venerdì 23 febbraio 2024

Tre musicisti in Residenza della Sinfonica sul palco dell’Auditorium: i fratelli Jussen affrontano il Concerto per due pianoforti e percussioni di Bartók sotto la guida di Jaume Santonja



Venerdì 1° marzo ore 20
Domenica 3 marzo ore 16
Auditorium di Milano, Largo Mahler
Béla Bartók
15 Canti contadini ungheresi
Béla Bartók
Concerto per due pianoforti, percussioni e orchestra Sz. 115
Johannes Brahms
Sinfonia n. 2 in Re maggiore op. 73
Orchestra Sinfonica di Milano
Lucas & Arthur Jussen Pianoforti
Viviana Mologni e Simone Beneventi Percussioni
Jaume Santonja Direttore

Tre musicisti in Residenza all’Auditorium di Milano per gli appuntamenti di venerdì 1 (ore 20) e domenica 3 marzo (ore 16): la Seconda Sinfonia di Brahms insieme ai 15 Canti contadini ungheresi e al Concerto per due pianoforti e percussioni di Bartók, con i fratelli Lucas & Arthur Jussen al pianoforte e Jaume Santonja sul podio.
Da una parte i due Artisti Residenti, Lucas e Arthur Jussen. I due fratelli pianisti, in un’intervista, hanno dichiarato: “Fare musica insieme per noi è naturale. Non viviamo nella stessa casa, ma non passa sera che non ci riuniamo per suonare.” Lucas e Arthur Jussen sono simbiotici, e la loro intesa musicale è palpabile dalla platea. Dall’altra, il Direttore Principale Ospite Jaume Santonja, direttore d’orchestra classe 1986, balzato all’attenzione della critica per la sua tecnica sopraffina e per il suo talento innato.
La metà del programma è dedicata a Béla Bartók, in particolare quando, per l’esecuzione del Concerto per due pianoforti, percussioni e orchestra, salgono in cattedra i fratelli Jussen, affiancati, alle percussioni, da Viviana Mologni e Simone Beneventi. E’ interessante notare che questa composizione rientra in quel gruppo di lavori che il compositore ungherese fece inviare a Joseph Goebbels con l’esplicita richiesta di essere inserita nell’alveo della cosiddetta “arte degenerata”, dopo che seppe che le opere di Arnold Schönberg, Darius Milhaud e Igor Stravinskij erano state bandite nel Terzo Reich. In questo periodo così travagliato e difficile, Bartók trova l’ispirazione per comporre alcune delle sue opere più geniali e originali che avrebbero lasciato una traccia profonda nella storia della musica contemporanea: la Musica per archi, percussione e celesta e la Sonata per due pianoforti e percussioni. La Sonata, con l’aggiunta dell’accompagnamento orchestrale fu eseguita per la prima volta a New York nel gennaio 1943, e rappresenta uno degli apici della ricerca timbrica del compositore ungherese: qui Bartók letteralmente sperimenta tutti i suoni possibili degli strumenti a percussione (xilofono, tamburi, grancassa, timpani, piatti, triangolo e tam-tam) che hanno una parte fondamentale nella composizione in quanto, oltre a sottolineare le parti musicali dei due pianoforti, diventano in taluni passaggi importanti strumenti solisti. Ma non finisce qui: un carattere distintivo di questa partitura è dato dall’impiego di differenti maniere di suonare gli strumenti a percussione, sono infatti utilizzate non solo le tradizionali bacchette da tamburo, ma anche bastoncini di legno e perfino lame di temperino.
Fa da contraltare a questa composizione la Seconda Sinfonia in Re maggiore op.73 di Johannes Brahms, pagina sinfonica che, contrariamente a quanto accaduto per la Prima Sinfonia, che richiese a Brahms un lavoro di ben quattordici anni, venne concepita in un tempo relativamente breve, a cavallo tra estate e autunno del 1877. Iniziata durante uno dei suoi soggiorni estivi a Portschach sul Wörther See, in Carinzia, la sinfonia fu condivisa per la prima volta in ottobre, nella versione per pianoforte a quattro mani, di fronte a una piccola platea di lusso, capeggiata, come spessissimo accadeva, dai coniugi Schumann e l’amico Joseph Joachim. E se la Sinfonia n.1 fu ribattezzata “la Decima di Beethoven”, la Sinfonia n.2, secondo alcuni, poteva rappresentare la “Decima di Schubert”, per quel suo carattere cantabile, quel suo dipanarsi serena in un clima lirico e disteso. Non è un caso che l’altro attributo che è stato conferito a questo lavoro orchestrale è l’aggettivo “Pastorale”, laddove tuttavia, in Brahms, questa caratteristica si accompagni costantemente a una interiore tensione lirica che rende “palpitanti i suoi temi anche nei momenti di più pacata distensione naturalistica”, come ci ricorda Giacomo Manzoni.
Completano il programma i Quindici canti contadini ungheresi di Béla Bartók, interessante raccolta di brevi melodie popolari arrangiate per pianoforte (e poi adattate per orchestra) da Bartók stesso, composta tra il 1914 e il 1918.

Il concerto di venerdì 1° marzo sarà trasmesso in diretta su Radio Tre

La Stagione 2023/2024 dell’Orchestra Sinfonica di Milano è realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Lombardia, del Comune di Milano, di Fondazione Cariplo e dei Fondatori Promotori Città Metropolitana di Milano, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Banco BPM e Intesa Sanpaolo.

Conferenza introduttiva
Venerdì 1° marzo alle ore 18.30 si terrà una conferenza introduttiva nel Foyer della Balconata, intitolata “Brahms 1800 - Bartók Millenovecento”. Relatore Matteo Marni “L’accostamento della Sinfonia n. 2 di Brahms (1877) e della Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bartók (1937) alimenta una riflessione sull’impiego dell’orchestra nei due compositori, di cui si ricorda inoltre la comune attenzione per l’elemento folkloristico e nazionale. La Seconda di Brahms (1877), molto diversa dalla precedente alla cui composizione era seguita di pochi mesi, è stata interpretata come la “Decima” di Beethoven oppure come una sinfonia schubertiana. Su un altro piano sonoro si pone la Sonata di Bartók, caratterizzata da una combinazione e fusione insolita di contrappunto, suggestioni popolari e forti caratterizzazioni ritmiche, che anticipano di qualche decennio le evoluzioni del jazz nel bebop e nel jazz-rock dopo la Seconda guerra mondiale.”

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