venerdì 4 aprile 2025

PROMU: esce l'11 aprile un nuovo album con la star del clarinetto Gabriele Mirabassi e l’orchestra d’archi Metaphoora Ensemble

 

L’etichetta Promu Label rilascia il suo 25° album con un progetto incentrato sul clarinetto  in  dialogo con le sonorità dell’orchestra d’archi, nato dall’incontro artistico di Gabriele Mirabassi, il clarinettista italiano più conosciuto a livello internazionale e i giovanissimi musicisti del Metaphora ensemble: lui si muove con uguale disinvoltura nella musica classica e nel jazz e nella sua lunga carriera ha collaborato sistematicamente con artisti di ambiti eterogenei, partecipando a progetti di teatro, danza, canzone d’autore, musica brasiliana… loro hanno scelto un nome che deriva dal greco antico, composto da meta e phoreo, che insieme significano portare oltre, fornendo una sintesi della visione del gruppo che si traduce nella volontà di spingersi al di là dei confini tradizionali della musica. 
In questo già originale connubio si inseriscono tre compositori che con Mirabassi hanno più volte incrociato i destini artistici, due di loro sono genovesi come Pietro Leveratto, contrabbassista, compositore e scrittore presente sulla scena del jazz italiano sin dalla fine degli anni Settanta e Marcello Fera compositore, violinista e direttore d’orchestra  attivo anche nell’ambito dell’improvvisazione e della canzone popolare, mentre Germano Mazzocchetti è un noto compositore abruzzese autore di musiche di scena, cinema e televisione. 
L’album, si apre con i tre movimenti del Concerto “Superstite è il sole” di Germano Mazzocchetti scritto in un linguaggio che attinge a sonorità popolari inserite in una struttura che si rifà alla forma classica del Concerto e che raccoglie anche la sua pluriennale esperienza di musicista di scena, a cui segue il  brano “Cyberphonia” di Marcello Fera per clarinetto e archi dedicato alla memoria di Valentino von Braitenberg, fra i pionieri delle neuroscienze e della cibernetica, e prosegue ancora con tre brani di Pietro Leveratto che costituiscono un piccolo concerto commissionatogli dal festival Sonora di Merano.
L’album si chiude con una composizione dello stesso Mirabassi dedicata alla città di Gorizia, capitale della cultura 2025.

Intorno a me 
Gabriele Mirabassi, clarinetto solista
Metaphora Ensemble, orchestra d'archi
Tracklist:
01 - Superstite è il sole - I mov. Andante con moto - Allegro vivace (di Germano Mazzocchetti)
02 - Superstite è il sole - II mov - Andante tranquillo (di Germano Mazzocchetti)
03 - Superstite è il sole - III mov - Con brio (di Germano Mazzocchetti)
04 - Cyberphonia (di Marcello Fera)
05 - Any more has been less (per Artie Shaw) (di Pietro Leveratto)
06 - Jimmy Hamilton Blues (di Pietro Leveratto)
07 - Tiento para Sidney Bechet (di Pietro Leveratto)
08 - Intorno a Gorizia (di Gabriele Mirabassi)
Registrato a Roma, Spazio Rossellini (2024)
Durata: 57 minuti
Prodotto da Promu
Numero catalogo: PRM - 108


Note di Gabriele Mirabassi

Se mi volto a guardare il cammino che ormai in oltre 4 decadi ho compiuto nella musica, vedo un andirivieni disordinato di percorsi, tornanti, vicoli ciechi, strade secondarie, sentieri di montagna... mai un rettilineo e men che meno una autostrada!
Sembra descrivere le traiettorie di uno che scappa, o per usare una parola vecchia tornata tristemente di moda da poco, di un clandestino. Mi rendo conto adesso che forse proprio di questo si é trattato... ma scappare da che? Dalla figura tradizionale dell'interprete, alla quale mi ero addestrato con dedizione e passione ai tempi del conservatorio, e da tutte quelle tappe che sembravano obbligate e ineluttabili a chi come me aveva cominciato gli studi da ragazzino, fatte di studi di perfezionamento, audizioni, concorsi, orchestre, didattica...
Mi sono chiesto allora quale forza sia stata così potente da innescare un così forte istinto di fuga e adesso la risposta per me è chiara. L'incapacità di aderire esistenzialmente allo studio esclusivo di un repertorio così limitato come quello del clarinetto, formato sì da una manciata di capolavori assoluti, da un'altra decina di pezzi di indiscutibile valore, e da una infinità di cose anche belle, ma interessanti solo per chi il clarinetto lo suona, e non certo per chi la musica la frequenta per quello che è: un luogo privilegiato in cui la nostre vite diventano più belle, colorate, vibranti di umanità ed emozione (ci tengo a sottolineare la parola incapacità: sto parlando di un limite, non di una rivendicazione orgogliosa!) 
Troppo poco per dedicare a questo un’intera esistenza. Insomma non sono mai riuscito a fare del clarinetto una finalità, ma lo ho sempre relegato al suo essere strumento per fare qualcosa che mi facesse stare bene…musica nella quale potessi riconoscermi intero, che non fosse solo dimostrazione di abilità, ma che toccasse delle corde mie, che parlasse di posti dove sono stato, di gente che ho conosciuto, di profumi su per il naso, di colori che ho visto, di cose che non posso e non voglio dimenticare.
Tanti sono i luoghi che ho attraversato, alcuni sono stati rifugi sicuri, come il jazz o la musica del Brasile, dove sono rimasto tanti anni e nei quali sempre ritorno, altri più o meno di passaggio, come la musica popolari italiana e non solo, l'improvvisazione radicale, la canzone d'autore, la musica di ricerca e avanguardia. In ognuno ho trovato un pezzo di identità musicale.
In questo percorso sono tantissimi gli straordinari musicisti che ho conosciuto, e in alcuni di loro riconosco forte questa mia stessa attitudine al viaggio clandestino, all'appetito musicale onnivoro, alla laicità dell’approccio stilistico, alla gioia sensuale della musicalità pura, alla difficoltà di appartenere ideologicamente ad una tribù esclusiva.
Germano Mazzocchetti, Pietro Leveratto e Marcello Fera sono tre di loro. Con tutti e tre ho condiviso in periodi diversi significativi pezzi di strada insieme e sono stati la scelta naturale quando ho cominciato a pensare che una delle responsabilità alle quali uno strumentista non può sottrarsi è quella di continuare a contribuire alla crescita del repertorio.
In fondo è sempre stato così. Se col clarinetto si possono suonare i capolavori di Mozart e di Brahms che tutti conosciamo, è perché strumentisti della loro epoca glieli hanno chiesti.
Una figura fondamentale per il repertorio clarinettistico novecentesco è per esempio quella di Benny Goodman, che ci ha regalato capolavori di Poulenc, Bartok, Copland e tanti altri. Lungi da me la tentazione di immodesti paragoni, semplicemente penso che questo sia parte del nostro lavoro, così come suonare al meglio il nostro strumento. Il fatto di aver contribuito nel mio piccolo a far nascere questi pezzi, a disposizione di chi auspicabilmente vorrà suonarli è enorme, così come la gioia di condividere attraverso di loro il suono che il mio mondo porta con sé, quello che vorrei che i miei contemporanei ascoltassero.

Note su “Superstite è il sole” di Germano Mazzocchetti

Conosco personalmente Gabriele Mirabassi dal 2003, da quando, cioè, lo coinvolsi in una mia riscrittura jazzistica di “Feste romane” di Respighi a Villa Borghese. Avevo ascoltato e amato parecchi suoi cd, soprattutto quelli della Egea, e fu tra i primi a cui pensai nel momento di comporre l’organico. Da allora è nata una frequentazione piuttosto assidua, tanto che scrivere un Concerto dedicato a lui è stato uno sbocco consequenziale.
Ora, comporre un Concerto per Mirabassi è diverso dallo scrivere per un altro clarinettista, perché le sue straordinarie doti di improvvisatore non possono essere misconosciute. Quindi bisogna pensare a una scrittura che innesti in modo fluido, “discorsivo”, l’impalcatura obbligata della partitura a una costruzione che si armonizzi con la libera invenzione estemporanea. Per questo nel
Concerto, in tre movimenti secondo la struttura classica, ci sono variazioni scritte e alcune zone improvvisate che continuamente entrano ed escono dalla partitura. Il linguaggio attinge dunque a sonorità popolari inserite in una struttura che si rifà alla forma classica del Concerto e che raccoglie anche – per forza di cose – la mia pluriennale esperienza di musicista di scena.
Inoltre, confesso il mio amore profondo per la sonorità dell’orchestra d’archi, che consente di attingere a una gamma inesauribile di sfumature pur restando all’interno di un colore nobilmente unitario. In questo senso, la performance del Metaphora Ensemble è decisamente superlativa.

Note di Pietro Leveratto

Conosco Gabriele Mirabassi da più di trent’anni, ci incontrammo in una di quelle situazioni che i musicisti cercano di dimenticare velocemente: il concerto occasionale - solitamente omaggio a un
autorevole defunto -, caratterizzato da un organico raccogliticcio e un repertorio provato poco. La qualità della musica dipende dalle buone intenzioni dei musicisti invitati e dal sopraggiungere di una sorta di cameratesca confidenza per il tempo nel quale si condivide il palco, quella volta tutto andò per il meglio e nelle pause delle prove si chiacchierava, Gabriele giovanissimo e silenzioso, io, ciarliero e più vecchio di una decina di anni, pontificavo su chissà cosa quando un collega notò la giacca che indossavo: «sembra un reperto di moda sovietica». In effetti non era un granché, era stata di mio nonno e non ricordo perché l’avessi scelta per quel concerto ma la difesi: «è la giacca di Shostakovich», dissi con convinzione. Nessuno batté ciglio e temo che la musica di DSCH non fosse esattamente tra le prime scelte dei colleghi presenti, ma incrociai lo sguardo di Gabriele e fu chiaro a entrambi che ci eravamo riconosciuti: quello che apparenta le persone può sembrare del tutto secondario ma ha il valore delle linee di contrappunto appena velate dalla melodia principale.
Ho scritto questo concerto in pochi giorni, su commissione del festival Sonora di Merano; la notizia che lui ne sarebbe stato l’interprete ha reso tutto semplice, sapevo sarebbe bastato mettere sulla carta un poco di note che meritassero il suo talento.

Note di Marcello Fera 

“Cyberphonia è un brano scritto nel 2012 durante una residenza artistica a Salisburgo ed eseguito a Merano per la prima volta nello stesso anno da Gabriele Mirabassi con l'Ensemble Conductus.
È un piccolo concerto per clarinetto e archi dedicato alla memoria di Valentino von Braitenberg, scomparso l'anno prima. Braitenberg oltre a essere stato per me innanzitutto un amico e un gioioso esempio di mente viva, libera e aperta, fu, oltre che un appassionato musicista per diletto, fra i pionieri delle neuroscienze e della cibernetica, di cui fondò il dipartimento all'università di Tubinga. Da qui il titolo. La forma tripartita del brano è quella tipica del concerto a partire dal Barocco e a me molto cara, avendola più volte praticata riportandola ad una breve durata e collegandone i movimenti senza interruzione. La cadenza improvvisata alla fine del secondo movimento e la struttura del movimento finale che prevede per quasi la metà della sua durata un "open" in cui il solista improvvisa sulla parte orchestrale scritta, legano indissolubilmente l'esito della composizione alla personalità del solista. Ed è proprio grazie alla fortuna di poter contare su Gabriele Mirabassi, avendone ben presenti le straordinarie doti di artista che ho immaginato e composto questo brano”.


giovedì 3 aprile 2025

Concerto di Pasqua, giovedì 17 aprile, ad Orvieto con l'Orchestra Filarmonica Calamani: musiche sacre di Bruckner, Rheinberger, Schubert

 

Il Teatro Lirico Sperimentale e l’Orchestra Filarmonica Vittorio Calamani annunciano due date per il Concerto di Pasqua che si terrà al Teatro Caio Melisso di Spoleto – mercoledì 16 aprile 2025, alle ore 20.30 – e al Palazzo del Capitano del Popolo di Orvieto – giovedì 17 aprile 2025, alle ore 20.30.
In programma: il Requiem in re minore WAB 39 di Anton Bruckner per soli, coro, tre tromboni, archi e organo; lo Stabat Mater Op.138 di Josef Gabriel Rheinberger per coro, archi e organo; la Messa n.2 in sol maggiore D.167 di Franz Schubert per soli, coro, archi e organo.
Protagonisti – sotto la direzione del maestro Mauro Presazzi – alcuni dei vincitori del Concorso di canto dello Sperimentale: il soprano Viktoriia Balan, il mezzosoprano Francesca Lione, il tenore Paolo Mascari e il basso Marco Guarini. Angelo Bruzzese, organo. Coro del Teatro Lirico Sperimentale e Orchestra Filarmonica Vittorio Calamani.


La regia di Ruggero Cappuccio per L’elisir d’amore di Donizetti dall’11 al 18 aprile al Teatro Massimo di Palermo. Sul podio Gabriele Ferro

 

Sarà il maestro Gabriele Ferro, direttore onorario a vita del Teatro Massimo di Palermo, a dirigere da venerdì 11 aprile alle 20:00, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti (ad affiancarlo ha chiamato il maestro Elia Andrea Corazza, che dirigerà l’Orchestra nelle repliche del 15 e 17 aprile). Divertente, frizzante, con un ciarlatano che spaccia all’ingenuo protagonista un miracoloso “elisir d’amore”, l’opera conta sulla regia di Ruggero Cappuccio, le scenografie di Nicola Rubertelli, i costumi firmati da Carlo Poggioli e le luci di Vinicio Cheli. Lo spettacolo è animato da una forte componente circense e dalla presenza di giocolieri e funamboli in una scena candida come l’anima del suo protagonista. I due ruoli principali di Nemorino e della bella Adina, sono interpretati dal tenore René Barbera e dalla beniamina del pubblico palermitano Desirée Rancatore, e nel cast alternativo da Galeano Salas e da Giulia Mazzola. Il rivale di Nemorino, Belcore, è il baritono Vittorio Prato mentre Dulcamara, l’imbonitore venditore di illusioni, è il baritono Paolo Bordogna (nel cast alternativo rispettivamente Andrea Piazza e Francesco Vultaggio). Nei panni di Giannetta il soprano Federica Maggì. L’allestimento del 2011 è del Teatro dell’Opera di Roma. Orchestra e Coro del Teatro Massimo, maestro del Coro Salvatore Punturo. Sul podio Gabriele Ferro e nelle recite del 15 e 17 aprile Elia Andrea Corazza. Repliche fino al 18 aprile.


Tra i capolavori dell’opera comica ottocentesca L’elisir d’amore, melodramma giocoso, è composto da Gaetano Donizetti nel 1832 su libretto di Felice Romani tratto da Le philtre di Eugène Scribe. Ancora oggi è una delle composizioni più rappresentate al mondo, così come la romanza “Una furtiva lacrima” è da quasi duecento anni il cavallo di battaglia di tutti i più importanti tenori. “Un’opera musicalmente strepitosa – dice il regista Ruggero Cappuccio – sia dal punto di vista tecnico che drammaturgico, carica di malinconia e profondità, e allo stesso tempo leggera e giocosa, così come i suoi personaggi. Ed è proprio in questa combinazione dei due registri la genialità di Donizetti, perché in natura non vi è nulla che sia drammatico e dove al contempo non ci sia anche qualcosa da ridere, e viceversa. Se uno sentisse “una furtiva lacrima”, la celebre romanza di Nemorino, isolata dal contesto dell’opera – aggiunge il regista - penserebbe che Elisir sia un’opera lacrimevole, di abbandoni melanconici, e invece così non è. Grazie a questa leggera profondità Donizetti ha creato un classico che racconta come gli esseri umani non amino ciò che già possiedono, ma soprattutto ciò che gli manca”.


La vicenda narrata ruota tutta attorno all'umile e ingenuo contadino Nemorino innamorato di Adina, donna colta e moderna che dichiara senza moralismi di voler “cambiar d’amante ogni dì”, consapevole del fatto che l’amore senza impedimenti e complicazioni non è nulla. Il personaggio di Belcore contende a Nemorino l’amore di Adina e il ciarlatano Dulcamara, deus ex machina tra i più riusciti nella storia del melodramma, venditore di filtri magici e illusioni, riuscirà con il suo placebo ad avere effetti inaspettati sulla psiche di Nemorino e sul lieto fine della favola.
 

Il debutto del Goldmund Quartet per gli Amici della Musica di Firenze al Teatro Niccolini

 

Domenica 6 aprile, ore 19.00, al Teatro Niccolini, debutta in Stagione il formidabile Goldmund Quartet (nella foto di Nikolaj Lund), che suonerà Finzi, Haydn e Grieg.
Vincitore del prestigioso Concorso Internazionale per Quartetti d’Archi della Wigmore Hall e del Concorso Internazionale di Musica da Camera di Melbourne nel 2018, oltre che di numerosi altri riconoscimenti internazionali, il Goldmund Quartet è noto per la sua introspezione, l’intonazione incredibilmente raffinata e le frasi curate fin nei minimi dettagli, che ispirano il pubblico di tutto il mondo. Per questo è oggi considerato tra i principali quartetti d’archi della nuova generazione. Dal 2019 i quattro musicisti suonano il “Quartetto Paganini” di Antonio Stradivari, fornito dalla Nippon Music Foundation. 
 
Tra i principali appuntamenti del Quartetto si segnalano una nuova e importante tournée negli Stati Uniti, con tappe a Montréal, Indianapolis e Memphis, e una tournée in Giappone in occasione del 50° anniversario della Nippon Music Foundation al Suntory Hall, accanto a Ray Chen, Camille Thomas, Maria Dueñas e come solisti con la Tokyo Symphony Orchestra. Il Quartetto ha in programma il debutto in prestigiosi festival come la Schubertiade di Hohenems e l’HarzClassixFestival, si esibirà a Cipro, a Spalato e al Teatro Liceu di Salamanca. Tra i ritorni sono previsti concerti allo Schleswig-Holstein Musik Festival, alla Elbphilharmonie di Amburgo, agli Oraniensteiner Konzerte e al Bodensee Festival. Nel maggio 2025, il Goldmund Quartet presenterà inoltre il proprio festival di musica da camera presso il Kloster Irsee e lancerà per la prima volta la Goldmund Academy, un’iniziativa formativa per giovani quartetti d’archi e una piattaforma dedicata a nuovi talenti.
Dopo l’uscita dell’album Travel Diaries (2020) per Berlin Classics, che includeva opere di Wolfgang Rihm, Ana Sokolović, Fazıl Say e Dobrinka Tabakova, il Quartetto ha pubblicato un album dedicato a Franz Schubert e, nel 2023, un vinile in edizione limitata dal titolo Prisma, con brani contemporanei di Arvo Pärt, Philip Glass e Uno Helmersson, oltre a due nuove commissioni di Pascal Schumacher e Sophia Jani.

Recital pianistico di Marie-Ange Nguci alla Pergola per gli Amici della Musica di Firenze

 

Sabato 5 aprile 2025, ore 16.00, al Teatro della Pergola, torna in stagione, dopo il successo del suo debutto nel 2023, la pianista Marie-Ange Nguci (nella foto di Caroline Doutre), che eseguirà musiche di Bach/Busoni, Beethoven, Liszt, Ravel, Prokof'ev.
Marie-Ange Nguci si è imposta all’attenzione del pubblico nel 2018 con l’uscita del suo primo disco, En Miroir, per l’etichetta Mirare, che ha ricevuto grandi elogi dalla stampa e l’ambito Choc de Classica.
Ha tenuto concerti con molte orchestre prestigiose, sotto la guida di noti direttori quali Paavo Järvi, Fabio Luisi, Petr Popelka, Dalia Stasevska, Nikolaj Szeps-Znaider, Pierre Bleuse, Kristiina Poska, Case Scaglione, James Feddeck, Mihhail Gerts e Robert Trevino. Ha suonato in sale da concerto come il Musikverein di Vienna, il Concertgebouw di Amsterdam, la Suntory Hall di Tokyo, la Tonhalle di Zurigo, la Sydney Opera House, l’Oslo Opera House, la Philharmonie de Paris,  l’Auditorium de Radio France, il Teatro La Fenice di Venezia.
Nelle prossime stagioni tornerà a suonare con la Tonkünstler Orchestra diretta da Fabio Luisi, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Krzysztof Urbański e l’Orchestre National de Lyon diretta da Nikolaj Szeps-Znaider. È inoltre stata artista in residenza con l’Orchestra Sinfonica di Basilea per la stagione 2023-2024, suonando con la direzione di Mirga Gražinytė-Tyla e Ivor Bolton. Ha collaborato come artista associata con la Filarmonica Arturo Toscanini di Parma.

Il Coro del Teatro Lirico di Cagliari si esibisce alla Passeggiata Coperta del Bastione di Saint Remy per l’inaugurazione della mostra dedicata a Enrico Berlinguer

 


Sabato 5 aprile alle 11 nella Passeggiata Coperta e Galleria dello Sperone del Bastione di Saint Remy di Cagliari, viene inaugurata la mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”, alla presenza di Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, Ilaria Portas, assessora alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Autonoma della Sardegna, Maria Francesca Chiappe, assessora alla Cultura, spettacolo e turismo del Comune di Cagliari, Salvatore Cherchi, presidente della Fondazione Enrico Berlinguer.
Il Coro del Teatro Lirico di Cagliari, diretto da Giovanni Andreoli, interpreta 4 celeberrime ed esemplari pagine musicali in omaggio al percorso personale e politico del grande statista sardo.
Verranno eseguiti infatti: Inno nazionale italiano (Il Canto degli italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro), Inno europeo (An die Freude, su testo di Friedrich Schiller, dal quarto movimento “Finale” della Nona Sinfonia in re minore op. 125 di Ludwig van Beethoven), Inno della Regione sarda (Procurad’e moderare di Francesco Ignazio Mannu), Bella ciao (canto popolare). L’accompagnamento al pianoforte è di Riccardo Pinna.
La mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer” è aperta dal 5 aprile al 31 maggio, tutti i giorni, dalle 10 alle 20, con ingresso gratuito ed è organizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, il partenariato del Comune di Cagliari, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Cagliari, in collaborazione con la Fondazione Gramsci, il Cespe e la Fondazione di Sardegna, la Società Umanitaria, la Cineteca sarda, il Centro servizi culturali di Cagliari e con la gestione della cooperativa Sémata.
L’esposizione, ideata e organizzata dall’Associazione Enrico Berlinguer, per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana, con la collaborazione della Fondazione Gramsci e del Cespe, è stata presentata a Roma al Mattatoio, Azienda Speciale Palaexpo, a Bologna al Museo Civico Archeologico e a Sassari al Padiglione dell’artigianato “Eugenio Tavolara” con grande successo di pubblico.


La Fondazione Enrico Berlinguer propone la mostra ai sardi riadattandola alle esigenze degli spazi ospitanti e integrata con una nuova sezione dedicata al rapporto tra il leader del PCI e la sua terra natia.
Enrico Berlinguer è stato uno dei protagonisti della storia politica del Novecento, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984, leader di rara caratura morale, radicato nel Paese reale e stimato dai suoi oppositori. Nella ricorrenza del quarantennale dalla morte, l’obiettivo della mostra è quello di contribuire a ripensare il lascito politico di Enrico Berlinguer ripercorrendone la biografia attraverso materiali originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio.

mercoledì 2 aprile 2025

Joshua Bell e Lahav Shani con la Filarmonica della Scala. In programma Mendelssohn e Dvořák

 
C’è grande attesa per il prossimo appuntamento della Stagione Filarmonica lunedì 14 aprile: al Teatro alla Scala arrivano Joshua Bell, star mondiale del violino, e il direttore israeliano rivelazione Lahav Shani (nella foto a destra). Il programma include due capisaldi del repertorio come il concerto per violino in minore op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy e la Sinfonia n. 9 in mi minore Dal nuovo mondo op. 95 di Antonín Dvořák.
Dal debutto nel 2022, quando aveva diretto e interpretato il concerto K 488 in la maggiore di Mozart, Lahav Shani si è conquistato un posto speciale tra i direttori preferiti della Filarmonica. A trentasei anni ha collezionato un’impressionante esperienza con alcune delle migliori compagini: dal 2018 è direttore principale della Rotterdam Philharmonic Orchestra, nel 2020 è diventato direttore musicale della Israel Philharmonic Orchestra prendendo il posto di Zubin Mehta, dal 2026 sarà anche direttore principale dei Münchner Philharmoniker.
Joshua Bell (nella foto a sinistra) torna al Teatro alla Scala per la terza volta, dopo i concerti diretti da Daniel Harding (2017) e da Fabio Luisi (2015). Vincitore ai Grammy Awards, è anche direttore musicale dell’Academy of StMartin in the Fields ed è tra i musicisti più celebrati della sua generazione. Solo per citare alcuni degli aneddoti che lo rendono ben noto anche al di fuori dal mondo della musica classica: nel 2007 ha guadagnato 32 dollari esibendosi in incognito in metropolitana per un esperimento giornalistico che ha vinto il Pulitzer, nel 2014 ha interpretato se stesso nella serie TV Mozart in the Jungle, più recentemente ha collaborato con Sony per creare un’esperienza di realtà virtuale firmata Playstation.
Cesare Fertonani scrive nel programma di sala: «Comunque sia, la Sinfonia n. 9 op. 95 Dal nuovo mondo, composta tra il gennaio e il maggio del 1893, è la prima, grande composizione “americana” di Dvořák; e fin dal sottotitolo bilingue in testa alla partitura (Z Nového Světa / From the New World) si coglie l’intenzione dell’autore di gettare un ponte, di trovare un ideale punto d’incontro tra la vecchia Europa e il “nuovo mondo”. In un’intervista al New York Herald pubblicata il giorno precedente la prima esecuzione della sinfonia, che ebbe luogo alla Carnegie Hall il 16 dicembre 1893 con la New York Philharmonic Orchestra diretta da Anton Seidl, il compositore precisa di aver voluto ricreare soltanto “lo spirito” del folklore americano: “Ho scritto semplicemente temi originali che incorporano le peculiarità della musica indiana [cioè dei neri e dei pellerossa], e impiegandoli come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse del ritmo, dell’armonia, del contrappunto e del timbro orchestrale”».

Lunedì 7 aprile il pianista Alexander Gadjiev al Comunale di Vicenza per la Società del Quartetto

 

Nel penultimo appuntamento della stagione di concerti ospitata al Teatro Comunale di Vicenza, lunedì 7 aprile all3 20:45 la Società del Quartetto propone un recital pianistico di Alexander Gadjiev, trentenne artista goriziano già molto in vista a livello internazionale.
Figlio d'arte – entrambi i genitori sono musicisti – Gadjiev ha esordito con un'orchestra a soli 9 anni e ha tenuto il suo primo concerto da solista a 10. Diplomatosi con il massimo dei voti nel 2013, si è poi perfezionato al Mozarteum di Salisburgo e alla Hochschule di Berlino inanellando, nel frattempo, vari successi in importanti competizioni pianistiche internazionali, fra i quali la finale all'ultimo Concorso Chopin di Varsavia. Dal 2019 al 2021 Alexander ha fatto parte della selezione dei BBC New Generation Artists e nel 2022 si è aggiudicato il Terence Judd Award che gli ha consentito di tenere importanti concerti con l'Orchestra Hallé di Manchester. Già artista residente all'Unione Musicale di Torino e alla Wigmore Hall di Londra, oggi si esibisce regolarmente in recital e come solista a fianco di prestigiose formazioni fra le quali la Sinfonica della Rai, la Sinfonica di Praga, la NHK di Tokyo, l'Orchestra della Konzerthaus di Berlino e la SWR di Stoccarda.
Ambasciatore culturale di Gorizia-Nova Gorica, città che è crocevia naturale di popoli, culture e lingue, Gadjiev padroneggia perfettamente cinque idiomi ed è stato insignito dal Presidente della Repubblica slovena del Premio Prešeren, il più alto riconoscimento sloveno per gli artisti. Per il suo debutto con la Società del Quartetto di Vicenza il pianista goriziano ha scelto un programma davvero vario che metterà in risalto le sue doti di virtuoso. S'inizia con una selezione dalle Sei Bagatelle di Beethoven, uno degli ultimi grandi saggi che il compositore di Bonn dedicò alla tastiera. A seguire l'amatissimo Chopin, con tre Mazurche tratte dall'Opus 59 e un salto nella Francia di Debussy con quattro splendidi “quadri musicali” tratti dalla raccolta del secondo Libro dei Préludes. Il viaggio di Gadjiev punta poi a Est proponendo la suite “All'aria aperta” di Béla Bartók, considerato da molti come il miglior brano per pianoforte composto dall'autore transilvano nonché un severo banco di prova per tutti i pianisti che lo affrontano. Dopo l'intervallo ancora due grandi compositori che si dedicarono con successo alla scrittura per la tastiera. Di Robert Schumann ascolteremo gli amatissimi “Canti del mattino” (Gesänge der Frühe) composti nel 1853 per descrivere con il linguaggio della musica le romantiche atmosfere che evoca l'alba di ogni nuovo giorno. Il recital di Alexander Gadjiev si chiude con la Sonata per pianoforte n. 2 di Rachmaninov, altra pagina che mette a dura prova le doti tecniche degli interpreti. Iniziata nel 1913 durante un soggiorno romano, la Sonata debuttò a Mosca nel dicembre dello stesso anno e fu revisionata dall'autore un ventennio più tardi.

65° Concorso Busoni: presentato a Milano il programma del Bolzano Festival Bozen e del Concorso

 

Nel 1949, il Concorso Pianistico Ferruccio Busoni fu tenuto a battesimo da Claudio Arrau, Arturo Benedetto Michelangeli, Alfred Cortot, Edwin Fischer, Dinu Lipatti, Arthur Rubinstein ed Egon Petri, una giuria che comprendeva gli astri più luminosi della musica classica. Oggi, a distanza di 76 anni, il Busoni è uno dei cinque più prestigiosi concorsi pianistici al mondo, un vero gioiello per il panorama musicale italiano e per Bolzano, Città Creativa della Musica UNESCO. 
La competizione, ormai da anni articolata su cadenza biennale, è quest’anno alle sue fasi finali, che si tengono dal 27 agosto al 7 settembre tra l’Auditorium e il Teatro Comunale di Bolzano.
Il primo premio consiste nella somma di 30.000 euro e prevede anche un supporto alla carriera del vincitore da parte dell’amministrazione del Concorso per i due anni successivi alla vittoria. Quest’opportunità, unica per un giovane musicista, è la grande missione della Fondazione Busoni-Mahler, impegnata nella trasmissione del lascito artistico di Ferruccio Busoni, ponte culturale tra l’Italia e l’Europa all’inizio del Novecento. 
Sono 34 i candidati che formano la rosa dei finalisti della 65° edizione del Busoni, selezionati tra i 648 che l’anno scorso si sono iscritti alle preselezioni segnando un nuovo record di adesioni. Di questi, in 120 hanno partecipato alla prima fase eliminatoria nel formato del Glocal Piano Project, svoltosi dal 20 al 30 novembre. In 12 show-room Steinway & Sons in tre continenti, i candidati si sono esibiti davanti a un pubblico sullo stesso modello di pianoforte, registrati da telecamere e microfoni che hanno consentito un’uguale e perfetta ripresa audio-video, visibile da tutto il mondo sui canali della Fondazione.
La giuria delle preselezioni ha individuato 26 candidati, 4 sono stati selezionati attraverso il voto del pubblico e 3 sono stati invece scelti tra i premiati di concorsi facenti parte della World Federation of International Music Competitions, di cui il Busoni è membro fondatore. Il 34esimo candidato è un finalista della scorsa edizione del concorso, a cui motivi di salute avevano impedito di partecipare. 
La prima fase del concorso prevede due prove solistiche, alla fine delle quali prima 12 e poi solo 6 candidati rimarranno in gara (dal 27 al 31 agosto). I selezionati avranno accesso alla prova cameristica, nella quale affronteranno un capolavoro del repertorio cameristico per pianoforte accompagnati da un quartetto d’archi e si esibiranno per l’ultima volta in un breve programma solistico (dal 2 al 4 settembre, ore 20:00).
I tre candidati che emergeranno da queste prove potranno ambire al primo premio: sul palco del Teatro Comunale eseguiranno un concerto per pianoforte e orchestra, accompagnati dall’Orchestra Haydn (7 settembre, ore 10:00). 
Una delle chiavi del successo del Concorso Busoni è la scelta di giurie composte da concertisti di fama e da professionisti del mondo della musica riconosciuti a livello mondiale. Anche quest’anno la giuria è espressione di generazioni diverse e differenti culture musicali: troviamo il giovane Lucas Debargue (nella foto a destra), che nel 2015 suscitò un grande entusiasmo con la sua vittoria alla Tchaikovsky International Competition di Mosca ed è ora un affermato concertista, e l’italiana Saskia Giorgini, che la critica internazionale ha celebrato per i suoi ultimi dischi e che al Busoni nel 2015 vinse il Premio speciale Chopin. Legata alla storia del concorso è anche Hie-Yon Choi, forte di una consolidata carriera internazionale, come anche Mariangela Vacatello, prima donna italiana a vincere il Concorso Busoni e da allora artista molto apprezzata in Italia e all’estero. Altri grandi nomi sono quelli di Josu de Solaun, Sergio Tiempo e Peter Jablonsky, a cui si aggiungono anche il regista teatrale Sir David Pountney CBE e Dan Zhaoyi, considerato il padre dell’educazione musicale in Cina.
Quest’anno è il Simply Quartet (nella foto a sinistra) ad accompagnare i candidati nella prova di musica da camera. La giovane formazione nata a Vienna è a sua volta vincitrice di quattro importanti concorsi internazionali (Carl Nielsen International Chamber Music Competition, Quatuor á Bordeaux, International Chamber Music Competition Franz Schubert e International Joseph Haydn Chamber Music Competition) e negli ultimi anni si è esibita nelle più importanti sale da concerto d’Europa, tra cui Berlin Philharmonie, Wigmore Hall e Wiener Konzerthaus. 
Il dialogo tra i finalisti e questo giovane ensemble, lodato per l’energia delle sue esecuzioni, sarà uno dei momenti focali della competizione. 
La Finalissima si terrà la mattina del 7 settembre alle ore 10:00, presso il Teatro Comunale.
Nell’esecuzione dei concerti per pianoforte e orchestra, i tre sfidanti sono accompagnati come da tradizione dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, la principale istituzione sinfonica regionale, guidata per l’occasione da Olli Mustonen (nella foto a destra). Pianista, Mustonen si è esibito con le principali orchestre del mondo, dai Berliner Philharmoniker alla Chicago Symphony Orchestra, e da molto tempo si dedica anche alla direzione e alla composizione.
La Finalissima è trasmessa in diretta televisiva nazionale su RAI 5, in diretta streaming su amadeus.tv (Cina) e in diretta radiofonica su RAI Radio 3; è anche trasmessa in differita su ORF III e su RAI Alto Adige.
Tutto il concorso si potrà seguire in streaming sul sito della Fondazione.
Oltre ai premi per i primi sei classificati, il concorso prevede anche numerosi premi speciali. Quest’anno in particolare, si aggiunge l’importante Premio Maurizio Pollini.
Nella volontà di istituire un duraturo riconoscimento a questo immenso artista, il Festival Milano Musica ha condiviso con la Fondazione Busoni-Mahler l’istituzione di un premio dedicato. Con la felice approvazione e vicinanza di Marilisa Pollini, il premio Pollini ricorda e porta al futuro l’impegno nel rinnovamento del repertorio e verso il contemporaneo, nella proposta di programmi rigorosi e fantasiosi in cui si manifesta  “la ricchezza di prospettive cui si giunge approfondendo il passato anche con la consapevolezza del presente”. 
Il premio, assegnato dalla giuria ad uno dei 34 finalisti, consiste in una somma assegnata da Milano Musica pari a 5000 euro e nella partecipazione a un concerto nell’ambito del Festival Milano Musica, a partire dall’edizione 2026.
Inoltre, in collaborazione con il Fryderyk Chopin Institute, è stato istituito anche un nuovo Premio Chopin, che consiste in una somma di 3000 euro e nella possibilità di suonare un recital a Żelazowa Wola, paese natale del grande pianista polacco. 
 
Nella programmazione della manifestazione è anche inserito un importante appuntamento che vede protagonista il Premio Busoni 2023 Arsenii Moon. Il 5 settembre, alle ore 20:00, nella splendida cornice gotica del Chiostro dei Domenicani, Moon si esibirà in un recital pianistico, seguito da un momento di condivisione riguardo la sua esperienza professionale e concertistica di questi ultimi due anni da ambasciatore del Busoni nel mondo. 

SI GUARDA ALL’ESTATE CON I NUOVI PANORAMI SONORI DEI POMERIGGI MUSICALI - Omaggio alla canzone italiana della prima metà del Novecento con Antonio Ballista, si viaggia tra Francia e America con Richard Galliano, un nuovo progetto tra jazz e sifonica con la tromba di Fabrizio Bosso

 
Per il quarto anno consecutivo arrivano a giugno nuovi Panorami sonori con cui si confronta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali: dalle canzoni italiane della prima metà del Novecento, dirette e interpretate da Antonio Ballista (nella foto) e Albertina Dalla Chiara, al ritorno attesissimo di Richard Galliano e del suo bandoneón, alle sperimentazioni tra jazz e sinfonica immaginate da Fabrizio Bosso per la sua tromba. Tre occasioni per confrontarsi con altri e nuovi mondi sonori, sempre attraverso l’incontro dell’orchestra con solisti e interpreti di rilievo.
 
Il programma della nuova rassegna tematica 2025 dell’istituzione milanese si aprirà giovedì 29 maggio e proseguirà, con cadenza settimanale, giovedì 5 e giovedì 12 giugno, sempre alle ore 20 al Teatro Dal Verme. Tre appuntamenti di “classica al plurale” ideati dal direttore artistico Maurizio Salerno e dedicati a mondi musicali che entrano più raramente nella programmazione istituzionale dell’Orchestra milanese, per oltrepassare con il pubblico i propri confini e confrontarsi, come nella natura fondativa dell’istituzione stabilita 80 anni fa, con altre forme ed espressioni musicali.
 
La rassegna Panorami sonori 2025 si inaugura giovedì 29 maggio (Teatro Dal Verme, ore 20) con Made in Italy concerto dedicato alla canzone italiana dal 1910 al 1950: pagine di D’Anzi, Kramer, Consiglio, Morbelli, Pestalozza, Gill, Marchetti, Simi, Bertini, De Curtis, Mascheroni, Olivieri, Sciorilli, Fragna, Di Lazzaro, Di Chiara, Ripp, Bixio nelle elaborazioni e strumentazioni di Alessandro Lucchetti. Sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali un musicista celebre come Antonio Ballista e al pianoforte Albertina Dalla Chiara (nella foto).
 
Per il secondo appuntamento, giovedì 5 giugno (Teatro Dal Verme, ore 20), torna molto atteso il bandoneonista e compositore Richard Galliano (nella foto) con Alessandro Cadario sul podio per Parigi chiama America: un viaggio da una parte all’altra dell’Oceano Atlantico, tra le sonorità “antiche” dell’Europa di Ravel (Ma mère l’Oye) e i suoni “moderni” dell’America di George Gershwin (Rhapsody in Blue) riletti da Galliano, che presenterà anche le sue più recenti pagine dal cd Madreperla (Poème symphonique sur le nom de Claude Nougaro e Madreperla).
 
Symphonize è il titolo invece del concerto del celebre trombettista jazz Fabrizio Bosso (nella foto) che, giovedì 12 giugno (Teatro Dal Verme, ore 20) chiuderà la rassegna Panorami sonori 2025. Al suo fianco ci saranno Julian Oliver Mazzariello (pianoforte), Jacopo Ferrazza (contrabbasso), Nicola Angelucci (batteria); sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali Paolo Silvestri, autore anche degli arrangiamenti, con il quale Bosso aveva già lavorato nel 2007 per l’album You’ve Changed (Blue Note). Symphonize è dedicato soprattutto a composizioni di Bosso e alla suite “A New Tale” scritta per lui da Paolo Silvestri. A completare il programma due brani irrinunciabili: “In a Sentimental Mood” di Duke Ellington e “Nuovo Cinema Paradiso” di Ennio Morricone.
 

 

IUC: dal 12 APRILE Chitarre del Mediterraneo, Un viaggio musicale attraverso Spagna e Italia a cura di Pablo Sáinz-Villegas

 

Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
80a Stagione 2024 | 2025

Chitarre del Mediterraneo 
Un viaggio musicale attraverso Spagna e Italia
a cura di  Pablo Sáinz-Villegas 

1° concerto 
Sabato 12 aprile . ore 17.30 
Pablo Sáinz-Villegas chitarra
****
Enrique Granados Andaluza - 12 danzas españolas Op. 37. No. 5
Johann Sebastian Bach Ciaccona dalla Partita n. 2 BWV 1004
(arrangiamento di Pablo Sáinz-Villegas dall'originale per violino solo)
Francisco Coll Aire (2023) anteprima italiana
Francisco Tárrega Recuerdos de la Alhambra
Isaac Albeniz Asturias - Suite Española Op. 47 No. 5
Joaquín Rodrigo Invocación y Danza (Omaggio a Manuel de Falla)
Carlo Domeniconi Koyunbaba Suite op. 19 

 In collaborazione con Instituto Cervantes  


Tra le star internazionali di questa 80° stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti torna a grande richiesta Pablo Sainz Villegas, chitarrista acclamato come successore di Andrés Segovia, ambasciatore della cultura spagnola nel mondo e ormai un habitué della IUC che quest’anno ha voluto ampliare il suo contributo artistico con un’intera rassegna, in collaborazione con l’Instituto Cervantes, Chitarre del Mediterraneo Un viaggio musicale attraverso Spagna e Italia, di cui ci racconta: questo ciclo di quattro concerti di chitarra classica celebra la ricca storia e cultura di Spagna e Italia attraverso alcuni dei brani più virtuosi e belli del repertorio chitarristico. In questo viaggio musicale, compositori spagnoli come Joaquín Rodrigo, Manuel de Falla, Isaac Albéniz, Francisco Tárrega e Fernando Sor si intrecciano con i loro contemporanei italiani, come Domenico Scarlatti, Mauro Giuliani, Mario Castelnuovo-Tedesco e Carlo Domeniconi. Insieme, rendono omaggio a due identità musicali che condividono lo stesso battito del Mediterraneo. La chitarra classica non è solo uno strumento; è un simbolo che rappresenta la vasta produzione musicale di questi due paesi nel corso dei secoli. Attraverso le sue melodie, si esprime l’essenza di due popoli che hanno condiviso tradizioni, influenze e una profonda connessione culturale. Oggi più che mai, celebriamo questa eredità comune attraverso l’arte e la musica.
Oltre allo stesso Pablo Sáinz-Villegas il ciclo prevede le esibizioni di tre giovani ma già affermati chitarristi italiani: Carlotta Dalia, Andrea Roberto, Gian Marco Ciampa.
La rassegna parte sabato 12 aprile in Aula Magna, proprio con il concerto del grande chitarrista spagnolo il cui programma spazia dalla Ciaccona dalla Partita n. 2 BWV 1004 di Bach arrangiata per chitarra dallo stesso Sáinz-Villegas, ad alcuni grandi compositori spagnoli a cavallo tra fine Ottocento e Novecento come Enrique Granados, Isaac Albeniz, Francisco Tárrega e Joaquín Rodrigo fino a due contemporanei, lo spagnolo Francisco Coll e l’italiano Carlo Domeniconi.

Pablo Sainz Villegas è stato acclamato dalla stampa internazionale come il successore di Andrés Segovia e “l’ambasciatore globale della chitarra spagnola” dalla rivista Billboard. È stato il primo chitarrista solista a esibirsi alla Carnegie Hall di New York da quando lo fece il maestro Andrés Segovia e il primo chitarrista a suonare il Concerto di Capodanno con i Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Kirill Petrenko. 
Dal suo debutto con la New York Philharmonic sotto la direzione di Rafael Frühbeck de Burgos all’Avery Fisher Hall del Lincoln Center, si è esibito in più di 40 paesi e con orchestre come la Chicago Symphony Orchestra, la Zurich Tonhalle Orchestra, la Münchner Philharmoniker e l’Orchestra Nazionale di Spagna; in teatri come la Tchaikovsky Concert Hall di Mosca, il Musikverein di Vienna, il Centro Nazionale delle Arti di Pechino, la Suntory Hall di Tokyo e il Teatro Colón di Buenos Aires, tra gli altri. Tra i suoi traguardi figurano il Concerto dei Premi Principessa delle Asturie e la sua partecipazione al Gala del Metropolitan Opera al Palazzo di Versailles.


martedì 1 aprile 2025

Aprile al Teatro alla Scala

 


Accanto alle ultime repliche di L’opera seria - rara perla comica del Settecento molto applaudita alla prima, in scena fino al 9 aprile e in diretta streaming il 3 aprile - il mese di aprile porta due importanti novità.
Una nuova sfida attende il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, che per la prima volta porta in scena dall’8 al 18 aprile Peer Gynt di Edward Clug, balletto narrativo ma onirico, con un evocativo impianto teatrale che accompagna il viaggio fisico e interiore di questa leggendaria figura del folklore nordico, personaggio drammatico tra i più complessi usciti dalla penna di Ibsen.
Cresce poi l’attesa per il 27 aprile, data della prima assoluta di Il nome della rosa, l’opera tratta dal romanzo di Umberto Eco commissionata a Francesco Filidei dalla Scala insieme all’Opéra di Parigi e Genova. La direzione è affidata a Ingo Metzmacher, specialista nel repertorio contemporaneo, e la regia a Damiano Michieletto. A Filidei è dedicata anche la 34° edizione del Festival Milano Musica, che si inaugura alla Scala il 26 aprile e prosegue fino al 6 giugno con 28 concerti in varie sedi.
La programmazione concertistica propone inoltre il recital di pianoforte di Igor Levit il 6 aprile, la Filarmonica della Scala diretta da Lahav Shani il 14 aprile e il concerto ospite dell’Orchestra e Coro Pygmalion sotto la direzione di Raphaël Pichon il 17 aprile, con in programma la Johannes-Passion di Bach alla vigilia del Venerdì Santo..

Beethoven e Chopin al Teatro Filarmonico il 4 e 5 aprile con Mengoli e Moon


Un altro imperdibile doppio appuntamento sinfonico, venerdì 4 aprile alle 20 e sabato 5 aprile alle 17, al Teatro Filarmonico per la Stagione 2025 di Fondazione Arena: due grandi classici del repertorio da anni assenti dalla programmazione veronese, affidati a due fra i più giovani e richiesti talenti del panorama internazionale.
Il direttore italiano Giuseppe Mengoli (foto a destra), già affermato all’estero, vincitore del Premio Mahler 2023 al concorso di Bamberga, dirigerà l’Orchestra di Fondazione Arena in un programma classicissimo che completa l’integrale sinfonica beethoveniana avviata nell’ultimo triennio con diverse prestigiose bacchette: lo corona la celeberrima Sinfonia n. 6 in Fa maggiore “Pastorale”, solare, atemporale, con la sua natura immaginata dal compositore “più [come] espressione del sentimento che pittura dei suoni” e ulteriormente immortalata anche dal film d’animazione Fantasia. Nella prima parte sarà eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 op. 11 in mi minore di Chopin, intenso compendio dell’arte pianistica del suo autore e suo addio all’amata patria polacca. Nonostante la numerazione, fu composto per secondo, e ultimo, nella breve vita del grande pianista-compositore, e unisce sapientemente maestosità, eleganza, virtuosismo e cantabilità ispirata all’opera e al belcanto italiano. Al pianoforte siederà Arsenii Moon (foto in alto), pietroburghese, classe 1999, talento precoce dalla carriera già brillante, vincitore assoluto del Concorso pianistico Ferruccio Busoni 2023, oltre che premio del pubblico e del Benedetti Michelangeli, assegnato solo in caso di unanimità della giuria.


IUC: Sabato 5 aprile - Avi Avital con i Brooklyn Rider


Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
80a Stagione 2024 | 2025
Sabato 5 aprile . ore 17.30 

Avi Avital mandolino 
Brooklyn Rider


Luigi Boccherini
La musica notturna delle strade di Madrid 
Giovanni Sollima
Preludio per mandolino solo 
Colin Jacobsen
Time and Again 
Giovanni Sollima
Four Quartets (2024) prima esecuzione romana 
Commissionato e dedicato al Brooklyn Rider 
Clarice Assad 
Obrigado 
Osvaldo Golijov 
Arum dem Fayer 
Lev “Ljova” Zhurbin 
Love Potion, Expired da Culai


Tra le tante star internazionali presenti in questa 80° stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti spicca a presenza di Avi Avital, artista innovativo e primo mandolinista ad essere nominato per un Grammy Award per la musica classica, che, insieme all’originale quartetto Brooklyn Rider, presenta, sabato 5 aprile alle 17.30 in Aula Magna, un programma inconsueto che va da Boccherini a Sollima toccando altri autori contemporanei come Colin Jacobsen, Clarice Assad, Osvaldo Golijov e Lev “Ljova” Zhurbi.
Avi Avital è stato paragonato ad Andres Segovia per l’abilità con lo strumento e a Jascha Heifitz per il proprio incredibile virtuosismo. Appassionato ed "esplosivamente carismatico" (New York Times) nelle sue esibizioni dal vivo, Avi Avital rappresenta una forza trainante nell’opera di dare nuovo impulso al repertorio per mandolino.  
Per più di due decenni Avi Avital ha rimodellato la storia e il futuro del suo strumento, suonandolo nelle sale più prestigiose di tutto il mondo ed ampliando il repertorio mandolinistico non solo con trascrizioni di vari brani ma commissionando oltre cento opere per mandolino, inclusi i Concerti per mandolino e orchestra di Jennifer Higdon, Anna Clyne, Avner Dorman e Giovanni Sollima.
I recenti impegni di Avi Avital hanno incluso collaborazioni con le Orchestre Sinfoniche di Chicago, Seattle e Toronto, l'Orchestre Symphonique de Montréal, la Los Angeles Philharmonic, la NDR Elbphilharmonie Orchester, la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, l'Academy of St Martin in the Fields, la Yomiuri Nippon Symphony, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Tonhalle-Orchester di Zurigo, l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI, l’Orchestra della Svizzera italiana, la Deutsches Symphonie Orchester Berlin, l’Orchestre National de Lyon, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, la Filarmonica di Israele e l’Orchestra della Radio Norvegese sotto la guida di direttori del calibro di Zubin Mehta, Kent Nagano, Alan Gilbert, Robert Spano, Osmo Vänskä, Yutaka Sado, Nicholas McGegan, Omer Meir Wellber e Ton Koopman.
Avi Avital è una presenza regolare in importanti festival internazionali tra cui Aspen, Salisburgo, Hollywood Bowl, Tanglewood, Ravenna, MISA Shanghai, Cheltenham, Verbier, Lucerna, Bad Kissingen, Rheingau, Gstaad e Tsinandali.
Avi Avital registra in esclusiva con Deutsche Grammophon. Il suo settimo album “Concertos”, pubblicato con Il Giardino Armonico e Giovanni Antonini, presenta i Concerti per mandolino di Vivaldi, Hummel, Bach, Barbella e Paisiello. L’album precedente, The Art of the Mandolin, è stato pubblicato nel 2020 ottenendo recensioni entusiastiche da The Times, Independent, Gramophone, BBC Music Magazine e dalla stampa internazionale. Tale incisione è stata preceduta da Bach (2019), Avital meets Avital (2017), Vivaldi (2015) e Between Worlds (2014). 
Nato a Be'er Sheva, nel sud di Israele, Avi Avital ha iniziato lo studio del mandolino all'età di otto anni e presto si unito alla fiorente orchestra giovanile di mandolino fondata e diretta dal suo carismatico insegnante, il violinista di origine russa Simcha Nathanson. Ha poi proseguito i suoi studi all’Accademia Musicale di Gerusalemme e al Conservatorio Cesare Pollini di Padova con Ugo Orlandi.  Avi Avital suona su un mandolino del liutaio israeliano Arik Kerman. 

BROOKLYN RIDER

Johnny Gandelsman (Violino), Colin Jacobsen (Violino),
Nicholas Cords (Viola), Michael Nicolas (Violoncello)
Il nome Brooklyn Rider si ispira al gruppo artistico ‘The Blue Rider’, che ha pubblicato un almanacco eclettico di opere d'arte, saggi e musica che fungeva da testimonianza artistica del suo tempo, offrendo allo stesso tempo una visione per il futuro e un abbraccio aperto tra diversi media, filosofie estetiche e tradizioni artistiche.
Descritto come “il futuro della musica da camera” (archi), il Quartetto Brooklyn Rider (nella foto di Marco Giannavola) presenta un repertorio eclettico e performance avvincenti che continuano a ricevere recensioni entusiastiche da critici classici e rock di tutto il mondo. NPR attribuisce a Brooklyn Rider il merito di "aver ricreato la formula del quartetto d’archi, immutato negli ultimi 300 anni, in un ensemble vitale e creativo del 21° secolo", che si riflette nei programmi del quartetto:
Con The 4 Elements, Brooklyn Rider porta sui palcoscenici un tema che non potrebbe essere più attuale: il riscaldamento globale e la distruzione del nostro pianeta, fungendo anche da campanello d'allarme. Quattro opere esistenti della letteratura per quartetto d'archi degli ultimi cento anni – simboliche degli elementi fuoco, acqua, terra e aria – vengono affiancate da quattro nuove opere di Akshaya Avril Tucker, Conrad Tao, Dan Trueman e Andreia Pinto Correia, che riflettono la realtà attuale.


MUSICA E REGIME: CONCERTO STRAORDINARIO CON L’ISTITUZIONE SINFONICA ABRUZZESE, GRIGOR PALIKAROV, DIRETTORE E STEFAN MILENKOVIC VIOLINO

 
Il Teatro Sergio Secci, domenica 6 aprile alle ore 17:30, ospiterà un CONCERTO STRAORDINARIO fuori abbonamento della Filarmonica Umbra, che trova l’occasione per regalare alla città di Terni un magnifico appuntamento sinfonico con dei colossi della musica classica, insieme all’ISTITUZIONE SINFONICA ABRUZZESE.
Grigor PALIKAROV, pianista, compositore e direttore d'orchestra bulgaro, direttore dell’Opera e del balletto nazionale di Sofia per quasi vent’anni, attuale direttore artistico dell’Orchestra sinfonica “Pazardzhik”, si esibisce regolarmente come direttore ospite con orchestre e compagnie d’opera in tutto il mondo, collezionando successi di pubblico e critica. Al violino Stefan MILENKOVIC celebre musicista serbo, la cui storia musicale non ha bisogno di presentazioni: enfant prodige dall’incredibile talento, si è esibito davanti ai grandi della terra, in particolare alle Nazioni Unite dove fu chiamato a suggellare con le note del suo violino lo storico accordo sui Balcani,  nominato in seguito anche ambasciatore universale di pace nel mondo. Dopo una parentesi statunitense, coronata da successi professionali, in Serbia ha fondato una delle più importanti accademie violinistiche internazionali,  riunendo i migliori virtuosi provenienti da varie nazioni a Novi Sad nell’omonima orchestra.
In programma MUSICA E REGIME, capolavori composti in anni segnati dai totalitarismi: il Concerto n. 2 per violino e orchestra op. 63 del 1935 di Prokofiev, attivo durante il periodo sovietico, e la Sinfonia n. 9 op.70, del 1945, la più concisa tra quelle di Šostakóvič, che visse durante l’era staliniana.  

Palermo, per la FOSS la Nona Sinfonia di Mahler diretta da Nicola Luisotti

 

La programmazione del mese di aprile della 65ª stagione 2024/2025 dell’Orchestra Sinfonica Siciliana si apre venerdì 4 (ore 21) e sabato 5 (ore 17.30) al Politeama Garibaldi con un concerto diretto da Nicola Luisotti (nella foto), uno dei più apprezzati direttori d’orchestra italiani sulla scena internazionale.
In programma una pagina capitale del repertorio sinfonico di inizio Novecento come la Sinfonia n. 9 di Gustav Mahler, l’ultima completata dal compositore austriaco, scritta tra il 1909 e il 1910, in un periodo di riflessione esistenziale e tormento interiore. È un'opera monumentale, che si confronta con i temi della caducità della vita e del commiato, ma al contempo esprime un attaccamento profondo all’esistenza.

SOLD OUT PER IL “RACH 3” E LA QUINTA DI BEETHOVEN CON CILONA, BORROW E L’ORCHESTRA RAI

 

Ha fatto registrare il tutto esaurito in entrambe le date il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai che segna il ritorno sul podio di Giulio Cilona (nella foto in aalto di Barbara Rigon) – che sostituisce Fabio Luisi, impossibilitato a partecipare a causa di problemi familiari – e il debutto del pianista Tom Borrow. La prima serata è in programma venerdì 4 aprile alle 20 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino. Replica sabato 5 aprile alle 20.30 anche in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, che trasmetterà poi il concerto giovedì 29 maggio alle 21.15 su Rai5. 
Entrambi molto giovani – non ancora trentenne Cilona, venticinquenne Borrow (nella foto a destra) – i due musicisti sono sempre più apprezzati a livello internazionale. Il direttore d’orchestra belga-americano Cilona, che ha debuttato sul podio dell’Orchestra Rai lo scorso 2 marzo in occasione del Concerto di Carnevale, è attualmente Kapellmeister alla Deutsche Oper di Berlino, ruolo che ha ricoperto fin da giovanissimo. L’israeliano Tom Borrow invece, è stato chiamato nel 2019 a sostituire Khatia Buniatishvili in una serie di 12 concerti con la Israel Philharmonic Orchestra, ottenendo un sensazionale successo di pubblico e critica. Subito è stato nominato «One To Watch» dalla rivista “International Piano” e anche “Gramophone” lo ha segnalato come «giovane pianista entusiasmante». Da allora è invitato dalle più importanti orchestre del mondo e suona abitualmente nelle sale e nei festival più rinomati.
In apertura di serata Borrow propone il Concerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov: forse il più complesso e impegnativo tra i quattro concerti del compositore russo. Il brano è contornato da un’aura di leggendaria difficoltà tecnica, grazie anche al film Shine, nel quale il protagonista Geoffrey Rush, che interpreta il pianista David Helfgott, sprofonda nella pazzia per la spasmodica tensione causata dall’esecuzione del “Rach 3”.
In chiusura invece Cilona interpreta la celebre Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Ludwig van Beethoven, scritta tra il 1804 e il 1808. Nella sua aperta professione di eroismo, che raggiunge l’apice nella possente cellula ritmica iniziale, definita dallo stesso compositore «il destino che bussa alla porta», il brano lascia intravedere le vette in cui l’autore si avventurerà negli anni successivi.
 




“L’altra nona”, ultimo appuntamento con il ciclo di concerti dell’Orchestra sinfonica della Città metropolitana di Bari dedicati alle sinfonie di Schubert

 
Giovedì 3 aprile, alle ore 20, nell’Auditorium “Nino Rota” di Bari, l’Orchestra sinfonica della Città metropolitana si esibirà in un concerto, diretto dal maestro austriaco Christian Schulz (nella foto), dal titolo “L’altra nona”, ultimo appuntamento con il ciclo di eventi dedicati alle sinfonie di Franz Schubert.
Il programma della serata è monografico, interamente dedicato al compositore austriaco: in apertura l’esecuzione della Ouverture “nello stile italiano” in Do maggiore op.17 D.591, composta da Schubert nel 1817, anno di grande fermento culturale per la città di Vienna, invasa dal "gusto italiano" rappresentato dalle opere di Gioachino Rossini.
In chiusura la Sinfonia n. 9 in Do maggiore D 944, nota anche come La Grande per distinguerla dalla sesta nella stessa tonalità. Composta da Franz Schubert tra il 1825 e il 1826, si stacca notevolmente dalle precedenti sinfonie, non solo per le notevoli proporzioni dell'opera, ma anche per la particolarità della forma e la creatività espressiva. Nonostante l'estensione della sinfonia, per l'epoca veramente eccezionale, e l'organico consistente, Schubert è riuscito a mantenere dall'inizio alla fine di questa sua opera grandiosa, la linearità dell'idea e l'impeccabile disciplina nella costruzione della forma dando unità e perfezione all'intero lavoro.

BOLOGNA FESTIVAL: domani primo appuntamento di CARTEGGI MUSICALI

 
Dal 2 aprile tre appuntamenti divulgativi al Museo della Musica con Carteggi Musicali, pensati per un pubblico già coinvolto nel repertorio classico, che voglia approfondire la propria conoscenza in vista della stagione vera e propria, che aprirà le porte del PalaDozza il 2 maggio all’imperdibile concerto dei Berliner diretti da Riccardo Muti.


Mercoledì 2 aprile 2025 ore 18.30
Museo della Musica 
Dalle Alpi alla Sicilia: viaggio musicale tra Rossini e Verdi
Una introduzione al Guglielmo Tell di Rossini e ai Vespri Siciliani di Verdi
conversazione, letture, videoproiezioni e interventi musicali al pianoforte a cura di 
FABIO SARTORELLI


Mercoledì 9 aprile 2025 ore 18.30
Museo della Musica
Mendelssohn, un romantico felice?
Una introduzione alle opere cameristiche di Mendelssohn
conversazione, letture e interventi musicali al pianoforte a cura di 
LUCA CIAMMARUGHI


Martedì 15 aprile 2025 ore 18.30
Museo della Musica 
La Sinfonia fantastica di Berlioz tra Liszt e Schumann
conversazione e letture a cura di ENZO RESTAGNO  
interventi musicali al pianoforte a cura di ALBERTINA DALLA CHIARA
Liszt/Berlioz Grande Symphonie Fantastique S.470

Ingresso a pagamento 10 euro