venerdì 21 luglio 2023

22 luglio Fast Animals and Slow Kids al Pavaglione di Lugo

Aimone, Alessio, Jacopo e Alessandro: quattro ragazzi che si sono messi in testa di fare del rock, per punto di partenza una regione – la verde Umbria – dove se dici musica dici jazz. Non è scontato ritrovarseli fra i più importanti gruppi dell’underground italiano, eppure eccoci qui, pronti a innamorarci da zero: perché sabato 22 luglio, alle 21.30 al Pavaglione di Lugo, i Fast Animals and Slow Kids sono ospiti di Ravenna Festival per “una delle più belle sfide musicali che abbiamo dovuto affrontare” – parole loro – ovvero l’incontro con la dimensione sinfonica dell’Orchestra LaCorelli. La dirige per l’occasione Carmelo Emanuele Patti, che cura anche gli arrangiamenti delle ballate degli irruenti, elettrici e profondamente romantici FASK, capaci di mescolare l’energia e la distorsione del rock alla poesia del sentimento. Una coproduzione di Ravenna Festival e Mittelfest, in collaborazione con Woodworm, la serata con Aimone Romizi (voce, chitarra, percussioni), Alessio Mingoli (batteria, seconda voce), Jacopo Gigliotti (basso) e Alessandro Guercini (chitarre), a cui si unisce Daniele Ghiandoni (tastiere, chitarre e cori), è possibile grazie al sostegno di Edilpiù. Domenica 23 luglio il calendario estivo del Festival si conclude con la Mike Stern Band, così coronando anche il trittico di appuntamenti al Pavaglione, tutti organizzati in collaborazione con il Comune di Lugo e il Teatro Rossini.
 
È già domani, il sesto e più recente album dei Fast Animals and Slow Kids, è nato da due anni di intensa scrittura e “muove il proprio pensiero sul concetto del riposizionamento del tempo – spiega Aimone Romizi – lo stesso tempo che spendiamo noi stessi nel futuro. E proprio questa relazione tra presente e futuro ci ha fatto pensare che È già domani è ciò che accade quando ci alziamo ed è quello a cui siamo arrivati. Viviamo in una quotidianità che è sempre più proiettata in quello che saremo noi tra 5 minuti o 10 anni”. Se gli arpeggi della chitarra acustica del brano di apertura, che dà il titolo all’album, sono quasi una intro dal sapore retrò, la tipica grinta selvatica dei FASK emerge in Stupida canzone, mentre Come un animale è un bel tuffo nella new wave ma anche irrimediabilmente FASK. La malinconia di Fratello mio ha la voce più graffiante che Romizi può sfoderare e se vuoi un paio di canzoni da cantare a squarciagola, Rave e In vendita potrebbero fare per te.
 
La storia dei FASK inizia un po’ come te l’aspetti, cioè dai tempi delle scuole superiori e delle band che si fanno e disfano fra una lezione e l’altra; suoni in un gruppo e anche nell’altro, l’ispirazione si prende da quello che ti spari in cuffia – Rage Against the Machine, NOFX, Muse… – e intanto conosci quelli che, un giorno, diventeranno i tuoi compagni di viaggio sulla strada che da Perugia porta ai palcoscenici di tutt’Italia. Scippato il nome a una gag dei Griffin, i primi passi insieme si compiono nel 2008. Due le buone notizie. La prima è che a inizio anni duemila a Perugia, oltre a Umbria Jazz, esistono centri sociali, associazioni culturali, locali come Norman e il Presidente, un postaccio meraviglioso dove passano anche i Marlene Kuntz e i Dinosaur Jr. La seconda è che i FASK fanno abbastanza chiasso da essere ingaggiati come opening act di band nazionali e internazionali in città. E poi boom.
 
No, non proprio boom, perché i FASK il pubblico se lo sono cresciuto, amato, strapazzato di anno in anno, tour dopo tour, album dopo album. Ci sono le vittorie, tipo quella al concorso Italia Wave Love Sound alla quale seguono i primi concerti fuori regione, oppure quando l’ultima data del tour del disco Alaska, uscito nel 2014, fa sold out all’Alcatraz di Milano, roba che non ci era riuscita nessuna band indie italiana prima di loro. E ci sono i dischi, in ordine: il post-punk di Cavalli (2011), il sound che si fa più ricco con tanto di fiati e violini in Hybris (2013), l’esistenzialismo che incontra un wall of sound chitarristico del sopramenzionato Alaska; la destrutturazione di Forse non è la felicità (2017), l’istinto melodico di Animali notturni (2019) e infine tutto quello che vuoi dall’alt-rock oggi, cioè È già domani. 

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