mercoledì 24 maggio 2023

Festival del Maggio/ 25 maggio 2023, concerto interamente dedicato a Beethoven diretto da Zubin Mehta, Andrea Lucchesini, solista al pianoforte

 

Mentre nella Sala Grande del Maggio continuano (fino al 31 maggio) le recite di Otello, sempre da lui dirette, il maestro Zubin Mehta torna sul podio della Sala che porta il suo nome, giovedì 25 maggio alle ore 20, per il suo ultimo appuntamento sinfonico nell’ambito dell’85° Festival del Maggio Fiorentino. Il concerto, che recupera quello previsto per il 9 novembre del 2020, trova sui leggii dell’Orchestra del Maggio un programma interamente incentrato sulle composizioni di Ludwig van Beethoven: in apertura alla serata la Leonore n.3 in do maggiore op. 72a, una delle quattro ouvertures composte da Beethoven per il suo unico gioiello lirico, Fidelio; segue il Concerto n. 3 in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra, la cui prima esecuzione assoluta fu tenuta al Theater an der Wien il 5 aprile del 1803, con Beethoven stesso al pianoforte; al fianco del maestro Mehta, nel corso dell’esecuzione, Andrea Lucchesini che torna al Maggio dopo il concerto dello scorso settembre tenuto insieme a Theodor Guschlbauer.
Chiude la serata la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92, composta fra il 1811 e il 1812 e che debuttò a Vienna l’8 dicembre del 1813 diretta dallo stesso autore in una serata musicale a beneficio dei soldati austriaci reduci dalla battaglia di Hanau.
 
Andrea Lucchesini s’impone all’attenzione internazionale giovanissimo, con la vittoria del Concorso Internazionale “Dino Ciani” presso il Teatro alla Scala di Milano. Suona da allora in tutto il mondo con orchestre prestigiose ed i più grandi direttori, con grande successo di pubblico per la combinazione tra solidità di impianto formale nelle sue esecuzioni, estrema cura del suono, raffinatezza timbrica e naturale capacità comunicativa. La sua ampia attività, contrassegnata dal desiderio di esplorare la musica senza limitazioni, lo vede proporre programmi che spaziano dal repertorio classico a quello contemporaneo, proposto sia in concerto sia in numerose registrazioni in disco, dalle giovanili incisioni per EMI fino alla integrale esecuzione live delle 32 Sonate di Beethoven (Stradivarius), mentre con Giuseppe Sinopoli e la Staatskapelle di Dresda ha inciso per Teldec due capolavori del ‘900 come Pierrot lunaire di Arnold Schönberg ed il Kammerkonzert di Alban Berg. Lucchesini si dedica con passione anche all’insegnamento, attualmente presso la Scuola di Musica di Fiesole, di cui è stato fino al 2016 direttore artistico. Tiene inoltre frequenti masterclasses presso importanti istituzioni musicali italiane ed europee, tra cui l’Accademia di Musica di Pinerolo, il Mozarteum di Salisburgo e dal 2008 è Accademico di Santa Cecilia. Dopo essere stato direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana dal 2018 al 2021, è stato recentemente nominato direttore artistico degli Amici della Musica di Firenze, a partire dalla stagione 2022-2023.
 
 
Il concerto:
 
Ludwig van Beethoven
Leonore n. 3 in do maggiore op. 72a
Delle quattro ouvertures composte per il Fidelio, la Leonore n. 3 op. 72a è la più nota e rappresenta l’autentica summa musicale del dramma. Beethoven la compose nel 1806 per la seconda versione dell’opera, ma l’ampio respiro sinfonico e le dimensioni fin troppo dilatate per una sinfonia operistica lo spinsero nel 1814, in occasione della terza e ultima versione del Fidelio, a sostituirla con una nuova e ultima ouverture più breve e musicalmente meno impegnativa. Da allora la Leonore n. 3 vive di vita propria essendo entrata di diritto nel repertorio orchestrale. Un’ampia introduzione in tempo lento, in cui compare il tema dell’aria di Florestano del secondo atto, introduce l’Allegro strutturato in forma sonata. Al primo tema energico e vibrante esposto a piena orchestra Beethoven ne contrappone un secondo di carattere lirico intonato dai corni. Sono tuttavia gli elementi costitutivi del primo tema con l’incalzante ritmo sincopato a sostanziare la sezione dello sviluppo e a chiosare con rinnovato vigore la coda dell’ouverture.
 
Concerto n. 3 in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra
Composto tra il 1800 e il 1802, il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra in do minore op. 37 debutta a Vienna il 5 aprile del 1803, con lo stesso Beethoven in veste di solista. La posizione centrale che occupa nella cornice dei cinque concerti per pianoforte e orchestra - tra i due concerti della giovinezza e i due capolavori della maturità - attribuisce a quest’opera un ruolo cardine. Nel Concerto n. 3 Beethoven mette a fuoco tutte le possibilità dello strumento, e il pianoforte, capace di slanci tanto lirici quanto drammatici, conquista così il ruolo di protagonista dalla forte individualità contrapposta alla compagine orchestrale. Come da tradizione, è l’orchestra ad aprire il dialogo con il solista e la tonalità d’impianto scelta per l’Allegro, il drammatico do minore, serve all’autore per scolpire uno dei suoi temi eroici e incisivi, a cui segue un secondo tema dall’accento malinconico. Il Largo, strutturato nella forma del Lied tripartito, è una pagina dall’intenso lirismo che ha il fascino di un nobile recitativo accompagnato da una strumentazione raffinata, mentre nel Rondò finale, in cui domina la brillantezza tecnica, il pathos trova sbocco in un ardente slancio trionfale.
 
Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Nata tra il 1811 e il 1812, la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 debuttò a Vienna  l’8 dicembre del 1813 diretta dallo stesso autore in una serata musicale a beneficio dei soldati austriaci reduci dalla battaglia di Hanau. La nuova creatura beethoveniana fu accolta favorevolmente dai viennesi a cui piacque soprattutto il secondo movimento, l’Allegretto, che venne addirittura bissato. Tuttavia alcuni critici e musicisti del tempo mostrarono perplessità nei confronti della Settima, ritenuta per alcuni aspetti stravagante e ai limiti dell’eccesso. Wagner, a cui va il merito di averne intuito da subito la vera essenza, la definì invece «l’apoteosi della danza» intesa come sublimazione dell’elemento ritmico. La parola d’ordine nella Settima è infatti ritmo, che dal primo all’ultimo movimento regola e sostanzia un discorso drammatico in continuo divenire. Come nelle Sinfonie n. 1, n. 2 e n. 4, Beethoven apre anche la Settima con un’introduzione in tempo lento dove già sono presenti in nuce gli elementi ritmici che gli serviranno a dar vita ai temi del primo movimento. Il successivo Allegretto, al posto del tradizionale tempo lento, è tutto costruito sulla pulsazione metrica di un dattilo seguito da spondeo, che senza sosta passa dal tema principale al sottofondo orchestrale. Per il terzo movimento Beethoven si avvale di ripetizioni ritmiche vitali e scattanti per poi siglare il finale della sinfonia  - l’Allegro con brio - con un vero e proprio vortice festoso di suoni danzanti.
 
 
La locandina:
 
LUDWIG VAN BEETHOVEN
Leonore n. 3
Ouverture in do maggiore op. 72°
 
Concerto in do minore op. 37
per pianoforte e orchestra
Allegro con brio / Largo / Rondò: Allegro 

Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Poco sostenuto. Vivace / Allegretto / Presto. Assai meno presto / Allegro con brio
 
Direttore Zubin Mehta
Pianoforte Andrea Lucchesini

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

 
 
Prezzi:
 
Settore D: 20€
Settore C: 35€
Settore B: 50€
Settore A: 70€


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