mercoledì 5 novembre 2025

Antonio Vivaldi ed Egidio Romualdo Duni al centro del nuovo concerto del FESTIVAL DUNI di Matera - 7 novembre 2025

 

VENERDÌ 7 NOVEMBRE – ore 20.00
PALAZZO VICECONTE - Matera
Antonio Vivaldi
“Concerti per flauto e violino”
Egidio Romualdo Duni
“Sinfonie”

Aldo Abreu - flauti dolci
Orchestra Barocca del Festival Duni
Direttore e violino solista - Francesco D’Orazio
Nel 250° anniversario della morte del compositore materano
Egidio Romualdo Duni

Proseguono gli appuntamenti con la ventiseiesima edizione del Festival Duni di Matera: “Patrimoni Sonori” è il tema-chiave dell’edizione del 2025 della rassegna.
Tra le realtà più longeve e consolidate del panorama della musica antica in Italia, il Festival è parte del prestigioso REMA (Reseau Européen des Festivals de Musique Ancienne). La Rete Europea della Musica Antica promuove la musica medievale, rinascimentale e barocca in Europa e riunisce oltre 130 membri da 23 diversi Paesi, tra cui festival, accademie e artisti, per favorire la cooperazione, lo scambio di informazioni e la diffusione della musica antica. 
Antonio Vivaldi ed Egidio Romualdo Duni saranno al centro del nuovo concerto del festival materano: i due protagonisti del Settecento strumentale saranno, infatti, celebrati venerdì 7 novembre alle ore 20.00 con un concerto-evento che si terrà negli spazi del Palazzo Viceconte di Matera, in occasione del 250esimo anniversario della morte del compositore materano Egidio Romualdo Duni.
Antonio Vivaldi è oggi, in tutto il mondo, uno dei più noti compositori della storia della musica, amatissimo anche da un pubblico non abituato alla musica “classica”. Ed era già famosissimo al suo tempo, come dimostra l’enorme quantità di musica che gli veniva richiesta. Eppure, dopo la sua morte in povertà a Vienna nel 1741, il suo nome fu presto dimenticato e non compare in nessuna enciclopedia fino alla sua riscoperta piuttosto recente e in qualche modo romanzesca: soltanto intorno al 1930 furono acquisiti dalla Biblioteca Nazionale di Torino con due donazioni successive (Fondo Foà e Fondo Giordano) 27 grandi volumi manoscritti (quasi tutti autografi) che comprendono la gran parte delle opere di Antonio Vivaldi oggi conosciute: 80 cantate, 43 composizioni sacre compreso un oratorio, 20 melodrammi e pasticci e circa 307 composizioni strumentali. Questa epopea è stata brillantemente narrata in un recente romanzo storico di Francesco Maria Sardelli e dette origine alla “Vivaldi Renaissance”, consacrata da una Settimana Musicale Senese dedicata per la prima volta interamente a Vivaldi, di cui la Ricordi cominciò tempestivamente l’edizione delle musiche mentre a Venezia Antonio Fanna creava l’Istituto Italiano Antonio Vivaldi, ancor oggi fervidamente attivo presso la Fondazione Cini di Venezia.
La produzione strumentale di Vivaldi è sbalorditiva: 600 tra concerti e sonate, di cui quasi la metà per uno o più violini solisti, e altre opere per fagotto (39) violoncello (30) oboe (25) e via via per strumenti molto più rari e insoliti. Rispetto al violino, soltanto 25 furono i concerti composti per il “flauto” o “flautino”, denominazione che al tempo di Vivaldi denotava sempre il flauto dolce (e la sua taglia più piccola), ben distinto dal “traversiere” che è poi divenuto il flauto traverso della orchestra moderna. Non erano molti i compositori del tempo di Vivaldi che dedicarono concerti a questo strumento nobilissimo ma spesso usato solo per arricchire la tavolozza timbrica delle orchestre in arie d’opera o sacre riferite a paesaggi agresti, giardini incantati, uccelli, e cosi via. Dal 1725, tuttavia, una grande moda per il flauto dolce prese corpo in varie città italiane, tra cui Napoli, Roma e Venezia, spingendo compositori molto rinomati a dedicare sonate e concerti allo strumento, a volte pubblicati dalle ditte specializzate di Amsterdam, Parigi o Londra. Nei due concerti presentati in questo programma, RV 440 e RV 444, per le due taglie di strumento, si avverte lo straordinario virtuosismo che Vivaldi chiede all’esecutore, in questo caso uno dei più apprezzati a livello internazionale.
In alternanza con le pagine vivaldiane sono stati scelte alcune delle Sonate a Tre dalla edizione stampata da Egidio Romualdo Duni a Rotterdam da Alexis Magito nel 1738 (Sei sonate a tre Op.1) all’inizio del suo periodo olandese, durante il quale si iscrisse all’Università di Leiden e divenne paziente di un medico allora celebre in Europa, ricordato nel titolo di una commedia di Goldoni. Si tratta di un'edizione eccezionale non soltanto per il compositore materano, noto principalmente per le sue musiche operistiche, ma anche perché fu la prima edizione a stampa di musica da camera in Olanda. Più volte eseguite in varie occasioni concertistiche del Festival Duni – anche grazie all’edizione moderna per lo stesso Festival curata da Angelo Pompilio partendo da una ricerca di Luigi Pentasuglia – queste triosonate possono essere eseguite anche in forma di sinfonie per più strumenti ad arco per ognuna delle tre parti, secondo la prassi del tempo. Vivaldi era ancora vivo quando Duni faceva conoscere questo stile italiano al nord Europa, ma iniziava il tempo del suo declino, mentre il musicista materano avrebbe avviato nel decennio successivo il suo fortunato soggiorno in Francia.

(nelle foto, il flautista Aldo Abreu ed il violinista e direttore Francesco D'Orazio)

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