mercoledì 28 ottobre 2026

MODENA BELCANTO FESTIVAL: ULTIMO APPUNTAMENTO IL 12 NOVEMBRE CON LA NUOVA CREAZIONE DI CATERINA BARBIERI

 
La ricerca musicale contemporanea attraversa da tempo un processo di ridefinizione dei propri linguaggi, nel quale le distinzioni tra composizione strumentale, sperimentazione elettronica e pratiche performative cedono progressivamente il passo a nuove modalità di concepire e organizzare il materiale sonoro e musicale. È in questa prospettiva che si colloca l'incontro tra Caterina Barbieri (nella foto a sinistra di Igor Pjört), tra le personalità più significative della scena elettronica internazionale, e FontanaMIX ensemble, formazione da oltre vent'anni impegnata nell'esplorazione dei linguaggi musicali del nostro tempo, protagonisti giovedì 12 novembre, alle ore 20.30, al Teatro Comunale Pavarotti-Freni dell'appuntamento conclusivo del Modena Belcanto Festival. 
Al centro del concerto, la prima esecuzione assoluta di Reincarnations, nuova creazione commissionata dal Modena Belcanto Festival e da FontanaMIX ensemble nell'ambito del progetto Contemporary Past-Present-Future, affidata alla concertazione di Francesco La Licata. Un incontro che nasce dalla convergenza di due esperienze artistiche maturate in ambiti differenti e accomunate da una concezione della musica come processo di continua trasformazione, nel quale la scrittura, l'elaborazione elettronica e l'intervento dell'interprete concorrono alla definizione di un organismo sonoro in costante evoluzione. 
Nata a Bologna e formatasi attraverso gli studi di chitarra classica e composizione elettroacustica, perfezionati all'Elektronmusikstudion di Stoccolma, Caterina Barbieri ha sviluppato un linguaggio di forte riconoscibilità, fondato sull'esplorazione delle possibilità generative dei sintetizzatori modulari e sull'indagine dei rapporti tra suono, tempo e percezione. Fin dai primi lavori discografici, da Vertical a Patterns of Consciousness, la ripetizione costituisce il principio di una scrittura nella quale sequenze apparentemente regolari producono continue modificazioni dell'ascolto, attraverso minime variazioni, sovrapposizioni timbriche e articolazioni ritmiche capaci di alterare la percezione della durata e dello spazio. Una ricerca che, nutrita dalle esperienze del minimalismo nordamericano e della tradizione musicale indostana, trova in Ecstatic Computation, pubblicato nel 2019, una delle sue formulazioni più compiute, affidando alla reiterazione e alla progressiva trasformazione del materiale sonoro la costruzione di strutture musicali di particolare intensità espressiva. Con Spirit Exit, realizzato durante il periodo di isolamento della pandemia e pubblicato nel 2022 dalla propria etichetta light-years, il suo universo compositivo si amplia ulteriormente attraverso una più articolata organizzazione delle sonorità, l'introduzione della voce e il confronto con strumenti e pratiche differenti, sviluppando una riflessione sempre più approfondita sulle relazioni tra dimensione fisica del suono, esperienza percettiva e stati della coscienza. È un percorso che trova oggi un significativo riconoscimento internazionale nella direzione artistica della Biennale Musica di Venezia, assunta nel 2025, e che nella collaborazione con FontanaMIX ensemble acquista una nuova prospettiva attraverso l'estensione dei procedimenti generativi e semi-aleatori della sintesi modulare alla scrittura per strumenti acustici. 
In Reincarnations il rapporto tra componente elettronica e presenza strumentale diventa così il terreno di un'indagine sulla natura stessa del processo compositivo, sulle possibilità di definizione e indeterminatezza del materiale musicale e sulle relazioni che si stabiliscono tra organizzazione formale, gesto esecutivo e trasformazione timbrica. La macchina e lo strumento, il principio di calcolo e l'intervento umano partecipano a un medesimo processo creativo, nel quale la ripetizione si apre alla variazione e la struttura accoglie l'imprevedibilità dell'esecuzione. Una concezione che si inserisce nella più ampia evoluzione della musica del secondo Novecento, dalle esperienze di Luciano Berio e Karlheinz Stockhausen alle successive ricerche sulla vocalità, sulla spazializzazione e sulle proprietà fisiche del suono, fino alle pratiche compositive più recenti, nelle quali l'integrazione tra tecnologie e strumenti tradizionali ha progressivamente ampliato le possibilità della scrittura musicale. In questa prospettiva assume particolare rilievo la collaborazione con FontanaMIX ensemble, fondato a Bologna nel 2002 e protagonista di un'intensa attività dedicata alla creazione e alla diffusione della musica contemporanea, attraverso commissioni, prime esecuzioni e progetti che pongono al centro il rapporto diretto tra compositori e interpreti. La sua esperienza, maturata nel confronto con il repertorio del secondo Novecento e con le nuove generazioni della composizione, offre alla ricerca di Barbieri una dimensione strumentale nella quale i processi elaborati attraverso la tecnologia possono svilupparsi secondo differenti possibilità di articolazione, interazione e trasformazione. Il progetto Contemporary Past-Present-Future trova così una concreta espressione artistica nell'incontro tra due differenti modalità di concepire il suono e la sua organizzazione, contribuendo a una riflessione sulla contemporaneità musicale che riconosce nella pluralità delle esperienze e nella circolazione dei linguaggi una delle condizioni essenziali della creazione. 
Con Reincarnations, il Modena Belcanto Festival accoglie dunque una proposta che amplia l'orizzonte della propria programmazione e restituisce alla ricerca musicale il suo carattere di esperienza viva, capace di rinnovare il rapporto tra composizione, interpretazione e ascolto.
Al termine del concerto, alle ore 22.00, è previsto un aftershow presso Pervenio, in via Lodovico Antonio Vincenzi 6B a Modena, a cura di Acid Tank, Outer e Moninga. L'ingresso è riservato ai possessori del biglietto del concerto, fino a esaurimento dei posti disponibili.


TUTTO ESAURITO PER “OPERA GUCCINI” - I grandi successi del cantautore emiliano recentemente scomparso, da Dio è morto a L’Avvelenata, sono riletti in chiave lirico-sinfonica con protagonista l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

 
Ha fatto registrare il “tutto esaurito” in tutte e tre le date previste Opera Guccini, progetto nato lo scorso maggio da un’idea del compositore e direttore d’orchestra Alessandro Nidi (nella foto a sinistra) e del giornalista e attore bolognese Giorgio Comaschi, con il coinvolgimento dello stesso Francesco Guccini – scomparso pochi mesi dopo, in agosto –, e realizzato dal Teatro Comunale di Bologna. Il concerto-spettacolo, in programma giovedì 29 e venerdì 30 ottobre alle 21.00, e sabato 31 ottobre alle 18.00 al Teatro Duse di Bologna, rilegge in chiave lirico-sinfonica alcune delle canzoni più celebri del grande cantautore – da Dio è morto a L'Avvelenata, passando per La locomotiva e Cirano – eseguite dall’Orchestra del Comunale diretta da Alessandro Nidi, che ne cura anche gli arrangiamenti: un omaggio che è oggi ancora più significativo, per celebrare insieme alla città di Bologna Guccini e la sua musica.
Le voci sono quelle dei cantanti lirici Claudia Ceraulo, soprano, Michele Gianquinto, baritono, e Simone Fenotti, tenore, giovani professionisti formatisi alla Scuola dell’Opera che fanno parte del progetto Career development dell’Accademia del TCBO. Ospiti speciali dello spettacolo sono anche la chitarra di Juan Carlos “Flaco” Biondini, artista impegnato anche come cantante, e il sassofono di Antonio Marangolo (nella foto in basso a sinistra). Ai momenti musicali si alternano interventi narrativi di Comaschi stesso, che accompagnerà il pubblico tra aneddoti, episodi divertenti e racconti legati alla nascita delle canzoni, inclusa anche la lettura di alcuni testi scritti per l’occasione dallo stesso Guccini. Si tratta di una produzione originale del Teatro Comunale di Bologna, con coordinamento scenico a cura di Gianni Marras, disegno luci di Paolo Liaci e video realizzati da Tommaso Arosio.
«Nasce tutto da un’idea di Flaco Biondini (nella foto a destra), storico chitarrista di Guccini, che mi chiese di scrivere sinfonicamente alcune canzoni – spiega Alessandro Nidi –. Il risultato fu sorprendente anche per lo stesso Guccini, che rimase positivamente colpito dall'ascolto della sua Avvelenata con la voce di baritono. [...] Opera Guccini vuole essere un omaggio alla vena melodica e alla cantabilità delle canzoni del cantautore, qualità messe ancor più in evidenza dalla trasposizione in chiave lirica. Scopriremo, così, che anche la dimensione testuale, spesso considerata motivo fondante dei brani di Guccini, si potrà arricchire di nuove sfumature, di significati inattesi: a volte sfiorando gli schemi dell’opera buffa, a volte donando ancora più forza ai personaggi storici o ai racconti mitici che popolano la sua galleria poetica».
«Ascoltandolo bene, ci siamo accorti che Guccini è anche lirico e che la sua musica si adatta quasi naturalmente a questo genere – commenta Giorgio Comaschi –. Abbiamo voluto rileggerlo così e le sue canzoni, con l’Orchestra del Teatro Comunale e tre cantanti lirici, hanno assunto colori, vestiti e intensità diverse: come fossero nuove, ritrovando, tra le pieghe di composizioni dall’andamento popolare, armonie settecentesche, sonorità romantiche e perfino stili contemporanei. Naturalmente senza intaccare la purezza dei brani originali. Con Opera Guccini vogliamo regalare a queste canzoni un nuovo “vestito” e, soprattutto, ringraziare l’autore per tutte le parole e le musiche che ci ha donato».
Lo spettacolo rientra nella serie di appuntamenti dal titolo “S’io avessi previsto tutto questo” che il Comune di Bologna dedica al ricordo di Francesco Guccini. 



Halloween al Teatro Filarmonico di Verona, tra opera per bimbi, visite guidate e sinfonie di Beethoven

 

In un'unica giornata appuntamenti per tutte le età. Sabato 31 ottobre, al Teatro Filarmonico, eventi per grandi e piccoli: visite guidate in mattinata, bambini e famiglie potranno assistere all’opera buffa Amelia al ballo in costume di Halloween, concerto dedicato alle due sinfonie di Beethoven, con Orchestra, Coro, Ballo, Tecnici di Fondazione Arena.  
 
LE SALE DELLA MUSICA: VISITE GUIDATE
Sabato 31 ottobre, alle ore 10.30 e alle 12, doppio turno di visite guidate al Teatro Filarmonico. Un’occasione per scoprire le Sale della Musica, gli spazi dove nascono gli spettacoli e lavorano artisti e tecnici. Così come la magia del teatro in cui da più di cinquant’anni Fondazione Arena di Verona porta in scena le stagioni artistiche d’opera, balletto e sinfonica. Il costo della visita è di 5 euro, acquistabile sul sito www.arena.it o in biglietteria.
 

MUSICA IN FAMIGLIA: HALLOWEEN A TEATRO CON AMELIA AL BALLO. SESSANTA MINUTI DI RISATE
La rassegna Musica in Famiglia propone spettacoli a misura di bambino il sabato pomeriggio alle 15.30. Opera, musica, balletto in spettacoli di un’ora che permettono al pubblico più giovane di capire e divertirsi. Sabato 31 ottobre va in scena la spassosa opera buffa in un atto Amelia al ballo. Personaggi indimenticabili, una vicenda dal ritmo mozzafiato, e la possibilità di ascoltare dal vivo una grande orchestra e coro. Per la prima volta, il pubblico è invitato a venire a teatro in costume per festeggiare Halloween con bambini e famiglie assistendo alla breve e divertente opera di Gian Carlo Menotti. Il cast conferma gli interpreti in scena in questi giorni fino a domenica 1° novembre, con la partecipazione del soprano Claudia Urru (nella foto) nei panni della protagonista, nello spettacolo firmato da Filippo Tonon e con la direzione musicale di Francesco Ommassini. Dopo la sperimentazione dell’Area Family in Arena, anche il Teatro Filarmonico e le sue Sale aprono ai bimbi da 0 a 4 anni. Piccolissimi che potranno incontrare i personaggi di opere e fiabe e lasciarsi conquistare da musica, canto e danza. Biglietti da 5 a 10 euro acquistabili online sul sito arena.it e nelle biglietterie dell’Arena.
 

ASPETTANDO BEETHOVEN: LA QUARTA E LA PASTORALE
Sempre sabato 31 ottobre, per il ciclo di concerti Aspettando Beethoven, Fondazione Arena si prepara con il suo pubblico al bicentenario del genio di Bonn, che sarà celebrato nel 2027. Nel terzo appuntamento della rassegna, l’Orchestra di Fondazione Arena affronta due capolavori della maturità di Ludwig van Beethoven (1770-1827). L’appuntamento è alle 18.30 in Sala Filarmonica, dove il Maestro veronese Leonardo Benini (nella foto) dirigerà l'Orchestra areniana nell'enigmatica Quarta sinfonia e nella celeberrima Sesta, la "Pastorale" immortalata anche dal lungometraggio Fantasia. Un atteso concerto, già sold-out da tempo.
 

IN SCENA FINO A DOMENICA 1 NOVEMBRE: JEU DE CARTES e AMELIA AL BALLO
Si può divertirsi all’opera? Con un balletto e un’opera del Novecento? Il successo del debutto di domenica scorsa parrebbe dire di sì. Due gemme del repertorio lirico e coreutico in scena per la prima volta a Verona al Teatro Filarmonico: Jeu de cartes, balletto “in tre mani” di Igor Stravinsky, rappresenta una partita a poker, tra citazioni musicali, ironia e un diabolico Jolly, mentre il ritmo e le melodie di Amelia al ballo di Menotti prendono affettuosamente in giro i cliché dell’opera in un leggero atto unico ricco di brio e gag. Due piccoli capolavori, nati entrambi negli Stati Uniti nel 1936, che guardano in modi diversi e personalissimi al passato e alla tradizione. Il dittico leggero e inedito con cui riparte l’autunno di Fondazione Arena è firmato per scene e costumi da Filippo Tonon, anche regista dell’opera di Menotti. Coreografo per Stravinsky con una propria nuova creazione, Matteo Levaggi. Luci dell’intero spettacolo a cura di Fiammetta Baldiserri. In scena il Ballo di Fondazione Arena, coordinato da Gaetano Bouy Petrosino e qui rappresentato da otto regine di cuori, e il caos impersonato dal brillante, giocoso e demoniaco Jolly Joker, che ha volto e corpo di Davide Buffon, primo ballerino del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e già più volte protagonista di Zorba il greco al Teatro Romano. Dopo l’intervallo, il sipario si alza sul brillante atto unico Amelia al ballo: protagonista eponima il soprano Eleonora Bellocci, mentre il baritono Gezim Myshketa e il tenore Leonardo Cortellazzi interpretano rispettivamente il marito e l’amante, buffi archetipi senza nome che completano il più tradizionale dei triangoli amorosi tipici dell’Opera. Nel cast anche Ana Victoria Pitts (l’amica), Nicolò Donini (il commissario) e le due cameriere impersonate da Manuela Schenale e Alessandra Andreetti. Il Coro areniano, preparato dal Maestro Roberto Gabbiani, e l’Orchestra di Fondazione Arena sono diretti dal Maestro Francesco Ommassini, concertatore delle due raffinate e brillanti partiture. Lo spettacolo ha una durata complessiva di un’ora e quarantacinque minuti circa, compresa una pausa di venti minuti. Un’occasione unica per scoprire due titoli rari e tutte le arti performative che ne rendono possibile la messinscena. Il dittico Jeu de cartes / Amelia al ballo replica stasera mercoledì 28 ottobre alle 19, venerdì 30 ottobre alle 20 e domenica 1 novembre alle 15.30.

63° Festival di Nuova Consonanza "Tempo": dal 6 novembre oltre 40 eventi a Roma dedicati alla nuova musica. Un festival che guarda al futuro, fra innovazione, tecnologia e creatività musicale.

 

Si svolgerà dal 6 novembre al 20 dicembre la 63ª edizione del Festival di Nuova Consonanza, quest’anno dal titolo “Tempo” secondo capitolo della trilogia “Spazio - Tempo - Suono” nella quale si articolano le edizioni dal 2025 al 2027. Una riflessione, voluta da Paolo Rotili presidente della storica associazione romana dedita alla musica contemporanea, sulle diverse modalità con cui la musica d’oggi interpreta e rappresenta il rapporto tra memoria, innovazione, tecnologia e creatività artistica.
“Il Tempo – racconta Rotili (nella foto a sinistra) – fluisce complesso, sovrapposto, ritorna indietro (fatto impossibile, ma nell’arte può accadere) perché gli oggetti sono sempre più lacerti di un passato non più integro, coerente, ricostruibile, ma che emerge nel nostro tempo. Un passato frammentato, di cui si sondano gli accostamenti inediti e si indaga quanto ha validità nell’oggi. Il Festival sarà dunque un viaggio che è non solo una presa d’atto delle infinite sfumature nelle quali si articola il Tempo, ma per chi vuole, per chi è in ascolto, è anche il superamento di steccati estetici, spesso ideologici, per una crescita interiore ampia, per un mondo sonoro aperto, condiviso, per un senso di appartenenza al di là dei singoli costrutti”.
 
La manifestazione proporrà oltre 40 eventi tra concerti, spettacoli di teatro musicale, performance, installazioni sonore, attività formative, incontri e iniziative rivolte alle giovani generazioni di compositori e interpreti, con oltre 40 prime esecuzioni. Un Festival “diffuso”, che spazierà fra le più importanti sedi culturali della città, come l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il Teatro Palladium, il Mattatoio di Roma - La Pelanda, l’American Academy in Rome.
Il 63° festival di Nuova Consonanza è realizzato con il contributo del Ministero della Cultura Direzione Generale Spettacolo e Direzione generale Biblioteche e istituti culturali, della Regione Lazio - Fondo Unico Spettacolo dal Vivo 2026.
Il festival, promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
 

L’INAUGURAZIONE
“Uno sguardo al futuro: 100 anni di Mauro Bortolotti e Franco Evangelisti”: con questo titolo, il concerto inaugurale del Festival, venerdì 6 novembre (ore 20) al Teatro Studio “Gianni Borgna” del Parco della Musica Ennio Morricone, sarà un omaggio a due dei soci fondatori di Nuova Consonanza, di cui quest’anno ricorre per entrambi il centenario della nascita. Sul palco il PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble (nella foto in alto), Evo Ensemble e Blow Up Percussion, soprano solista Felicita Brusoni, eseguono sotto la direzione di Tonino Battista, una selezione di brani dei due compositori, dagli anni Cinquanta a fine secolo, testimonianza della vivace stagione che la musica visse nel secondo Novecento, in un continuo rinnovamento delle forme e dei materiali sonori, aprendo la strada a inedite possibilità di relazione tra la scrittura, l’esecuzione e l’ascolto. Il concerto sarà preceduto alle ore 18 dall’incontro “Due parole su Mauro Bortolotti” che si terrà alla Bibliomediateca Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con gli interventi di Daniele Carnini, Paolo Rotili, Daniela Tortora.
 
I CONCERTI DEL FESTIVAL
Fra le novità di questa edizione, si segnala il Progetto Humanitas, iniziativa speciale di Nuova Consonanza per gli 80 anni dell’Assemblea Costituente da cui è nata la Costituzione della nostra Repubblica. Si tratta di tre concerti che propongono nuove composizioni in prima esecuzione ispirate ai diritti tutelati dalla nostra carta. Il primo sarà il 15 novembre al Teatro Palladium (ore 18) con il concerto Note Costituenti di Roma Tre Orchestra diretti da David Daubenfeld, pianista e violino solista Maria Andreeva: in programma le tre nuove composizioni Sentiero della memoria di Alessandra Ravera, Radici di Carla Magnan e La mer anémique di Marcello Panni, brano che si avvale di proiezioni video e la voce registrata di Giorgio Agamben. A incorniciare i tre pezzi, in una relazione fra tempi e linguaggi diversi, due lavori della musica russa e sovietica di Šebalin (Concerto op. 14 n. 1, 1932) e Schnittke (Concerto per pianoforte e orchestra d’archi, del 1979). Alle musiche si alterneranno le testimonianze registrate di alcuni scrittori, artisti e filosofi di oggi che riflettono sul tema della costituzione: Ginevra Bompiani, Luciana Castellina e Ottavia Piccolo.
 

Il 20 novembre (ore 20) alla Sala Petrassi del Parco della Musica 40 Ars Ludi (nella foto in alto): l’ensemble di percussioni, Leone d’Argento della Biennale Musica di Venezia, festeggia i 40 anni di attività con un programma incentrato sulla musica di Steve Reich in omaggio al compositore americano che quest’anno compie 90 anni. Con Six Marimbas, Quartet e Sextet del musicista newyorkese, si ripercorrono tre momenti diversi di una ricerca che ha profondamente segnato la musica del secondo Novecento.
 

Il progetto “On Improvisation: Sound, Space, Thought” ideato, organizzato e promosso dall’American Academy in Rome, in collaborazione con George Lewis direttore artistico dell’International Contemporary Ensemble (nella foto in alto), e Nuova Consonanza, sarà dedicato, fra incontri e concerti, all’improvvisazione e alla creazione musicale istantanea (23-25 novembre). Nel concerto conclusivo del progetto, il 25 novembre (ore 20) si riuniscono sul palco l’International Contemporary Ensemble e i musicisti di Nuova Consonanza.
 
Dal 27 novembre, salvo diversa indicazione, tutti gli appuntamenti si terranno al Mattatoio di Roma. Alle 20.30 il concerto Sax perspectives dell’Apeiron Sax Quartet, formazione che da vent’anni esplora le potenzialità espressive del quartetto di sassofoni, affianca la musica di linguaggi differenti con tre nuove composizioni di Riccardo Panfili, Eduardo Carlo Natoli e Fabio Massimo Capogrosso.
 

Il 28 novembre dalle ore 11 l’apertura di The Shape of Sound, installazione sonora site specific ideata da Francesco Pellisari che rimarrà visibile fino al 20 dicembre presso il Foyer 2. L’installazione – aperta dal martedì alla domenica, a ingresso libero, con orario continuato dalle ore 11 alle ore 20 - è promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, realizzata da Azienda Speciale Palaexpo.  Alle ore 20.30 il concerto del Trio Catch (nella foto in alto) formato da clarinetto, violoncello e pianoforte, che eseguirà la musica per questo inusuale organico composta negli ultimi quarant’anni, da Wolfgang Rihm, con il suo Chiffre IV (1984), alla prima assoluta di Nel mezzo di un passo di Pasquale Corrado (1979).
 

Petali di luna è il titolo del concerto del 29 novembre (ore 20.30) di NeoQuartet (nella foto in alto) formazione d’archi polacca che quest’anno raggiunge il traguardo dei vent’anni di attività internazionale. In dialogo con la più recente musica polacca, due prime italiane di Vito Palumbo e Lorenzo Marino.
 
La prima opera in programma del Festival sarà Il diario di Eva di Mauro Cardi, il 1° dicembre (ore 20.30). Ispirata all’omonimo racconto del 1905 di Mark Twain, l’opera racconta, attraverso la voce della protagonista, i giorni della creazione del mondo e della caduta dall’Eden. Scritta nel 2019, per danzatrice/attrice, soprano ed ensemble, viene allestita con la messa in scena di Cristina Papi, il soprano Felicita Brusoni, la danzatrice Gaia Bella mentre la parte strumentale è affidata a Gamo Ensemble diretto da Francesco Gesualdi.
 
Il 2 dicembre (ore 20.30) Corrispondenze è il nuovo progetto audiovisivo con la chitarra elettrica di Elio Martusciello, “un’esperienza visiva e sonora – come racconta lo stesso musicista –, più contemplativa che narrativa, in cui il linguaggio del suono e dell’immagine sostituisce quello del racconto lineare”.
 
Buongiorno Hospice è l’audio-documentario di Germano Scurti, presentato il 3 dicembre (ore 20.30). Artista poliedrico che ama spaziare fra sound art, cinema e musica, Scurti realizza un’opera di forte impatto emotivo e spirituale sul tema del fine vita, sulle relazioni umane e sull’intimità che nasce in un delicato momento della vita.
 
CIRCLEAction è la nuova azione performativa, il 4 dicembre in prima assoluta, sulla musica di Patrizio Esposito, con Ariella Vidach, che cura coreografia e regia insieme a Claudio Prati. Un dialogo fra corpo, suono e tecnologia, che sviluppa una partitura per una danzatrice e un percussionista (Sofia Casprini e Alessio Cavaliere).
 

Il workshop internazionale di composizione “De Musica” sarà affidato quest’anno a Philippe Manoury (nella foto in alto), tra i protagonisti della musica contemporanea francese, precursore e ricercatore di live electronics. A conclusione del workshop, il Festival gli dedica il concerto del 5 dicembre (ore 20) tornando al Teatro Studio “Gianni Borgna” del Parco della Musica Ennio Morricone. Realizzato in coproduzione con Fondazione Musica per Roma, il concerto vede il PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, guidato da Tonino Battista, con le voci soliste di Livia Rado e Ljuba Bergamelli, eseguire tre significative composizioni di Manoury – Cruel Spiral, Vier Lieder aus «Kein Licht, Hypothèses du sextuor – espressione di una ricerca musicale legata ai grandi temi del nostro tempo.
 

Si torna al Mattatoio di Roma - La Pelanda dove si proseguirà fino alla fine del Festival. Il 6 dicembre (ore 20.30) con Ghost (nella foto in alto) gli artisti e performers Andrea Argentieri e Chiara Lagani si ispirano ai più noti cinque racconti spettrali della scrittrice statunitense Edith Wharton, pubblicati postumi nel 1937. Apparizioni esplosive, colpi di scena e sottilissime inquietudini animano questo spettacolo che si avvale della regia e scenografia di Luigi Noah De Angelis, musica e sound design di Luigi Ceccarelli, con contributi musicali di Gianni Trovalusci (flauti), Diego Conti (violino), Paolo Ravaglia (clarinetti).
 
Il 7 dicembre (ore 20.30) si terrà il secondo appuntamento del progetto “Humanitas” con il concerto “La fabbrica illuminata”, titolo della composizione per soprano e nastro magnetico del 1964 di Luigi Nono e Giuliano Scabia che denunciò le durissime condizioni di lavoro degli operai nelle acciaierie. Nel lavoro risuonano i testi di operai dell’Italsider di Genova, estratti dei contratti sindacali e altri testi di Giuliano Scabia e Cesare Pavese ancora oggi quanto mai attuali. Accanto all’opera di Nono, in programma anche le novità di Fabio Cifariello Ciardi (Articolo 34), Alessandro Cipriani (Forget my Fate) e Daria Scia (Terra di lavoro). Alla musica si alternano le poesie per la pace di e con Franco Arminio, “paesologo” come ama definirsi, fra le voci più autorevoli della poesia italiana di oggi. Interpreti della serata le voci di Livia Rado e Ljuba Bergamelli, con Andrea Veneri alla regia del suono e Lorenzo Letizia alla cura dello spazio e delle videoinstallazioni.
 

Due gli appuntamenti per l’8 dicembre. Alle 18 la chitarra elettrica di Luca Nostro (nella foto in alto) nel concerto Coil Circumambulation si fa protagonista di un incontro tra pratiche sonore e linguaggi diversi, come il rock, il noise, la techno e l’elettronica, brani pensati per la chitarra elettrica, tre dei quali in prima esecuzione, e due originali adattamenti da Ligeti e Scarlatti. Alle 20.30 il concerto della Sicilian Improvisers Orchestra: i musicisti-esploratori dell’ensemble siciliano portano in scena la dimensione collettiva e imprevedibile delle pratiche legate all’improvvisazione musicale, dove l’ascolto reciproco e il dialogo trasformano il gesto individuale in materia sonora condivisa.
 
Il 9 dicembre (ore 20.30) il giovanissimo duo di percussionisti Alessio Cavaliere e Davide Fabrizio presenterà lavori della tradizione musicale contemporanea insieme a tre prime esecuzioni di Yiran Zhao, Ivan Liuzzo e Luca Tacchino, quest’ultimo vincitore del Premio delle Arti in Composizione.
 
Il 10 dicembre (ore 20.30) sarà la volta di Lascaux, performance elettroacustica di Giulio Colangelo e Vittorio Montalti, che parte dal testo del 1955 Lascaux. La nascita dell’arte di Georges Bataille, dedicato alla scoperta delle prime pitture rupestri della grotta di Lascaux, che per il filosofo francese significò la nascita assoluta dell’arte. I due compositori realizzano un’opera in cui le componenti luminose e sonore si intersecano, in una stretta connessione tra gesto, suono e luci.
 

Mediaeterrae, il 12 dicembre (ore 20.30), è il concerto che vede gli ensemble SoloVoices e Court-circuit, diretti da Jean Deroyer, esplorare le varie possibilità del suono, attraverso tre opere di Giacinto Scelsi, Karin Wetzel (nella foto in alto) e Valerio Sannicandro che mettono in dialogo voci e strumenti in diverse elaborazioni della materia sonora.
 
Doppio appuntamento il 13 dicembre: alle ore 18 la proiezione dei video selezionati dalla Call internazionale promossa da Nuova Consonanza per giovani artisti under 40, mentre alle 20.30 Screening sounds: re-imaging speech con la storica formazione svedese KammarensembleN, diretta da Sergej Bolkhovets. Attiva nella scena musicale contemporanea da oltre quarant’anni, la formazione esplora nei brani proposti (tutti composti negli ultimi due anni) il rapporto tra suono, parola, strumenti ed elaborazione elettronica.
 
Il 15 dicembre (ore 20.30) The Exàifnes Party di Francesco Giomi è una vera e propria “festa sonora” di improvvisazione musicale. I performers dell’Ensemble Exàifnes, pur nell’ambito di una partitura di regole, suonano quando è loro congeniale, alternando momenti collettivi a istanti solistici.
 
Voci dal femminile il 16 dicembre (ore 20.30), è un percorso sonoro di Recercare accordion Duo (Ludovica Borsatti e Umberto Turchi), una sfida esecutiva per la fisarmonica da concerto e allo stesso tempo un tributo alla creatività musicale femminile contemporanea con sei prime esecuzioni (Agresti, Aloisi, Di Cecca, Heute, Quindici, Rettagliati, Gubajdulina).
 

Il 17 dicembre l’ensemble Opificio Sonoro (nella foto in alto) diretto da Matteo Cesari presenta Fleeting Moments (“momenti fugaci”), un percorso tra diverse dimensioni del tempo, dall’intimo all’estroverso, con musiche di Tedde, Fizzarotti, Saunders, Romitelli, Lanza. La giornata si apre alle ore 18 con la performance The Shape of Sound di Francesco Pellisari, su musiche di Andrea Veneri.
 
L’ultimo concerto del Progetto Humanitas si terrà il 18 dicembre (ore 20.30) con il Quartetto di Roma Sinfonietta in “Quatuor pour la fin du Temps”. Nel solco del capolavoro di Olivier Messiaen composto ed eseguito nel campo di concentramento di Görlitz nel 1941, l’ascolto di tre nuovi brani di Maximiliano Amici (Rimembranze), Federico Di Santo (Quatuor pour un génocide) e Mehdi Khajami (La vita non è un tranello) che fanno riferimento alla pace e alla tolleranza. Alla musica si alterna la lettura di poesie sulla pace, affidata agli studenti e studentesse dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.
 

Il 19 dicembre, alle ore 18, Raffaele Marsicano (nella foto in alto) è protagonista di un assolo di trombone, nel concerto che è dialogo fra l’elettronica e il suo strumento, con cinque composizioni a lui dedicate, nate dal confronto diretto tra interprete e compositore. Alle 20.30 il pianista Ciro Longobardi eseguirà i Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus di Messiaen, capolavoro per pianoforte del Novecento, un ciclo monumentale di grande spiritualità, di cui Longobardi è fra i più autorevoli interpreti.
 

Il Festival si chiude il 20 dicembre (ore 18) con la finale del Concorso internazionale di composizione “Franco Evangelisti”, giunto quest’anno alla XXVIII edizione e dedicato alla scrittura per quartetto d’archi. Il Quartetto Maurice (nella foto in alto) eseguirà, oltre alle tre partiture finaliste, Aleatorio (1959) di Evangelisti e String Quartet n. 3 “Grido” (2001-02) di Helmut Lachenmann.
 
INCONTRI, CONVEGNI, MOSTRE, PRESENTAZIONI, WORKSHOP
Oltre ai numerosi concerti, completano la programmazione una serie di incontri, convegni, presentazioni di novità editoriali e discografiche, workshop, volti ad approfondire la scrittura musicale contemporanea. Si è già detto dell’incontro su Mauro Bortolotti il giorno dell’inaugurazione e del progetto sulla prassi e la teoria dell’improvvisazione musicale “On Improvisation: Sound, Space, Thought”, all’Accademia Americana a Roma dal 23 al 25 novembre.
 
Il 28 novembre sarà inaugurata al Mattatoio di Roma - La Pelanda “Alla squisita poetica del silenzio” mostra documentaria, a cura della Fondazione Isabella Scelsi e Irmela Heimbächer, dedicata a Franco Evangelisti: attraverso l’esposizione del materiale documentario del fondo musicale, bibliografico e fotografico custodito nell’archivio della Fondazione Isabella Scelsi, si restituisce l’intensità dell’esperienza vissuta dal compositore nel breve arco della sua vita.
 
Il convegno “Musica futura” (6-7 dicembre, Mattatoio di Roma - La Pelanda) sarà invece una riflessione sui molteplici percorsi della musica contemporanea, con particolare attenzione alle esperienze più recenti, creando un dialogo fra pratica compositiva, ricerca artistica, musicologia e critica musicale. 
 
In programma anche il convegno “Ennio Morricone e Nuova Consonanza” (12 e 13 dicembre), in collaborazione con UNIUD - Università degli Studi di Udine. Socio per oltre mezzo secolo di Nuova Consonanza, storico membro del Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza, Morricone, grazie all’esperienza del Gruppo, si avvicinò alle avanguardie musicali degli anni Sessanta-Settanta. Si rifletterà su quanto queste esperienze abbiano influenzato la sua composizione, sia nel campo cinematografico sia nella produzione della sua musica “assoluta’”.
 
Due infine i workshop. Oltre al già citato “De Musica” quest’anno tenuto da Philippe Manoury, dal 9 all’11 dicembre si terrà la nuova edizione di “Comporre dialogante” sull’improvvisazione, tenuto da Alessandro Sbordoni.
 
Il 63° Festival di Nuova Consonanza è realizzato in collaborazione con Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Adam Mickiewicz Institute, American Academy in Rome, Azienda Speciale Palaexpo, ARTIficio SONORO – atelier internazionale, Edizioni Sconfinarte, Fondazione Isabella Scelsi, Fondazione Mattatoio di Roma - Città delle Arti, Fondazione Musica per Roma, Fondazione Roma Tre - Teatro Palladium, Istituto Polacco di Roma, Roma Tre Orchestra, UNIUD - Università degli Studi di Udine
 


HALLOWEEN AL TEATRO CARLO FELICE: UN POMERIGGIO TRA STREGHE, FANTASMI E MUSICA


Streghe e apprendisti stregoni, scheletri danzanti, creature fantastiche, riti del fuoco e persino il fantasma che, secondo una leggenda genovese, abiterebbe il Teatro Carlo Felice. Sabato 31 ottobre, a partire dalle ore 14, il Teatro Carlo Felice di Genova festeggia Halloween con un programma di iniziative pensato per il pubblico di tutte le età, che affianca a un concerto tematico dell’Orchestra e del Coro della Fondazione diretto da Massimo Zanetti con il violinista Giulio Plotino, laboratori per bambini, postazioni di trucco, la presentazione di un libro su “La musica dei cattivi”, aperitivi a tema e visite guidate. Per l’occasione gli spazi del Teatro saranno caratterizzati da decorazioni e allestimenti a tema, coinvolgendo anche il personale e gli artisti: tutto il pubblico è invitato a presentarsi in costume o con accessori ispirati ad Halloween.
L’iniziativa si inserisce anche nel programma cittadino dedicato alle origini della ricorrenza, organizzato dal MOG – Mercato Orientale Genova che, dal 26 ottobre al 1° novembre, propone Samhain. Le origini irlandesi di Halloween, una settimana di appuntamenti tra cultura, tradizioni e gastronomia realizzata in collaborazione con il Consolato d’Irlanda e l’Ente Nazionale del Turismo Irlandese.
 

Le attività prenderanno il via alle ore 14 con una postazione di trucco Halloween realizzata in collaborazione con Profumerie Dellepiane e aperta a tutti. Bambini e adulti potranno trasformarsi in streghe, fantasmi e altri personaggi della festa, preparandosi agli appuntamenti del pomeriggio. La postazione sarà allestita all'ingresso del Teatro e resterà attiva fino alle ore 20.
 Alle ore 15.30 il team Education del Carlo Felice propone un laboratorio creativo dedicato ad Halloween, realizzato con il coinvolgimento del reparto attrezzeria del Teatro. Attraverso il gioco e le attività manuali, i bambini potranno sperimentare il mondo della fantasia e della trasformazione teatrale, scoprendo anche alcuni dei mestieri che contribuiscono alla realizzazione di uno spettacolo. L’attività è rivolta a massimo 40 bambini dai 4 ai 10 anni, accompagnati dai genitori. La quota di 15 euro comprende il laboratorio e il biglietto per il concerto delle ore 17.
 

Momento centrale, alle ore 17, il concerto della Stagione sinfonica 2026-2027 con sul podio dell'Orchestra e del Coro della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova Massimo Zanetti, con il violinista Giulio Plotino; maestro del Coro Giulio Magnanini. Il programma riunisce alcune delle pagine più celebri dedicate dalla musica al mondo del fantastico, della magia e del soprannaturale, attraversando il repertorio sinfonico, operistico e coreutico tra Ottocento e Novecento. Ad aprire il concerto sarà L’apprendista stregone di Paul Dukas, poema sinfonico ispirato alla ballata di Goethe in cui un giovane allievo, incapace di controllare le forze magiche che ha evocato, scatena un disastro; il brano è stato reso celebre dall’omonimo episodio del film animato Fantasia di Walt Disney. Seguiranno due pagine dal Macbeth di Giuseppe Verdi, cioè i famosi Cori delle streghe tratti dal primo e dal terzo atto dell’opera. La celebre Danse macabre di Camille Saint-Saëns, con il violino che evoca la Morte intenta a guidare una danza notturna di scheletri, sarà affiancata dal Baccanale tratto da Samson et Dalila dello stesso compositore. Il programma proseguirà con Nell’antro del re della montagna (I Dovregubbens hall) dalle musiche di scena per Peer Gynt di Edvard Grieg e con La tregenda da Le Villi di Giacomo Puccini. Un posto particolare spetterà a Niccolò Paganini, con Le streghe op. 8 MS 19, pagina per violino e orchestra che mette in relazione il virtuosismo strumentale con il carattere fantastico e grottesco della danza. Protagonista sarà il violinista Giulio Plotino, chiamato a confrontarsi con una delle composizioni più rappresentative dell'immaginario paganiniano. La parte conclusiva del concerto sarà affidata alla musica del Novecento: Manuel de Falla, con El círculo mágico e la Danza ritual del fuego da El amor brujo, evocherà un universo di sortilegi e rituali, mentre la Danza infernale e il Finale da L'uccello di fuoco di Igor Stravinskij porteranno il pubblico nel mondo della fiaba russa, tra incantesimi, forze oscure e liberazione finale. Biglietti per il concerto: da 15 a 35 euro.
 

Al termine del concerto, indicativamente intorno alle ore 18.45 il pomeriggio proseguirà con la presentazione del libro La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore di Carlo Fiore (casa editrice Neri Pozza). Musicologo, docente di Storia della musica e critico musicale, Fiore nel libro affronta uno stereotipo particolarmente diffuso nel cinema e nelle serie televisive: l'associazione tra musica classica e personaggi malvagi. Da M di Fritz Lang, con l’assassino che fischietta Grieg, alle Variazioni Goldberg e ai Carmina Burana, fino ai vampiri del cinema e della televisione, il libro ripercorre la storia di un immaginario che ha trasformato la musica classica nella colonna sonora privilegiata di criminali, mostri e antagonisti. L’autore dialogherà con Massimo Arduino, presidente dell'Associazione Teatro Carlo Felice – con cui è organizzata la presentazione – in un incontro accompagnato da contributi video e momenti musicali. Un’occasione per osservare da un’altra prospettiva il rapporto tra musica, immagini e rappresentazione del male, particolarmente adatta alla giornata di Halloween (ingresso libero).
 

Dopo il concerto e la presentazione, alle ore 19.45 circa, sarà possibile partecipare a una versione speciale degli Aperitivi Felici, il format che abbina la visita guidata del Carlo Felice a un aperitivo in foyer o terrazza. Il percorso di Halloween sarà dedicato a Leila Carbone, la giovane protagonista di una delle più note leggende genovesi, legata proprio al luogo in cui sorge il Teatro. Secondo il racconto popolare, Leila era figlia di un liutaio e fu accusata di stregoneria dopo una vicenda amorosa contrastata. La sua morte sarebbe avvenuta nelle prigioni dell’antico complesso di San Domenico, sul cui sito venne successivamente costruito il Carlo Felice. La leggenda vuole che da allora il suo fantasma continui a frequentare il Teatro, richiamato dalla musica che aveva amato in vita, e che le sue apparizioni siano accompagnate da un profumo di rose. Un’occasione rara per scoprire gli ambienti del Teatro e il dietro le quinte attraverso una storia cittadina e l’immaginazione. La visita guidata con aperitivo ha un costo di 30 euro (adulti), 18 euro (under 18).
 


Fragilità e forza di un “fiore”: Iris di Mascagni Dal Giappone fin-de-siècle a un mondo post atomico: si alza al Regio di Torino il sipario sull'ultimo e più visionario titolo del Festival Verismo dal 5 al 18 novembre

 

Con Iris, in scena dal 5 al 18 novembre, il Festival Verismo raggiunge il suo esito più visionario e porta alla luce una delle gemme nascoste del catalogo di Pietro Mascagni. L’enorme fortuna di Cavalleria rusticana ha finito infatti per mettere in ombra opere successive, diversissime tra loro e di grande qualità musicale. Rappresentata per la prima volta nel 1898, Iris è la prima opera italiana ambientata in Giappone e anticipa suggestioni che pochi anni dopo riaffioreranno in Madama Butterfly, con la quale condivide anche il librettista Luigi Illica.
Lontano dal realismo mediterraneo di Cavalleria, Mascagni trasfigura però il Giappone in un luogo ideale e completamente immaginario, come si addice a un dramma di fatto simbolista: un universo immerso nel clima del decadentismo europeo, attraversato da una bellezza fragile, sensuale e quasi avvelenata, nel quale i sogni e i ricordi dell’infanzia di Iris si scontrano con la violenza e l’orrore del mondo adulto.


Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche del Teatro Regio sale il Direttore musicale Andrea Battistoni, che dirige tutti e quattro i titoli del Festival. I Cori sono istruiti rispettivamente da Gea Garatti Ansini e da Claudio Fenoglio. La regia è di Daniele Menghini; le scene sono di Davide Signorini, i costumi di Nika Campisi, la coreografia di Marco Caudera e la coreografia delle marionette di Valeria Sacco – Riserva Canini Teatro, le luci di Gianni Bertoli, la drammaturgia di Michele Panella. Andrea Piazza è assistente alla regia, Chiara Previato assistente alle scene e Rossana Gea Cavallo assistente ai costumi.
Daniele Menghini trasferisce Iris in un paesaggio post-atomico, ispirandosi agli hibakujumoku, gli alberi sopravvissuti alle radiazioni di Hiroshima e Nagasaki e tornati inspiegabilmente a fiorire tra le rovine. Iris è una di queste presenze pure e vitali: una giovane donna circondata da un’umanità corrosa dalla guerra, dalla violenza e dal desiderio di possesso. «Iris è un fiore che sboccia in mezzo al fango», spiega Menghini, «un’anima pura sacrificata sull’altare del desiderio e del possesso». Strappata alla grotta sotterranea in cui vive con il padre cieco, tra origami e fiori di carta, Iris viene trascinata da Osaka e Kyoto nello Yoshiwara, il quartiere delle geishe, che nella visione scenica diventa un edificio in macerie popolato da figure mascherate e deformi. Il viaggio della protagonista assume così la forma di un attraversamento della violenza del mondo adulto, fino a un sacrificio che apre però a una possibilità di rinascita: la natura sopravvive all’egoismo dell’uomo e la purezza di Iris si trasforma in immagine di resistenza.
L’ambientazione giapponese rende Iris uno dei titoli più singolari della produzione mascagnana. L’opera nasce all’interno di quell’immaginario europeo che, alla fine dell’Ottocento, guarda al Giappone attraverso il filtro del giapponismo, dell’Art Nouveau e delle stampe di Hokusai. Per la prima assoluta del 1898, Adolfo Hohenstein, pioniere del cartellonismo italiano e direttore artistico delle Officine Ricordi, firmò scene, costumi e il celebre manifesto dell’opera, costruendo un progetto d’immagine unitario nel quale florealismo e suggestioni giapponesi si intrecciano in una delle esperienze più significative della comunicazione teatrale fin-de-siècle.
Vogliamo qui ringraziare l’Archivio Storico Ricordi per la preziosa collaborazione all’apparato iconografico del programma di sala.
La regia di Menghini riparte proprio dalla distanza tra quel Giappone immaginato dall’Europa e la memoria traumatica del Novecento, trasformando l’esotismo originario in un paesaggio devastato e contemporaneo. Per la nuova produzione del Regio sono stati realizzati a Torino oltre 150 girasoli fabbricati a mano, decine di origami e un fiore animatronico destinato a un momento centrale dello spettacolo.
Con Iris, Mascagni si allontana decisamente dal mondo che lo aveva reso celebre e sperimenta una scrittura di straordinaria ricchezza orchestrale. La partitura mostra un compositore pienamente maturo, aperto ai linguaggi musicali europei e capace di sfruttare tutte le risorse dell’orchestra e le più avanzate conquiste armoniche del proprio tempo. Le suggestioni di Wagner e dell’impressionismo francese convivono con l’inesauribile invenzione melodica di Mascagni, in una scrittura che segue con grande finezza anche la dimensione più intima di Iris, tra sogno, memoria dell’infanzia e progressiva scoperta dell’orrore. «In Iris ritroviamo un Mascagni che sfrutta tutti i colori dell’orchestra e le conquiste armoniche della sua epoca», racconta Andrea Battistoni, «tra suggestioni wagneriane e impressioniste, senza mai perdere quella vena melodica che sembra sgorgare da lui come una fonte inesauribile». Dall’angoscia dell’Aria della Piovra alla luminosità della trasfigurazione finale, la partitura disegna un arco di eccezionale forza teatrale. L’Inno del Sole, che apre e chiude l’opera con il grandioso impatto di coro e orchestra, incornicia una struttura atipica, culminante in un ultimo atto sospeso e quasi onirico.
 

Il cast

A Erika Grimaldi, che ha già raccolto molti successi al Regio e non solo, spetta il compito di dare vita al complesso personaggio della mousmé, della fanciulla Iris; la affiancano le voci di Angelo Villari (Osaka), recentemente applaudito come Chénier, Roberto Frontali (Kyoto), Luca Tittoto (Il Cieco), l’artista del Regio Ensemble Albina Tonkikh interpreta una Guècha, mentre Didier Pieri è il Cenciaiolo. Nei ruoli dei protagonisti si alternano: Iwona Sobotka (Iris), Samuele Simoncini (Osaka), Manel Esteve Madrid (Kyoto) e Mariano Buccino (Il Cieco). Il cast si completa con: Leopoldo Lo Sciuto/Luigi Della Monica (Un merciaiolo), Bekir Serbest/Damiano Colombo (Un cenciaiolo), Mattia Comandone/Alessandro Agostinacchio (Un cenciaiolo).

Il Festival Verismo prosegue

Iris completa il percorso del Festival Verismo, il progetto con cui il Teatro Regio inaugura la Stagione 2026/2027: quattro opere di Mascagni e Leoncavallo, quattro nuovi allestimenti e un unico direttore d’orchestra. Accanto ai due titoli simbolo, Cavalleria rusticana e Pagliacci, la riscoperta di Iris e della Bohème di Leoncavallo permette di osservare da una prospettiva nuova due compositori che, dopo i successi folgoranti della giovinezza, continuarono a interrogarsi sulle trasformazioni artistiche e sociali del loro tempo. Il Festival prosegue fino al 22 novembre e nell’ultimo fine settimana di ottobre e nei primi due di novembre sarà possibile assistere all’intero ciclo nell’arco di tre giorni consecutivi.
 

Le Conferenze-Concerto: un invito a scoprire il Festival prima del debutto
Mercoledì 4 novembre alle ore 18 al Piccolo Regio Puccini il musicologo e giornalista Giovanni Gavazzeni illustra Iris di Mascagni con la partecipazione del regista Daniele Menghini. L’ingresso è gratuito.

(foto di Daniele Ratti)

Filarmonica Umbra Vittorio Calamani: un'orchestra in continua crescita

 

Ogni concerto racconta una storia. Ma il percorso di un'Orchestra si costruisce giorno dopo giorno, progetto dopo progetto.
L'estate 2026 ha rappresentato una tappa importante per l'Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani.
Negli ultimi mesi abbiamo vissuto un percorso artistico ricco di emozioni, incontri e nuove sfide. Abbiamo avuto l'onore di condividere il palco con il Maestro Nicola Piovani, protagonista dello straordinario concerto del 18 luglio, trasmesso successivamente su Rai 5, e abbiamo inaugurato l'80ª Stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, tra nuove produzioni, prove, incontri e settimane di musica condivisa.
Il nostro viaggio musicale ci ha poi portati a Orvieto, tra le atmosfere della X edizione del Festival della Piana del Cavaliere, e a Roma, nella suggestiva cornice di Villa Giulia, attraverso grandi pagine del repertorio sinfonico, nuove interpretazioni e preziose collaborazioni artistiche.
Fino ai più recenti concerti di musica sacra contemporanea di Orvieto e Roma, che hanno rappresentato un'ulteriore occasione per esplorare nuovi linguaggi e condividere con il pubblico la nostra passione per la musica.
Questi appuntamenti si inseriscono in una storia di crescita che, negli ultimi anni, ha visto l'Orchestra affermarsi tra le realtà più dinamiche del panorama musicale italiano, grazie anche al riconoscimento di due Premi Abbiati, il più prestigioso premio della critica musicale italiana.
Sono risultati che ci rendono orgogliosi, ma che rappresentano soprattutto uno stimolo a continuare a crescere, affrontando ogni nuova produzione con la stessa passione, lo stesso rigore e la stessa voglia di condividere la musica con il nostro pubblico.


Chiesa della Croce di Senigallia, 31 ottobre: brani inediti dai fondi marchigiani sull’organo del 1775, ingresso libero

 
 

Dorature che sfumano nel bronzo, la pala di Federico Barocci all’altare e, in cantoria, l’organo di Gaetano Callido, del 1775, ancora perfettamente funzionante: è la Chiesa della Croce di Senigallia, barocco puro costruito tra il 1576 e il 1608 su progetto di Muzio Oddi, un vero gioiello d’arte. In questo scrigno, sabato 31 ottobre alle ore 21, il protagonista è l’organo, suonato da Luca Sartore e con la voce del mezzosoprano Rossana Giardullo, nel concerto “Omaggio a Giovanni Morandi. Musica e Fede: tra Sacro e Melodramma”, secondo appuntamento di “Sena Barocca”. La rassegna è prodotta dalla Fondazione “Alessandro Lanari” e dal Sistema Regionale del Barocco Musicale nell’ambito del Festival Barocco delle Marche 2026, con la direzione artistica di Gianni Gualdoni, in collaborazione con la Confraternita dei Crocesegnati e del Santissimo Sacramento e con la collaborazione scientifica dell’Associazione Marchigiana per la Ricerca e Valorizzazione delle Fonti Musicali (A.Ri.M).
 

Luca Sartore (nella foto in alto), organista veneto classe 1988, ha intrapreso la registrazione integrale dell’opera per organo di Morandi, per l’etichetta Da Vinci Classics; a sedici anni è stato nominato titolare dell’organo Callido del Duomo di Cittadella. Rossana Giardullo è stata premiata al Concorso Internazionale di Canto “Pergolesi”, tenutosi a Jesi lo scorso settembre, e affianca ai brani strumentali pagine vocali sacre.
Il programma è dedicato a Giovanni Morandi (Pergola 1777 - Senigallia 1856), con musiche di Giuseppe Sarti (nell'immagine a sinistra), di Pietro Morandi e dello stesso Giovanni Morandi, e con brani inediti scelti tra quelli custoditi nei fondi musicali del territorio, di cui le Marche sono ricche. Insieme al padre Pietro, Giovanni Morandi è stato un pilastro della scuola di canto senigalliese e compositore dal catalogo ampio, per organo, per strumenti e per voce, in parte già noto e pubblicato, in parte ancora da far conoscere. Da un paio di decenni la sua figura è oggetto di riscoperta, con nuovi studi e diverse incisioni del repertorio organistico.
La rassegna “Sena Barocca” si è aperta proprio nel nome di Giovanni Morandi, con l’incontro di approfondimento curato da Gabriele Moroni, tra i massimi esperti dell’autore, e un focus sul patrimonio del Fondo Musicale del Monastero di Santa Cristina di Senigallia, che conserva centinaia di partiture inedite.
I prossimi appuntamenti alla Chiesa della Croce di Senigallia saranno il 13 novembre con “Sentieri barocchi italiani”, il 22 novembre con “Una sera con Vivaldi” e il 9 dicembre con “A due violini”.
 
Il Festival Barocco delle Marche
L’appuntamento fa parte della programmazione del Festival Barocco delle Marche prodotto dalla Fondazione Lanari, e si inserisce nel Sistema Regionale del Barocco Musicale, circuito che unisce produzione, alta didattica di specializzazione, ricerca musicologica e editoria discografica dedicata al repertorio inedito regionale. Il Festival propone concerti, spettacoli e incontri su musica e cultura del Barocco, da agosto a dicembre, su più sedi (Ancona, Filottrano, Jesi, Macerata, Montecarotto, Ostra, Recanati, Senigallia, Serra San Quirico). Ensemble residente è l’Orchestra Barocca delle Marche (OBdM), primo organico barocco istituzionale della regione con pratica esecutiva storicamente informata, riconosciuto dal Ministero della Cultura; violino solista e direttore principale è Federico Guglielmo.