giovedì 9 ottobre 2025

MODENA BELCANTO FESTIVAL: 10 OTTOBRE KAMMERMUSIK N.3

 

Venerdì 10 ottobre, ore 20.30
Teatro Comunale Pavarotti-Freni | Sala del Ridotto
Kammermusik n.3 
 
In collaborazione con Tempo di Musica / Festival Modena Contemporanea
 
Per il progetto Kammermusik, terzo e ultimo appuntamento con il progetto che vedrà protagonista - venerdì 10 ottobre, ore 20.30 Teatro Comunale Pavarotti-Freni | Sala del Ridotto - il basso Giacomo Pieracci (nella foto a destra) accompagnato al pianoforte da Maria Grazia Bellocchio (nella foto in alto).
Il concerto Kammermusik n.3 mette in dialogo tre voci musicali appartenenti a epoche e sensibilità differenti, ovvero Gustav Mahler, György Kurtág e la giovane compositrice Gaia Aloisi, accomunate da un rapporto intenso con la parola poetica come fonte e materia del suono dove il linguaggio e la musica si fondono, rivelando la parola non solo come veicolo di significato, ma come fenomeno fisico, corpo vibrante e materia sonora.
Si parte con Mahler per il quale la poesia è vocazione e specchio dell’esistenza. I Rückert-Lieder, composti tra il 1901 e il 1904, rappresentano una delle vette della sua produzione vocale, in cui l’autore si confronta con i versi intimi e meditativi di Friedrich Rückert. Ogni Lied è un microcosmo emotivo che unisce delicatezza e profondità, portando la parola poetica oltre il suo contenuto semantico fino alla trascendenza musicale. Nel celebre Ich bin der Welt abhanden gekommen, Mahler trasforma il sentimento di estraneità dal mondo in una sospensione del tempo e del suono: non un addio, ma una sublimazione dell’esistenza in un altrove sonoro.
Rispetto al ciclo di Des Knaben Wunderhorn, più popolare e ironico, i Rückert-Lieder segnano una svolta verso una dimensione più interiore, sobria e riflessiva, dove il pianoforte partecipa attivamente alla costruzione del senso poetico-musicale.
Con György Kurtág, tra i massimi maestri del linguaggio frammentato del Novecento, si entra nella poesia come una fonte di concentrazione e intensità. Nei Quattro canti su poesie di János Pilinszky (in seguito ridotti a tre), la parola diventa materia da scolpire insieme al suono.
I versi di Pilinszky, intrisi di dolore, solitudine e trascendenza, ispirano a Kurtág una musica fatta di gesti minimi e silenzi carichi di significato. Ogni Lied è un frammento di esistenza, una meditazione sull’essere e sull’assenza. Il pianoforte, ridotto all’essenziale, accompagna la voce grave come eco interiore, mai come semplice sostegno, ma come controparte spirituale.
Il risultato è una poetica del frammento: “minimo gesto, massima espressione”, cifra distintiva di Kurtág, che rinnova il rapporto tra parola, musica e silenzio.
Con Meinem Lieben, meinem Lied, la compositrice cagliaritana Gaia Aloisi (nella foto a sinistra) si ispira all’ultimo verso della poesia di Rückert Ich bin der Welt abhanden gekommen. La sua scrittura, concepita per voce di basso e pianoforte, interroga i limiti tra parola, fonazione e suono puro.
Nella sua visione, la voce non è soltanto portatrice di significato, ma una presenza fisica, vibrante, che abita il silenzio. Il testo si svuota progressivamente di contenuto semantico per lasciare emergere sfumature timbriche, sospensioni e microvariazioni. Il pianoforte, lontano da ogni funzione di accompagnamento, diventa superficie riflettente e intermittente, in un gioco di sfioramenti e alternanze. Aloisi non racconta l’assenza, la abita, restituendo alla parola la sua corporeità e al suono la sua densità materica, in sintonia con le ricerche più radicali del secondo Novecento.


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