lunedì 2 novembre 2026

Tosca di Poda, il Regio di Torino protagonista in Kazakistan

 

Il capolavoro di Giacomo Puccini, Tosca, nella visionaria lettura di Stefano Poda, ha debuttato il 30 e 31 ottobre sul palcoscenico dell’Abay Kazakh National Opera and Ballet Theatre di Almaty, portando in Kazakistan uno degli allestimenti più significativi della recente produzione del Teatro Regio di Torino. Lo spettacolo, nato dalla coproduzione tra i due teatri e presentato per la prima volta a Torino lo scorso giugno, ha segnato un importante successo artistico e un nuovo capitolo nella collaborazione culturale tra Italia e Kazakistan.
 

A rendere possibile il progetto è stata la stretta sinergia tra l’Ambasciata d’Italia in Kazakistan e l’Istituto Italiano di Cultura di Almaty, diretto da Edoardo Crisafulli, che hanno sostenuto e accompagnato la collaborazione fin dalle sue prime fasi, svolgendo un ruolo decisivo nel coordinamento e nella realizzazione dell’iniziativa. La produzione rappresenta un passaggio significativo nel percorso di apertura internazionale del Teatro Abay, fondato nel 1934 e punto di riferimento storico della tradizione lirica kazaka, che individua nell’Italia un interlocutore privilegiato per lo sviluppo di nuove progettualità artistiche. Una collaborazione che supera i confini del singolo spettacolo e pone le basi per un rapporto strutturato tra le due istituzioni, con prospettive di scambio e crescita capaci di estendersi all’intera area dell’Asia centrale.
 

Stefano Poda, autore di regia, scene, costumi, luci e coreografia, concepisce Tosca come una grande installazione contemporanea, in cui la monumentalità della Roma storica dialoga con le nuove tecnologie, dando vita a una riflessione universale sul potere, sulla libertà e sulla dignità umana. La coproduzione conferma il profondo legame artistico tra Stefano Poda e il Teatro Regio, sul cui palcoscenico il regista ha realizzato alcune delle creazioni più importanti del proprio percorso internazionale: da Thaïs (2008) a Leggenda (2011), da Faust (2015) a Turandot (2018), fino a La Juive di Halévy, insignita del Premio Abbiati 2023. Un sodalizio che ha contribuito ad arricchire il percorso artistico del Teatro Regio e che, con Tosca, trova una nuova dimensione internazionale.
 

«Con questa Tosca – dichiara Antonello De Riu, Ambasciatore d’Italia in Kazakistan (al centro nella foto) – abbiamo voluto dimostrare che la cultura italiana non è soltanto un patrimonio straordinario da custodire, ma una realtà viva, contemporanea, capace di innovare e di dialogare con il futuro. L’incontro tra il Teatro Regio di Torino e il Teatro Abay è il risultato di un percorso che l’Ambasciata e l’Istituto Italiano di Cultura di Almaty hanno costruito con convinzione, nella consapevolezza che la diplomazia culturale può generare opportunità concrete di collaborazione, scambio di competenze e crescita professionale. Questo progetto rappresenta un ulteriore passo  nel promuovere iniziative artistiche originali e di respiro internazionale, capaci di rafforzare i legami tra i nostri Paesi e, insieme, di contribuire allo sviluppo del patrimonio di conoscenze e delle professionalità locali. La grande tradizione lirica italiana incontra così quella kazaka, dando vita non soltanto a uno spettacolo, ma a nuove prospettive di collaborazione».
 

«Siamo particolarmente felici che questa produzione di Tosca abbia incontrato il pubblico di Almaty – dichiara Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio (nella foto) – perché rappresenta in modo esemplare due aspetti fondamentali della nostra identità: la volontà di sostenere progetti artistici di grande originalità e l’impegno a costruire relazioni internazionali solide, fondate sulla condivisione di visioni e competenze. Il rapporto con Stefano Poda è parte della storia recente del Teatro Regio: sul nostro palcoscenico ha dato vita ad alcuni dei suoi spettacoli più importanti, culminati nel riconoscimento del Premio Abbiati per La Juive. Siamo orgogliosi che questa nuova creazione possa vivere anche attraverso l’incontro con un’altra grande istituzione lirica. La collaborazione con il Teatro Abay, resa possibile grazie al prezioso impegno dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Almaty, è per noi un investimento nel futuro: desideriamo che questo primo importante progetto sia l’inizio di un dialogo continuativo, capace di favorire la circolazione delle idee, degli artisti e delle competenze e di creare nuove occasioni di crescita reciproca».
 

L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di diplomazia culturale promossa dall’Ambasciata d’Italia in Kazakistan, che negli ultimi anni ha scelto di valorizzare la creatività contemporanea italiana attraverso progetti capaci di coniugare eccellenza artistica, innovazione e collaborazione con le istituzioni locali. In questa prospettiva, il teatro d’opera diventa non soltanto un luogo di incontro tra tradizioni culturali, ma anche uno spazio di formazione, confronto professionale e trasferimento di conoscenze. Il successo delle due rappresentazioni di Almaty testimonia la vitalità dell’opera italiana e la sua capacità di rinnovarsi nel dialogo con culture e pubblici diversi, aprendo nuove possibilità di cooperazione artistica e istituzionale tra Italia e Kazakistan.


“PIÙ PIANO, PIÙ FORTE”: I POMERIGGI MUSICALI REGALANO A MILANO UNA GIORNATA DI FESTA CON UNDICI CONCERTI GRATUITI

 

Una giornata di festa aperta a tutta la città, undici concerti gratuiti, due nuovi pianoforti e tanti artisti per raccontare, attraverso la musica, la storia e l’identità dei Pomeriggi Musicali. Domenica 8 novembre, dalle ore 10 alle 21.30, il Teatro Dal Verme di Milano ospita “Più piano, più forte”, un open day che celebra l’arrivo di due nuovi strumenti destinati ad arricchire la dotazione della Fondazione: uno Steinway & Sons D-274, gran coda da concerto che sarà collocato nella Sala Grande, e uno Shigeru Kawai SK-7, destinato alla Sala Piccola.
Una vera festa della musica per immergersi in un solo giorno in un programma che attraversa oltre tre secoli di repertorio, da Bach e Mozart fino al jazz, alla musica per il cinema e alle nuove espressioni della creatività contemporanea. Protagonisti saranno pianisti di fama internazionale come Louis Lortie ed Enrico Pieranunzi, artisti già legati alla programmazione dei Pomeriggi come Dardust e Davide Cabassi, accanto ad Alessandro Stella e a giovani interpreti come Alexander Kashpurin e Arsenii Moon.
 

La presentazione dei due pianoforti rappresenta un ulteriore investimento della Fondazione nella qualità della propria attività musicale e nell’accoglienza degli artisti. Negli ultimi anni il Teatro Dal Verme è stato interessato da una serie di interventi che hanno riguardato l’efficientamento energetico, il restauro delle poltrone della Sala Grande, il miglioramento dell'acustica, il ripristino della Sala Piccola e il rinnovamento degli spazi di accoglienza. L’acquisto dei nuovi strumenti prosegue questo percorso di attenzione alla casa musicale dei Pomeriggi e alle condizioni nelle quali interpreti e pubblico possono condividere l’esperienza del concerto.


La giornata restituisce anche un’immagine della particolare identità dell’Orchestra, che fin dalla fondazione, nel novembre 1945, ha affiancato il grande repertorio alla musica del proprio tempo, favorendo l’incontro tra artisti affermati e nuove generazioni. Un rapporto che si costruisce attraverso collaborazioni continuative e progetti originali, come quelli che coinvolgono oggi Louis Lortie, protagonista insieme ad Alexander Lonquich dell'integrale biennale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, e Dardust, compositore e pianista con il quale i Pomeriggi hanno avviato un percorso di ricerca tra linguaggi classici e contemporanei.


L’open day si apre alle ore 10 nella Sala Grande con l’inaugurazione dello Steinway & Sons D-274, affidata a Louis Lortie, che dirige dalla tastiera l'Orchestra I Pomeriggi Musicali nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 24 in Do minore K491 di Mozart. Una delle pagine più intense del compositore salisburghese, scelta per presentare le possibilità espressive del nuovo strumento nel dialogo con l’orchestra.
Alle ore 11, nella Sala Piccola, viene inaugurato lo Shigeru Kawai SK-7 con il pianista Alexander Kashpurin, impegnato nell’integrale delle quattro Ballate, uno dei vertici del pianismo romantico.
Si torna alle ore 12 nella Sala Grande per Doubleplay, un programma nel quale Enrico Pieranunzi e Alessandro Stella dialogano a due pianoforti attraverso la Triosonata BWV529 di Johann Sebastian Bach e la Sonata K545 di Mozart, esplorando le possibilità di intreccio e trasformazione offerte dalle due tastiere.


Alle ore 14, nella Sala Piccola, Enrico Pieranunzi torna protagonista con Pieranunzi plays Morricone, un omaggio alle musiche di Ennio Morricone attraverso arrangiamenti originali di temi cinematografici, da C’era una volta in America a Nuovo Cinema Paradiso. Il pianoforte rilegge queste melodie, ormai parte della memoria collettiva, attraverso la sensibilità jazzistica e improvvisativa dell'interprete.
Alle ore 15, nella Sala Grande, il giovane pianista Arsenii Moon presenta Imagination in Black and White, un percorso che accosta Debussy, Satie, Scarlatti e Skrjabin. Dalle suggestioni timbriche francesi alla scrittura virtuosistica e alle tensioni armoniche del primo Novecento, il programma mette in evidenza le differenti possibilità espressive del pianoforte.


Alle ore 16, nella Sala Piccola, è la volta di Davide Cabassi con From Dusk till Dawn, un itinerario che collega la Sonata op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” di Beethoven ai Gesänge der Frühe op. 133 di Schumann, fino a Keith Jarrett con My Wild Irish Rose e Over the Rainbow. Un attraversamento di epoche e linguaggi accomunati da una particolare dimensione intima e poetica.
Alle ore 17, nella Sala Grande, Alexander Kashpurin torna sul palcoscenico con The Twilight of Russian Romanticism, dedicato al tardo Romanticismo russo. In programma pagine di Rachmaninov, Medtner e Čajkovskij, quest'ultimo nella trascrizione pianistica di Mikhail Pletnëv dell’Andante maestoso dallo Schiaccianoci.


Alle ore 18, nella Sala Piccola, il primo dei due appuntamenti con Dardust, Dardust unplugged: from the outskirts…, è riservato agli Under30. Il pianista e compositore propone un incontro ravvicinato con il proprio universo musicale, riportando al pianoforte le melodie, le armonie e le pulsazioni che sono alla base delle sue composizioni.
Alle ore 19, nella Sala Grande, Louis Lortie torna alla tastiera con Variations from Bach to Berio, un programma che attraversa tre secoli di storia musicale attraverso il principio della variazione. Dall’Aria delle Variazioni Goldberg di Bach alle Blanca Variations di Thomas Adès, dalle Variations sérieuses di Mendelssohn alle Cinque variazioni di Berio, fino alle Variazioni “Eroica” op. 35 di Beethoven.
Alle ore 20.45, nella Sala Grande, Dardust presenta Dardust unplugged: …to the universe, secondo appuntamento a lui dedicato. Privata della componente elettronica e spettacolare, la sua musica rivela la centralità della scrittura pianistica, delle strutture armoniche e dell'invenzione melodica, in un percorso che mette in relazione formazione classica, sensibilità cinematografica e cultura pop.
A concludere la festa, alle ore 21.30 nella Sala Piccola, sarà Enrico Pieranunzi con Pieranunzi Unlimited, affiancato da Carlo Bavetta al contrabbasso e Mauro Beggio alla batteria. Un concerto in trio che attraversa le musiche di Gershwin, Rodgers e dello stesso Pieranunzi, lasciando spazio all'improvvisazione e al dialogo tra i musicisti. Una conclusione nel segno del jazz per una giornata che ha voluto mostrare quante forme differenti possa assumere il linguaggio del pianoforte.
 
I due nuovi strumenti
Lo Steinway & Sons D-274 è il modello gran coda da concerto della casa di Amburgo e New York, lungo circa 274 centimetri, apprezzato per la ricchezza timbrica e la sensibilità al tocco che ne hanno fatto uno degli strumenti di riferimento nelle grandi sale internazionali.
Lo Shigeru Kawai SK-7, pianoforte a coda di 229 centimetri, appartiene alla serie di vertice della casa giapponese. Dotato di meccanica Millennium III, tavola armonica in abete massello e tastiera Neotex, offre ampiezza sonora e precisione nella risposta al tocco.

Tutti i concerti sono a ingresso gratuito, con prenotazione consigliata su www.ipomeriggi.it.
La durata degli appuntamenti è di circa 30 minuti, con l’eccezione di Variations from Bach to Berio (circa 50 minuti) e Pieranunzi Unlimited (circa 45 minuti)
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nelle foto, dall'alto: Alexander Kashpurin, Arsenii Moon, Enrico Pieranunzi, Louis Lortie, Alessandro Stella, Davide Cabassi, Dardust


Mercoledì 4 novembre il grande pianista Mikhail Pletnev torna a Ferrara Musica

 

Mercoledì 4 novembre - Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado”, inizio alle 20.30 - prosegue la stagione concertistica 2026/2027 con il recital di Mikhail Pletnev. Pianista di fama internazionale, direttore d’orchestra e compositore, Pletnev si presenterà al pubblico ferrarese con un programma di estrema raffinatezza ed elevata carica emotiva, tracciando un ponte ideale tra il grande classicismo drammatico tedesco e l'intima sensibilità del romanticismo russo.
La prima parte della serata vedrà l'interprete confrontarsi con due dei capolavori più celebri e innovativi del repertorio beethoveniano. Il concerto si aprirà con la Sonata in do minore op. 13 "Patetica", un'opera dirompente in cui la tensione tragica del solenne movimento iniziale si fonde con la celeberrima cantabilità dell'Adagio centrale e con l'impulso vigoroso del Rondò finale. A seguire, Pletnev eseguirà la Sonata in do diesis minore op. 27 n. 2 "Al chiaro di luna", un lavoro iconico concepito quasi come una libera improvvisazione, che si snoda dall'ipnotico e rarefatto Adagio sostenuto fino all'esplosione tempestosa e virtuosistica del Presto agitato con cui la composizione si conclude.
Nella seconda parte del programma, il pianista condurrà gli ascoltatori nel cuore della letteratura musicale della sua terra d'origine attraverso l'esecuzione integrale de Le stagioni op. 37a di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Il ciclo, composto da dodici raffinati pezzi lirici ispirati a ciascun mese dell'anno, rappresenta una galleria di brevi quadri poetici capaci di catturare scene di vita quotidiana, atmosfere campestri e malinconie tipiche dell'animo russo, dal celebre lirismo della Barcarola di giugno all'intensa nostalgia del Canto d'autunno di ottobre.
Tecnica trascendentale, controllo, espressività, capacità di analisi e di comunicazione sono le caratteristiche che hanno portato Mikhail Pletnev a essere considerato tra i più grandi pianisti di sempre. Nato nel 1957 ad Archangelsk, in Russia ha vinto a soli vent’anni il prestigioso Concorso Pianistico “Čajkovskij” di Mosca. Nel 1996 e nel 2002 ha ricevuto in Russia il Premio di Stato mentre nel 2007 gli è stato conferito il Premio Presidenziale per il suo contributo alla vita artistica della patria. Da diversi anni si esibisce anche come direttore orchestra (fu lui a fondare, nel 1990, la Russian National Orchestra, grazie al sostegno di Mikhail Gorbacev), oltre a essere un raffinato compositore. The Times ha descritto le sue interpretazioni come “nate da una immaginazione virtuosistica e prodigiosa, dalla bellezza quasi scandalosa”, e il London Telegraph ha rimarcato che “dalle dita e dalla mente di Mikhail Pletnev arrivano idee che rivitalizzano la musica e la riempiono di freschezza e spirito”.

Venerdì 6 e sabato 7 novembre i nuovi appuntamenti della rassegna di musica da camera di OFT a Cascina Roccafranca (Via Rubino 45, Torino)

 

Prosegue nel fine settimana a Cascina Roccafranca (via Rubino 45, Torino) Officina, la rassegna di musica da camera dell’Orchestra Filarmonica di Torino, che per l’edizione 2026 sceglie il sottotitolo Ingranaggi combinati.
Un’officina è un luogo in cui elementi diversi si incontrano, si trasformano e prendono nuova forma. È questa l’immagine degli ingranaggi combinati che dà identità alla rassegna: parti differenti che, entrando in relazione, si influenzano reciprocamente e mettono in movimento nuove idee. Una metafora che racconta una programmazione capace di accostare epoche, linguaggi e organici diversi, ma anche di mettere la musica in relazione con altri ambiti del sapere.
Officina – Ingranaggi combinati si articola in quattro fine settimana, ciascuno costruito attorno a un doppio appuntamento musicale e a un talk di approfondimento. Il risultato è una rassegna che considera la musica da camera non soltanto come una forma di
concerto, ma come un dispositivo di relazione: tra interpreti e pubblico, tra repertorio e contemporaneità, tra esperienza musicale e altri linguaggi. E il futuro entra direttamente in questo meccanismo: in ciascun appuntamento concertistico OFT presenta una nuova composizione commissionata alle compositrici e ai compositori del Corso di Musica Applicata del Conservatorio “Giovan Battista Martini” di Bologna. Otto prime esecuzioni assolute per dare voce alla creatività delle nuove generazioni e fare della rassegna un luogo in cui il repertorio di ieri incontra la musica di domani.
Dopo il fortunato esordio nel fine settimana del 23 e 24 ottobre, Officina prosegue quindi con il secondo fine settimana, dedicato al violoncello. Venerdì 6 novembre, alle 21, il recital solistico di Matteo Fabi proporrà la Quinta Suite di Johann Sebastian Bach, Preludio e Alone di Giovanni Sollima e la Suite di Gaspar Cassadó, insieme alla prima esecuzione assoluta di Cristina Cutuli, intitolata g'al-am//acqua, dedicata al tema lo scioglimento dei ghiacciai e alla tragedia ambientale di cui l'uomo è causa.
Il talk di sabato 7 novembre, alle 17, su Corpo e Musica, vedrà il confronto tra Michele Mo e l’osteopata Gianluca Gaschino, con la moderazione di Gabriele Montanaro. Alle 18.30, quattro violoncelli – Matteo Fabi, Giorgio Lucchini, Arianna Di Martino, Viola Sommariva – daranno vita a un programma volutamente aperto e trasversale, da Goltermann a Sollima, da Tico-tico no fubá a Chopin, Gershwin, Čajkovskij e Piazzolla, passando per musiche nate per il teatro musicale. Anche qui non mancherà uno sguardo alla contemporaneità, con una nuova commissione a Chiara Troiano, che anticipa: "Quando al mattino il cielo è confuso e il sole riesce a bucare delle grosse nuvole piene d’acqua, l’umore dell’aria è incerto. E se piove è un ritratto a occhi chiusi del passaggio di velature dense e respiri di luce che riempiono i polmoni". 
Officina proseguirà poi nei fine settimana del 20 e 21 novembre e dell'11 e 12 dicembre.

nelle foto, dall'alto: Matteo Fabi, Giorgio Lucchini, Viola Sommariva, Arianna Di Martino

Un’intensa settimana di appuntamenti musicali con l’Orchestra Sinfonica Siciliana

 

La tradizione musicale tardo-romantica tedesca e francese tra Saint-Saëns e Richard Strauss nel programma del prossimo weekend della 67ª Stagione concertistica dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, venerdì 6 novembre alle ore 20.30 e sabato 7 novembre alle ore 17.30 al Politeama Garibaldi di Palermo. Sul podio dei consueti concerti sinfonici del venerdì e sabato, Constantin Trinks, direttore tedesco particolarmente apprezzato per le sue interpretazioni di Wagner e Strauss; solista la giovane stella del violoncello internazionale, l’italiano Ettore Pagano che, lo scorso anno, ad appena ventitré anni, ha conquistato il primo premio al prestigioso Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles, una delle più importanti competizioni a livello mondiale. Il concerto, intitolato “Vita d'eroe”, si apre con due pagine fondamentali del repertorio francese per violoncello e orchestra: l’Élégie op. 24 di Gabriel Fauré e il Concerto n. 1 in la minore op. 33 di Camille Saint-Saëns. Nella seconda parte, l’Orchestra Sinfonica Siciliana sarà impegnata in Ein Heldenleben (“Vita d'eroe”) op. 40 di Richard Strauss, uno dei suoi più importanti poemi sinfonici,


La settimana musicale della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana comprende anche due appuntamenti “Education – La Scuola a Teatro”, martedì 3 e martedì 10 novembre, alle ore 9.30 e alle ore 11.30, con Histoire du soldat di Igor Stravinskij. La produzione vede Marcello Rimi narratore e regista, con le coreografie di Laura Miraglia, docente del Liceo Coreutico “Regina Margherita” di Palermo, e la partecipazione delle danzatrici Miriana Di Caccamo e Paola Maria Pia Viviano (Liceo Coreutico “Regina Margherita” di Palermo). Completano il cast l'attrice Simona Celesia, le scenografie di Stefano Canzoneri, le videoproiezioni di Claudio Antonio Di Domenico e l'adattamento dei testi di Tindaro Capuano e Martina Ricciardo. La parte musicale è affidata al Djagilev Ensemble, formato da Martina Ricciardo al violino, Giuseppe D'Amico al contrabbasso, Tindaro Capuano al clarinetto, Daniele Marchese al fagotto, Dario Tarozzo alla tromba, Giovanni Miceli al trombone e Antonio Giardina alle percussioni.


Domenica 8 novembre alle ore 18.30 il Politeama Garibaldi ospita, infine, L'Orchestra delle meraviglie – Walt Disney, appuntamento della nuova stagione Family della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana: un concerto-spettacolo che propone un viaggio attraverso alcune delle più celebri colonne sonore dei film animati Disney, unendo musica sinfonica, canto, immagini e disegno dal vivo. Sul podio dell’Orchestra Sinfonica Siciliana Giacomo Desiante, autore anche degli arrangiamenti, con la voce di Lidia Schillaci. Lo spettacolo si avvale inoltre del contributo del filmmaker Claudio Antonio Di Domenico e dei disegnatori dell'Accademia di Belle Arti Alessia Cardinale, José Alejandro Maria Covais e Alberto Mangiapane. Dopo il Family Concert dell'8 novembre, L’Orchestra delle meraviglie – Walt Disney sarà proposto anche nell’ambito del programma “Education – La scuola a Teatro”, venerdì 20 novembre, martedì 1° dicembre e martedì 15 dicembre, sempre con due spettacoli alle ore 9.30 e alle ore 11.30

Mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 17 nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Venezia del 4 novembre 1966, ritorna – in video - l’opera lirica “Aquagranda”

 

Mercoledì 4 novembre 2026 alle ore 17 nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Venezia del 4 novembre 1966 (nella foto in basso), ritorna – in video- l’opera lirica “Aquagranda”, dedicata a quello storico evento, che inaugurò la stagione lirica 2016-2017 del teatro veneziano, ebbe nove repliche tutte esaurite (più due rappresentazioni speciali per le scuole), e nel 2017 vinse il Premio Franco Abbiati, per la miglior opera contemporanea, in virtù “dell’esito eccellente dello spettacolo che con numerose e affollate recite ha rivelato una forte capacità di comunicazione civile e di coinvolgimento emotivo”.
L’opera, un “dramma per musica in un atto”, è tratta dal libro omonimo che racconta l’alluvione di Venezia, firmato dal giornalista e scrittore veneziano Roberto Bianchin (quattro edizioni in trent’anni, l’ultima, del 2026, è di Betti Editrice), al quale si deve anche il libretto, per la cui stesura in versi gli venne affiancato il poeta Luigi Cerantola. La musica fu affidata al compositore Filippo Perocco (nella foto a destra), la regia a Damiano Michieletto, la direzione dell’orchestra a Marco Angius. Le scene erano di Paolo Fantin (spettacolare l’inondazione del palcoscenico con tremila e cinquecento litri d’acqua), i costumi di Carla Teti. Le luci di Alessandro Carletti, i suoni di Davide Tiso, i video di Carmen Zirmermann e Roland Horvath, i movimenti coreografici di Chiara Vecchi.
Ad alternarsi nei panni dei personaggi, tra cui i pescatori dell’isola di Pellestrina dove cominciò l’alluvione e dove l’opera è ambientata, i cantanti Andrea Mastroni, Francesco Milanese, Mirko Guadagnini, Paolo Antognetti. Giulia Bolcato, Livia Rado, Silvia Regazzo, Valeria Girardello, Armando Gabba, Vincenzo Nizzardo, William Corrò, Tommaso Barea, Marcello Nardis, Christian Collia.
La proiezione straordinaria di Aquagranda nelle Sale Apollinee della Fenice, che si inserisce nel quadro delle manifestazioni cittadine per i 60 anni dall’alluvione, ed è resa possibile dalla preziosa collaborazione con Jean-Romain Sales di Oxymore Productions, la società francese detentrice dei diritti video, sarà così l’occasione di rivedere un’opera entrata nel cuore dei veneziani ma rimasta un “unicum” non più rappresentato data la sua complessità tecnica, e di farla conoscere a chi non aveva avuto occasione di farlo.



 
 



PIERINO E IL LUPO Mercoledì 18 e Giovedì 19 novembre al Ridotto de Sabata del Teatro Verdi di Trieste


 TEATRO VERDI TRIESTE
Sala Victor de Sabata – Ridotto del Teatro Verdi
Mercoledì 18 novembre 2026 ore 10.30
Giovedì 19 novembre 2026 ore 10.30

PIERINO E IL LUPO
Musica di Sergej Prokofiev 
Favola sinfonica per bambini per voce narrante e orchestra, op 67

Direttore ALESSANDRO CAPPELLETTO
Attore MICHELE DIRODI
Orchestra e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Con due matinée il 18 e 19 novembre prosegue l’attività divulgativa del grande repertorio classico al Ridotto Victor de Sabata nell’ambito del progetto Opera in un Atto per scuole, famiglie e pubblico. Per l’occasione viene presentato l’incantevole Pierino e il Lupo di Prokofiev, quindi un repertorio non riadattato, ma bensì concepito sin dall’inizio per l’infanzia, pur essendo entrato a pieno diritto negli impaginati sinfonici di tutti i teatri del mondo. Dunque un appuntamento diverso, pur se perfettamente in linea con lo spirito della programmazione del de Sabata, e che vedrà sul podio il giovane direttore, violinista e compositore Alessandro Cappelletto (nella foto in alto) e il fresco talento dell’attore marchigiano Michele Dirodi per la voce recitante.
Composto al ritorno in patria dopo i grandi successi in Occidente, Prokofiev, entusiasta di ritrovarsi a casa nonostante il clima plumbeo di quegli anni verso la musica non in linea con il realismo sovietico, decise per un lungo periodo di occuparsi solo di composizioni per bambini, forse anche per uscire dalla dimensione della grande orchestra e sperimentarsi su scala più ridotta. Questo percorso dedicato ad un pubblico vasto con un linguaggio accessibile, produsse tre grandi capolavori assoluti del genere: Musica per bambini, op. 65 (dodici pezzi facili per pianoforte), Tre canti infantili, op. 68 e Pierino e il lupo, op. 67, per voce recitante e orchestra, la cui prima assoluta venne diretta dal compositore stesso, nel 1936, alla Filarmonica di Mosca. 
L’operina, disarmante esempio di bellezza nella semplicità, vede il testo dello stesso Prokofiev ed è ancora oggi considerato capolavoro efficacissimo nel coinvolgere bambini e ragazzi nella fascinazione di un’autentica ed indimenticabile fiaba musicale, ove ogni personaggio gode di un suo tema musicale e di uno strumento dedicato, secondo un principio di mimesi naturale: l'uccellino cinguettante è caratterizzato dal flauto nel registro acuto, l'anatra dall'oboe, il gatto dal clarinetto nel registro grave e "con eleganza", il nonno brontolone dal fagotto, il lupo spaventevole dai corni, il protagonista Pierino da tutti gli strumenti ad arco, le fragorose scariche dei fucili dei cacciatori dai timpani e dalla gran cassa, tanto che Prokof'ev consiglia di far ascoltare i vari strumenti e relativi temi all'inizio del pezzo, a scopo didascalico. La voce recitante poi racconta la fiaba e parallelamente la musica la commenta passo passo, con una quantità d'immagini sonore spesso più vivide e precise di qualsiasi parola, come il rapido arrampicarsi del gatto o il lamento flebile e tragicomico - "doloroso" dice la partitura - dell'anatra nella pancia del lupo. La fiaba si conclude con un piccolo corteo trionfale di Pierino e dei suoi amici, che dà modo a Prokof'ev di far riascoltare rapidamente tutti i principali temi di questa deliziosa composizione. Nella versione che si godrà al de Sabata poi, il noto attore Michele Dirodi (nella foto a sinistra), ormai triestino d’adozione, aggiungerà momenti recitati per un maggiore coinvolgimento dei ragazzi nella narrazione.

Javier Comesaña interpreta Mendelssohn con la Sinfonica di Milano

 

Venerdì 6 novembre 2026 ore 20
Domenica 8 novembre 2026 ore 16
 
Auditorium di Milano, Largo Mahler
 
Wolfgang Amadeus Mozart
Le nozze di Figaro K 492, Ouverture
Felix Mendelssohn
Concerto per violino e orchestra in Mi minore op. 64 MWV O14
Carl Nielsen
Sinfonia n. 2 op. 16 "I quattro temperamenti" 
 
Orchestra Sinfonica di Milano
Javier Comesaña Violino
Pablo González Direttore
 
  
Con il contributo del Ministero della Cultura.
Fondatori Istituzionali: Regione Lombardia, Comune di Milano.
Fondatori Promotori: Città metropolitana di Milano, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Banco BPM, Pirelli, Intesa Sanpaolo.
Con il sostegno di Fondazione Cariplo

Venerdì 6 novembre alle ore 20 e domenica 8 novembre alle ore 16, l'Orchestra Sinfonica di Milano presenta all'Auditorium di Largo Mahler un programma che attraversa tre epoche e tre differenti modi di rappresentare il carattere umano attraverso la musica.
Sul podio Pablo González (nella foto a sinistra), già ospite dell'Orchestra nella Stagione 2024/25, mentre al violino torna Javier Comesaña (nella foto in alto), interprete del Concerto per violino e orchestra in Mi minore di Felix Mendelssohn, tra le pagine più significative del repertorio romantico.
Ad aprire il concerto è l'Ouverture da Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart, con la sua vivacità teatrale e il suo intreccio di passioni e caratteri. Nella seconda parte, la Sinfonia n. 2 “I quattro temperamenti” di Carl Nielsen, ispirata alle quattro disposizioni dell'animo umano – collerico, flemmatico, malinconico e sanguigno – completa un percorso musicale dedicato alle diverse sfaccettature della personalità.
Il concerto di venerdì 6 novembre è preceduto, alle ore 18.30, nel Foyer Balconata, dalla conferenza di Matteo Marni dal titolo Riscoperta di Carl Nielsen; Mozart sulla scena; Mendelssohn, il violino, David il virtuoso

MAHLER, LA QUARTA SINFONIA INAUGURA LA STAGIONE DA CAMERA DELLA FILARMONICA ROMANA AL TEATRO ARGENTINA.


TEATRO ARGENTINA
giovedì 5 novembre ore 21
Gustav Mahler 
Sinfonia n. 4 in sol maggiore
(trascrizione per orchestra da camera e soprano solo di Klaus Simon, 2007)

I SOLISTI DELLA FILARMONICA
Désirée Giove soprano
Sieva Borzak direttore

I SOLISTI DELLA FILARMONICA
Bianca Fiorito flauto (con piccolo)
Elisa Metus oboe (con corno inglese)
Aron Chiesa clarinetto in si bemolle (con clarinetto in la)
Lucia Nardacci clarinetto basso in si bemolle
Edoardo Capparucci fagotto
Gabriele Gregori corno
Flavio Tanzi, José Vicente Espí Causera percussioni
Samuele Telari fisarmonica
Fabio Fornaciari pianoforte
Misia Iannoni Sebastianini primo violino
Gloria Santarelli secondo violino
Martina Santarone viola
Vladimir Bogdanović violoncello
Francesco D’Innocenzo contrabbasso
 


Si apre giovedì 5 novembre (ore 21) al Teatro Argentina la stagione da camera 2026-27 dell’Accademia Filarmonica Romana: undici concerti fino a maggio, con un appuntamento anche al rinnovato Teatro Valle, portando nella capitale solisti e formazioni internazionali, spaziando dal repertorio del Seicento fino alle prime esecuzioni.
L’apertura è nel segno di un nuovo progetto voluto dal direttore artistico Domenico Turi, quello dei Solisti della Filarmonica, che inaugurano la stagione con la Quarta Sinfonia di Mahler nella trascrizione per orchestra da camera e soprano di Klaus Simon. Sul podio Sieva Borzak (nella foto a sinistra), bacchetta italo-russa fra le più interessanti della nuova generazione di direttori d’orchestra, vincitore del terzo premio all’ultima edizione della Mahler Competition di Bamberga, importante concorso per giovani direttori d’orchestra dedicato principalmente alla musica del compositore austriaco. Voce solista sarà Désirée Giove (nella foto in basso a destra), soprano che a soli 24 anni ha debuttato alla Scala di Milano, avviando una brillante carriera.
La storia della Filarmonica annovera già una formazione dei Solisti della Filarmonica, quella nata per volontà di Giuseppe Sinopoli nel 1993 per riunire musicisti italiani legati all’istituzione e approfondire soprattutto il repertorio della Seconda Scuola di Vienna. Il nuovo progetto si lega all’idea del grande maestro nel creare un forte legame fra i musicisti e la Filarmonica: i Solisti – quindici interpreti in quest’occasione  – sono musicisti italiani delle più recenti generazioni che hanno animato gli ultimi anni della Filarmonica e si sono affermati a livello internazionale. Alcuni sono oggi membri o prime parti di prestigiose orchestre, come Aron Chiesa prima clarinetto alla Scala di Milano, o Bianca Fiorito flautista stabile dei Münchner Philharmoniker, altri sono componenti di importanti formazioni cameristiche. Per i prossimi tre anni, si riuniranno appositamente presso l’istituzione romana per affrontare pagine del grande repertorio cameristico.
 
La Sinfonia n. 4 in sol maggiore venne scritta fra il 1899 e il 1900, e segna una svolta rispetto alle dimensioni monumentali delle opere precedenti di Mahler: l'orchestrazione si fa più trasparente, la scrittura recupera una leggerezza di ascendenza classica, di musica popolare e dell'infanzia, e diventa il centro di una visione insieme luminosa e ambigua. Articolata in quattro movimenti, la partitura è attraversata dal quel contrasto continuo che segna tutta la produzione mahleriana: grandi momenti epici e drammatici si alternano, e talvolta si sovrappongono, a episodi di lirismo e contabilità. «Immaginate l’azzurro uniforme del cielo… Talvolta si oscura e diventa fantasmagorico e terrificante: ma non è che si faccia nuvoloso, perché il sole continua a splendere nel suo eterno azzurro; soltanto a noi, all’improvviso, sembra orrifico», con queste parole fu lo stesso compositore a introdurre al lavoro della Quarta, ribadendo quel contrasto tra innocenza, ironia e mistero che caratterizza l’opera. Il finale, Das himmlische Leben (La vita celeste), un Lied tratto dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn, composta alcuni anni prima, restituisce l'innocente immagine del paradiso attraverso gli occhi di un bambino.
La trascrizione di Klaus Simon (nella foto a sinistra), realizzata nel 2007, per un organico più ridotto, rimane fedele ai timbri originali, esaltandone la trasparenza. «Con questa riduzione tutto risulta più limpido, più leggibile – spiega il direttore Sieva Borzak –. Si rinuncia al lato monumentale, al grande respiro sinfonico mahleriano, ma è proprio questa la sfida: restituire al pubblico un capolavoro gettando luce su dettagli che in un’esecuzione tradizionale difficilmente si colgono».
 


Alessandro Costantino Bianchi, pianoforte C. Bechstein (Berlino 1890) • Associazione Musicale Karl Jenkins

 

I Concerti di Campagna
Monte Compatri (RM), Italia
Palazzo Annibaldeschi
7 Novembre 2026, ore 18:30

Maurice Ravel (1875–1937)
Sonatine
Modéré, Mouvement de menuet 
Sergej Rachmaninov (1873–1943)
Preludi
op. 23 nn. 3, 5, 6, 7
op. 32 n. 12
Ottorino Respighi (1879–1936)
Sei pezzi per pianoforte
Valse Caressante, Canone, Notturno, Minuetto, Studio, Intermezzo-Serenata
Francis Poulenc (1899–1963)
Mélancolie, FP 105
Alessandro Costantino Bianchi (1993)
Dreamscape (dedicato a David Lynch)

ALESSANDRO COSTANTINO BIANCHI
pianoforte C. Bechstein (Berlino 1890)

Pianista di formazione classica, Alessandro Costantino Bianchi sviluppa un percorso artistico in cui interpretazione, composizione e improvvisazione si alimentano reciprocamente. Diplomato in Pianoforte al Conservatorio “O. Respighi” di Latina, ha proseguito gli studi al Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano, conseguendo il Master of Arts in Music Performance, e successivamente il Diploma Accademico di II livello in Pianoforte Jazz con 110 e lode.
La sua attività concertistica si è sviluppata in Italia e all’estero, tra recital solistici, musica da camera e concerti con orchestra. Tra le sedi e le rassegne che lo hanno ospitato figurano la Fundación Eutherpe di León, il Trimontiada Music Festival in Bulgaria, Westminster Music Library e St Barnabas Concert Series a Londra, il Malta International Piano Festival e il Festival Internacional de Música de Câmara dell’Universidade Federal da Paraíba in Brasile. In Italia si è esibito, fra gli altri, al Festival del Tempietto presso il Teatro di Marcello, al Teatro Cafaro e al Teatro D’Annunzio di Latina, per Fazioli Pianoforti, al Festival Pontino di Musica, al Fondi Music Festival e a Piano City Palermo.
Come solista con orchestra ha collaborato, tra gli altri, con Grigor Palikarov e Demetrio Moricca. Nel 2021 Da Vinci Classics ha pubblicato il suo album monografico Mozart Piano Variations, registrato nell’Abbazia di Fossanova, presentato da Rai Radio 3 nel programma Primo Movimento e diffuso da emittenti internazionali. Nelle note al progetto, Alessandro Deljavan ne ha messo in luce la capacità di coniugare la cura meticolosa del suono e del tocco con uno straordinario senso di libertà improvvisativa.
La composizione e l’improvvisazione costituiscono una componente centrale della sua ricerca e confluiscono regolarmente nei programmi concertistici; le sue composizioni pianistiche hanno ricevuto premi e riconoscimenti.
All’attività sulla scena affianca quella formativa, con masterclass, lezioni-concerto e incontri presso istituzioni italiane e internazionali, tra cui l’Università degli Studi Roma Tre, l’Universidade Federal da Paraíba, l’Universidade Católica de Fortaleza e la Malta Piano Academy.
È fondatore e direttore artistico della rassegna Policromie Sonore – Dialogo fra le Arti e direttore artistico della Pangea Music Academy di Latina

“Echi Bachiani" – Musica, solidarietà e speranza”, venerdi' 6 novembre, Biblioteca Universitaria Genova, ore 17:30

 
L’Associazione “Antonio Lanza” E.T.S. presenta “Echi Bachiani – Musica, solidarietà e speranza”, un recital pianistico del giovane interprete Marcello Rolff, in programma venerdì 6 novembre alle ore 17:30 nel Salone al piano terra della Biblioteca Universitaria di Genova, in Via Balbi 40. L'evento, che ha il patrocinio del Municipio 1 Centro Est del Comune di Genova ed è realizzato con la Biblioteca Universitaria di Genova, è aperto alla cittadinanza, con ingresso libero e oblazione volontaria.
Il recital propone un programma di forte richiamo per un vasto pubblico: musiche di Johann Sebastian Bach, Felix Mendelssohn Bartholdy e Ferruccio Busoni, capaci di parlare sia agli appassionati sia a chi si avvicina per la prima volta al grande repertorio pianistico. Il percorso intreccia tradizione e sperimentazione, mostrando come l’eredità di Bach abbia ispirato generazioni di compositori e interpreti; le trascrizioni bachiane di Busoni, in particolare, rappresentano uno dei ponti più celebri tra il linguaggio del genio di Lipsia e la sensibilità pianistica moderna.
Con l’iniziativa, l’Associazione “Antonio Lanza” riafferma la propria convinzione che la cultura e la musica non siano soltanto momenti di intrattenimento, ma strumenti preziosi di crescita, incontro e speranza. Dare spazio a un giovane talento come Marcello Rolff significa valorizzare il merito, investire nel futuro e offrire alla comunità un’esperienza di bellezza condivisa.
Marcello Rolff, giovane promessa del Conservatorio “Niccolò Paganini” di Genova, è già impegnato in una carriera in ascesa: il 14 novembre 2026 terrà un recital per la Società dei Concerti di Milano; il 21 e il 22 gennaio si esibirà in duo con il violinista Enrico Pisani presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e presso la University of Cambridge.
L’evento sostiene la mission dell’Associazione “Antonio Lanza”, che dal 1989 promuove solidarietà e assistenza attraverso attività gratuite di Medicina Integrata a favore di persone colpite da malattie ematologiche o da gravi patologie, con particolare attenzione ai giovani, ai pazienti in ambito onco-ematologico e oncologico e alle loro famiglie.
La partecipazione al concerto, anche attraverso un’oblazione volontaria, significa sostenere la cultura, i giovani artisti e chi si trova ad affrontare un percorso di malattia.

Palazzo Marino in Musica: domenica 8 novembre il Neuma Sax Quartet in Sala Alessi

 

Palazzo Marino in Musica
Controcanto
XV Edizione / Stagione 2026
Domenica 8 novembre 2026, ore 11.00
Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2, Milano.

Armonie visive
Neuma Sax Quartet
Conservatorio “G. Verdi” di Milano

Nicola G. Chiera, saxofono soprano
Andrea Fatighenti, saxofono contralto
Stefano Luciani, saxofono tenore
Marco Sala, saxofono baritono

La XV edizione di Palazzo Marino in Musica, in programma da maggio a novembre 2026, è dedicata al tema Controcanto: un invito ad ascoltare la musica non come linea singola, ma come relazione tra più voci. Il controcanto è il luogo in cui il monologo diventa dialogo, dove due linee si intrecciano e generano un senso nuovo, più ricco della somma delle parti.
Il sesto e ultimo appuntamento chiude la stagione con Armonie visive, un concerto dedicato al dialogo tra musica e immagine: due linguaggi che conservano ciascuno la propria autonomia espressiva e che, proprio nell’incontro, si arricchiscono a vicenda. Non una semplice illustrazione sonora dello schermo, né una musica al servizio della narrazione cinematografica, ma un intreccio in cui dimensione visiva e dimensione sonora si affiancano e si interrogano: un controcanto tra ciò che si vede e ciò che si ascolta.
Protagonista è il Neuma Sax Quartet, giovane formazione nata nel 2024 nelle aule del Conservatorio “G. Verdi” di Milano e già distintasi in importanti concorsi: dal Premio Nazionale delle Arti al primo premio assoluto, con 100/100, al Concorso di Musica da Camera “Milano City” 2025. Il nome del quartetto rimanda al neuma, il segno grafico della notazione medievale precedente al pentagramma, e al greco pnéuma, «respiro»: un richiamo tanto alle origini della scrittura musicale quanto al gesto essenziale di chi suona.
Il percorso attraversa teatro, jazz, ragtime, musical e colonna sonora, affidando ogni pagina al timbro duttile e alla ricchezza dinamica dei sassofoni. Le trascrizioni non cercano di restituire l’immagine sonora dei film, ma la sostanza musicale nella sua autonomia, con la sua forza di evocare scene e atmosfere anche fuori dallo schermo. Si apre con Rossini per 4 nella trascrizione di Gaetano Di Bacco, dove la teatralità rossiniana mostra come la musica sappia costruire una scena prima ancora che l’immagine la fissi. Seguono i Three Preludes di George Gershwin, punto d’incontro tra scrittura colta e idioma jazzistico che ha nutrito l’immaginario cinematografico del Novecento.
Al centro del programma la Morricone Suite nella trascrizione di Michele Paolino, omaggio al compositore che più di ogni altro ha legato il proprio nome alla storia del cinema. Dopo il ragtime elegante e sincopato di The Easy Winners di Scott Joplin, il congedo è affidato a Puttin’ on the Ritz di Irving Berlin, nella versione di Stephen Roberts e nella trascrizione di Nicola Gabriele Chiera, soprano del quartetto: un finale brillante che chiude, con l’energia dello spettacolo, la quindicesima stagione di Palazzo Marino in Musica.
I biglietti d’ingresso sono gratuiti con prenotazione: a partire dalle ore 9.30 del giovedì precedente ogni concerto è possibile prenotarli online sul sito www.palazzomarinoinmusica.it oppure ritirare quelli cartacei disponibili presso la biglietteria delle Gallerie d’Italia – Milano in via Manzoni 10.

La rassegna Palazzo Marino in Musica è realizzata in collaborazione con il Comune di Milano ed è organizzata da EquiVoci Musicali.

Le Istituzioni coinvolte nel 2026 come partner sono Comune di Milano, MM Spa, la Centrale dell’Acqua di Milano, Aquaflor, Gallerie d’Italia - Milano, museo di Intesa Sanpaolo e il Conservatorio “G. Verdi” di Milano.

La rassegna è sostenuta da Intesa Sanpaolo.
Sponsor tecnico Fazioli e Serazio pianoforti.


Si inaugura la stagione concertistica del Comunale di Modena con Hirofumi Yoshida, direttore e Giuseppe Gibboni, violino

 

Mercoledì 4 novembre alle ore 20.30 si apre la stagione sinfonica al Pavarotti-Freni con la Filarmonica del Teatro Comunale di Modena guidata dal suo direttore musicale Hirofumi Yoshida (nella foto in alto). L’Orchestra, nata nel 2022, è cresciuta rapidamente sia in ambito sinfonico sia operistico, grazie a importanti appuntamenti internazionali, come la partecipazione all’Expo di Osaka nel 2025, e a un rapporto sempre più stretto con il Teatro e la vita musicale cittadina. Durante il recente Modena Belcanto Festival è stata applaudita nel Requiem di Verdi e nel Concerto di Gala.
In programma, il Concerto per violino op. 61 che apre il ciclo “Beethoven 200”. Il primo dei brani con i quali il Teatro Comunale celebra in questa stagione i 200 anni dalla morte del compositore è tra le opere più celebri e amate di Beethoven e conquista il pubblico per il lirismo del violino, l’ampiezza delle linee cantabili e il fascino dei passaggi virtuosistici. Seguirà la Sinfonia n. 4 con la quale Brahms non solo chiuse il breve ma intenso capitolo della sua produzione sinfonica, ma portò anche a compimento il percorso del sinfonismo classico-romantico con un’opera densissima, costruita con rigorosa coerenza formale e al tempo stesso attraversata da profondi contrasti emotivi e da una malinconia inquieta.
Il brano solista è affidato al violinista Giuseppe Gibboni (nella foto a sinistra di Andrej Grilc), cha ha vinto il primo premio al Concorso Paganini 2021 e ha debuttato al Teatro Carlo Felice di Genova suonando partiture di Niccolò Paganini. Gibboni è stato ospite del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Zubin Mehta, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Joel Sandelson, della Detroit Symphony Orchestra diretta da Jader Bignamini, dell'Orchestra Nazionale di Santa Cecilia diretta da Lorenzo Viotti. È stato invitato dalla Filarmonica della Scala con direttore Michele Mariotti; ancora, dalla Tokyo Philharmonic, dalla Beijing Symphony Orchestra e dall'Atlanta Symphony Orchestra. Ha recentemente suonato al Seoul Arts Center. Ha eseguito il Concerto per violino di Busoni al Teatro Verdi di Trieste e il Concerto di Paganini n. 1 in tournée negli USA. Reinvitato dal Teatro Carlo Felice di Genova, ha suonato il Concerto per violino di Čajkovskij sotto la direzione di Donato Renzetti. Sotto la direzione di Riccardo Muti con l’Orchestra Cherubini è stato invitato ad aprire il Ravenna Festival 2025.


domenica 1 novembre 2026

TEATRO RISTORI: DIECI ANNI DI DIREZIONE ARTISTICA CON ALBERTO MARTINI. Si conclude dopo dieci anni il percorso del Maestro alla Direzione Artistica. La Stagione Artistica 2026/2027, da lui curata, testimonia il valore del lavoro svolto e la continuità della proposta culturale del Teatro.

 

Dieci anni di visione artistica, progettualità e collaborazione hanno segnato il percorso di Alberto Martini alla direzione artistica del Teatro Ristori di Verona, contribuendo a consolidarne l'identità culturale e a rafforzarne il ruolo nel panorama dello spettacolo dal vivo.
Dopo dieci anni, l’incarico di Alberto Martini alla Direzione Artistica è giunto al termine, concludendo un percorso che ha rappresentato una tappa significativa nella storia recente del Teatro.
Dal 2016, Alberto Martini (nella foto in basso, a sinistra) ha accompagnato lo sviluppo di una programmazione capace di coniugare tradizione e contemporaneità, valorizzando l'incontro tra linguaggi artistici, interpreti e pubblici differenti e contribuendo a costruire relazioni con protagonisti della scena nazionale e internazionale.
La Stagione Artistica 2026/2027, che ha preso avvio lo scorso 27 ottobre, è stata curata da Alberto Martini e rappresenta un'ulteriore espressione del lavoro svolto. Il cartellone, che accompagnerà il pubblico fino ad aprile 2027, conferma l'attenzione alla qualità artistica e alla pluralità dei linguaggi che hanno caratterizzato il percorso condiviso.
«A nome del Consiglio di Amministrazione di CREA Impresa Sociale e della Direzione generale, desidero esprimere ad Alberto Martini il nostro sincero ringraziamento per la professionalità, la sensibilità e la visione artistica con cui ha accompagnato il Teatro Ristori in questi dieci anni. Il suo contributo ha rappresentato una parte significativa del percorso di crescita e consolidamento dell'identità culturale del Teatro, lasciando un patrimonio di esperienze e relazioni di grande valore. Al Maestro rivolgiamo i migliori auguri per le nuove sfide professionali, con l'auspicio che il dialogo e la stima costruiti nel tempo possano tradursi in ulteriori occasioni di collaborazione», dichiara Alessandro Mazzucco, Presidente di CREA Impresa Sociale.
«Questi dieci anni alla Direzione Artistica del Teatro Ristori hanno rappresentato un’esperienza di straordinario valore umano e professionale. Sono stati anni intensi, nei quali ho avuto l’opportunità di contribuire alla crescita di un progetto culturale in cui ho creduto profondamente, attraversando anche momenti particolarmente complessi, come quelli dell’emergenza Covid, e condividendo poi la soddisfazione della ripartenza e dei risultati raggiunti. Desidero ringraziare CREA Impresa Sociale, Fondazione Cariverona e tutte le persone con cui ho condiviso questo lungo percorso, ricco di incontri, idee, progetti e soddisfazioni artistiche. Un ringraziamento particolare va al pubblico del Teatro Ristori, che in questi anni ci ha accompagnato con partecipazione, curiosità e affetto: il rapporto costruito con gli spettatori rappresenta certamente uno dei risultati più preziosi di questa esperienza. Sono particolarmente soddisfatto di concludere il mio percorso lasciando definita anche la Stagione Artistica 2026/2027, nella quale ritrovo il lavoro e la visione maturati in questi anni. Dopo dieci anni, ritengo sia arrivato per me il momento di guardare avanti, verso nuove esperienze e nuovi progetti. Conservo un ricordo prezioso del percorso compiuto e del rapporto costruito con il Teatro Ristori e con la città di Verona», commenta Alberto Martini, già Direttore Artistico del Teatro Ristori
Il Teatro Ristori, gestito da CREA Impresa Sociale, prosegue il proprio percorso con l'impegno di promuovere una proposta culturale di qualità, aperta alla contemporaneità, alla valorizzazione dei talenti e al dialogo con il territorio.