mercoledì 28 ottobre 2026

Fragilità e forza di un “fiore”: Iris di Mascagni Dal Giappone fin-de-siècle a un mondo post atomico: si alza al Regio di Torino il sipario sull'ultimo e più visionario titolo del Festival Verismo dal 5 al 18 novembre

 

Con Iris, in scena dal 5 al 18 novembre, il Festival Verismo raggiunge il suo esito più visionario e porta alla luce una delle gemme nascoste del catalogo di Pietro Mascagni. L’enorme fortuna di Cavalleria rusticana ha finito infatti per mettere in ombra opere successive, diversissime tra loro e di grande qualità musicale. Rappresentata per la prima volta nel 1898, Iris è la prima opera italiana ambientata in Giappone e anticipa suggestioni che pochi anni dopo riaffioreranno in Madama Butterfly, con la quale condivide anche il librettista Luigi Illica.
Lontano dal realismo mediterraneo di Cavalleria, Mascagni trasfigura però il Giappone in un luogo ideale e completamente immaginario, come si addice a un dramma di fatto simbolista: un universo immerso nel clima del decadentismo europeo, attraversato da una bellezza fragile, sensuale e quasi avvelenata, nel quale i sogni e i ricordi dell’infanzia di Iris si scontrano con la violenza e l’orrore del mondo adulto.


Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche del Teatro Regio sale il Direttore musicale Andrea Battistoni, che dirige tutti e quattro i titoli del Festival. I Cori sono istruiti rispettivamente da Gea Garatti Ansini e da Claudio Fenoglio. La regia è di Daniele Menghini; le scene sono di Davide Signorini, i costumi di Nika Campisi, la coreografia di Marco Caudera e la coreografia delle marionette di Valeria Sacco – Riserva Canini Teatro, le luci di Gianni Bertoli, la drammaturgia di Michele Panella. Andrea Piazza è assistente alla regia, Chiara Previato assistente alle scene e Rossana Gea Cavallo assistente ai costumi.
Daniele Menghini trasferisce Iris in un paesaggio post-atomico, ispirandosi agli hibakujumoku, gli alberi sopravvissuti alle radiazioni di Hiroshima e Nagasaki e tornati inspiegabilmente a fiorire tra le rovine. Iris è una di queste presenze pure e vitali: una giovane donna circondata da un’umanità corrosa dalla guerra, dalla violenza e dal desiderio di possesso. «Iris è un fiore che sboccia in mezzo al fango», spiega Menghini, «un’anima pura sacrificata sull’altare del desiderio e del possesso». Strappata alla grotta sotterranea in cui vive con il padre cieco, tra origami e fiori di carta, Iris viene trascinata da Osaka e Kyoto nello Yoshiwara, il quartiere delle geishe, che nella visione scenica diventa un edificio in macerie popolato da figure mascherate e deformi. Il viaggio della protagonista assume così la forma di un attraversamento della violenza del mondo adulto, fino a un sacrificio che apre però a una possibilità di rinascita: la natura sopravvive all’egoismo dell’uomo e la purezza di Iris si trasforma in immagine di resistenza.
L’ambientazione giapponese rende Iris uno dei titoli più singolari della produzione mascagnana. L’opera nasce all’interno di quell’immaginario europeo che, alla fine dell’Ottocento, guarda al Giappone attraverso il filtro del giapponismo, dell’Art Nouveau e delle stampe di Hokusai. Per la prima assoluta del 1898, Adolfo Hohenstein, pioniere del cartellonismo italiano e direttore artistico delle Officine Ricordi, firmò scene, costumi e il celebre manifesto dell’opera, costruendo un progetto d’immagine unitario nel quale florealismo e suggestioni giapponesi si intrecciano in una delle esperienze più significative della comunicazione teatrale fin-de-siècle.
Vogliamo qui ringraziare l’Archivio Storico Ricordi per la preziosa collaborazione all’apparato iconografico del programma di sala.
La regia di Menghini riparte proprio dalla distanza tra quel Giappone immaginato dall’Europa e la memoria traumatica del Novecento, trasformando l’esotismo originario in un paesaggio devastato e contemporaneo. Per la nuova produzione del Regio sono stati realizzati a Torino oltre 150 girasoli fabbricati a mano, decine di origami e un fiore animatronico destinato a un momento centrale dello spettacolo.
Con Iris, Mascagni si allontana decisamente dal mondo che lo aveva reso celebre e sperimenta una scrittura di straordinaria ricchezza orchestrale. La partitura mostra un compositore pienamente maturo, aperto ai linguaggi musicali europei e capace di sfruttare tutte le risorse dell’orchestra e le più avanzate conquiste armoniche del proprio tempo. Le suggestioni di Wagner e dell’impressionismo francese convivono con l’inesauribile invenzione melodica di Mascagni, in una scrittura che segue con grande finezza anche la dimensione più intima di Iris, tra sogno, memoria dell’infanzia e progressiva scoperta dell’orrore. «In Iris ritroviamo un Mascagni che sfrutta tutti i colori dell’orchestra e le conquiste armoniche della sua epoca», racconta Andrea Battistoni, «tra suggestioni wagneriane e impressioniste, senza mai perdere quella vena melodica che sembra sgorgare da lui come una fonte inesauribile». Dall’angoscia dell’Aria della Piovra alla luminosità della trasfigurazione finale, la partitura disegna un arco di eccezionale forza teatrale. L’Inno del Sole, che apre e chiude l’opera con il grandioso impatto di coro e orchestra, incornicia una struttura atipica, culminante in un ultimo atto sospeso e quasi onirico.
 

Il cast

A Erika Grimaldi, che ha già raccolto molti successi al Regio e non solo, spetta il compito di dare vita al complesso personaggio della mousmé, della fanciulla Iris; la affiancano le voci di Angelo Villari (Osaka), recentemente applaudito come Chénier, Roberto Frontali (Kyoto), Luca Tittoto (Il Cieco), l’artista del Regio Ensemble Albina Tonkikh interpreta una Guècha, mentre Didier Pieri è il Cenciaiolo. Nei ruoli dei protagonisti si alternano: Iwona Sobotka (Iris), Samuele Simoncini (Osaka), Manel Esteve Madrid (Kyoto) e Mariano Buccino (Il Cieco). Il cast si completa con: Leopoldo Lo Sciuto/Luigi Della Monica (Un merciaiolo), Bekir Serbest/Damiano Colombo (Un cenciaiolo), Mattia Comandone/Alessandro Agostinacchio (Un cenciaiolo).

Il Festival Verismo prosegue

Iris completa il percorso del Festival Verismo, il progetto con cui il Teatro Regio inaugura la Stagione 2026/2027: quattro opere di Mascagni e Leoncavallo, quattro nuovi allestimenti e un unico direttore d’orchestra. Accanto ai due titoli simbolo, Cavalleria rusticana e Pagliacci, la riscoperta di Iris e della Bohème di Leoncavallo permette di osservare da una prospettiva nuova due compositori che, dopo i successi folgoranti della giovinezza, continuarono a interrogarsi sulle trasformazioni artistiche e sociali del loro tempo. Il Festival prosegue fino al 22 novembre e nell’ultimo fine settimana di ottobre e nei primi due di novembre sarà possibile assistere all’intero ciclo nell’arco di tre giorni consecutivi.
 

Le Conferenze-Concerto: un invito a scoprire il Festival prima del debutto
Mercoledì 4 novembre alle ore 18 al Piccolo Regio Puccini il musicologo e giornalista Giovanni Gavazzeni illustra Iris di Mascagni con la partecipazione del regista Daniele Menghini. L’ingresso è gratuito.

(foto di Daniele Ratti)

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