giovedì 3 aprile 2025

Il Coro del Teatro Lirico di Cagliari si esibisce alla Passeggiata Coperta del Bastione di Saint Remy per l’inaugurazione della mostra dedicata a Enrico Berlinguer

 


Sabato 5 aprile alle 11 nella Passeggiata Coperta e Galleria dello Sperone del Bastione di Saint Remy di Cagliari, viene inaugurata la mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”, alla presenza di Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, Ilaria Portas, assessora alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Autonoma della Sardegna, Maria Francesca Chiappe, assessora alla Cultura, spettacolo e turismo del Comune di Cagliari, Salvatore Cherchi, presidente della Fondazione Enrico Berlinguer.
Il Coro del Teatro Lirico di Cagliari, diretto da Giovanni Andreoli, interpreta 4 celeberrime ed esemplari pagine musicali in omaggio al percorso personale e politico del grande statista sardo.
Verranno eseguiti infatti: Inno nazionale italiano (Il Canto degli italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro), Inno europeo (An die Freude, su testo di Friedrich Schiller, dal quarto movimento “Finale” della Nona Sinfonia in re minore op. 125 di Ludwig van Beethoven), Inno della Regione sarda (Procurad’e moderare di Francesco Ignazio Mannu), Bella ciao (canto popolare). L’accompagnamento al pianoforte è di Riccardo Pinna.
La mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer” è aperta dal 5 aprile al 31 maggio, tutti i giorni, dalle 10 alle 20, con ingresso gratuito ed è organizzata con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, il partenariato del Comune di Cagliari, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Cagliari, in collaborazione con la Fondazione Gramsci, il Cespe e la Fondazione di Sardegna, la Società Umanitaria, la Cineteca sarda, il Centro servizi culturali di Cagliari e con la gestione della cooperativa Sémata.
L’esposizione, ideata e organizzata dall’Associazione Enrico Berlinguer, per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana, con la collaborazione della Fondazione Gramsci e del Cespe, è stata presentata a Roma al Mattatoio, Azienda Speciale Palaexpo, a Bologna al Museo Civico Archeologico e a Sassari al Padiglione dell’artigianato “Eugenio Tavolara” con grande successo di pubblico.


La Fondazione Enrico Berlinguer propone la mostra ai sardi riadattandola alle esigenze degli spazi ospitanti e integrata con una nuova sezione dedicata al rapporto tra il leader del PCI e la sua terra natia.
Enrico Berlinguer è stato uno dei protagonisti della storia politica del Novecento, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984, leader di rara caratura morale, radicato nel Paese reale e stimato dai suoi oppositori. Nella ricorrenza del quarantennale dalla morte, l’obiettivo della mostra è quello di contribuire a ripensare il lascito politico di Enrico Berlinguer ripercorrendone la biografia attraverso materiali originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio.

mercoledì 2 aprile 2025

Joshua Bell e Lahav Shani con la Filarmonica della Scala. In programma Mendelssohn e Dvořák

 
C’è grande attesa per il prossimo appuntamento della Stagione Filarmonica lunedì 14 aprile: al Teatro alla Scala arrivano Joshua Bell, star mondiale del violino, e il direttore israeliano rivelazione Lahav Shani (nella foto a destra). Il programma include due capisaldi del repertorio come il concerto per violino in minore op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy e la Sinfonia n. 9 in mi minore Dal nuovo mondo op. 95 di Antonín Dvořák.
Dal debutto nel 2022, quando aveva diretto e interpretato il concerto K 488 in la maggiore di Mozart, Lahav Shani si è conquistato un posto speciale tra i direttori preferiti della Filarmonica. A trentasei anni ha collezionato un’impressionante esperienza con alcune delle migliori compagini: dal 2018 è direttore principale della Rotterdam Philharmonic Orchestra, nel 2020 è diventato direttore musicale della Israel Philharmonic Orchestra prendendo il posto di Zubin Mehta, dal 2026 sarà anche direttore principale dei Münchner Philharmoniker.
Joshua Bell (nella foto a sinistra) torna al Teatro alla Scala per la terza volta, dopo i concerti diretti da Daniel Harding (2017) e da Fabio Luisi (2015). Vincitore ai Grammy Awards, è anche direttore musicale dell’Academy of StMartin in the Fields ed è tra i musicisti più celebrati della sua generazione. Solo per citare alcuni degli aneddoti che lo rendono ben noto anche al di fuori dal mondo della musica classica: nel 2007 ha guadagnato 32 dollari esibendosi in incognito in metropolitana per un esperimento giornalistico che ha vinto il Pulitzer, nel 2014 ha interpretato se stesso nella serie TV Mozart in the Jungle, più recentemente ha collaborato con Sony per creare un’esperienza di realtà virtuale firmata Playstation.
Cesare Fertonani scrive nel programma di sala: «Comunque sia, la Sinfonia n. 9 op. 95 Dal nuovo mondo, composta tra il gennaio e il maggio del 1893, è la prima, grande composizione “americana” di Dvořák; e fin dal sottotitolo bilingue in testa alla partitura (Z Nového Světa / From the New World) si coglie l’intenzione dell’autore di gettare un ponte, di trovare un ideale punto d’incontro tra la vecchia Europa e il “nuovo mondo”. In un’intervista al New York Herald pubblicata il giorno precedente la prima esecuzione della sinfonia, che ebbe luogo alla Carnegie Hall il 16 dicembre 1893 con la New York Philharmonic Orchestra diretta da Anton Seidl, il compositore precisa di aver voluto ricreare soltanto “lo spirito” del folklore americano: “Ho scritto semplicemente temi originali che incorporano le peculiarità della musica indiana [cioè dei neri e dei pellerossa], e impiegandoli come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse del ritmo, dell’armonia, del contrappunto e del timbro orchestrale”».

Lunedì 7 aprile il pianista Alexander Gadjiev al Comunale di Vicenza per la Società del Quartetto

 

Nel penultimo appuntamento della stagione di concerti ospitata al Teatro Comunale di Vicenza, lunedì 7 aprile all3 20:45 la Società del Quartetto propone un recital pianistico di Alexander Gadjiev, trentenne artista goriziano già molto in vista a livello internazionale.
Figlio d'arte – entrambi i genitori sono musicisti – Gadjiev ha esordito con un'orchestra a soli 9 anni e ha tenuto il suo primo concerto da solista a 10. Diplomatosi con il massimo dei voti nel 2013, si è poi perfezionato al Mozarteum di Salisburgo e alla Hochschule di Berlino inanellando, nel frattempo, vari successi in importanti competizioni pianistiche internazionali, fra i quali la finale all'ultimo Concorso Chopin di Varsavia. Dal 2019 al 2021 Alexander ha fatto parte della selezione dei BBC New Generation Artists e nel 2022 si è aggiudicato il Terence Judd Award che gli ha consentito di tenere importanti concerti con l'Orchestra Hallé di Manchester. Già artista residente all'Unione Musicale di Torino e alla Wigmore Hall di Londra, oggi si esibisce regolarmente in recital e come solista a fianco di prestigiose formazioni fra le quali la Sinfonica della Rai, la Sinfonica di Praga, la NHK di Tokyo, l'Orchestra della Konzerthaus di Berlino e la SWR di Stoccarda.
Ambasciatore culturale di Gorizia-Nova Gorica, città che è crocevia naturale di popoli, culture e lingue, Gadjiev padroneggia perfettamente cinque idiomi ed è stato insignito dal Presidente della Repubblica slovena del Premio Prešeren, il più alto riconoscimento sloveno per gli artisti. Per il suo debutto con la Società del Quartetto di Vicenza il pianista goriziano ha scelto un programma davvero vario che metterà in risalto le sue doti di virtuoso. S'inizia con una selezione dalle Sei Bagatelle di Beethoven, uno degli ultimi grandi saggi che il compositore di Bonn dedicò alla tastiera. A seguire l'amatissimo Chopin, con tre Mazurche tratte dall'Opus 59 e un salto nella Francia di Debussy con quattro splendidi “quadri musicali” tratti dalla raccolta del secondo Libro dei Préludes. Il viaggio di Gadjiev punta poi a Est proponendo la suite “All'aria aperta” di Béla Bartók, considerato da molti come il miglior brano per pianoforte composto dall'autore transilvano nonché un severo banco di prova per tutti i pianisti che lo affrontano. Dopo l'intervallo ancora due grandi compositori che si dedicarono con successo alla scrittura per la tastiera. Di Robert Schumann ascolteremo gli amatissimi “Canti del mattino” (Gesänge der Frühe) composti nel 1853 per descrivere con il linguaggio della musica le romantiche atmosfere che evoca l'alba di ogni nuovo giorno. Il recital di Alexander Gadjiev si chiude con la Sonata per pianoforte n. 2 di Rachmaninov, altra pagina che mette a dura prova le doti tecniche degli interpreti. Iniziata nel 1913 durante un soggiorno romano, la Sonata debuttò a Mosca nel dicembre dello stesso anno e fu revisionata dall'autore un ventennio più tardi.

65° Concorso Busoni: presentato a Milano il programma del Bolzano Festival Bozen e del Concorso

 

Nel 1949, il Concorso Pianistico Ferruccio Busoni fu tenuto a battesimo da Claudio Arrau, Arturo Benedetto Michelangeli, Alfred Cortot, Edwin Fischer, Dinu Lipatti, Arthur Rubinstein ed Egon Petri, una giuria che comprendeva gli astri più luminosi della musica classica. Oggi, a distanza di 76 anni, il Busoni è uno dei cinque più prestigiosi concorsi pianistici al mondo, un vero gioiello per il panorama musicale italiano e per Bolzano, Città Creativa della Musica UNESCO. 
La competizione, ormai da anni articolata su cadenza biennale, è quest’anno alle sue fasi finali, che si tengono dal 27 agosto al 7 settembre tra l’Auditorium e il Teatro Comunale di Bolzano.
Il primo premio consiste nella somma di 30.000 euro e prevede anche un supporto alla carriera del vincitore da parte dell’amministrazione del Concorso per i due anni successivi alla vittoria. Quest’opportunità, unica per un giovane musicista, è la grande missione della Fondazione Busoni-Mahler, impegnata nella trasmissione del lascito artistico di Ferruccio Busoni, ponte culturale tra l’Italia e l’Europa all’inizio del Novecento. 
Sono 34 i candidati che formano la rosa dei finalisti della 65° edizione del Busoni, selezionati tra i 648 che l’anno scorso si sono iscritti alle preselezioni segnando un nuovo record di adesioni. Di questi, in 120 hanno partecipato alla prima fase eliminatoria nel formato del Glocal Piano Project, svoltosi dal 20 al 30 novembre. In 12 show-room Steinway & Sons in tre continenti, i candidati si sono esibiti davanti a un pubblico sullo stesso modello di pianoforte, registrati da telecamere e microfoni che hanno consentito un’uguale e perfetta ripresa audio-video, visibile da tutto il mondo sui canali della Fondazione.
La giuria delle preselezioni ha individuato 26 candidati, 4 sono stati selezionati attraverso il voto del pubblico e 3 sono stati invece scelti tra i premiati di concorsi facenti parte della World Federation of International Music Competitions, di cui il Busoni è membro fondatore. Il 34esimo candidato è un finalista della scorsa edizione del concorso, a cui motivi di salute avevano impedito di partecipare. 
La prima fase del concorso prevede due prove solistiche, alla fine delle quali prima 12 e poi solo 6 candidati rimarranno in gara (dal 27 al 31 agosto). I selezionati avranno accesso alla prova cameristica, nella quale affronteranno un capolavoro del repertorio cameristico per pianoforte accompagnati da un quartetto d’archi e si esibiranno per l’ultima volta in un breve programma solistico (dal 2 al 4 settembre, ore 20:00).
I tre candidati che emergeranno da queste prove potranno ambire al primo premio: sul palco del Teatro Comunale eseguiranno un concerto per pianoforte e orchestra, accompagnati dall’Orchestra Haydn (7 settembre, ore 10:00). 
Una delle chiavi del successo del Concorso Busoni è la scelta di giurie composte da concertisti di fama e da professionisti del mondo della musica riconosciuti a livello mondiale. Anche quest’anno la giuria è espressione di generazioni diverse e differenti culture musicali: troviamo il giovane Lucas Debargue (nella foto a destra), che nel 2015 suscitò un grande entusiasmo con la sua vittoria alla Tchaikovsky International Competition di Mosca ed è ora un affermato concertista, e l’italiana Saskia Giorgini, che la critica internazionale ha celebrato per i suoi ultimi dischi e che al Busoni nel 2015 vinse il Premio speciale Chopin. Legata alla storia del concorso è anche Hie-Yon Choi, forte di una consolidata carriera internazionale, come anche Mariangela Vacatello, prima donna italiana a vincere il Concorso Busoni e da allora artista molto apprezzata in Italia e all’estero. Altri grandi nomi sono quelli di Josu de Solaun, Sergio Tiempo e Peter Jablonsky, a cui si aggiungono anche il regista teatrale Sir David Pountney CBE e Dan Zhaoyi, considerato il padre dell’educazione musicale in Cina.
Quest’anno è il Simply Quartet (nella foto a sinistra) ad accompagnare i candidati nella prova di musica da camera. La giovane formazione nata a Vienna è a sua volta vincitrice di quattro importanti concorsi internazionali (Carl Nielsen International Chamber Music Competition, Quatuor á Bordeaux, International Chamber Music Competition Franz Schubert e International Joseph Haydn Chamber Music Competition) e negli ultimi anni si è esibita nelle più importanti sale da concerto d’Europa, tra cui Berlin Philharmonie, Wigmore Hall e Wiener Konzerthaus. 
Il dialogo tra i finalisti e questo giovane ensemble, lodato per l’energia delle sue esecuzioni, sarà uno dei momenti focali della competizione. 
La Finalissima si terrà la mattina del 7 settembre alle ore 10:00, presso il Teatro Comunale.
Nell’esecuzione dei concerti per pianoforte e orchestra, i tre sfidanti sono accompagnati come da tradizione dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, la principale istituzione sinfonica regionale, guidata per l’occasione da Olli Mustonen (nella foto a destra). Pianista, Mustonen si è esibito con le principali orchestre del mondo, dai Berliner Philharmoniker alla Chicago Symphony Orchestra, e da molto tempo si dedica anche alla direzione e alla composizione.
La Finalissima è trasmessa in diretta televisiva nazionale su RAI 5, in diretta streaming su amadeus.tv (Cina) e in diretta radiofonica su RAI Radio 3; è anche trasmessa in differita su ORF III e su RAI Alto Adige.
Tutto il concorso si potrà seguire in streaming sul sito della Fondazione.
Oltre ai premi per i primi sei classificati, il concorso prevede anche numerosi premi speciali. Quest’anno in particolare, si aggiunge l’importante Premio Maurizio Pollini.
Nella volontà di istituire un duraturo riconoscimento a questo immenso artista, il Festival Milano Musica ha condiviso con la Fondazione Busoni-Mahler l’istituzione di un premio dedicato. Con la felice approvazione e vicinanza di Marilisa Pollini, il premio Pollini ricorda e porta al futuro l’impegno nel rinnovamento del repertorio e verso il contemporaneo, nella proposta di programmi rigorosi e fantasiosi in cui si manifesta  “la ricchezza di prospettive cui si giunge approfondendo il passato anche con la consapevolezza del presente”. 
Il premio, assegnato dalla giuria ad uno dei 34 finalisti, consiste in una somma assegnata da Milano Musica pari a 5000 euro e nella partecipazione a un concerto nell’ambito del Festival Milano Musica, a partire dall’edizione 2026.
Inoltre, in collaborazione con il Fryderyk Chopin Institute, è stato istituito anche un nuovo Premio Chopin, che consiste in una somma di 3000 euro e nella possibilità di suonare un recital a Żelazowa Wola, paese natale del grande pianista polacco. 
 
Nella programmazione della manifestazione è anche inserito un importante appuntamento che vede protagonista il Premio Busoni 2023 Arsenii Moon. Il 5 settembre, alle ore 20:00, nella splendida cornice gotica del Chiostro dei Domenicani, Moon si esibirà in un recital pianistico, seguito da un momento di condivisione riguardo la sua esperienza professionale e concertistica di questi ultimi due anni da ambasciatore del Busoni nel mondo. 

SI GUARDA ALL’ESTATE CON I NUOVI PANORAMI SONORI DEI POMERIGGI MUSICALI - Omaggio alla canzone italiana della prima metà del Novecento con Antonio Ballista, si viaggia tra Francia e America con Richard Galliano, un nuovo progetto tra jazz e sifonica con la tromba di Fabrizio Bosso

 
Per il quarto anno consecutivo arrivano a giugno nuovi Panorami sonori con cui si confronta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali: dalle canzoni italiane della prima metà del Novecento, dirette e interpretate da Antonio Ballista (nella foto) e Albertina Dalla Chiara, al ritorno attesissimo di Richard Galliano e del suo bandoneón, alle sperimentazioni tra jazz e sinfonica immaginate da Fabrizio Bosso per la sua tromba. Tre occasioni per confrontarsi con altri e nuovi mondi sonori, sempre attraverso l’incontro dell’orchestra con solisti e interpreti di rilievo.
 
Il programma della nuova rassegna tematica 2025 dell’istituzione milanese si aprirà giovedì 29 maggio e proseguirà, con cadenza settimanale, giovedì 5 e giovedì 12 giugno, sempre alle ore 20 al Teatro Dal Verme. Tre appuntamenti di “classica al plurale” ideati dal direttore artistico Maurizio Salerno e dedicati a mondi musicali che entrano più raramente nella programmazione istituzionale dell’Orchestra milanese, per oltrepassare con il pubblico i propri confini e confrontarsi, come nella natura fondativa dell’istituzione stabilita 80 anni fa, con altre forme ed espressioni musicali.
 
La rassegna Panorami sonori 2025 si inaugura giovedì 29 maggio (Teatro Dal Verme, ore 20) con Made in Italy concerto dedicato alla canzone italiana dal 1910 al 1950: pagine di D’Anzi, Kramer, Consiglio, Morbelli, Pestalozza, Gill, Marchetti, Simi, Bertini, De Curtis, Mascheroni, Olivieri, Sciorilli, Fragna, Di Lazzaro, Di Chiara, Ripp, Bixio nelle elaborazioni e strumentazioni di Alessandro Lucchetti. Sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali un musicista celebre come Antonio Ballista e al pianoforte Albertina Dalla Chiara (nella foto).
 
Per il secondo appuntamento, giovedì 5 giugno (Teatro Dal Verme, ore 20), torna molto atteso il bandoneonista e compositore Richard Galliano (nella foto) con Alessandro Cadario sul podio per Parigi chiama America: un viaggio da una parte all’altra dell’Oceano Atlantico, tra le sonorità “antiche” dell’Europa di Ravel (Ma mère l’Oye) e i suoni “moderni” dell’America di George Gershwin (Rhapsody in Blue) riletti da Galliano, che presenterà anche le sue più recenti pagine dal cd Madreperla (Poème symphonique sur le nom de Claude Nougaro e Madreperla).
 
Symphonize è il titolo invece del concerto del celebre trombettista jazz Fabrizio Bosso (nella foto) che, giovedì 12 giugno (Teatro Dal Verme, ore 20) chiuderà la rassegna Panorami sonori 2025. Al suo fianco ci saranno Julian Oliver Mazzariello (pianoforte), Jacopo Ferrazza (contrabbasso), Nicola Angelucci (batteria); sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali Paolo Silvestri, autore anche degli arrangiamenti, con il quale Bosso aveva già lavorato nel 2007 per l’album You’ve Changed (Blue Note). Symphonize è dedicato soprattutto a composizioni di Bosso e alla suite “A New Tale” scritta per lui da Paolo Silvestri. A completare il programma due brani irrinunciabili: “In a Sentimental Mood” di Duke Ellington e “Nuovo Cinema Paradiso” di Ennio Morricone.