giovedì 5 novembre ore 21
Gustav Mahler
Sinfonia n. 4 in sol
maggiore
(trascrizione per orchestra da camera e
soprano solo di Klaus Simon, 2007)
I SOLISTI DELLA FILARMONICA
Désirée Giove soprano
Sieva Borzak direttore
I SOLISTI DELLA FILARMONICA
Bianca Fiorito flauto (con piccolo)
Elisa Metus oboe (con corno inglese)
Aron Chiesa clarinetto in si bemolle
(con clarinetto in la)
Lucia Nardacci clarinetto basso in si
bemolle
Edoardo Capparucci fagotto
Gabriele Gregori corno
Flavio Tanzi, José Vicente Espí
Causera percussioni
Samuele Telari fisarmonica
Fabio Fornaciari pianoforte
Misia Iannoni Sebastianini primo
violino
Gloria Santarelli secondo violino
Martina Santarone viola
Vladimir Bogdanović violoncello
Francesco D’Innocenzo contrabbasso
Si apre giovedì 5 novembre (ore 21) al
Teatro Argentina la stagione da camera 2026-27 dell’Accademia
Filarmonica Romana: undici concerti fino a maggio, con un
appuntamento anche al rinnovato Teatro Valle, portando nella capitale
solisti e formazioni internazionali, spaziando dal repertorio del
Seicento fino alle prime esecuzioni.
L’apertura è nel segno di un nuovo
progetto voluto dal direttore artistico Domenico Turi, quello dei
Solisti della Filarmonica, che inaugurano la stagione con la Quarta
Sinfonia di Mahler nella trascrizione per orchestra da camera e
soprano di Klaus Simon. Sul podio Sieva Borzak (nella foto a sinistra), bacchetta italo-russa
fra le più interessanti della nuova generazione di direttori
d’orchestra, vincitore del terzo premio all’ultima edizione della
Mahler Competition di Bamberga, importante concorso per giovani
direttori d’orchestra dedicato principalmente alla musica del
compositore austriaco. Voce solista sarà Désirée Giove (nella foto in basso a destra), soprano
che a soli 24 anni ha debuttato alla Scala di Milano, avviando una
brillante carriera.La storia della Filarmonica annovera già una formazione dei Solisti della Filarmonica, quella nata per volontà di Giuseppe Sinopoli nel 1993 per riunire musicisti italiani legati all’istituzione e approfondire soprattutto il repertorio della Seconda Scuola di Vienna. Il nuovo progetto si lega all’idea del grande maestro nel creare un forte legame fra i musicisti e la Filarmonica: i Solisti – quindici interpreti in quest’occasione – sono musicisti italiani delle più recenti generazioni che hanno animato gli ultimi anni della Filarmonica e si sono affermati a livello internazionale. Alcuni sono oggi membri o prime parti di prestigiose orchestre, come Aron Chiesa prima clarinetto alla Scala di Milano, o Bianca Fiorito flautista stabile dei Münchner Philharmoniker, altri sono componenti di importanti formazioni cameristiche. Per i prossimi tre anni, si riuniranno appositamente presso l’istituzione romana per affrontare pagine del grande repertorio cameristico.
La Sinfonia n. 4 in sol maggiore venne scritta fra il 1899 e il 1900, e segna una svolta rispetto alle dimensioni monumentali delle opere precedenti di Mahler: l'orchestrazione si fa più trasparente, la scrittura recupera una leggerezza di ascendenza classica, di musica popolare e dell'infanzia, e diventa il centro di una visione insieme luminosa e ambigua. Articolata in quattro movimenti, la partitura è attraversata dal quel contrasto continuo che segna tutta la produzione mahleriana: grandi momenti epici e drammatici si alternano, e talvolta si sovrappongono, a episodi di lirismo e contabilità. «Immaginate l’azzurro uniforme del cielo… Talvolta si oscura e diventa fantasmagorico e terrificante: ma non è che si faccia nuvoloso, perché il sole continua a splendere nel suo eterno azzurro; soltanto a noi, all’improvviso, sembra orrifico», con queste parole fu lo stesso compositore a introdurre al lavoro della Quarta, ribadendo quel contrasto tra innocenza, ironia e mistero che caratterizza l’opera. Il finale, Das himmlische Leben (La vita celeste), un Lied tratto dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn, composta alcuni anni prima, restituisce l'innocente immagine del paradiso attraverso gli occhi di un bambino.
La trascrizione di Klaus Simon (nella foto a sinistra), realizzata nel 2007, per un organico più ridotto, rimane fedele ai timbri originali, esaltandone la trasparenza. «Con questa riduzione tutto risulta più limpido, più leggibile – spiega il direttore Sieva Borzak –. Si rinuncia al lato monumentale, al grande respiro sinfonico mahleriano, ma è proprio questa la sfida: restituire al pubblico un capolavoro gettando luce su dettagli che in un’esecuzione tradizionale difficilmente si colgono».

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