Intorno a questa continuità, nella quale la tradizione diventa materia vitale per una nuova idea di creazione, si sviluppa Songs for Peace and Light, il concerto del Balthasar-Neumann-Chor, diretto da Lionel Sow, in programma martedì 27 ottobre alle ore 20.30 nella Chiesa di Santa Cristina della Fondazza, presentato nell'ambito della rassegna Il Nuovo, l'Antico, l'Altrove del Bologna Festival. Un percorso di singolare coerenza intellettuale e musicale che accosta le architetture polifoniche del Rinascimento alle più sottili esplorazioni della vocalità contemporanea, individuando nella voce umana il luogo privilegiato di una ricerca spirituale ed espressiva che si sottrae ai confini delle epoche.
A restituire la ricchezza di questo repertorio è il Balthasar-Neumann-Chor, formazione di riferimento nel panorama corale internazionale, apprezzata per il rigore interpretativo, la duttilità stilistica e la particolare attenzione alla relazione tra parola e musica. Sotto la sapiente direzione di Lionel Sow, l'ensemble affronta qui un programma che richiede insieme precisione architettonica, sensibilità timbrica e una profonda comprensione delle differenti poetiche compositive.
L’impaginato di Songs for Peace and Light si apre con due composizioni di Osvaldo Coluccino, Nel distacco e Senza smuovere la brezza, quest'ultima presentata in prima esecuzione assoluta. Compositore e poeta, Coluccino (Domodossola, 1963) affida a una scrittura per otto voci la complessità di un universo nel quale parola e suono nascono da una stessa intuizione creativa. La sua ricerca, nutrita di una profonda conoscenza della polifonia fiamminga e rinascimentale, indaga le forme impercettibili della presenza, il rapporto tra ciò che appare e ciò che si sottrae alla percezione.
In Nel distacco, le sei poesie tratte dalla sua raccolta Manto del 2003, si articolano musicalmente in una trama di voci che si separano, si richiamano e si ricompongono, quasi a rendere udibile il movimento segreto della materia e della coscienza.
Senza smuovere la brezza, invece, composta su versi della raccolta scritta tra il 1994 e il ’97 dal titolo Appuntamento, Coluccino prosegue questa indagine intorno a una presenza silenziosa e inafferrabile, attraverso una scrittura di estrema concentrazione, nella quale anche il più tenue mutamento sonoro acquista valore espressivo.
Il dialogo con la contemporaneità prosegue nelle pagine del compositore britannico Jonathan Harvey (1936-2012), The Angels e I love the Lord, nelle quali la dimensione spirituale si traduce in una concezione del suono capace di evocare spazi e percezioni ulteriori. A queste si affiancano le opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, figura capitale della polifonia sacra del Cinquecento, con Sicut cervus, Sitivit anima mea e la Missa sine nomine, proposta nella trascrizione di Johann Sebastian Bach. Quest'ultima costituisce uno dei nuclei più significativi del concerto: l'incontro tra due grandi protagonisti della storia musicale europea rivela come la trascrizione possa diventare un autentico atto interpretativo.
La Missa sine nomine, articolata nelle sezioni del Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei, si interseca nel programma, quasi cadenzandolo ritmicamente, con il Cantate Domino di Claudio Monteverdi e la Praefatio dalla Missodia Sionia di Michael Praetorius, componendo un disegno musicale nel quale convivono mirabilmente differenti tradizioni, epoche e concezioni della scrittura vocale.
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