Christian Zacharias ha dovuto rinunciare per motivi di salute al suo esordio alla guida della OTO e Enrico Bronzi ha accettato, con spirito di amicizia, di sostituire il collega nel concerto in programma lunedì 19 gennaio al Teatro Comunale di Vicenza per il cartellone sinfonico della compagine vicentina di alta formazione.
Classe 1973, Bronzi è uno dei più importanti violoncellisti italiani, figlio di una straordinaria generazione che ha prodotto artisti come Giovanni Sollima, Mario Brunello, Enrico Dindo e Luigi Piovano. Dopo i felicissimi anni con il Trio di Parma che ha fondato nel 1990 e con il quale da allora suona nelle più importanti sale da concerto del mondo, dal 2001 Bronzi ha intrapreso un'intensa attività solistica altrettanto di riguardo e poco dopo si è avvicinato alla direzione d'orchestra, ambito nel quale si esibisce nella doppia veste di solista e direttore. Negli ultimi anni Bronzi è molto stimato anche nell'ambiente della promozione musicale. Già artefice e animatore di festival cameristici, dal 2018 è Direttore Artistico della Fondazione Perugia Musica Classica per la quale cura la programmazione degli Amici della Musica di Perugia, della Sagra Musicale Umbra e dell'Orchestra da Camera di Perugia. Il violoncellista parmigiano suona un Vincenzo Panormo del 1775 dal suono inconfondibile.
L'impaginato del concerto di lunedì al Comunale di Vicenza ha dovuto subire alcune variazioni, perché Zacharias – pianista di spessore internazionale – si era ritagliato una parte solistica nel Konzertstück per pianoforte e orchestra Op. 92 di Schumann. Enrico Bronzi, dal canto suo, si esibirà come solista nel sontuoso e assai impegnativo Concerto per violoncello n. 1 di Dmitri Šostakovič composto nel 1959 per l'amico Mstislav Rostropovich, allora trentenne ma già considerato un astro nascente nel firmamento del violoncellismo internazionale.
L'iconica pagina del compositore russo sarà preceduta, in apertura di serata, dal Cantus che nel 1976 l'estone Arvo Pärt dedicò alla memoria di Benjamin Britten, autore scomparso il 4 dicembre di quell'anno che Pärt aveva appena iniziato a scoprire. Cantus in Memoriam Benjamin Britten è uno dei brani più noti di Arvo Pärt, che proprio in quegli anni, dopo un periodo di silenzio creativo, stava sperimentando nel suo linguaggio musicale la tecnica dei “tintinnabuli”, che diventerà poi il suo più autentico “marchio di fabbrica”.
Come da programma originario, in finale la OTO eseguirà la Sinfonia n. 3 di Schubert, lavoro giovanile nato in un anno formidabile – il 1815 – nel quale il diciottenne compositore austriaco firmò non meno di 200 lavori fra opere, sinfonie, brani liturgici e circa 150 Lieder. Pezzo estremamente brillante privo di un canonico movimento lento, la Sinfonia in Re maggiore da un lato resta fedele al solco tracciato da Haydn, dall'altro mette in luce alcuni tratti caratteristici che Schubert svilupperà nei lavori sinfonici della maturità.

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