giovedì 5 novembre 2026

DA CASELLA A STRAVINSKY, IL NOVECENTO PROTAGONISTA CON L’ORCHESTRA SINFONICA DI MATERA

 

La tradizione musicale del passato incontra le innovazioni del Novecento in un programma che mette in dialogo due grandi compositori, Alfredo Casella e Igor Stravinsky. Sabato 7 novembre 2026, alle ore 20:30, all’Auditorium Raffaele Gervasio di Matera, la stagione concertistica 2026 dell’Orchestra Sinfonica di Matera prosegue con “Da Casella all’antica a Stravinsky”, un concerto dedicato a due protagonisti della musica del XX secolo, accomunati dalla capacità di reinterpretare le forme della tradizione attraverso linguaggi espressivi originali e innovativi.
A dirigere l’Orchestra Sinfonica di Matera sarà Pasquale Corrado (nella foto a sinistra), che torna sul podio della formazione lucana dopo averla diretta nei concerti “Il ’900 sinfonico” del novembre 2024 e “Dalle radici al folklore” del novembre 2025. Solista al pianoforte Andrea Di Cecca, giovane musicista formatosi al Conservatorio “Duni” di Matera, già vincitore di concorsi pianistici internazionali.
Il programma si apre con le “Danze Concertanti” di Igor Stravinsky, composizione articolata in cinque sezioni che alternano movimenti di carattere differente, dalla marcia iniziale al Pas d’action, dal tema con variazioni al Pas de deux, fino alla marcia conclusiva. Una successione di episodi nei quali il ritmo, il movimento e il dialogo tra gli strumenti danno vita a una scrittura orchestrale ricca di contrasti.
La seconda parte del concerto è dedicata alla “Scarlattiana”, divertimento su temi di Domenico Scarlatti per pianoforte e 32 strumenti, op. 44, di Alfredo Casella. L’opera, articolata in cinque movimenti, dalla Sinfonietta iniziale al Finale, passando per Minuetto, Capriccio e Pastorale, rielabora il patrimonio musicale scarlattiano attraverso il linguaggio del Novecento. Il pianoforte assume un ruolo centrale nel dialogo con l’orchestra, tra richiami alla tradizione e nuove soluzioni timbriche e ritmiche.
Andrea Di Cecca (nella foto a destra), pianista classe 2004, si è laureato con lode e menzione d’onore al Conservatorio “Duni” di Matera. Vincitore di concorsi pianistici internazionali, svolge attività concertistica come solista e in formazioni cameristiche e, come pianista d’orchestra, ha già collaborato con l’Orchestra Sinfonica di Matera.
Pasquale Corrado, compositore e direttore d’orchestra, si è perfezionato all’IRCAM di Parigi e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ricevendo il Premio Petrassi 2011. Fondatore e direttore del Syntax Ensemble, ha collaborato con prestigiose istituzioni musicali internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e Radio France. Insegna Composizione al Conservatorio “Verdi” di Como.
“Da Casella all’antica a Stravinsky” propone così un incontro tra due differenti interpretazioni della modernità musicale, nelle quali il riferimento al passato diventa occasione di sperimentazione e rinnovamento del linguaggio orchestrale.
La stagione concertistica 2026 dell’Orchestra Sinfonica di Matera proseguirà venerdì 20 novembre con un concerto che vedrà protagonista il violinista Azohe Zang, Premio Paganini, insieme al direttore Massimiliano Caldi, con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven.


Cagliari, il 7 novembre Mozart contro Clementi a Palazzo Siotto per la VI Stagione Concertistica di Castello

 

Un recital coinvolgente, nel quale la grande musica classica prende vita con forza, eleganza e profonda espressività. Sabato 7 novembre 2026, alle ore 18.00, Palazzo Siotto a Cagliari ospiterà il quarto appuntamento autunnale della VI Stagione Concertistica di Castello. Ne sarà protagonista la
pianista Angela Oliviero, che accompagnerà il pubblico in un affascinante confronto tra due grandi maestri della tastiera: Wolfgang Amadeus Mozart e Muzio Clementi.
Il recital "Mozart contro Clementi, l'arte della variazione " è dedicato infatti alla celebre sfida musicale che ha visto contrapposti i due compositori alla Vigilia di Natale del 1781, alla corte dell'imperatore Giuseppe II. In quell'occasione Mozart e Clementi si affrontarono in un memorabile duello, alternando sonate, toccate, variazioni e improvvisazioni: chiamati a dimostrare il proprio talento, si cimentarono con temi assegnati sul momento e difficoltà appositamente predisposte per metterne alla prova le capacità. Come scrisse Mozart in una lettera, a Clementi fu persino affidato un fortepiano scordato e con tre tasti non funzionanti. Per la cronaca, tuttavia, i due musicisti si esibirono in modo straordinario, portando l'imperatore a decretare un salomonico pareggio (e a dividere in parti uguali la posta in palio di 50 ducati).
Il concerto cagliaritano rievocherà lo spirito di quella storica contesa attraverso la sensibilità interpretativa e la maestria esecutiva di Angela Oliviero, restituendo tutta la ricchezza espressiva di due personalità artistiche destinate a lasciare un segno indelebile nella storia della musica.

Angela Oliviero. Pianista, formatasi al Conservatorio di Napoli nella scuola pianistica di Vincenzo Vitale, si è perfezionata all'Accademia "L. Perosi" di Biella con Aldo Ciccolini, approfondendo poi il fortepiano con Stefano Fiuzzi presso l'Accademia "B. Cristofori". Si è esibita con importanti istituzioni concertistiche e festival, collaborando con artisti quali Anna Tifu, Michel Lethiec, Luca Ranieri, Pietro Borgonovo. È docente di Pianoforte al Conservatorio di Cagliari e Direttore Artistico dell'Ente Concerti di Oristano.

mercoledì 4 novembre 2026

TCBO: GREGORY KUNDE ED EKATERINA SEMENCHUK PROTAGONISTI DI SAMSON ET DALILA - Roberto Abbado dirige il capolavoro di Saint-Saëns, proposto in forma di concerto, ultimo titolo della Stagione d’Opera 2026

 

È una pagina sospesa tra oratorio e grand-opéra tra le più alte del repertorio operistico francese del secondo Ottocento, nella quale convivono misticismo e sensualità, Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns, che torna dopo diciotto anni nel cartellone del Teatro Comunale di Bologna con due grandi interpreti di respiro internazionale come il tenore Gregory Kunde (nella foto in alto) e il mezzosoprano Ekaterina Semenchuk (nella foto a destra di Mikhail Vilchuk) nei ruoli principali. Già protagonista dell’inaugurazione lirica lo scorso gennaio con Idomeneo di Mozart, ritrova il podio per quest’ultimo titolo della Stagione 2026 Roberto Abbado (nell'ultima foto in basso a destra, di Miro Zagnoli), che dirige l’opera proposta in forma di concerto all’Auditorium Manzoni venerdì 13 novembre alle 20.00 e in replica domenica 15 novembre alle 16.00. 
Premiato con l’“Abbiati” dalla critica musicale italiana, Abbado è il Direttore principale della Filarmonica del TCBO e collabora con orchestre del calibro della Concertgebouworkest di Amsterdam, dei Wiener Symphoniker, dell’Orchestre national de France, della Staatskapelle Dresden e della Gewandhausorchester di Lipsia. Kunde torna a Bologna dopo aver recentemente cantato nelle vesti di Canio/Il pagliaccio in Pagliacci di Leoncavallo (2024) e precedentemente in quelle di Otello nell’opera omonima di Verdi (2022), mentre Semenchuk è stata Lady Macbeth nel Macbeth verdiano (2024). A completare il cast vocale sono il baritono Alexey Zelenkov (nella foto in basso a sinistra d Mischa Blank) come Le Grand Prêtre De Dagon (Il Sommo Sacerdote di Dagone), i bassi Luca Park e Ramaz Chikviladze nei panni rispettivamente di Abimélech, Satrape de Gaza (Abimelech, Satrapo di Gaza) e di Un Vieillard Hébreu (Un Vecchio Ebreo), il tenore Pasquale Conticelli come Un Messager Philistin (Un Messaggero Filisteo), il tenore Gianluca Monti e il baritono Tommaso Norelli come i Deux Philistins (Due filistei). L’Orchestra e il Coro – preparato da Claudio Marino Moretti – sono quelli del TCBO. 
Saint-Saëns compose il lavoro in tre atti tra il 1867 e il 1876 su libretto di Ferdinand Lemaire, ispirato principalmente al biblico Libro dei Giudici, oltre alla tragedia Samson Agonistes di John Milton e al Samson scritto centocinquanta anni prima da Voltaire per la musica di Jean-Philippe Rameau. Concepito inizialmente come oratorio biblico, Samson et Dalila divenne un dramma lirico su indicazione dello stesso librettista e grazie all’intuito di Franz Liszt che ne promosse la prima assoluta nel 1877 al Hoftheater di Weimar, in lingua tedesca. Complice la diffidenza dei teatri parigini e il fiasco dell’opera del compositore francese Le timbre d’argent, Samson et Dalila approdò in patria e in lingua originale solo nel 1890, a Rouen.
Pagina drammaticamente attuale, è ambientata a Gaza intorno al 1150 a.C., teatro di scontri tra due mondi etici, religiosi e culturali contrapposti: da un lato gli ebrei – capeggiati dal loro condottiero ed eroe Samson – e dall’altro i filistei – rappresentati dalla sensuale femme fatale Dalila. I due universi sono raccontati in musica grazie alla polarità stilistica utilizzata e i personaggi sono tratteggiati psicologicamente dal compositore in modo profondo grazie alle melodie scelte, all’uso del contrappunto e del timbro.
Lunedì 9 novembre alle 18.00, nel Foyer del bar dell'Auditorium Manzoni, si terrà una introduzione all’ascolto di Samson et Dalila con il Sovrintendente del Teatro Pierangelo Conte, il musicologo e critico musicale del «Corriere della Sera» Enrico Girardi e il giornalista Luca Baccolini. L’ingresso al pubblico è gratuito con prenotazione su Eventbrite.
Le esecuzioni del 13 e del 15 novembre saranno precedute – circa 45 min prima dell’inizio – da una presentazione dell’opera al pubblico nel Foyer del bar dell’Auditorium Manzoni.

Al Carlo Felice Omassini e Angeleri in musiche di Rossini, Paganini, Cherubini

 

Teatro Carlo Felice, Genova
Stagione Sinfonica
giovedì 5 novembre, ore 20:00

Direttore
Francesco Ommassini
Violino
Giovanni Angeleri

Gioachino Rossini
Sinfonia da L’italiana in Algeri
Niccolò Paganini
Il carnevale di Venezia MS 59
“Adagio flebile con sentimento” dal Concerto n. 4
I palpiti MS 77
Luigi Cherubini
Sinfonia in re maggiore
Orchestra della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Il concerto sarà trasmesso in differita su Rai Radio3

Niccolò Paganini ritorna nella stagione sinfonica. La serata si apre con la Sinfonia dell’Italiana in Algeri di Rossini, brillante e ironica come l’opera che introduce. Poi è la volta di Paganini, in tre vesti diverse: il virtuoso spericolato del Carnevale di Venezia op. 10, che trasforma una semplice melodia popolare in un trionfo di variazioni; il compositore dell'Adagio flebile con sentimento dal Concerto n. 4 e l’ammiratore di Rossini che, nei Palpiti op. 13, prende spunto da un’aria del Tancredi. In chiusura, la Sinfonia in re maggiore di Luigi Cherubini.


SCHUBERT, HUMMEL E BRAHMS. ULTIMO APPUNTAMENTO SINFONICO DI FONDAZIONE ARENA AL TEATRO FILARMONICO - Solista il “Paganini della tromba” Sergei Nakariakov, sul podio il Maestro Dmitri Jurowski

 
Venerdì 6 e sabato 7 novembre, ultimo appuntamento sinfonico con l’Orchestra di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico. Un viaggio in un secolo di musica a Vienna, dal brillante Concerto per tromba di Hummel all’esplosione dell’opera italiana riletta da Schubert, fino alle sfumature crepuscolari di fine Ottocento con la Seconda serenata di Brahms, per la prima volta in programma. Sul podio torna il direttore Dmitri Jurowski (nella foto in basso a destra) e, solista al debutto veronese, il virtuoso della tromba Sergei Nakariakov (nella foto a sinistra). 
Un talento richiesto in tutto il mondo, a cui diversi compositori contemporanei dedicano nuove creazioni: è il trombettista Sergei Nakariakov, che debutterà con l’Orchestra di Fondazione Arena di Verona nel fine settimana, per l’ultimo appuntamento sinfonico della Stagione 2026, venerdì 6 novembre alle 20 e sabato 7 novembre alle 17 al Teatro Filarmonico. Il virtuoso della tromba sarà solista nel Concerto in Mi di Hummel, scritto nel 1803 dal talentuoso e prolifico compositore austriaco, destinato a raccogliere l’eredità di Haydn come Kapellmeister del principe Esterházy. Un esempio classico di forma-sonata, equilibrata nell’alternarsi dei temi nel primo ampio movimento, nella cantabilità dell’Andante e nel brioso Rondò finale. Una compostezza aurea che sarebbe stata turbata dall’epoca napoleonica, ben incarnata dai forti contrasti della maturità beethoveniana, quindi (più pacificamente) dall’arrivo dell’opera italiana più popolare nella capitale asburgica: i successi dei titoli rossiniani del 1817 ispirarono il giovane Franz Schubert a scrivere due Ouverture “in stile italiano” influenzate dal Tancredi del Pesarese. In apertura di programma sarà eseguita la prima, in Re maggiore.
Nella seconda parte del concerto, una prima volta per l’Orchestra areniana: la Seconda serenata di Brahms, scritta nel 1859 in La maggiore per un organico singolare, sinfonico romantico completo ma escludendo i violini, in modo da esaltare i timbri più scuri dei restanti archi. Una scelta “cantabile” piuttosto sperimentale per il rigoroso Brahms, che con quest’opera (op. 16) si avvicinava a poco a poco al temuto cimento con la sinfonia vera e propria. In contrasto con il cupo e drammatico Primo concerto per pianoforte (op. 15), questa Serenata (comunque riveduta nel 1875 per la sua attuale forma) rappresentò una fase serena e ricca di slancio creativo per il compositore di Amburgo, poi viennese d’elezione. In cinque movimenti convivono seducenti melodie, atmosfere tenere e una composta leggerezza, che inquadra il lato più intimo di Brahms, quale si potrà vedere -per simili scelte timbriche- anche nel grande Deutsches Requiem. Per l’occasione, dopo il successo del concerto monografico per il 50° anniversario di Šostakovič, torna sul podio areniano il Maestro Dmitri Jurowski, dall’ampio repertorio sia sinfonico che lirico.


Apertura ModenaDanza con la Compagnia Anželika Cholina Dance Theatre in “Anna Karenina”

 

Va in scena venerdì 6 novembre 2026 alle 20.30 in apertura della stagione di danza al Teatro Comunale di Modena Anna Karenina, creato da Anželika Cholina per la sua compagnia. Dopo L’idiota e La dama di picche, la coreografa lituana torna a Modena con uno dei suoi più celebri balletti narrativi, ispirato a uno dei capolavori della letteratura russa.  Fondata nel 2000 a Vilnius, dove risiede, la compagnia A|CH Dance Theatre è oggi una delle principali realtà europee del teatro-danza, con una tradizione nella danza narrativa e la rilettura di grandi opere letterarie. Da oltre trent’anni Anželika Cholina realizza spettacoli di danza, balletti, opere, musical e produzioni teatrali.


Nominata proprio per Anna Karenina nelle categorie ‘Miglior spettacolo di danza contemporanea’ e ‘Miglior coreografia’ alla Golden Mask, il premio teatrale russo più prestigioso, e insignita del Premio Lituano Golden Stage Cross per la coreografia, Cholina pone il suo sguardo femminile sul personaggio di Anna provando a ricercarne la bellezza interiore nell’infelicità della vita familiare. La coreografa, come del resto Tolstoj, non moralizza: scava in profondità nel suo animo, e da artista del terzo millennio supera l’ermeneutica ottocentesca che la vede come eroina peccatrice, vittima del proprio capriccio, per oggettivare i fatti senza classificazioni rigide tra personaggi buoni o cattivi.


In scena sedici danzatori del suo A|CH Dance Theatre, fondato a Vilnius nel 2000, la cui preparazione classica-accademica incontra gli stilemi espressivi della danza contemporanea, un virtuosismo mai fine a se stesso e abilità attoriali. Il libretto scritto dalla stessa Cholina sviscera in due atti i nodi drammaturgici del corposo romanzo: la vita annoiata di Anna accanto al marito Karenin che non ama, l’innamoramento fatale per l’ufficiale Vronsky, l’allontanamento dal figlio amatissimo Seryozha, la condanna del suo comportamento da parte dell’alta società fino all’esito tragico con quel gesto estremo, sotto un treno in una stazione solitaria, che Cholina sceglie di non mostrare.


In una scenografia minimalista firmata da Marijus Jacovskis, costituita da essenziali elementi trasformisti (una lunga panca che funge anche da tavolo, dei lampioni e qualche sedia), la coreografa affida il racconto al ritmo delle danze e alla caratterizzazione dei personaggi attraverso una gestualità mai scontata, su un incisivo collage musicale che affianca pagine di Alfred Schnittke a Gustav Mahler, Andrew Lloyd Webber a Pëtr Il’ič Čajkovskij, troneggiante nella potente scena di ‘teatro nel teatro’ quando un’interprete esegue l’Aria della lettera di Tatiana dall’opera Eugene Onegin. Elegantemente abbigliati con costumi dalle fogge d’epoca (di Juozas Statkevičius), i danzatori dell’ensemble si librano in danze corali e assoli drammatici, in mirabili passi a due. Cholina cattura in oltre due ore di balletto tutta l’infelicità generata da una società che pone le convenzioni sopra ogni cosa, sentimenti e amori compresi.

foto di D.Matvejevas

Matvejevas

MOZART 1791: AL RAVENNA FESTIVAL DAL 13 AL 17 NOVEMBRE LA TRILOGIA D’AUTUNNO È INTERAMENTE DEDICATA A MOZART

 

Ottavio Dantone e Chiara Muti ©Zani-Casadio  


Venerdì 6 novembre, alle 18, la Sala Corelli del Teatro Alighieri ospita la presentazione del nuovo trittico, un incontro (a ingresso gratuito) con Chiara Muti, Ottavio Dantone e Angelo Nicastro, che con questa Trilogia corona il suo percorso come direttore artistico di Ravenna Festival.
“La musica dell’ultimo anno di esistenza – sottolinea Chiara Muti – è pervasa da necessità di sopravvivenza, dolce rassegnazione, maturità compositiva, nostalgia di fanciullezza, e la visione lucida della morte che si avvicina. Mozart sembra presagire da tempo la fine, la sente, la vive e la traduce in suono. Nessuna lapide indica il luogo dove riposano le sue ossa e delle sue spoglie umane nulla è rimasto sulla terra (…) lasciandoci per sempre orfani del suo sembiante, come se lo spirito del mondo volesse dimostrare che qui Mozart è il puro suono, l’immateriale che ci parla dall’aldilà. La trilogia Mozart 1791 è la rara occasione per immergersi, sera dopo sera, in quelle sue note, natura stessa del suo sentire, assaporando con esse l’essenza del genio e dell’uomo.”
“Quando pensiamo a una trilogia musicale, immaginiamo spesso un progetto unitario. Qui siamo invece di fronte a tre opere che non sono state concepite come parti di un disegno comune, eppure si intrecciano quasi magicamente in pochi mesi: il viaggio a Praga per la Clemenza di Tito, il ritorno a Vienna e il lavoro sul Flauto magico, e il Requiem rimasto incompiuto,” commenta Ottavio Dantone. Sul Requiem, che affronta per la prima volta sul podio, Dantone aggiunge: “Delle parti che Mozart completò bastano l’inizio e la fuga che segue il primo numero per comprendere la profondità della sua scrittura. Affronta il repertorio sacro con una padronanza straordinaria della forma e soprattutto del contrappunto”. In questo caso il cast vocale è composto da Silvia Frigato, Margherita Maria Sala, Ilker Arcayürek e Francesco Leone. 


Per La clemenza di Tito sono protagonisti in scena Giovanni Sala nel ruolo di Tito, Mariangela Sicilia in quello di Vitellia, Martina Licari come Servilia; Arianna Vendittelli è Sesto mentre Paola Gardina interpreta Annio e Francesco Leone indossa i panni di Pubblio. La chiave di lettura proposta dalla regia di Chiara Muti tiene conto del contesto di questa commissione al compositore, chiamato a creare una nuova opera seria per l’incoronazione di Leopoldo II a re di Boemia, per cogliere “quella critica pungente al potere che si cela dietro alla celebrazione ufficiale”. Dopo Ravenna, la produzione parte per un lungo tour, da novembre ad aprile, nei teatri coproduttori di Trento, Piacenza, Ferrara, Parma, Reggio Emilia e Pisa.
In L’ultimo incanto, il personaggio di Tamino/Mozart è interpretato da Ilker Arcayürek e quello di Papageno/Trazom da Louis de Lavignère, mentre Martina Licari è Pamina/Costanza. Maria Sardaryan è la Prima Dama, ma anche Josepha Weber e la Regina della notte; Chiara Nicastro è la Seconda Dama e Sophie Weber; Anna Pennisi è la Terza Dama, Aloysia Weber e Papaghena. Luigi De Donato interpreta Sarastro e il padre e Delphine Galou prende parte alla performance nel ruolo della madre di Mozart. Al cast si uniscono gli attori Marko Bukaqeja e Maya Quattrini, gli allievi dell’Accademia del Musical di Ravenna preparati vocalmente da Elisabetta Agostini e gli allievi della Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”. Alla glassarmonica, strumento ideato da Benjamin Franklin nel 1761, c’è Christa Schönfeldinger, oggi una delle suo più rinomate interpreti, per l’adagio che Mozart scrisse per la virtuosa non vedente Marianne Kirchgässner, che molto ammirava. 
Il team creativo della Trilogia include Alessandro Camera, Tommaso Lagattolla e Vincent Longuemare, che firmano rispettivamente scene, costumi e luci; per L’ultimo incanto, li affiancano il visual designer Matteo Letizi e il sound designer Raffaele Bassetti. 
 
La Trilogia d’Autunno 2026 è realizzata con il sostegno del Comune di Ravenna, della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Cultura e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna; Eni è partner principale di Ravenna Festival.


IUC: 7 NOVEMBRE - Quintetto d'eccezione con ALEXANDER LONQUICH, ILYA GRINGOLTS, ENRICO BRONZI, TOMMASO LONQUICH e IRENA KAVČIČ

 


Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
82ª Stagione 2026 | 2027
Sabato 7 novembre 2026 ore 17.30 | Aula Magna Sapienza Università di Roma

ALEXANDER LONQUICH pianoforte
ILYA GRINGOLTS violino 
ENRICO BRONZI violoncello 
TOMMASO LONQUICH clarinetto 
IRENA KAVČIČ flauto

Franz Schubert (1797-1828)
Introduzione e variazioni per flauto e pianoforte op. 160 D 802
Johannes Brahms (1833-1897)
Trio in la minore per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sonata n. 27 in sol maggiore per violino e pianoforte K 379
Arnold Schönberg (1874-1951) / Anton Webern (1883-1945)
Kammersymphonie n. 1 op. 9

Il 7 novembre torna alla IUC il pianista tedesco Alexander Lonquich, questa volta in formazione cameristica d’eccezione insieme a grandi solisti della scena internazionale, il violinista Ilya Gringolts richiestissimo solista nel grande repertorio orchestrale e dedicatario di opere contemporanee, il violoncellista Enrico Bronzi, fondatore del Trio di Parma e professore al Mozarteum di Salisburgo, il clarinettista Tommaso Lonquich, oltre che musicista virtuoso, psicanalista e pedagogista, e la flautista Irena Kavčič, primo flauto dell’Orchestra della Radio Slovena.
Il programma si sviluppa dal duo al quintetto attraverso cinque strumenti: dall’equilibrio classico di Mozart al classicismo di Schubert, dall’intimismo di Brahms fino alla modernità della Kammersymphonie op. 9 di Schönberg nella trascrizione di Webern.


Alexander Lonquich
 (foto di Giulia Sirolli) è nato a Treviri, in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande: da allora ha tenuto concerti in tutti i principali centri musicali del mondo. Ha collaborato con direttori d'orchestra del calibro di Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Philippe Herreweghe, Marc Minkowski, Sandor Vègh e molti altri. Alexander Lonquich collabora anche con rinomati partner di musica da camera, tra cui Christian Tetzlaff, Nicolas Altstaedt, Vilde Frang, Barnabás Kelemen, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Carolin Widmann, Jörg Widmann, Heinz Holliger e Frank Peter Zimmerman, per citare alcuni. Alexander Lonquich ha ricevuto numerosi premi dalla critica italiana e internazionale, tra cui il ‘Diapason d’Or’ e il ‘Premio Abbiati’ come ‘miglior solista’ nel 2016. Nel ruolo di direttore/solista ha collaborato con l'Orchestra da Camera di Mantova, la Mahler Chamber Orchestra, l'Orchestre des Champs Elysées, la Stuttgarter Kammerorchester, la Münchener Kammerorchester, la Camerata Salzburg, la Filarmonica della Scala, la Tapiola Sinfonietta, l'Orchestra Sinfonica Nazionale RAI, l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilharmonie e molti altri. Alexander Lonquich è ospite abituale di festival di fama internazionale, tra cui Lockenhaus, Mozartwoche di Salisburgo, Salzburger Festspiele, Beethovenfest Bonn, Ludwigsburger Schlossfestspielen, Schubertiade e Sommerliche Musiktage Hitzacker in Germania. La sua registrazione del 2018, un doppio CD per l’etichetta Alpha-Outhere intitolato ‘Schubert 1828’ e contenente le Sonate D958, D959 e D960, ha ottenuto un ampio successo di pubblico e critica e, nel febbraio 2019, ha ricevuto il prestigioso “Preis der deutschen Schallplattenkritik”. Nel 2020 è stato pubblicato un doppio CD in collaborazione con Nicolas Altstaedt, contenente l’intero ciclo delle Sonate e le Variazioni per violoncello e pianoforte di Beethoven (Alpha Classics). Dal 2014 Alexander Lonquich è Direttore Principale dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, contribuendo alla formazione di giovani musicisti e all’ampliamento del repertorio dell’ensemble.  Da luglio 2020 è anche Direttore Artistico della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole.


Ilya Gringolts
 (foto di Kaupo Kikkas) cattura il pubblico grazie al suo virtuosismo e alle sue sofisticate interpretazioni, ed è sempre alla ricerca di nuove sfide musicali. Richiestissimo come solista, si dedica sia al grande repertorio orchestrale sia a opere contemporanee più particolari. Ha inoltre un grande interesse per la prassi esecutiva filologica. I suoi programmi da concerto includono il virtuoso repertorio barocco di Leclair e Locatelli, ma anche opere solistiche e per orchestra di Paganini e il Concerto per violino di Mendelssohn su strumenti storici. Molti compositori hanno scritto nuove opere per lui, tra cui recentemente Chaya Czernowin, Lotta Wennäkoski, Mirela Ivicevic, Augusta Read Thomas, Beat Furrer e Bernhard Lang. 
Dopo le recenti collaborazioni con orchestre del calibro della Filarmonica di Oslo, l'Orchestra Sinfonica Nazionale Ungherese,  la Rotterdam Philharmonic, la BBC Symphony Orchestra, l'Orchestra Sinfonica di San Paolo e l'Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, la stagione 2025/26 di Ilya Gringolts include esibizioni con l'Orchestre Philharmonique du Luxembourg, la WDR Sinfonieorchester Koeln, la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin, la Yomiuri Nippon Symphony Orchestra , la Düsseldorfer Symphoniker. Durante la stagione 2025/26 Ilya Gringolts sarà “Artista in residenza” presso l'Orchestra di Padova e del Veneto; con la Australian Chamber Orchestra, partner musicale di lunga data intraprenderà una lunga tournée, questa volta con un programma su strumenti storici che include sia composizioni di Vivaldi, Geminiani e Tartini, sia opere di compositori contemporanei come Gubaidulina e Weinberg.
Ilya Gringolts si è esibito con rinomate orchestre quali la Los Angeles Philharmonic, la NHK Symphony Orchestra, l’Orchestra Filarmonica di Israele, la Royal Stockholm Philharmonic, la Finnish Radio Symphony Orchestra, la City of Birmingham Symphony Orchestra e la Mahler Chamber Orchestra. 
Primo violino del Quartetto Gringolts, Ilya Gringolts ha riscosso grande successo al Festival di Salisburgo, al Festival di Lucerna, al Festival di Edimburgo, al Concertgebouw di Amsterdam, alla Philharmonie di Lussemburgo, alla Elbphilharmonie di Amburgo e al Teatro La Fenice di Venezia. Musicista da camera molto apprezzato, collabora regolarmente con artisti del calibro di Nicolas Altstaedt, Alexander Lonquich, Peter Laul, Aleksandar Madzar, Christian Poltera, Lawrence Power.
Nel 1998 ha vinto il prestigioso Concorso violinistico internazionale ‘Premio Paganini’, ed è tutt’ora il più giovane vincitore nella storia della manifestazione. All'inizio della sua carriera è stato anche nominato BBC New Generation Artist. Oltre alla posizione di professore presso l'Università delle Arti di Zurigo, Ilya Gringolts è stato nominato membro della rinomata Accademia Chigiana di Siena nel 2021. È inoltre consulente artistico del Festival Mizmorim in Svizzera. Ilya Gringolts suona un violino Stradivari (1718, “Ex-prové”).


Violoncellista e direttore d’orchestra, Enrico Bronzi è nato a Parma nel 1973. Nel 1990 ha fondato il Trio di Parma, con il quale ha suonato nelle più importanti sale da concerto d’Europa, USA, Sud America ed Australia (Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Filarmonica di Berlino, Konzerthaus di Vienna, Mozarteum di Salisburgo, Filarmonica di Colonia, Herkulessaal di Monaco, Filarmonica di San Pietroburgo, Wigmore Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra e Teatro Colon di Buenos Aires). Con tale formazione si è contraddistinto nei Concorsi internazionali di Firenze, Melbourne, Lione e Monaco di Baviera, ricevendo peraltro il Premio Abbiati della critica musicale italiana. 
Dal 2001 ha iniziato un’intensa attività solistica, in seguito alle affermazioni al Concorso Rostropovich di Parigi e alla vittoria nella Paulo Cello Competition di Helsinki, dove ha ricevuto anche il Premio per la migliore esecuzione del Concerto di Dvorák con la Filarmonica di Helsinki. 
Si esibisce regolarmente per numerosi festival, tra cui: Lucerna, Kronberg, Schubertiade Schwarzenberg, Melbourne, Turku, Naantali, Stresa, Ravenna e Lockenhaus. La sua attività l’ha portato a collaborare con artisti del calibro di Martha Argerich, Alexander Lonquich, Gidon Kremer, Angela Hewitt, Wolfram Christ, Joshua Bell, Stefan Milenkovich e complessi quali il Quartetto Hagen, la Kremerata Baltica e il Giardino Armonico. Suona e ha suonato come solista sotto la guida di Claudio Abbado, Christoph Eschenbach, Paavo Berglund, Frans Brüggen, Krzysztof Penderecki, Tan Dun e Reinhard Goebel. 
Ha seguito le lezioni di direzione d’orchestra di Jorma Panula ed è ospite di numerosi complessi, tra cui l’Orchestra Mozart (su invito di Claudio Abbado), la Camerata Salzburg, la Kremerata Baltica, la Tapiola Sinfonietta, l’Orchestra della Toscana, l’Orchestra Filarmonica del Teatro La Fenice, l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra Haydn, l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, l’Orchestra di Padova e del Veneto, i Virtuosi Italiani, la Filarmonica Marchigiana, la Sinfonica della Val d’Aosta e la Sinfonica Abruzzese. 
Dal 2007 è professore all’Universität Mozarteum di Salisburgo.  Enrico Bronzi suona un violoncello Vincenzo Panormo del 1775. 


Irena Kavčič
 (foto di Andrej Grilc) è primo flauto dell’Orchestra della Radio Slovena. Si esibisce come solista e come primo flauto con varie orchestre europee, tra le quali l'Orchestra da Camera di Mantova, l´Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra Leonore, Spira Mirabilis e l'Orchestra del Teatro Olimpico, la Haydn-Philharmonie in Austria, la Aarhus Symphony e la Aalborg Symphony in Danimarca, l'Orchestra da Camera Sony in Spagna, l'Orchestra dell’Ulster nel Regno Unito, e l'Orchestra Filarmonica Slovena. 
Irena Kavčič si è esibita in sale prestigiose, tra le quali il Teatro alla Scala di Milano, il Musikverein di Vienna, l'Auditorio Nacional di Madrid, il Palau de la Musica di Valencia, ed é ospite regolare di importanti festival internazionali quali il Festival di Musica da Camera di Lockenhaus in Austria, l’Encuentro de Musica de Santander in Spagna e i festival Trame Sonore a Mantova e Dino Ciani a Cortina d'Ampezzo.
Dal 2026 Irena Kavčič è membro del rinomato quintetto di fiati Azahar Ensemble. Nel campo della musica da camera ha collaborato con artisti del calibro di Alexander Lonquich, Pekka Kuusisto, Umberto Clerici, Ilya Gringolts, Tommaso Lonquich, Knut Erik Sundquist, Nils Monkemeyer, Anneleen Lenaerts, Claudio Martinez Mehner, Enrico Bronzi ed il Quarteto Zaïde. 
Irena Kavčič, diplomata presso l’Accademia di Musica di Lubiana nella classe di Karolina Šantl-Zupan, ha proseguito gli studi di perfezionamento presso l’Escuela Superior de Música Reina Sofía con Jacques Zoon.
Irena Kavčič attualmente insegna presso l’Accademia di Musica di Lubiana, dove collabora come assistente nella classe di flauto di Karolina Šantl-Zupan.


Musicista, psicanalista e pedagogista, Tommaso Lonquich (foto di Andrej Grilc) è stato acclamato dalla critica come un "clarinettista formidabile" e lodato per la sua "passione, il suono sontuoso, la finezza magica e il virtuosismo abbagliante". È artista della Chamber Music Society del Lincoln Center di New York e ha ricoperto il ruolo di primo clarinetto nell'Ensemble MidtVest, in Danimarca, per tredici anni.
Tommaso Lonquich si è esibito su palcoscenici prestigiosi di cinque continenti presso la Carnegie Hall di New York, la Wigmore Hall di Londra, l’Alice Tully Hall del Lincoln Center di New York, la Suntory Hall di Tokyo, la Salle Pleyel di Parigi, e in importanti festival a Lockenhaus, Oxford, Mecklenburg, Pacific, La Jolla e Bridgehampton. Tommaso Lonquich ha collaborato con Christian Tetzlaff, Ilya Gringolts, Pekka Kuusisto, David Finckel, Wu Han, Nicolas Altstaedt, Ani e Ida Kavafian, Maximilian Hornung, Anneleen Lenaerts, Yura Lee, Gilles Vonsattel, Juho Pohjonen e Radovan Vlatkovic, nonché con i quartetti d'archi Danish, Vertavo, Van Kuijk, Noûs, Indaco e Zaïde.
In Danimarca, Tommaso Lonquich è fondatore e direttore artistico dello Schackenborg Musikfest, uno dei festival più prestigiosi della Scandinavia. In precedenza, è stato direttore artistico del KantorAtelier, un vivace spazio culturale fiorentino dedicato a musica, teatro, arte e psicoanalisi. Particolarmente attivo nel campo dell'improvvisazione, ha tenuto workshop alla Juilliard School e ha collaborato con importanti artisti visivi, ballerini e compagnie teatrali.
Tommaso Lonquich si esibisce regolarmente come solista con orchestre quali la Haydn Philharmonie, l’Orchestra Leonore, l'Orchestra da Camera di Mantova e l'Orchestra della Radio Slovena, collaborando con direttori d'orchestra del calibro di Zubin Mehta, Vladimir Ashkenazy, Fabio Luisi, Adam Fischer, Enrico Onofri e Leonard Slatkin.
Tommaso Lonquich ha pubblicato venticinque CD con le etichette CPO, Music@Menlo, NovAntiqua e Brilliant.  Le sue registrazioni sono state candidate al Gramophone Award e al Preis der Deutschen Schallplattenkritik.
Parallelamente alla carriera artistica, Tommaso Lonquich esercita la professione di psicanalista presso il Centro Internazionale di Psicoanalisi Lacaniana, da lui fondato a Lubiana. È docente di Teoria e Clinica di Psicoanalisi Lacaniana e membro del Comitato Scientifico dell'OMANUT di Roma.
Tommaso Lonquich è un artista Gleichweit, Seggelke, ZAC Ligature e Buffet Crampon e suona clarinetti storici di Soren Green e Seggelke.