venerdì 28 marzo 2025

NICOLETTA MANNI E FRIEDEMANN VOGEL PER LA PRIMA VOLTA INSIEME IN ONEGIN DI CRANKO IN SCENA DOPO TRENT’ANNI ALL’OPERA DI ROMA

 
«La tua Tatiana è un personaggio vero, in carne ed ossa. Devi trasmettere verità per evitare di cadere nella trappola del melodramma». Siamo a Roma nel 1996 e così Reid Anderson-Graefe (nella foto a destra) parla ad Alessandra Ferri, protagonista dell’Onegin di John Cranko, in scena per la prima e unica altra volta al Teatro dell’Opera. A distanza di quasi 30 anni Anderson-Graefe, già direttore dello Stuttgart Ballet e custode dell’eredità artistica di Cranko, è nuovamente supervisore coreografico del balletto in programma al Teatro Costanzi dal 3 al 9 aprile, con Anteprima Giovani il 2 aprile (ore 19). Dramma in danza per eccellenza, ispirato al romanzo in versi di Aleksandr Puškin, Onegin è considerato espressione ed esempio perfetto dello ‘stile Cranko’ per genialità narrativa e spessore drammatico, uno dei capolavori della seconda metà del nostro secolo tra i balletti di questo filone. Anderson-Graefe è assistito da Yseult Lendvai, tra le elette interpreti del personaggio di Tatiana dopo Maria Haydée, musa di Cranko che ha danzato in questo ruolo alla prima assoluta di Onegin sessant’anni fa, il 13 aprile 1965, a Stoccarda.
 
A far rivivere la grande storia d’amore infelice narrata nell’Evgenij Onegin da Puškin, sono state chiamate due stelle: Nicoletta Manni (nella foto a sinistra) e Friedemann Vogel. Già interpreti di Tatiana e Onegin, i protagonisti, li interpretano per la prima volta l’una accanto all’altro, alla prima di giovedì 3 aprile alle 20.00, il 5 (ore 20) e l’8 aprile. Nicoletta Manni debutta così all’Opera di Roma nel ruolo che le è valso il titolo di étoile del Teatro alla Scala di Milano. Friedemann Vogel, star internazionale spesso ospite della Fondazione Capitolina, torna in uno dei suoi ruoli d’elezione, in cui ha debuttato nel 2015. Il danzatore viene dallo Stuttgart Ballet, che Cranko ha diretto dal 1961 alla morte, nel 1973. Qui la sua eredità è custodita e trasmessa.
 
Nelle altre quattro repliche fino al 9 aprile, cui si aggiunge una rappresentazione riservata alle scuole, gli stessi ruoli sono affidati agli artisti della compagnia capitolina diretta da Eleonora Abbagnato: l’étoile Rebecca Bianchi (4; 6; 9 ore 20) e la prima ballerina Federica Maine (5 ore 15; 9 ore 11 per le scuole), rispettivamente con il primo ballerino Claudio Cocino (4; 6; 9 ore 20) e il solista Giacomo Castellana (5 ore 15; 9 ore 11 per le scuole). Nei ruoli di Olga e Lenskij, complementari a quelli dei protagonisti, l’étoile Susanna Salvi con Simone Agrò (3; 5 ore 20; 8), le soliste Flavia Stocchi (4; 9 ore 20) e Marta Marigliani (6 aprile) con l’étoile Alessio Rezza (4; 6; 9 ore 20), Eugenia Brezzi con Mattia Tortora (5 ore 15; 9 ore 11 per le scuole). Dall’interazione fra questi quattro personaggi prendono vita i momenti chiave per lo sviluppo dell’azione drammatica che sono il cuore di Onegin: quei pas de deux fra i più belli della recente scena coreografica, innegabile specialità di Cranko.
Al Corpo di Ballo sono destinate le danze di insieme, folcloriche e contadine, ma anche i valzer, le danze borghesi e quelle aristocratiche.
Le musiche, un collage di brani di Čajkovskij elaborato da Kurt-Heinz Stolze, sono eseguite dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Philip Ellis (nella foto a destra). L’allestimento del De Nationale Opera di Amsterdam vede le scene e i costumi di Elisabeth Dalton e le luci di Steen Bjarke.
 
Onegin di Cranko non è una semplice versione danzata dell’Evgenij Onegin di Aleksandr Puškin, che il coreografo conobbe per la prima volta attraverso l’omonima opera di Čajkovskij. La gestualità moderna del suo linguaggio coreografico, non ricercato ma che al contrario dà un’impressione di spontaneità, è capace di tratteggiare la psicologia dei personaggi e descriverne le emozioni e i sentimenti, andando oltre quello che le parole e i sublimi versi di Puškin possono esprimere. Questo anche grazie alla perfetta aderenza emotiva tra la danza e la musica di Čajkovskij. Onegin di Cranko narra di un grande amore impossibile, quel tipo di amore che spesso anima la musica del compositore russo. Dell’opera non è stata usata nemmeno una nota. La partitura, affidata a Kurt-Heinz Stolze, è una colonna sonora che serve a narrare la vicenda. I brani scelti da altre composizioni cajkovskiane (quali Francesca da Rimini, Romeo e Giulietta, Le stagioni, Capricci di Osaka, Gli stivaletti e un gran numero di brani pianistici) forniscono l’accompagnamento ideale alle istantanee psicologiche dello ‘stile Cranko’.
Figura centrale del balletto europeo novecentesco, sudafricano (1927-1973) di famiglia israeliana, John Cranko (nella foto a sinistra) è maturato all’ombra del Royal Ballet con Ashton, de Valois, Helpman e Tudor, fino alla decisione di spostarsi in Germania, allo Stuttgart Ballet (1961), che diresse fino alla sua morte. Qui è stato autore del cosiddetto “miracolo di Stoccarda” che ha portato la compagnia dalla provincia, all’attenzione internazionale.
 
Dopo la prima di giovedì 3 aprile (ore 20), Onegin di John Cranko torna in scena venerdì 4 aprile, sabato 5 (ore 15 e ore 20), domenica 6 (ore 16.30), martedì 8 (ore 20) e mercoledì 9 aprile (ore 11 turno scuole e ore 20). Lo spettacolo è preceduto dall’Anteprima Giovani di mercoledì 2 aprile (ore 19) di cui sono protagonisti l’étoile Rebecca Bianchi (Tatiana), il primo ballerino Claudio Cocino (Onegin), la solista Flavia Stocchi (Olga) e Simone Agrò (Lenskij).


A Firenze, "Note d'arpa" con Bianca Masini il 5 aprile

 

Bianca Masini è nata nel 2002 a Greve in Chianti; ha iniziato suonare l’arpa all’età di sei anni, affascinata dallo strumento che aveva visto per la prima volta nel film “Gli Aristogatti”; di Walt Disney.
Dal 2016 al 2021 frequenta contemporaneamente il liceo musicale Dante, sotto la professoressa Diana Colosi e il Conservatorio Cherubini sotto la tutela di Patrizia Pinto e successivamente Antonella Ciccozzi, vincendo svariati concorsi e partecipando a numerose master classes, e completando gli studi presso il conservatorio di Firenze.
Nel concerto "Note d'arpa", promosso dall'Accademia Fiorentina Pro Arte, sabato 5 aprile alle ore 21 presso la Chiesa di Santa Maria a Coverciano (via Domenico M.Manni, Firenze), la Masini eseguirà pagine per sola arpa del Rinascimento spagnolo (Antonio de Cabezón), del Barocco (Haendel e J.S.Bach) del Romanticismo europeo (il britannico Elias Parish Alvars, il belga Alphonse Jean Hasselmans, il ceco Bedřich Smetana).

giovedì 27 marzo 2025

L’ISA omaggia Antonio Carlos Jobim con Morganti, Mirabassi e Taufic

 

Con Tributo a Jobim, l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese omaggia, nell’ultimo fine settimana di marzo, il padre della bossa nova, Antonio Carlos Jobim. I concerti si terranno sabato 29 marzo alle ore 18.00 al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila e domenica 30 marzo, sempre alle 18.00, a Tortoreto presso l’Auditorium del Centro Congressi Salinello Village.
Sul palcoscenico con i Professori dell’Orchestra dell’ISA si esibiranno tre musicisti d'eccezione: il clarinettista Gabriele Mirabassi, il chitarrista Roberto Taufic e Massimo Morganti, direttore e arrangiatore, ha curato con sensibilità e maestria gli arrangiamenti dei brani di Jobim per l'occasione.
Il programma musicale è interamente dedicato ai più amati brani del compositore che ha conquistato fama internazionale per le sue creazioni in cui fonde la tradizione musicale brasiliana con il jazz e la musica classica, creando un linguaggio musicale unico e inconfondibile. In scaletta si susseguiranno le coinvolgenti A Felicidade, Desafinado e Voce vai ver, le malinconiche Luiza e Saudade do Brasil, le evocative Chovendo na Roseira e Caminhos Cruzados, l'intensa Valse e l'inno all’uguaglianza Se todos fossem iguais a você. Un viaggio emozionante attraverso le diverse sfumature della bossa nova, per riscoprire la bellezza e la profondità della musica di un maestro immortale
“Questo programma – spiega il direttore artistico dell’ISA, il M° Ettore Pellegrino – è un esempio della varietà di generi che amiamo proporre al nostro pubblico e una prova della versatilità della nostra Orchestra. Avremo la possibilità di immergerci nelle atmosfere della bossa nova e di rendere omaggio a un genio che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica. Alcune sue composizioni sono diventate veri e propri standard della musica mondiale, amate e reinterpretate da tantissimi musicisti”.
 
Gabriele Mirabassi - clarinettista di fama internazionale noto per la sua versatilità e il suo virtuosismo, attivo con uguale disinvoltura sia nella musica classica che nel jazz. Negli ultimi anni svolge una ricerca approfondita sulla musica strumentale popolare brasiliana e sudamericana in genere. Collabora inoltre sistematicamente con artisti di ambiti eterogenei, partecipando a progetti di teatro, danza e canzone d’autore.

Roberto Taufic - chitarrista brasiliano di straordinario talento, artisticamente attivo da oltre trent’anni è un punto di riferimento in Italia e all’Estero per la peculiarità del suo stile, un incontro perfetto tra la tradizione musicale del suo paese e influenze jazzistiche.

Massimo Morganti, direttore e arrangiatore di grande esperienza, i suoi lavori sono stati suonati da numerose big band e orchestre in giro per il mondo; collabora con i più importanti musicisti del panorama Jazz italiano e internazionale sia in piccole formazioni che in grandi orchestre.



È stato presentato oggi nella sala Stampa della Regione Emilia-Romagna il programma di “Romagna in fiore 2025” che si svolgerà dal 10 maggio al 2 giugno nell’ambito della XXXVI edizione di Ravenna Festival.

 
Nove appuntamenti musicali in altrettante località della Romagna, tutti nel segno del green: i luoghi di spettacolo – spazi all’aperto di valore paesaggistico o storico – si raggiungono a piedi o in bicicletta e non ci sono ingombranti palcoscenici o luci artificiali. È questa la filosofia di Romagna in fiore, la rassegna ecosostenibile, diffusa e in dialogo con le comunità. Creata da Ravenna Festival nel 2024 per i territori più duramente colpiti dall’alluvione dell’anno precedente, Romagna in fiore è in scena anche quest’anno, dal 10 maggio al 2 giugno, con un nuovo itinerario di eventi pomeridiani nel fine settimana. Si ritorna a Faenza, Riolo Terme e Ravenna, ma si raggiungeranno anche Bagnacavallo (la cui frazione di Traversara è diventata l’immagine-simbolo della forza distruttiva delle acque lo scorso autunno), Modigliana, Mercato Saraceno, Forlì, Castel Bolognese, fino a Borgo Tossignano presso Imola, così allargando lo sguardo a Bologna e i suoi territori, anch’essi drammaticamente interessati dagli eventi. I protagonisti sono artisti italiani e internazionali dalla sensibilità green (Modena City Ramblers, Raphael Gualazzi, I Patagarri, Quintorigo con John De Leo, Ernst Reijseger & Cuncordu e Tenore de Orosei, PFM, Savana Funk, Fatoumata Diawara, Baba L’ Bluz, Noa, Martino Chieffo, Coro a Coro e Rachele Andrioli…), ma soprattutto le comunità locali, con il patrimonio di natura e tradizioni che custodiscono, e il pubblico che si metterà in cammino per condividere una nuova esperienza di spettacolo dal vivo.
 
La rassegna è organizzata da Ravenna Festival in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Provincia di Forlì-Cesena e i Comuni delle località interessate. Romagna in fiore 2025 è resa possibile dal sostegno del main partner Gruppo Hera, con il contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, con l’energia verde di Tozzi Green e con partner per la mobilità Ferri The Driving Solution. Radio Bruno è la radio ufficiale, mentre il partner organizzativo è Trail Romagna.
 
Prevendite biglietti da lunedì 31 marzo: ingresso 5 euro (omaggio per chi ha subito danni nelle alluvioni) alla Biglietteria del Teatro Alighieri (anche telefonicamente 0544 249244 e online su ravennafestival.org). Disponibile anche un carnet sostenitore per i nove concerti (50 euro) che include la t-shirt dell’edizione 2025 e una donazione alle piccole biblioteche alluvionate.
 
“Impegno sociale, attenzione all’ambiente e buona musica: ecco gli ingredienti che fanno di Romagna in Fiore una rassegna che riesce a coinvolgere e a parlare in modo positivo alle comunità - affermano il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e l’assessora alla Cultura Gessica Allegni – Un ricco programma, dove l’inclusione è la parola chiave, che siamo orgogliosi di sostenere. Una rassegna preziosa per i diversi messaggi che veicola e che contribuirà a mantenere accesi i riflettori su territori resi fragili dal cambiamento climatico. Luoghi che hanno sofferto per le recenti alluvioni, al centro delle nostre politiche, ma che conservano intatte le loro bellezze e le loro eccellenze paesaggistiche e culturali. Proprio qui, ne siamo convinti, la qualità della proposta artistica saprà saldarsi con la vicinanza, il calore e l’affetto degli artisti e del pubblico.”  

“Romagna in fiore è più di una rassegnaè un modello di buone pratiche per lo spettacolo dal vivo, che unisce attenzione all’ambiente, promozione dei territori e della loro cultura, qualità artistica e coinvolgimento delle comunità della Romagna – sottolineano il sovrintendente di Ravenna Festival Antonio De Rosa e il direttore artistico Franco Masotti – La scelta di luoghi raggiungibili a piedi o in bicicletta, l’assenza di elementi invasivi e l’incontro diretto tra pubblico, paesaggio e musica fanno di questo progetto un’esperienza indimenticabile tanto per gli spettatori quanto per noi addetti ai lavori e per gli stessi artisti in scena, chiamati a trasformare ogni appuntamento in uno stimolante dialogo fra arte e natura. E nei territori resi fragili dagli eventi alluvionali, la musica diventa anche un’opportunità di condivisione e un gesto di vicinanza. A questo proposito vorremmo ringraziare la Regione Emilia-Romagna, tutte le Amministrazioni coinvolte e le aziende che hanno scelto di sostenere il progetto.”
 
Sabato 10 maggio
 la rassegna si apre a Faenza, celeberrima capitale delle ceramiche, presso Castel Raniero, dove fra il 1926 e il 1932 fu creata una colonia elioterapica e che oggi è “casa” dell’ormai storico festival folk La Musica nelle Aie. All’opening act del cantautore romagnolo Martino Chieffo, in collaborazione con il MEI di Faenza, segue il concerto dei Modena City Ramblers. Gli 80 anni della Liberazione e il ventennale del loro disco d’oro Appunti partigiani sono l’occasione per celebrare i valori dell’antifascismo con il loro combat folk, un mix di contaminazioni rock e punk e amore incondizionato per il folk irlandese.
 
Domenica 11 maggio
 la destinazione è Traversara, frazione di Bagnacavallo fra le località più duramente colpite dall’esondazione del Lamone a settembre. Alla Torre, probabilmente eretta nel 1371, presidio fortificato nelle lotte fra guelfi e ghibellini e più tardi villa nobiliare, ci attende il cantautore e pianista Raphael Gualazzi, artista poliedrico dall’anima jazz e capace di flirtare tanto con l’hip-hop quanto con il ragtime, infondendo l’ondeggiante calore dello swing nelle “turbolenze” che imperversano alla radio.
 
Sabato 17 maggio
 il concerto de I Patagarri – travolgente e impenitente rivelazione di X Factor che oscilla fra swing, jazz e swag band e guarda al Dixieland degli anni Venti e al cantautorato italiano anni Sessanta – è a Modigliana, all’interno della foresta di Montebello. La riserva, nata negli anni Cinquanta come parte integrante di un programma nazionale di rimboschimento, è un poderoso polmone verde popolato anche di piante inaspettate: cedri e pini da tutti il mondo, larici giapponesi, cipressi dell’Arizona, rarità come il pino bruzio…una sorta di giardino botanico forestale a pochi passi dal Monte della Chioda.
 
Domenica 18 maggio
 l’appuntamento è con i Quintorigo e John De Leo, il loro primo cantante e una delle grandi voci della scena non solo italiana. La celebrazione del quarto di secolo dell’album Rospo è l’occasione di riprovare l’ebbrezza di una visione musicale che unisce rock e cameristica, prog e jazz. Il concerto è ospitato dall’Azienda Agricola Clorofilla sulle colline di Mercato Saraceno, il cui nome deriva dall’abitudine di famiglie nobili della costa, come gli Onesti di Ravenna che qui avevano un fiorente mercato, di chiamare Saraceno uno dei figli per scaramanzia contro la minaccia dei pirati.
 
Sabato 24 maggio la versatilità del violoncellista e compositore olandese Ernst Reijseger incontra la tradizione popolare della formazione vocale sarda Cuncordu e Tenore di Orosei per The Face of God, accostando sacro e profano, liturgico e quotidiano, suoni ancestrali e improvvisazione nella scenografia di Borgo Tossignano, nel territorio bolognese nei pressi di Imola. La Casa del Fiume, ex casa colonica oggi centro visite del Parco della Vena del Gesso Romagnola, si affaccia sulle sponde del fiume Santerno, in una splendida oasi ricca in dotazioni didattico-naturalistiche.
 
Domenica 25 maggio
 il Parco Urbano Franco Agosto di Forlì accoglie la leggendaria Premiata Forneria Marconi, il cui prog rock ha segnato stagioni di musica italiana e conquistato anche il pubblico internazionale; iconico il sodalizio con Fabrizio De André, a cui la Premiata Forneria Marconi renderà omaggio in occasione dell’85° anniversario della nascita. L’opening act è invece affidato a Al Caravël, con un poema musicale in dialetto forlivese. Il luogo di spettacolo è il principale parco pubblico di Forlì, 27 ettari intitolati al primo sindaco della città dopo la Liberazione e collocati tra centro storico e fiume Montone tra prati, alberi e una composita fauna – caratteristica la “collina dei conigli”, i cui inquilini vagano liberi e indisturbati per il parco.
 
Sabato 31 maggio
 si raggiunge il Mulino Scodellino a un paio di chilometri dal centro di Castel Bolognese e il cui nome deriva probabilmente dalla “scudella” di farina trattenuta dal mugnaio. Ultimo esempio dei mulini in mattoni eretti fra XIV e XV secolo lungo il canale, oggi è tornato a produrre farina con la riattivazione della vecchia macina con molatura ad acqua. Protagonisti al Mulino i Savana Funk, esplosiva band emiliana che dalle origini underground è arrivata anche al palcoscenico del Concerto Primo Maggio a Roma un paio di anni fa, con un mix di black-music, rock e afrobeat.
 
Domenica 1 giugno
 Romagna in fiore ritorna alla Torraccia di Ravenna, in uno dei terreni di C.A.B. TER.RA., prima cooperativa agricola della provincia (nata nel 1888 su iniziativa di Nullo Baldini e un gruppo di braccianti). Presso la seicentesca torre di avvistamento, l’appuntamento è reso possibile dalla collaborazione con il Festival delle Culture, per una festa di colori, balli e culture: il primo concerto con la cantautrice maliana Fatoumata Diawara, carismatica portabandiera della nuova scena musicale africana, e il secondo con Bab L’ Bluz, gruppo franco-marocchino che combina la musica tradizionale Gnawa e Hassani con rock, suoni psichedelici e blues.
 
Lunedì 2 giugno
 la rassegna si conclude a Riolo Terme con la colta e sensibilissima cantautrice, poetessa e attivista israeliana Noa, preceduta in scena dal Coro a Coro guidato da Rachele Andrioli. L’appuntamento è alla Casetta del Vento, uno dei tre poderi sul crinale sovrastante il vecchio campo da golf. Le colline di Riolo sono un paesaggio unico che si apre sulla Vena del Gesso Romagnola, recentemente riconosciuta Patrimonio dell’Umanità Unesco, e le tre cime di Monte Mauro.

Nelle immagini, dall'alto: Faenza, Castel Raniero (foto di Gerardo Lamattina) / Bagnacavallo, Torre di Traversara / Modigliana, Foresta di Montebello / Borgo Tossignano, La Casa del Fiume / Martino Chieffo / I Patagarri (foto di Virginia Bettoja) / John De Leo / Al Caravël / Savana Ffunk (foto di Francesca Sara Cauli) / Bab L’ Bluz / Coro a Coro e Rachele Andrioli


1 APRILE 2025 | TEATRO MUNICIPALE VALLI | Junge Deutsche Philharmonie | Roderick Cox, direttore e Kian Soltani, violoncello

 
Teatro Municipale Valli, Reggio Emilia
1 aprile 2025, h 20:30
Junge Deutsche Philharmonie
Roderick Cox, direttore
Kian Soltani, violoncello

Antonin Dvořák
Concerto per violoncello n.2 in si minore op. 104
Igor Stravinskij
Le Sacre du Printemps


Junge Deutsche Philharmonie, ovvero ‘l’orchestra del futuro’: creativa, vivace e con un’incredibile propensione a plasmare il mondo musicale di domani. L’orchestra riunisce i migliori studenti dei conservatori di lingua tedesca dai 18 ai 28 anni, che mettono il loro cuore e la loro anima nella musica e che vogliono creare una visione per il futuro. Suonano secondo i più alti standard artistici, sviluppano performance sperimentali per il loro festival biennale FREISPIEL e visitano regolarmente le grandi sale da concerto in Europa e nel mondo. Jonathan Nott è Direttore Principale e Consulente Artistico dal 2014.
L’attenzione alla musica contemporanea è stata scritta nel DNA della Junge Deutsche Philharmonie fin dalla sua fondazione nel 1974. Questo perché l’orchestra desidera ‘oltrepassare i confini’, sconvolgere le abitudini di ascolto tradizionali e assaporare i mondi sonori di oggi. Accompagna il nostro pubblico in un viaggio musicale e cerca di assicurarsi che i suoi concerti siano memorabili. Oltre alla musica contemporanea, offre anche il grande repertorio sinfonico e la pratica esecutiva storicamente informata.
In quanto ‘orchestra del futuro’, la Junge Deutsche Philharmonie è pioniera tra le orchestre ‘democraticamente organizzate’ di tutto il mondo. In sostanza questo significa che i musicisti fanno quasi tutto da soli!
Ognuno di loro ha l’opportunità di prendere parte attiva alla gestione dell’orchestra contribuendo per esempio alla pianificazione del programma o entrando a far parte del consiglio direttivo stesso dell’orchestra. Condividono la passione per la musica anche verso ‘l’esterno’, organizzando lavori di sensibilizzazione della comunità, presentando discorsi pre-concerto, visitando le scuole mentre sono in tournée o collaborando a lungo termine con le scuole locali. I workshop, dedicati all’ampliamento degli orizzonti dei musicisti, e le prove con musicisti orchestrali esperti li preparano alla vita, professionale e non. Per l’orchestra questo è molto più che imparare a suonare il proprio strumento in un ambiente orchestrale: è un trampolino di lancio fondamentale per passare dallo studio all’essere un vero e proprio ‘musicista professionista’ e un sigillo di qualità per molte orchestre professionali. Non c’è da stupirsi che molti dei suoi diplomati abbiano accesso alle principali orchestre o ricoprano cattedre di alto livello di insegnamento. Dalle fila della Junge Deutsche Philharmonie sono stati generati numerosi rinomati ensemble che hanno avuto un impatto duraturo sulla vita culturale tedesca, quali la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, l’Ensemble Modern, l’Ensemble Resonanz e la Freiburg Baroque Orchestra. Il lavoro della Junge Deutsche Philharmonie ha l’onore di essere patrocinato dalla Commissaria Federale per la Cultura e i Media, Claudia Roth. I Berliner Philharmoniker invitano regolarmente l’ensemble alla Philharmonie di Berlino per suonare e per trasmettere in streaming i concerti dal vivo tramite la sua ‘Sala Concertistica Digitale’.
La Junge Deutsche Philharmonie è orgogliosa della sua speciale partnership con l’Orchestra Sinfonica di Bamberg che dura dal 2015 ed è grata per il generoso sostegno dei suoi Mecenati, del suo Consiglio di Amministrazione, dell’Associazione Freunde der Jungen Deutschen Philharmonie e dei suoi sponsor. Ultimo, ma non meno importante: il suo lavoro è stato premiato con il rinomato Binding-Kulturpreis nel 2020.


“Per Prokofiev, si trattava del suono dello spirito umano, ma dal punto di vista di Cox, suonava come se fosse la sua propria storia: prendere ciò che già aveva e immaginare se stesso dal nuovo.” (Sinfonia n. 5, Washington Post).  
Nel luglio 2020 Roderick Cox ha parlato al New York Times del suo impegno nel tentativo di cambiare le percezioni storiche e ristrette della musica classica. Attraverso la sua carriera, sia sul palcoscenico sia fuori, stabilisce un proprio standard di eccellenza, diversità, opportunità e accessibilità per la musica che ama. 
Dalla stagione 2024/25, Roderick Cox ricoprirà il ruolo di Direttore Musicale dell’Opéra Orchestre National de Montpellier Occitanie. Gli inviti dai più importanti ensemble internazionali includono la Philadelphia Orchestra, la Boston Symphony, l’Orchestre de Paris, la Los Angeles Philharmonic, la Cincinnati Symphony, la Cleveland Orchestra, la Philharmonia Orchestra e la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin. È inoltre fondatore della ‘Roderick Cox Music Initiative’ (RCMI, 2019) – un programma che coltiva opportunità e offre borse di studio a giovani musicisti, di modo da rendere la musica più accessibile. Il pluripremiato film documentario del 2020, intitolato Conducting Life (Elk Mountain Productions), traccia il percorso di Roderick Cox e riflette la sua appassionata convinzione nel potere trasformatore della musica.
Tra le collaborazioni salienti più recenti si annoverano la Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, la Staatskapelle Dresden, la Philharmonia Orchestra, la City of Birmingham Symphony Orchestra, la BBC Symphony Orchestra, l’Orchestre de la Suisse Romande, la Detroit Symphony Orchestra, la Minnesota Orchestra, la Seattle Symphony Orchestra e la Cincinnati Symphony Orchestra. Nella scorsa stagione Roderick Cox ha debuttato in Canada con l’Orchestre Symphonique de Montreal e il National Arts Centre di Ottawa. 
La stagione 2024/25 prevede nuove collaborazioni con la Philadelphia Orchestra, la Atlanta Symphony, la Halle Orchestra (UK), la Lahti Sinfonia, la WDR Symphony, oltre ad impegni con la Filarmonica di Rotterdam, i Bamberg Symphoniker, l’Orchestra dell’Opera Nazionale Finlandese, la Sinfonica di Anversa e la Sydney Symphony Orchestra. Inoltre Roderick Cox sarà impegnato in una tournée con la Junge Deutsche Philharmonie che includerà Berlino e Amburgo. Tornerà inoltre all’Orchestra da Camera del Festival Musicale di Aspen nell’estate del 2024. 
Nel 2024, Roderick Cox ha debuttato con l’English National Opera ne “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. Ha diretto alla Houston Grand Opera (“I Pescatori di Perle”), alla San Francisco Opera (“Il Barbiere di Siviglia”), alla Washington National Opera (“Blue” di Jeanine Tesori) e all’Opéra National de Montpellier (“Rigoletto” e “La Bohème”). 
Roderick Cox ha pubblicato, nel febbraio 2023, un’acclamata registrazione della “Negro Folk Symphony” di William Dawson con la Seattle Symphony Orchestra; questa registrazione ha ricevuto grandi elogi dal New York Times (“una delle cinque migliori registrazioni da ascoltare”), oltre a ricevere una valutazione a cinque stelle dal BBC Music Magazine. Nominata per il BBC Music Magazine’s Opera Award 2023, la registrazione dell’intrigante opera “Blue” di Jeanine Tesori con la Washington National Opera Orchestra, in associazione con la San Francisco Classical Recording Company, è stata pubblicata dall’etichetta Pentatone nel marzo 2022. 
Vincitore del Sir Georg Solti Conducting Award 2018 (U.S. Solti Foundation), Roderick Cox è nato a Macon, in Georgia. Ha frequentato la Schwob School of Music alla Columbus State University e poi la Northwestern University, laureandosi con un master nel 2011. Nel 2013 ha ricevuto il Robert J. Harth Conducting Prize dal Festival Musicale di Aspen e ha ricevuto borse di studio dalla Chicago Sinfonietta (nell’ambito del programma Project Inclusion) e dal Chautauqua Music Festival, dove è stato David Effron Conducting Fellow. Nel 2016, Roderick Cox è stato nominato Associate Conductor della Minnesota Orchestra, sotto la guida di Osmo Vänskä, per tre stagioni, dopo aver precedentemente collaborato come assistant conductor per un anno. 
 

Descritto da The Times come “violoncellista notevole” e da Gramophone come “pura perfezione”, Kian Soltani suona con uno stile che contiene profondità di espressione e maestria tecnica, a cui si abbinano una presenza scenica carismatica e una capacità di creare un’immediata connessione emotiva con il pubblico. Attualmente è invitato dalle principali orchestre, direttori d’orchestra e sale concertistiche del mondo e sta diventando uno dei più ricercati violoncellisti sulla scena internazionale.
Nella stagione 2023/24 sarà Focus Artist della Tonhalle-Orchester di Zurigo e condividerà il palcoscenico con i Wiener Symphoniker, la WDR Sinfonieorchester, la NDR Elbphilharmonie Orchestra, la Cincinnati Symphony Orchestra, l’Orchestre de Chambre de Lausanne, la Konzerthausorchester Berlin e la NHK Symphony Orchestra. Terrà inoltre tournée con la Camerata Salzburg e la Mahler Chamber Orchestra. I suoi recenti successi orchestrali includono collaborazioni con l’Orchestre de la Suisse Romande, la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, la Netherlands Radio Philharmonic Orchestra, la Detroit Symphony Orchestra e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Nel campo dei recital continua ad apparire in sale e serie prestigiose tra cui la Pierre Boulez Saal di Berlino, la Wigmore Hall di Londra, il Musikverein di Vienna, la Beethovenhaus di Bonn e la Konzerthaus di Dortmund. Nel 2017 Kian Soltani ha firmato un contratto discografico in esclusiva con Deutsche Grammophon e il suo primo disco, intitolato ‘Home’, è uscito nel febbraio 2018; il CD ha ottenuto grande successo internazionale ed è stato descritto da Gramophone come “sublime”. Da allora Kian Soltani ha registrato altri dischi, tra i quali quello con i Trii per pianoforte di Dvorak e Tchaikovsky eseguiti dal vivo con Lahav Shani e Renaud Capucon all’Aix Easter Festival nel 2018 e quello con il Concerto per violoncello di Dvořák con la Staatskapelle Berlin e Daniel Barenboim (agosto 2020).
Nek 2022 ha vinto l’Innovative Listening Experience Award e un Opus Klassik, il più ambito riconoscimento tedesco nel campo della musica classica, ricevuto per “Cello Unlimited”, album pubblicato nell’ottobre 2021. Per tale incisione Kian Soltani ha collaborato con Deutsche Grammophon per tutto il 2020: una vera e propria celebrazione delle musiche per violoncello e le colonne sonore cinematografiche. Lo stesso Kian Soltani ha commentato così: “Tutto ciò che ascolterete di questo album è frutto esclusivo del mio violoncello e di me stesso. Le potenzialità di questo strumento sono illimitate e infinite, e questo album vuole celebrare proprio il violoncello e questo genere di musica”.
Kian Soltani ha attirato l’attenzione di tutto il mondo nell’aprile 2013, con la vittoria del Concorso Internazionale Paulo di Helsinki. Nel febbraio 2017 ha vinto anche il rinomato Leonard Bernstein Award in Germania mentre nel dicembre dello stesso anno è stato insignito del prestigioso Credit Suisse Young Artist Award.
Nato a Bregenz nel 1992 da una famiglia di musicisti persiani, Kian Soltani ha iniziato a suonare il violoncello all’età di quattro anni e, a soli dodici anni, è entrato a far parte della classe di Ivan Monighetti all’Accademia Musicale di Basilea. È stato scelto come destinatario della borsa di studio della ‘Anne-Sophie Mutter Foundation’ nel 2014 e ha completato ulteriori studi come membro del Young Soloist Program presso l’Accademia di Kronberg, in Germania. Si è ulteriormente perfezionato alla International Music Academy del Liechtenstein. Dall’ottobre 2023 detiene la posizione di Professore di violoncello all’Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna, in Austria. Kian Soltani suona un violoncello Stradivari “London ex Boccherini 1694”, su gentile concessione della Beares International Violin Society.
 
Dvořák compose il Concerto per violoncello op. 104 a New York tra 1894 e 1895, durante il suo secondo soggiorno americano e nella sua ultima fase compositiva. In esso raggiunge un equilibrio “beethoveniano” tra violoncello e orchestra e dimostra una mirabile capacità di sfruttare tutte le potenzialità timbriche dello strumento solista. La felicità dell’invenzione melodica (anche di derivazione folclorica) e la vitalità ritmica tipiche di Dvořák si uniscono qui a momenti di struggente malinconia e a una particolare intensità che hanno reso questo concerto una delle pagine più amate del compositore boemo.
 
Il 29 maggio 1913 Le Sacre du Printemps inaugurava la stagione dei Ballets russes a Parigi, sotto la direzione di Pierre Monteux e con la coreografia di Nijnsky. Lo scandalo fu clamoroso. L’apparizione del Sacre parve sconvolgere tutti i canoni della bellezza e del gusto per l’inaudita violenza con cui si evocava l’irruzione di forze selvagge e primordiali, l’irrompere di un primitivismo “barbarico” che impresse un segno indelebile su tutta la musica del ‘900.