giovedì 6 novembre 2025

Martedì 11 novembre Yifan Wu, fresco vincitore dell’edizione 2025 del Concorso Pianistico “Ferruccio Busoni”, sarà ospite presso la Sala Filarmonica di Rovereto per un recital solistico

 

Per il secondo appuntamento della 104a Stagione dei Concerti, l’Associazione Filarmonica di Rovereto ospita il vincitore del 1° Premio del Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni”, giunto nel 2025 alla 64.a edizione. Il 7 settembre, il ventenne cinese Yifan Wu si è aggiudicato anche il Premio del Pubblico e l’Alice Tartatotti Prize.
In seguito alla vittoria del 1° premio al Singapore International Piano Competition e del 5° al Shenzhen International Piano Concerto Competition, ha lasciato la sua personale impronta musicale in numerose sale da concerto. Successivamente, ha iniziato a esibirsi in recital in Cina e in altri paesi, presentando concerti con la Shanghai Philharmonic Orchestra e la Shenzhen Symphony Orchestra e ricevendo un grande apprezzamento da parte del pubblico. Nel 2024, ha partecipato all’evento Piano Summer organizzato dal pianista Vladimir Feltsman. In quest’occasione, ha ottenuto il 1° premio al Jacob Flier International Piano Competition ed è stato invitato dalla Feltsman Piano Foundation a debuttare alla Carnegie Weill Hall nel marzo 2025.
Yifan Wu è un artista Steinway.

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Yifan Wu, pianoforte

Domenico Scarlatti (1685-1757)/arr. C. Tausig, Sonata K9 | Sonata K233
Federico Mompou (1893-1987), da Paisajes: La fuente y la campana | El lago
Robert Schumann (1810-1856), Arabeske op. 18 | Sonata n. 1 op. 11

PER SAPERNE DI PIÙ
(testo della prof.ssa Federica Fortunato)
Forse ci aspetteremmo un altro programma dall'ultimo laureato (e pluripremiato) al concorso Busoni; e invece la triade Scarlatti, Mompou, Schumann ci parla di un atteggiamento maturo che allo sfoggio atletico antepone la curiosità e la ricerca di fili nascosti tra pagine apparentemente lontane. A parte l'ultimo brano (la prima Sonata di Schumann) la scelta va a brani relativamente brevi, segnati interamente o per passaggi da un clima di variegata contemplazione.
Nella presentazione di Scarlatti sembra evidente un'intenzione storicistica e critica: la K9, in re minore, è una delle tre sonate scarlattiane 'arrangiate' da Carl Tausig (1841-1871 - nella foto a destra), il pianista polacco considerato il più talentuoso tra gli allievi di Liszt. L'arrangiamento consiste nella definizione scritta degli abbellimenti suggeriti dalla scrittura scarlattiana (e anche di altri non scritti), nell'aggiunta di un 'corpo' armonico coerente ma più robusto dell'originale, con raddoppi e altre varianti; un'operazione che oggi sarebbe demonizzata e che anche nell'Ottocento non sempre aveva suscitato apprezzamenti. Entrambe le sonate sono in modalità minore, molto minoritaria nel catalogo di Scarlatti; nella prima la malinconia associata al minore ha più un velo di eleganza che un fondo drammatico; e altrettanto troviamo nella Sonata successiva, la K233, in un mi minore che solo a tratti sprigiona una mestizia bilanciata dal gioco di ribattuti e di brillanti passaggi scalari.


Fino a non molto tempo fa una presenza rarissima, Frederic Mompou (nella foto in alto) ci sta diventando sempre più familiare. Autore prevalentemente pianistico, predilige pagine-miniatura, un linguaggio piano che non ricerca effetti esteriori, raffinato e innovatore per sonorità, suggestivo e sorprendente per scarti inattesi. Mompou combina in un linguaggio personalissimo le memorie dell'origine catalana e i forti influssi nella sua formazione a Parigi dove passa i trent'anni più significativi per il suo lavoro creativo. Nella capitale francese dal 1911, è immerso in quel cosmopolitismo musicale che, insieme alla lezione divergente di Debussy e di Satie, ribolle nell'incontro di artisti affluenti letteralmente da tutto il mondo: Stravinskij e altri russi, spagnoli, statunitensi, dalle colonie francofone. Un'intensa malinconia non è sempre la cifra del mondo di Frederic Mompou, ma sospensione nostalgica e contemplativa è quella che ci propongono queste pagine dalla serie dei Paisajes scritti tra il 1942 e il 1960.
La composizione di Arabesque op. 18 (1939) si situa verso la fine di quel favoloso 'decennio pianistico' con cui Schumann esplora il suo mondo poetico e rafforza il proprio specifico musicale. Anche in questa pagina la tecnica è l'ultimo dei pensieri. Formalmente costruita secondo lo schema classico di rondò, con l'incastro di ritornelli e di riprese permette a ognuno una chiara esperienza di ascolto: la sezione tematica principale caratterizzata da un modello ritmicamente ripetuto scivola con intensificazioni emotive, respiri, slanci e ripiegamenti secondo lo stile fantastico dello Schumann amante di Hoffmann; le due sezioni incorniciate da quella principale, in minore, si impongono nella loro percepibile individualità; e la Coda interpreta precisamente la sua funzione. Un ottimo esercizio per seguire e ricomporre nella mente l'architettura di un brano musicale, constatando che la prova intellettuale è in sé ripagata dall'essere avvolti in una materia di sentimento.
La Sonata in fa diesis minore (completata nel 1836 e dedicata a quella che era ancora “la signorina Clara Wieck”) accoglie in sé materiali diversi emersi negli anni precedenti, scartati o elaborati entro altre opere. In questa sua prima sonata Schumann raccoglie frammenti, smonta disposizioni tradizionali, richiama temi senza mirare ad una forma ciclica (unificata nelle sue parti da uno o più temi ricorrenti), come se esplorasse nella libertà costringendosi a inventare risposte formali convincenti. Rispetto alla logica della chiarezza classica, della volontà beethoveniana di ri-composizione degli opposti, accetta e difende l'estetica del molteplice, del contraddittorio, del contaminato.
In un certo senso stupisce trovare il giovane Schumann alle prese con una forma talmente impegnativa e carica di eredità quale era la Sonata; per un compositore romanticamente impegnato in forme brevi e brevissime, nella voluta cura del 'frammento', l'ampia costruzione è una sfida, ma anche il terreno di prova per logiche nuove che riflettano un nuovo mondo stilistico e latamente politico. Ricordiamo che nei primi giorni del 1835 inaugura la nuova gazzetta («Neue Zeitschrift für Musik») che dirigerà per decenni e in cui riverserà il proprio pensiero musicale e letterario. È degli stessi anni la formazione, nella sua mente, di quella compagnia ideale, 'antifilistea', dei Fratelli di Davide, avversi alla mentalità borghese e al mondo mercificato, paladini di un'estetica legata alla vita e alla 'verità'.

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