Per il consueto evento musicale che la Società del Quartetto di Vicenza dedica ogni anno, all'interno della sua stagione di concerti, alla Giornata Internazionale della Memoria, martedì 27 gennaio debutta al Teatro Comunale il mandolinista israeliano Avi Avital accompagnato dal clarinettista Gilad Harel e dal pianista Ohad Ben-Ari.
Considerato uno dei principali ambasciatori del suo strumento, Avi Avital è stato il primo mandolinista a ricevere una nomination ai Grammy Awards per la musica classica, incide in esclusiva per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon e si esibisce in tutto il mondo a fianco delle più importanti orchestre sinfoniche e da camera. La grande popolarità di cui gode a livello internazionale è frutto di un portentoso talento naturale, di una tecnica senza eguali e di una versatilità che lo ha portato a collaborare con artisti appartenenti al mondo della classica, del jazz, del pop e del folk. Il suo vasto repertorio comprende brani originali per mandolino – tra gli altri, di Vivaldi, Bach, Beethoven e Paisiello – arrangiamenti di pezzi di varie epoche storiche scritti in origine per altri strumenti e lavori originali da lui stesso commissionati ad autori contemporanei, rimodellando così il futuro del suo strumento e portandolo nelle più prestigiose sale da concerto del mondo. Avital è infatti di casa alla Carnegie Hall di New York, al National Center for Performing Arts di Pechino, alla Sydney Opera House, alla Philharmonie di Berlino e ai festival di Aspen, Verbier, Salisburgo e Spoleto.
Il quarantasettenne mandolinista israeliano collabora costantemente con musicisti di diverse tradizioni (arabe, mediterranee, balcaniche) nella convinzione che la musica sia un linguaggio capace di superare confini e conflitti. Spesso cita il mandolino come uno strumento “nomade” e universale che appartiene a tutte le culture del bacino del Mediterraneo, ponendolo come simbolo di dialogo fra i popoli.
Nel suo debutto a Vicenza il mandolinista israeliano, che ha studiato anche al Conservatorio di Padova, è accompagnato da due musicisti con i quali intreccia da anni una solida collaborazione artistica. Gilad Harel, cresciuto fra lo swing di Benny Goodman e il klezmer di Giora Feidman, è un clarinettista che spazia con disinvoltura fra diversi generi musicali. Il pianista Ohad Ben-Ari, che in passato si è messo in luce ai concorsi ARD e Arthur Rubinstein, è molto conosciuto pure come produttore musicale e compositore – ha scritto pezzi anche per i Berliner Philharmoniker – e arrangiatore.
Il trio di musicisti israeliani presenta un programma tagliato su misura per la ricorrenza della Giornata della Memoria. In scaletta ci sono brani di autori che vissero in prima persona il dramma delle persecuzioni razziali come i polacchi Mordechai Gebirtig, trucidato nel 1942 durante un rastrellamento del ghetto di Cracovia, e Mieczysław Weinberg – la cui famiglia morì nel lager di Trawniki. Marc Lavry, del quale saranno eseguite Tre danze ebraiche, fu costretto a riparare a Riga, mentre sorte migliore ebbe Ernest Bloch, considerato il padre della musica moderna ebraica, grazie al passaporto elvetico. In programma ci sono anche due autori del repertorio classico come Ravel (che nel 1914 scrisse Deux mélodies hébraïques) e Bach, del quale si ascolterà una trascrizione della suadente Sarabanda dalla Partita BWV 826, oltre a una decina di brani in stile Yiddish (ninne nanne, danze, motivi popolari) che culmina con un Yiddisher Tango e ci svela il più autentico spirito musicale dei ghetti ebraici.
(nellefoto, dall'alto, Avi Avital, Ohad Ben-Ari, Gilad Harel)
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