mercoledì 28 ottobre 2026

Musiche di Filidei e Sciarrino al Tonino Pardo di Trapani col mdi Ensemble

 

Un pesce e un uccellino che si innamorano, una santa che parla per visioni. Il Teatro Tonino Pardo di Trapani ospita sabato 31 ottobre, alle 19, un dittico di teatro musicale contemporaneo che mette a confronto due poli dell’esperienza umana, l’innocenza e la follia, attraverso le partiture di due voci di primo piano della musica italiana d’oggi: Francesco Filidei e Salvatore Sciarrino. In scena mdi ensemble (nella foto in alto), formazione nata a Milano nel 2002 e punto di riferimento nel repertorio contemporaneo, con la regia, le scene e i costumi di Davide Santi. L’appuntamento rientra in “Verbi d’Amore”, la 78ª Stagione dell’Ente Luglio Musicale Trapanese.
Apre la serata “L’Opera (forse)” di Filidei (nella foto a sinistra), su libretto di Pierre Senges, con la voce narrante di Giulia Gaudenzi. La storia d’amore tra un pesce e un uccellino si sviluppa in otto parti e conserva le strutture del melodramma, arie, recitativi e duetti, affidando però i ruoli a due animali. La musica nasce interamente da richiami per uccelli e strumenti poveri e di riciclo: un’eredità della formazione organistica del compositore pisano, che nei richiami artigianali ritrova la natura delle canne d’organo. Autore di “Giordano Bruno”, de “L’inondation” per l’Opéra Comique di Parigi e de “Il nome della rosa” per il Teatro alla Scala, Filidei descrive il proprio rapporto con l’opera come il gesto di sollevare “il cadavere di un’opera dimenticata per farlo danzare” ancora una volta.
Segue “Infinito nero”, estasi di un atto per mezzosoprano e strumenti che Sciarrino (nella foto aa destra) compose nel 1998 su frammenti di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, mistica carmelitana del Cinquecento. Le sue parole, pronunciate a velocità vertiginosa durante le estasi, venivano trascritte all’istante dalle consorelle che la assistevano. Il compositore palermitano, Leone d’oro alla carriera della Biennale di Venezia nel 2016, ha ricomposto quei frammenti in un testo denso di sangue, amore e paura, sostenuto da una scrittura timbrica che parte da suoni al limite dell’udibile per sottrarre all’ascoltatore ogni riferimento temporale. Più del tema religioso, a Sciarrino interessa il modo in cui la follia rivela “l’importanza della normalità”. Nel ruolo della santa Livia Rado, con Giulia Gaudenzi e Michela Priuli nelle parti delle ancelle.
Per “Infinito nero” si tratta di un ritorno nella Sicilia occidentale: la prima esecuzione nell’isola risale al 2022, a chiusura del Segesta Teatro Festival, con mdi ensemble, Livia Rado e la regia di Davide Santi. Al Tonino Pardo l’ensemble schiera Sonia Formenti al flauto, Alessia Vermi all’oboe, Paolo Casiraghi al clarinetto, Elia Leon Mariani al violino, Paolo Fumagalli alla viola, Giorgio Casati al violoncello, Luca Ieracitano al pianoforte e Matteo Savio alle percussioni. Casiraghi, Mariani, Fumagalli, Casati, Ieracitano e Savio sono anche gli interpreti de “L’Opera (forse)”.


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