore 18
Incontro con Emilio Sala
Sala del Ridotto, durata 60 minuti
Ingresso libero da via Goldoni 1


venerdì 23 ottobre 2026

Elio Rimondi: Integrale delle Sonate per chitarra di Paganini

 

Ottobre Paganini 2026
Palazzo della Borsa
Venerdì 23 ottobre, ore 18
Elio Rimondi chitarra

PROGRAMMA
Niccolò Paganini
dalle 37 Sonate M.S. 84:
n. 4, 11, 14, 19, 21, 23, 29, 30, 36, 37
Luigi Legnani
dai 36 Capricci op. 20:
n. 2, 7, 15, 19, 26, 29
Mauro Giuliani
Rossiniana n. 1 op. 119

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili
Concerto a cura dell’Associazione Amici di Paganini in collaborazione con GOG - Giovine Orchestra Genovese che nell’ambito del Festival della Scienza allestisce la Camera Acustica presso

L’importanza della produzione per chitarra sola di Paganini è testimoniata sia dalla notevolissima quantità di opere composte, sia dall’impegno tecnico e musicale richiesti.
L’Ottobre Paganini offre una panoramica completa, in quattro concerti, delle Sonate, che sono complessivamente 38 (37 della raccolta contrassegnata dal numero di catalogo M.S. 84, ed una attinente ai brani sparsi).
In questo primo appuntamento Elio Rimondi, docente di chitarra al Conservatorio Paganini, propone dieci delle sonate paganiniane, unitamente a brani di chitarristi italiani coevi: di Mauro Giuliani (1781- 1829) una delle sei “Rossiniane” (brani in forma di fantasia su temi tratti dalle opere di Rossini) e di Legnani (1790-1877) sei dei 36 Capricci.
Legnani ebbe l’onore di essere interpellato da Paganini per progettare una serie di concerti in duo, che poi non ebbero luogo per il peggiorare delle condizioni di salute del violinista.
Nella sua produzione spiccano i “Capricci”, concepiti sul celebre esempio di quelli violinistici del collega.
Nato a Genova, Elio Rimondi ha iniziato lo studio della chitarra con il maestro Carlo Palladino.
Successivamente si è diplomato e laureato, con il massimo dei voti e lode al Conservatorio Statale di Musica "A. Vivaldi" di Alessandria con il Maestro Guido Margaria.
È stato allievo di Angelo Gilardino ai corsi triennali presso l'Accademia Internazionale Superiore di Musica "Lorenzo Perosi" a Biella dove ha conseguito il Diploma di Merito con eccellenza.
Laureato in Servizi legali alla Pubblica Amministrazione all’Università di Genova, Elio Rimondi ha un Master di I livello in didattica e psicopedagogia per i DSA presso UNIGE e un Master di II livello “Dirigenti delle Istituzioni scolastiche” sempre con il massimo dei voti presso UNI Roma Tre.
Elio Rimondi è risultato vincitore in 38 concorsi nazionali ed Internazionali, tra i quali il Falletta a Buffalo N. Y., T.I.M. di Roma, Ansaldi di Mondovì, Rospigliosi e molti altri.
Ha realizzato un progetto monografico sulle opere per chitarra sola di Nicolò Paganini registrando un doppio cd “Guitar Sonatas” per l'etichetta MAP Lira Classica di Milano.
Elio Rimondi svolge con successo un’intensa attività concertistica, anche in campo internazionale.
Ha suonato in Spagna, Francia e in USA alla Kleinhans Music Hall Buffalo N. Y. sia come solista che in prestigiose formazioni cameristiche.
Ha eseguito, i concerti per chitarra e orchestra di Giuliani, Rodrigo e Castelnuovo Tedesco, le composizioni da camera con chitarra di Niccolò Paganini.
Nel repertorio di musica contemporanea spicca la Sequenza XI di Luciano Berio e alcune prime esecuzioni di Castagnoli, Ivan Fedele.
Elio Rimondi è stato spesso patner di celebri strumentisti.
Nel 2019 ha eseguito dal vivo alla Biblioteca Classense di Ravenna i 22 Tarots di Tomas Marco.
È stato docente presso il Conservatorio di Sassari, Conservatorio Vittadini di Pavia.
Elio Rimondi è titolare della cattedra di chitarra al Conservatorio "Niccolò Paganini" di Genova e Professore a contratto presso il Conservatorio "Verdi" di Ravenna.
Elio Rimondi suona su una chitarra Ramirez del 1968 costruita da A. M. e su una Simon Marty del 2006.


Domani ad Arnesano (Le) "Paesaggi sonori: da Grieg a Prokofiev" per la IX Stagione Concertistica di Opera Prima

 
Tempo di Paesaggi Sonori per la IX Stagione concertistica Opera Prima che prosegue ad Arnesano (Le).
Sabato 24 ottobre al Teatro Oratorio Don Orione protagonista è il duo Matteo Fabi al violoncello e Maya Oganyan al pianoforte, interpreti di una viaggio sonoro tra Ottocento e Novecento, dal lirismo romantico di Grieg all’essenzialità espressiva di Prokofiev.
Un dialogo tra violoncello e pianoforte lungo due epoche e due mondi sonori distanti.
Fabi e Oganyan interpretano la Sonata op. 36 di Grieg, unica sonata per violoncello del compositore norvegese, pagina di intenso lirismo dedicata al fratello John, violoncellista dilettante. A seguire la Sonata op. 119 di Prokofiev, scritta nel 1949 su impulso del giovane Rostropovich, opera di sorprendente luminosità nata in uno dei periodi più bui della vita del compositore. dal lirismo romantico all’essenzialità espressiva del secondo dopoguerra sovietico.

Domenica 25 ottobre al Filarmonico debutta la nuova produzione di Fondazione Arena che unisce il giocoso balletto di Stravinsky con Amelia al ballo, spassosa opera buffa in un atto di Menotti.

 

Novant’anni dopo la loro creazione, due gemme del repertorio lirico e coreutico vanno in scena per la prima volta a Verona al Teatro Filarmonico. Jeu de cartes, balletto “in tre mani” di Igor Stravinsky, rappresenta una partita a poker, tra citazioni musicali, ironia e un diabolico Jolly, mentre il ritmo e le melodie di Amelia al ballo di Menotti prendono affettuosamente in giro i cliché dell’opera in un leggero atto unico ricco di brio e gag. Due piccoli capolavori, nati entrambi negli Stati Uniti nel 1936, che guardano in modi diversi e personalissimi al passato e alla tradizione. Il dittico leggero e inedito con cui riparte l’autunno di Fondazione Arena è firmato per scene e costumi da Filippo Tonon, anche regista dell’opera di Menotti. Coreografo per Stravinsky con una propria nuova creazione, Matteo Levaggi. Luci dell’intero spettacolo a cura di Fiammetta Baldiserri. In scena il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Bouy Petrosino e qui rappresentato da otto regine di cuori, e il caos impersonato dal brillante, giocoso e demoniaco Jolly Joker, che ha volto e corpo di Davide Buffon, primo ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e già più volte protagonista di Zorba il greco al Teatro Romano. 


Dopo l’intervallo, il sipario si alza sul brillante atto unico Amelia al ballo: protagonista eponima il soprano Eleonora Bellocci, mentre il baritono Gezim Myshketa e il tenore Leonardo Cortellazzi interpretano rispettivamente il marito e l’amante, buffi archetipi senza nome che completano il più tradizionale dei triangoli amorosi tipici dell’Opera. Nel cast anche Ana Victoria Pitts (l’amica), Nicolò Donini (il commissario) e le due cameriere impersonate da Manuela Schenale e Alessandra Andreetti. Il Coro areniano, preparato dal Maestro Roberto Gabbiani, e l’Orchestra di Fondazione Arena sono diretti dal Maestro Francesco Ommassini, concertatore delle due raffinate e brillanti partiture. Lo spettacolo ha una durata complessiva di un’ora e quarantacinque minuti circa, compresa una pausa di venti minuti. Un’occasione unica per scoprire due titoli rari e tutte le arti performative che ne rendono possibile la messinscena. Dopo la prima di domenica 25 ottobre, il dittico Jeu de cartes / Amelia al ballo replica mercoledì 28 ottobre alle 19, venerdì 30 ottobre alle 20 e domenica 1 novembre alle 15.30.

IUC: 27 ottobre - debutta a Roma la pianista ALEXANDRA DOVGAN



Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
82ª Stagione 2026 | 2027
Martedì 27 ottobre 2026 ore 20.30 | Aula Magna Sapienza Università di Roma

Il mio debutto a Roma
ALEXANDRA DOVGAN pianoforte 
Johann Sebastian Bach (1685-1750) 
Toccata in mi minore BWV 914
Franz Schubert (1797-1828)
Sonata n. 21 in do minore D 958
Fryderyk Chopin 
2 Notturni op. 27
Sonata n. 3 in si minore op. 58


Tra i protagonisti del pianoforte, che brillano nella programmazione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti la giovanissima, ma già internazionalmente affermata Alexandra Dovgan, vincitrice a soli dieci anni del “Grand Piano Competition”. Acclamata per il virtuosismo cristallino, Alexandra, al suo debutto romano, il 27 ottobre alle 20.30 in Aula Magna, si misura con un programma rara intensità che intreccia Bach, Schubert e Chopin.
Nonostante la giovane età, Alexandra Dovgan ha già ottenuto grandi successi nelle più prestigiose sale da concerto del mondo, tra cui la Carnegie Hall di New York, la Philharmonie e la Konzerthaus di Berlino, il Teatro Colón di Buenos Aires, il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, il Musikverein e la Konzerthaus di Vienna, la Tonhalle di Zurigo, il Palau de la Música di Barcellona, l’Auditorium National de Madrid e la Kioi Hall di Tokyo. 
Nel giugno 2024, ha ricevuto il prestigioso Prix Serdang dalle mani di Rudolf Buchbinder e Adrian Flury, come riconoscimento dei suoi successi e della sua carriera internazionale.
Un’istintiva profondità e consapevolezza unite ad un suono di particolare bellezza e precisione caratterizzano il suo pianismo. Nel suo modo di suonare non trovano spazio il mero virtuosismo e la dimostrazione tecnica, bensì una concentrazione impressionante ed una purezza espressiva che si accompagnano ad una straordinaria creatività musicale e ad una fervida immaginazione.
Alexandra Dovgan nasce nel 2007 in una famiglia di musicisti e inizia i suoi studi di pianoforte all’età di quattro anni e mezzo. Il suo straordinario talento viene subito notato, tanto che a soli cinque anni riesce ad accedere alla celebre Scuola Centrale del Conservatorio di Mosca, dove ha l’occasione di studiare con la rinomata insegnante Mira Marchenko. Dopo aver completato il suo percorso di studi presso l’Ateneo de Música di Malaga, prosegue attualmente la propria formazione all’École Normale de Musique di Parigi sotto la guida di Rena Shereshevskaya.
Dopo la sua acclamata partecipazione al festival di Salisburgo, è tornata ad impressionare il pubblico e la critica con una serie di importanti debutti internazionali: ha suonato con Gustavo Dudamel e la Mahler Chamber Orchestra, con la Kioi Sinfonietta e Trevor Pinnock in Giappone e con l'Orchestra della Tonhalle di Zurigo sotto la direzione di Paavo Järvi, con la Stockholm Philharmonic e Ton Koopman, con la Barcelona Symphony e Kazushi Ono, con la Bergen Philharmonic e Pietari Inkinen, l’Orchestre Philharmonique di Monte Carlo diretta da Kazuki Yamada e l’Orchestra Sinfonia di Lucerna diretta da Robin Ticciati.
Sarà Artist in Residence dell’Orchestra Sinfonica di Milano per tre concerti diretti da Emmanuel Tjeknavorian tra ottobre 2026 e maggio 2027. Tra gli altri concerti nella stagione 2026/27 ci sarà il suo debutto con la Vienna Symphony e la Chamber Orchestra Of Europe dirette da Robin Ticciati, la Prague Symphony diretta da Andrej Borejko, l’Orchestra de Maggio Musicale Fiorentino diretta da Aziz Shokhakimov, La National Symphony di Washington diretta da Gustavo Gimeno, l’Orchestra di Las Palmas diretta da Trevor Pinnock e la Montreal Symphony diretta da Bernard Labadie.
A completare la sua attività concertistica ci saranno recital alla Elbphilharmonie di Amburgo, al Theatre des Champs-Elysee di Parigi, al Prinzregententheater di Monaco, alla Tonhalle di Zurigo, al Palau de la musica de Barcelona, alla Liszt Academy di Budapest, al Teatro Colon de Bunos Aires, e ancora a New York, Bruxelles, Roma, Bordeaux, Verbier e molti altri.