mercoledì 26 febbraio 2025

IUC: Sabato 1 marzo - Il Quartetto di Cremona suona L’Arte della Fuga di Bach

 

Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
80a Stagione 2024 | 2025
Sabato 1 marzo . ore 17.30


Quartetto di Cremona
Cristiano Gualco - violino Nicola Amati, Cremona 1640
Paolo Andreoli - violino Paolo Antonio Testore, Milano ca. 1758 (Kulturfonds Peter Eckes)
Simone Gramaglia - viola Giovanni Paolo Maggini “Joyce”, ca. 1605 (Fondazione Pro Canale)
Giovanni Scaglione - violoncello Dom Nicola Amati, Bologna 1712 (Kulturfonds Peter Eckes) 

Johann Sebastian Bach
L’Arte della Fuga BWV 1080
(eseguita con sette strumenti)

Da sempre punto di forza delle programmazioni dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, un focus sui quartetti d’archi, tra cui non poteva mancare il Quartetto di Cremona (nella foto di Nikolaj Lund), eccellenza cameristica mondiale legata alla IUC da un rapporto decennale in esclusiva su Roma. Per il loro secondo concerto di questa stagione, sabato 1 marzo alle 17.30 in Aula Magna, i quattro musicisti propongono l’Arte della Fuga di Bach, in una speciale versione eseguita con sette strumenti.
L’Arte della Fuga fa parte delle ultime composizioni bachiane, rimasta incompiuta a causa dell’età e del peggioramento delle condizioni di salute dell’autore. Insieme a L’Offerta musicale, è universalmente considerata come una delle opere più complesse e articolate mai scritte, uno dei vertici più alti della polifonia contrappuntistica nella storia della musica. Composta fra il 1749 e il 1750, L’Arte della Fuga è un compendio di tutte le conoscenze acquisite nell’arco di una vita a proposito dell’utilizzo del contrappunto e della fuga concepito, forse, non tanto per l’esecuzione quanto per lo studio approfondito delle stesse. L’opera comprende 15 fughe e 4 canoni, tutti segnati con l’indicazione originale di contrappunti: un culmine di virtuosismo polifonico, che sfrutta tutti gli espedienti possibili nel rielaborare un soggetto, applicando il principio della variazione a un unico tema dato esposto in apertura. Il principio compositivo risiede nell'interazione di quattro voci in uno stesso discorso, per questo motivo nessuno strumento o voce umana sono specificati per la sua esecuzione. La scelta della combinazione strumentale impiegata in una determinata esecuzione può variare dunque di volta in volta, influenzata dal punto di vista degli esecutori e dall’organico disponibile. L’Arte della fuga, infatti, è stata trascritta per quasi tutte le combinazioni possibili, da un solo strumento a tastiera alla grande orchestra.
Con il principale intento di offrire un'interpretazione fedele alla partitura originale, mantenendo lo sviluppo delle voci così come scritto da Bach ed evitando quindi trascrizioni, in alcuni contrappunti il Quartetto di Cremona introduce nell'ensemble una viola al posto del secondo violino e una viola tenore al posto di una normale. La viola tenore (nella foto), infatti, è più grande e dal suono molto più profondo in quanto accordata Re-Sol-Do-Fa. In questo modo, le linee originali sono accuratamente seguite e chiaramente distinguibili, creando una fusione uniforme di tutte le voci. Per l’occasione, dunque, il secondo violino, Paolo Andreoli, ha imparato a suonare la viola che alterna in maniera strabiliante al violino durante l’esecuzione. Simone Gramaglia invece si è fatto costruire appositamente una viola tenore e ha richiesto delle corde di fattura particolare per il nuovo strumento. Ma non è tutto, Gramaglia affronta un paio di canoni anche con il flauto dolce, dimostrandosi un musicista estremamente versatile. In totale, quindi, nell’esecuzione ad hoc del Quartetto di Cremona, gli strumenti sul palco sono ben sette.


Fin dalla propria fondazione nel 2000, il Quartetto di Cremona (nella foto di Nikolaj Lund) si è affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale. 
Tra gli impegni più rilevanti delle passate stagioni, concerti al Concertgebouw (Amsterdam), alla Elbphilharmonie (Amburgo), alla Konzerthaus Berlin, alla Wigmore Hall (Londra), a Stoccolma, Mumbai, Ginevra, Salisburgo, per il Festival Schubertiade, la Chamber Music Society del Lincoln Center di New York e per i principali festival e società di concerto italiani. Nella stagione 23/24, l’acclamato debutto alla Carnegie Hall (ottobre 2023) è stato seguito dal re-invito al Lincoln Center (marzo 2024). Nella stagione 24/25 festeggerà i 25 anni di carriera con concerti in Italia, Giappone, Olanda, Germania, Svizzera, Taiwan e Cina, una tournée in Spagna e due in Nord America. Verrà anche pubblicato un nuovo CD: L’Arte della Fuga di Bach, eseguita con sette strumenti per non alterare la scrittura originaria della partitura (Orchid Classics). Tra le precedenti incisioni, tutte accolte con grande interesse dalla critica internazionale: “Italian Postcards” (2020, Avie Records); un doppio CD dedicato a Schubert (2019, Audite); l’integrale dei Quartetti di Beethoven (2018, Audite). Il Quartetto di Cremona è titolare della cattedra del “Corso di Alto Perfezionamento per Quartetto d’Archi” presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona ed è regolarmente invitato a tenere masterclass in Europa, America, Asia.
       

MUSICHE DI RAVEL E STRAVINSKY PER IL CONCERTO DIRETTO DA GABRIELE FERRO AL TEATRO MASSIMO

 
Sabato 1 marzo alle 20:30, torna sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo il direttore musicale onorario Gabriele Ferro, con un programma musicale che rende omaggio al compositore Maurice Ravel, a 150 anni esatti dalla nascita. Il concerto si conclude infatti con la sua composizione più nota in assoluto, il Boléro, col suo ritmo ostinato scandito dal tamburo, e gli strumenti che intervengono uno dopo l'altro ad esporre i due temi principali che per tutta la composizione si alternano, in modo affascinante e ossessivo. Composto nel 1928 come balletto, il Boléro si è affermato fin da subito anche in sala da concerto, diventando uno dei temi classici più conosciuti al mondo. “È il primo esempio di musica minimalista che verrà molto dopo con Philip Glass e altri negli anni ‘70 – dice Gabriele Ferro - Iniziato quasi per gioco, è diventato per l’ossessiva ripetizione dei temi ed il costante crescendo e ispessimento della strumentazione, un lavoro drammatico. Confermato dagli accordi finali che squarciano la composizione”.
Al Boléro sono accostati, nella prima parte del concerto, una composizione di Stravinsky dello stesso periodo (1930) ma di carattere totalmente diverso, cioè la Sinfonia di Salmi, per coro e orchestra, la più famosa tra le sue composizioni sacre. Tre salmi dalla Bibbia sono uniti in successione, in un percorso - dalla supplica al ringraziamento - che già nel testo dà ampio spazio a dettagli musicali, sapientemente sfruttati da Stravinsky. “Una musica che proviene dall’inconscio, primordiale, arcaico, profondo” – come afferma Gabriele Ferro. Orchestra e Coro del Teatro Massimo. Maestro del Coro Salvatore Punturo.
Sempre di Ravel, sarà eseguita un'altra composizione legata alla danza, la Suite n. 2 dal balletto Daphnis et Chloé, scritto nel 1912 per i Ballets russes di Diaghilev, che riporta invece al mondo spensierato della Belle époque: un mondo dove l'attrazione per la Grecia antica, con il riferimento al romanzo ellenistico, non è rivolto all'austera classicità del marmo bianco ma agli intensi colori pastello delle sensuali scene bucoliche. Un mondo della cultura francese che, come sottolinea il maestro Gabriele Ferro, “è già dadaista nella sua ricerca di libertà espressiva”.

Ristori Baroque Festival al via nel segno di Vivaldi con Fabio Biondo ed Europa Galante | sabato 1° marzo, ore 20:30


Antonio Vivaldi
Sinfonia avanti l’opera da “Ercole sul Termodonte” RV 710
Sinfonia avanti l’opera da “Griselda” RV 718
Sinfonia avanti l’opera da “Dorilla in Tempe” RV 709 
“Le Quattro Stagioni” quattro concerti per violino archi e basso continuo da “Il Cimento
dell’Armonia e dell’Invenzione” op.8
Concerto n.1 in Mi maggiore “La Primavera” RV 269
Concerto n.2 in sol minore “L’Estate” RV 315
Concerto n.3 in Fa maggiore “L’Autunno” RV 293
Concerto n.4 in fa minore “L’Inverno” RV 297


Fabio Biondi violino solo e direttore

Fabio Ravasi violino
Beatrice Scaldini violino
Ernest Braucher viola
Alessandro Andriani violoncello
Patxi Montero violone
Giangiacomo Pinardi tiorba
Paola Poncet clavicembalo

Il Ristori Baroque Festival, terza edizione dal titolo “Evocazioni”, debutterà sabato 1° marzo, ore 20:30, con il violinista di fama internazionale Fabio Biondi, e l’ensemble Europa Galante. Assieme alla sua orchestra, Biondi proporrà una delle opere più iconiche del repertorio barocco, Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, con la personalità, brillantezza, energia, fantasia e generosità che lo contraddistinguono nell’affrontare questo repertorio, soprattutto italiano. Un’interpretazione che ha segnato fin dall’uscita della registrazione negli anni Novanta, uno spartiacque tra il prima e il dopo, nel segno dell’estro, dell’imprevedibilità e dell’originalità di Vivaldi. Sonorità ed emozioni che, ragionando per immagini, immergono nell’atmosfera dei dipinti di Canaletto. Primavera, Estate, Autunno e Inverno sono i primi quattro della raccolta di dodici concerti per violino solista e archi e basso continuo intitolata “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione”. In partitura riportato per esteso il testo dei quattro sonetti di riferimento, di autore ignoto, scritti forse da Vivaldi stesso. Ciò che è sorprendente in questi famosissimi concerti, è il grado di imitazione sonora a cui Vivaldi si spinge nella descrizione delle immagini naturalistiche evocate nei sonetti. Completeranno il programma tre Sinfonie Avanti l’Opera da “Ercole sul Termodonte”, “Griselda”, “Dorilla in Tempe”, tre autentiche perle. Quella da Ercole sul Termodonte è articolata in due grandi sezioni contrastanti e una breve ripresa conclusiva: la prima parte è luminosa, veloce e sprigiona una grande energia. La seconda parte si distanzia dalla prima in modo netto per carattere, tempo e atmosfera, portando in primo piano la melodia dei violini primi, commentata dal pizzicato di tutti gli altri strumenti. Nella terza parte ritorna tutta la compagine strumentale, che si lancia verso la conclusione. Dorilla in Tempe debuttò il 9 novembre 1726 al Teatro Sant’Angelo. Nell’opera barocca, il reimpiego e l’autocitazione erano prassi consolidate e ampiamente diffuse e a tal proposito, vale la pena segnalare la linea melodica del tema della “Primavera” che compare nella terza sezione dell’ouverture. All’origine della Griselda va collocato l’incontro di Vivaldi con il giovane Carlo Goldoni, cui l’impresario del teatro San Samuele aveva affidato il compito di realizzarne il libretto. Questo Teatro era molto modesto e il compositore ebbe a disposizione la sola orchestra d’archi. 


Europa Galante, riconosciuta ‘tra le migliori orchestre al mondo’ (Gramophone), nasce nel 1989 dal desiderio di fondare un gruppo strumentale italiano per le interpretazioni su strumenti d’epoca del grande repertorio barocco e classico. La scoperta della musica antica era allora appannaggio esclusivo dei musicisti del Nord d’Europa, e l’esigenza di una rilettura italiana di questo repertorio è stata alla base della costituzione di Europa Galante. L’ensemble ha ottenuto grande successo già dalla pubblicazione e oggi si esibisce in tutti i continenti. L’evento serale sarà preceduto, alle 18:30, dall’inaugurazione ufficiale del Ristori Baroque Festival a Palazzo Canossa di Verona, luogo immerso nella storia progettato dall’architetto e urbanista Veronese, Michele Sanmicheli. Il direttore artistico del Teatro Ristori, Alberto Martini, sarà in dialogo con lo stesso Fabio Biondi. Insieme ripercorreranno l’epoca musicale barocca, caratterizzata dallo stupore e dalla meraviglia, introducendo gli appuntamenti di questa terza edizione. Ingresso gratuito previa prenotazione su Eventbrite.



Silvia Paparelli vince il Premio Buscaroli

 

L’Associazione “Amici di Piero Buscaroli” e la famiglia Buscaroli sono lieti di comunicare che il premio “Piero Buscaroli” 2024 è stato assegnato a Silvia Paparelli per il suo saggio An die ferne Geliebte. Una ricognizione sul Liederkreis op. 98 di Beethoven.
Il premio, giunto alla sua seconda edizione e dedicato alla memoria di Piero Buscaroli (1930-2016), intende stimolare e sostenere studiosi e ricercatori incoraggiandoli nella redazione di una nuova opera musicologica in lingua italiana ispirata alle principali pubblicazioni dello studioso bolognese.
La commissione, la cui presidenza onoraria è affidata ad Alberto Basso, è composta da Chiara Bertoglio, Sandro Cappelletto, Piero Mioli, Enzo Restagno, Sergio Vartolo; il segretario è Claudio Paradiso.
Il saggio di Silvia Paparelli è risultato vincitore dell’edizione del premio 2024 con la seguente motivazione:
Il saggio di Silvia Paparelli dal titolo An die ferne Geliebte. Una ricognizione sul Liederkreis op. 98 di Beethoven è apparso alla Commissione del Premio Buscaroli 2024 come un lavoro approfondito, originale, storicamente documentato. All’interno di un percorso che prende in esame numerosi contributi critici, sono state apprezzate in particolare modo le connessioni con l’opera di Piero Buscaroli. Ritenendolo un testo con dignità di pubblicazione che può ampliare la letteratura beethoveniana la Commissione assegna a Silvia Paparelli il Premio Buscaroli 2024."
Il premio prevede la pubblicazione dell’opera presso un editore nazionale e sarà ufficialmente consegnato alla vincitrice durante una cerimonia pubblica organizzata nella prossima primavera a Bologna.
Si segnala che la puntata di Momus di Radio Tre Rai di sabato 1° marzo sarà dedicata al saggio di Silvia Paparelli e al Premio Buscaroli.
Seguono la sinossi dell’opera e una breve biografia dell’autrice.

An die ferne Geliebte. Una ricognizione sul Liederkreis op. 98 di Beethoven
An die ferne Geliebte, il Liederkreis op. 98 di Ludwig van Beethoven, è spesso rimasto, nell’ampia storiografia dedicata al compositore, all’ombra dei grandi “ciclopi” generati dal genio. Le principali monografie dedicano al ciclo per lo più poche righe e non sempre sembra còlto il peso specifico di un’opera che, oltre a essere il primo organico Liederkreis della storia, si colloca a ridosso dell’impervio ultimo decennio beethoveniano. In questo panorama, spicca la lettura di Piero Buscaroli, dalla quale muove questo lavoro con l’obiettivo di fornire una ricognizione storiografica e documentale intorno al ciclo. Sei, come in An die ferne Geliebte, sono le sezioni incui si articola, nelle quali vengono ripercorse letture e analisi: un avvicinamento al ciclo dell’amata lontana, volto a sottolinearne il ruolo profetico e anticipatore che, infatti, la generazione romantica seppe cogliere. Tra circostanze intime e necessità artistiche, An die ferne Geliebte spinge Beethoven verso una ciclicità della forma, che rappresenta uno degli esiti più singolari e straordinari della sua ininterrotta ricerca strutturale


Silvia Paparelli è docente di Storia della musica presso il Conservatorio “Briccialdi” di Terni dal 2001. Tra le sue più recenti pubblicazioni, oltre a saggi in volumi miscellanei, è la monografia Stanislao Falchi e la Roma musicale della Belle Époque, (2022, Lim, Lucca), frutto di sue ricerche sul repertorio e il contesto musicale italiano di inizio Novecento, in particolare sull’ambiente romano. La sua attività comprende regolarmente la partecipazione a convegni, conferenze, trasmissioni radiofoniche, la conduzione di seminari per enti, associazioni, università e conservatori in Italia e all’estero, la collaborazione con festival, stagioni concertistiche e case discografiche. Come pianista svolge attività concertistica nelle maggiori istituzioni italiane (I Concerti del Quirinale – in diretta radiofonica europea - Teatro Comunale and Amici della Musica Modena, Amici della Musica di Firenze, Associazione Scarlatti Napoli, Bologna Festival, Ravello Festival, Festival di Nuova Consonanza, Sagra Musicale Umbra, Festival di Parma, Accademia Filarmonica Romana, Società Barattelli L'Aquila, Amici della Musica di Ancona, Segni Barocchi etc), in Europa (Francia, Germania, Spagna, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Estonia, Lituania, Ucraina, Lettonia, Ungheria, Malta) ed Estremo Oriente.

“Presagi”, nuovo appuntamento con il ciclo di concerti dell’Orchestra sinfonica della Città metropolitana di Bari dedicati alle sinfonie di Schubert

 
Giovedì 27 febbraio, alle ore 20, nell’Auditorium “Nino Rota” di Bari, si terrà il terzo appuntamento con il ciclo di concerti dell’Orchestra sinfonica della Città metropolitana dedicati a Franz Schubert. “Presagi”, questo il titolo della serata che prevede l’esecuzione della Sinfonia n.3 in Re maggiore D.200 composta da Schubert tra il 24 maggio e il 19 luglio 1815, pochi mesi dopo il suo diciottesimo compleanno. La prima esecuzione avvenne il 19 febbraio 1881 a Londra.
La serata si apre con l’esecuzione della Sinfonia da Il curioso del proprio danno di Niccolò Piccinni, brano inedito su commissione della ICO di Bari a cura di Paolo Messa, nell’ottica del recupero di tutto il corpus delle sinfonie e ouvertures del compositore barese portato avanti negli ultimi anni dall’Orchestra.
Il programma del concerto, diretto dal maestro Filipe Cunha (nella foto a destra), prevede, infine, il Concerto in la minore op.54 per pianoforte e orchestra di Robert Schumann con la partecipazione del giovane pianista diciannovenne, Vito Alessio Calianno (nella foto a sinistra).

martedì 25 febbraio 2025

Orchestra Sinfonica di Milano | Claus Peter Flor | Haydn, Dvořák | 7 e 9 marzo, Auditorium di Milano

 
Venerdì 7 marzo 2025 ore 20
Domenica 9 marzo 2025 ore 16
Auditorium di Milano, Largo Mahler

Franz Joseph Haydn
Sinfonia n. 101 in Re maggiore Hob.I:101 "L'orologio"
Antonìn Dvořák
Sinfonia n. 5 in Fa maggiore op. 76


Orchestra Sinfonica di Milano
Claus Peter Flor Direttore

Con il contributo del Ministero della Cultura.
Fondatori Istituzionali: Regione Lombardia, Comune di Milano.
Fondatori Promotori: Città metropolitana di Milano, Camera di Commercio di Milano Monza
Brianza Lodi, Banco BPM, Pirelli, Intesa Sanpaolo.
Con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Venerdì 7 (ore 20) e domenica 9 marzo (ore 16), torna sul podio dell’Orchestra Sinfonica di Milano Claus Peter Flor, con un programma che tiene insieme la Sinfonia n.101 in Re maggiore L’orologio di Franz Joseph Haydn e la Sinfonia n.5 di Antonín Dvořák.
Oggi Direttore Emerito dell'Orchestra Sinfonica di Milano, Claus Peter Flor ha ricoperto il ruolo di Direttore Ospite Principale dell’Orchestra dal 2003 al 2008, per poi diventarne Direttore Musicale dal 2018 al 2022. Anni intensi, che hanno segnato la storia della compagine di Largo Mahler. Con Flor l’Orchestra ha svolto un intenso lavoro di approfondimento sul repertorio dell’Europa centrale e che ha portato l’Orchestra a confrontarsi, sempre con maggior audacia, con i grandi capolavori sinfonici.
In programma Franz Joseph Haydn, nella cui sterminata produzione sinfonica ci offre continuamente momenti di umorismo strumentale insospettati, infondendo le partiture di dettagli estremamente raffinati e di colpi di scena, applicando costantemente il proprio bagaglio contrappuntistico dove necessario e senza strafare altrove, e, non ultimo, il dono della melodia. Ne è un massimo esempio la Sinfonia n.101 in Re maggiore L’orologio di Franz Joseph Haydn, composta nel 1794 e facente parte delle cosiddette “Sinfonie londinesi”. E’ l’accompagnamento ritmicamente regolarissimo dell’Andante ad aver suggerito il titolo con cui la Sinfonia è nota fin dai giorni della prima esecuzione assoluta, il ticchettìo dell’orologio cede a un certo punto a momenti più drammatici, dato che la forma di variazione esige cambiamenti sensibili nella strumentazione, salvo poi tornare (a mo’ di rondò) all’andamento “da orologio”. 
Fa contraltare la Sinfonia n.5 di Antonin Dvořák, composizione dell’estate del 1875 dedicata al direttore Hans von Bülow, un vero e proprio punto di svolta nella carriera compositiva del musicista boemo, sempre più incline a utilizzare ritmi e melodie popolari della sua terra natìa e di altre regioni slave, che permea la Sinfonia n.5 con l’allegria rustica delle danze paesane e da un idilliaco romanticismo.

A Palermo, per la FOSS, Wagner, Gershwin, Debussy, Ravel. Dirige Carlo Rizzi

 
Il viaggio sonoro dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, in occasione della 65a Stagione concertistica 2024/2025, continua a esplorare componitori celeberrimi, creando legami e suggestioni tra loro: questa settimana, venerdì 28 febbraio (ore 21) e sabato 1 marzo  (ore 17.30) al Politeama Garibaldi, torna sul podio di Carlo Rizzi – direttore di fama internazionale, acclamato per la sua versatilità e la profondità delle sue interpretazioni nei maggiori teatri del mondo – con un programma che attraversa epoche e linguaggi musicali diversi, dall’Europa agli Stati Uniti, dal secondo Ottocento al primo Novecento. In locandina anche il coro femminile dei “Solisti di Operalaboratorio” diretto da Fabio Ciulla.
In programma: Preludio e morte di Isotta da Tristan und Isolde di Richard Wagner, An American in Paris di George Gershwin, Trois Nocturnes di Claude Debussy e Daphnis et Chloé (suite n. 1 e n. 2) di Maurice Ravel nel 150° anniversario della nascita.

LA MUSICA MIRACOLOSA: FRANCESCO NICOLOSI E STEFANO VALANZUOLO RACCONTANO WŁADYSŁAW SZPILMAN, PIANISTA NEL GHETTO DI VARSAVIA

 

La cinquantesima stagione della Filarmonica Umbra prosegue domenica 2 marzo alle ore 17:30, al Teatro Sergio Secci, con una felicissima e originale commistione di categorie artistiche e un’emozionante sinergia tra musica e racconto.
“LA MUSICA MIRACOLOSA: storia e leggenda di Władysław Szpilman il pianista del ghetto di Varsavia” ricorda la storia di “Władek”, pianista e compositore polacco, sopravvissuto all’orrore del ghetto di Varsavia, dove, dei 450 mila ebrei rinchiusi dai tedeschi, dopo l’invasione del 1939, si salvarono in ventimila. Władysław Szpilman (nella foto a sinistra) fu tra questi, unico superstite della propria famiglia. A evitargli la morte sarebbe stato un ufficiale tedesco, un carnefice miracolosamente folgorato da un lampo di umanità e di rispetto verso l'arte e la musica. Fu Roman Polanski, con il suo film pluripremiato, a impedire che il ricordo di Szpilman, morto nel 2000, svanisse tra i milioni di morti, tragedie senza nome, della barbarie nazista.
Autore dei testi e voce narrante è Stefano VALANZUOLO, critico musicale e autore di numerose opere, drammi e spettacoli teatrali di successo. Insieme a lui Francesco NICOLOSI, pianista, considerato uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea e tra gli artisti internazionali più interessanti della sua generazione.
Le musiche eseguite sono di Chopin, Debussy, Szpilman, Liszt, Rachmaninov.