giovedì 22 gennaio 2026

Sinfonica di Milano: un “Gioco di squadra” per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 con Tjeknavorian, Kanneh-Mason e Campogrande

Orchestra Sinfonica di Milano
Stagione sinfonica
Venerdì 30 gennaio ore 20
Domenica 1° febbraio ore 16
Auditorium di Milano Largo Mahler
 
Nicola Campogrande
Gioco di squadra (Prima esecuzione assoluta)
Commissione dell’Orchestra Sinfonica di Milano in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026
Sergej Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Do minore op. 18
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92
 
Orchestra Sinfonica di Milano
                                      Jeneba Kanneh-Mason Pianoforte                                       
Emmanuel Tjeknavorian Direttore
 

Con il contributo del Ministero della Cultura.
Fondatori Istituzionali: Regione Lombardia, Comune di Milano.
Fondatori Promotori: Città metropolitana di Milano, Camera di Commercio
di Milano Monza Brianza Lodi, Banco BPM, Pirelli, Intesa Sanpaolo.
Con il sostegno di Fondazione Cariplo


Nel segno dei Giochi Olimpici Invernali, l’Orchestra Sinfonica di Milano intreccia grande repertorio, nuove creazioni e giovani eccellenze internazionali in un concerto che celebra lo spirito dello sport come metafora della musica: energia condivisa, ascolto reciproco, gioco di squadra. Sul podio Emmanuel Tjeknavorian, Direttore Musicale della compagine milanese, guida un programma che unisce la grande musica Romantica a quella contemporanea: venerdì 30 gennaio e domenica 1° febbraio il pubblico potrà ascoltare Jeneba Kanneh-Mason, giovane pianista di eccezionale talento, protagonista del Concerto n. 2 di Rachmaninov. A completare il programma, la Sinfonia n. 7 di Beethoven e la prima assoluta di Nicola Campogrande, “Gioco di Squadra”, commissionata per celebrare lo spirito dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali.
Jeneba Kanneh-Mason proviene da una delle famiglie più straordinarie della musica contemporanea: i Kanneh-Mason, sette fratelli e sorelle che suonano violino, pianoforte o violoncello, hanno conquistato le platee di tutto il mondo. Cresciuta a Nottingham, in Inghilterra, Jeneba è nata da un padre di origine antiguaise, Stuart Mason, direttore di un’importante catena alberghiera a Londra, e da una madre, Dr Kadiatu Kanneh, originaria della Sierra Leone e già docente universitaria a Birmingham. L’educazione familiare e multiculturale ha permesso ai fratelli Kanneh-Mason di fare della collaborazione e del dialogo musicale una vera forma di vita. Tra i fratelli, Sheku Kanneh-Mason, violoncellista, ha attirato l’attenzione globale per il suo straordinario talento. Già vincitore del BBC Young Musician competition nel 2016, Sheku registra per Decca ed è attualmente Artist in Residence alla New York Philharmonic.
 «Il mio obiettivo è far dialogare mondi musicali diversi: dal classico al pop, fino alla world music, senza barriere», dichiara la giovane pianista, incarnando il talento fresco e la capacità di connettere tradizione e contemporaneità.
Jeneba, con studi al Royal College of Music di Londra e debutti di grande impatto ai BBC Proms, BBC Philharmonic e in recital alla Tonhalle di Zurigo, alla Wigmore Hall di Londra e presso l’Academy of Saint Martin in the Fields, ha appena pubblicato l’album “Fantasie” (Sony Classical, 2025), acclamato dalla critica internazionale per la sua versatilità e profondità interpretativa. Inoltre, nel novembre 2022 ha intrapreso un’ampia tournée europea eseguendo il Concerto di Price con l’orchestra Chineke!, progetto inglese che ha l’obiettivo di creare opportunità per musicisti di ogni etnia (“Championing change and celebrating diversity in classical music” il loro motto).
Tjeknavorian guida l’Orchestra nella prima assoluta di “Gioco di Squadra” di Nicola Campogrande (nella foto a destra), composizione pensata per celebrare lo spirito olimpico: un pezzo che esplora il lavoro di squadra, il dialogo tra le voci orchestrali e l’idea di eccellenza collettiva, trasformando la musica in metafora dello sport e della collaborazione. Il concerto prosegue con il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, pietra miliare del repertorio pianistico, capace di unire virtuosismo tecnico e profondità espressiva. Ogni movimento, dall’apertura lirica al travolgente Allegro scherzando, mostra l’abilità del compositore di fondere cantabilità melodica e virtuosismo solistico.
Si chiude con la Sinfonia n. 7 di Beethoven, descritta da Wagner come “l’apoteosi della danza”, dove ritmo, energia e lirismo trovano equilibrio perfetto. L’Allegretto iniziale, con la sua pulsazione insistente, è tra le sezioni più celebrate del repertorio beethoveniano, mentre il finale Allegro con brio esplode in un inno di gioia e vitalità, sottolineando la capacità del compositore di coniugare struttura formale e intensità emotiva.
Venerdì 30 gennaio alle ore 18.30 si terrà una conferenza introduttiva nel Foyer della Balconata. Oreste Bossini in dialogo con Nicola Campogrande.



DOCUFILM ‘THE LADY IN NUMBER 6’ IN SALA FILARMONICA CONCERTO E PROIEZIONE GRATUITA NEL GIORNO DELLA MEMORIA

 

In occasione del Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio, alle ore 18.30, Fondazione Arena di Verona offre alla città un evento speciale, ad ingresso libero, in Sala Filarmonica. 
Cuore dell’iniziativa sarà la proiezione integrale del film “The Lady in Number 6: Music Saved My Life”, vincitore del Premio Oscar 2014 come miglior cortometraggio documentario. La pellicola del britannico Malcolm Clarke racconta la vera storia di Alice Herz-Sommer (1903-2014), pianista sopravvissuta alla Shoah. Il film, della durata di 39 minuti, sarà proiettato in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano.
L’evento sarà aperto dall’esecuzione di un brano da camera inedito per il repertorio di Fondazione Arena, in cui convivono l’alto valore artistico della composizione e quello di testimonianza storica indelebile. Si tratta del Quartetto n. 3 op. 46 di Viktor Ullmann, composto mentre l’autore era confinato nel campo di Terezín tra la fine del 1942 e l’ottobre del 1944, quando fu deportato ad Auschwitz e ucciso nelle camere a gas. L’evento rientra nel programma ufficiale delle commemorazioni cittadine per il Giorno della Memoria. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
La proiezione del docufilm si terrà anche la mattina, alle 10.30, per le scuole.

Viktor Ullmann (1898-1944) era un brillante musicista dell’Impero austro-ungarico, compositore allievo di Schönberg e direttore assistente di Zemlinsky, con incarichi importanti interrotti dall’avvento del Nazismo e delle leggi antiebraiche. Nella città-fortezza di Terezín (all’epoca Theresienstadt) vennero deportati in migliaia tra artisti, intellettuali e bambini da tutta Europa, in un ghetto utilizzato dalla propaganda come centro modello di libertà concessa dal Terzo Reich, nascondendo la realtà di luogo di smistamento dei prigionieri prima di dirottarli nei campi di sterminio. Qui diversi compositori come Ullmann continuarono a creare ed eseguire musica per i compagni (tra cui la stessa Alice Herz-Sommer), pagine solo miracolosamente giunte fino a noi, come l’opera Der Kaiser von Atlantis, testamento ideale di Ullmann ritrovato solo negli anni ‘70 e rappresentato da Fondazione Arena nel 2024. Proseguendo lo stesso cammino di riscoperta e valorizzazione di questo repertorio, il Quartetto n. 3 sarà eseguito martedì 27 gennaio da Quentin Capozzoli e Giuliana Santi (violini I e II), Francesco Ferrati (viola) e Sara Airoldi (violoncello), professori dell’Orchestra di Fondazione Arena.

Piano Olimpico: il concerto Piazzolla loves Gershwin lunedì 2 febbraio al Volvo Studio Milano



Piano Olimpico, il fitto programma di eventi (concerti di classica, jazz e world music, spettacoli di danza, laboratori musicali ma non solo) organizzato dall’Orchestra da Camera Canova, dall’associazione culturale Musicamorfosi e da DANCEHAUSpiù, il centro nazionale di produzione della danza, che concorre alla formazione del palinsesto di appuntamenti denominato Giochi della Cultura che animerà Milano e la Valtellina prima, durante e dopo i Giochi Olimpici invernali, farà di nuovo tappa nel capoluogo lombardo: lunedì 2 febbraio, il Volvo Studio Milano (viale della Liberazione angolo via Melchiorre Gioia, ore 19.30, ingresso libero con prenotazione online su https://tinyurl.com/369xnk3h) ospiterà il concerto intitolato Piazzolla loves Gershwin, protagonisti l’Orchestra da Camera Canova, la cantante argentina Paola Fernandez Dell’Erba e il fisarmonicista Nadio Marenco. Alla base della performance (si tratta di una produzione originale di Musicamorfosi), l’incontro immaginario, nelle strade di New York, tra Astor Piazzolla e George Gershwin, che come pochi altri hanno saputo raccontare la bellezza e la profondità di due città apparentemente lontane come Buenos Aires e la Grande Mela. Con gli arrangiamenti originali di Julian Caeiro e Hernan Fassa, i musicisti eseguiranno sensazionali tanghi a cavallo tra grande classica e jazz e rivisiteranno alcuni dei brani più famosi (da Adios Nonino a Summertime) dei due grandissimi compositori del Novecento.

Fondata da Enrico Pagano nel 2014, l’Orchestra da Camera Canova si è velocemente fatta notare a livello nazionale come uno dei più interessanti complessi giovanili in circolazione. Nata come una vera e propria start-up di ventenni, la Canova è stata capace di autocostituirsi e trasformarsi in pochi anni in un’orchestra invitata presso le più importanti istituzioni italiane. Dal 2021 è in residenza presso l’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, presso la quale proseguirà la sua residenza fino al 2027. Nel corso degli anni  la Canova ha collaborato con l’Arena di Verona (2020), il Teatro Comunale di Ferrara (2020), il Teatro Sociale di Mantova (2018), Ravenna Musica - Teatro Alighieri di Ravenna (2021), il Teatro Fraschini di Pavia (2023, 2024), il Teatro Dal Verme di Milano (2023), il Teatro Sociale di Como (2024), l’Accademia Chigiana di Siena (2024), il Festival Internazionale di Sintra - Portogallo (2023) e il Teatro dell’Opera di Roma (2024). Con la Canova si sono esibiti artisti come Alessandro Baricco, Leonora Armellini, Gloria Campaner, Erica Piccotti, Vittorio Prato, Tommaso Lonquich, Thomas Hobbs, Mirko Guadagnini e molti altri.
Dall’autunno del 2023, per volontà dell’assessorato alla Cultura della Regione Lombardia, la formazione diretta da Enrico Pagano è stata chiamata a coordinare e programmare l’offerta di musica classica presso il Teatro di Corte e gli spazi al chiuso e all’aperto della Villa Reale di Monza. La Canova ha quindi iniziato una nuova fase del suo percorso artistico, indipendente dagli inviti di realtà terze e nella quale ha, per la prima volta, realizzato una propria programmazione autonoma. Parallelamente alla sua presenza e al suo ruolo nella Reggia di Monza, l’orchestra continua a muoversi sul territorio delle città di Milano e Varese, presso le quali continua a esportare diverse produzioni.
 
La cantante argentina Paola Fernandez Dell’Erba, da tempo residente in Italia, ha svolto nel corso della sua carriera un’approfondita ricerca etnomusicologica della musica sudamericana e del tango tradizionale. Come interprete di tango si è esibita in numerose città argentine ed europee e ha condiviso esperienze e progetti con musicisti e ballerini del calibro di Sexteto Mayor, Miguel Angel Zotto, Los Hermanos Macana, Tangoseis, Tango Tinto, Jorge Bosso, Giovanni Falzone, Nuevos Aires, Orchestra d’archi italiana di Mario Brunello e Amores Tangos. Ha inoltre collaborato con musicisti quali Franco Finocchiaro, Piercarlo Sacco, Paolo Alderighi, Ferdinando Faraò, Javier Pérez Forte, Felice Clemente, Francesco D’Auria ma non solo.
 
Fuoriclasse della fisarmonica, Nadio Marenco spazia dal tango alla musica classica, dal jazz al folk fino agli indiavolati ritmi balcanici che affronta con il Rhapsodija Trio di cui è parte integrante dal 2010. Tra le sue tante collaborazioni spiccano quelle con il jazzista Gianni Coscia, il soprano islandese Halla Margret Arnadottir, il Manasco Quintet, l’Ensemble Oblivion, la Fisorchestra Pattacini  e quelle con personaggi quali Bruno Gambarotta, Cochi e Renato, Iva Zanicchi e Memo Remigi. Con il chitarrista Alessio Nebiolo forma un duo stabile che esegue un repertorio orientato alla musica del Novecento, con particolare riferimento ad Astor Piazzolla.

Il mandolinista Avi Avital debutta a Vicenza nel Giorno della Memoria

 

Per il consueto evento musicale che la Società del Quartetto di Vicenza dedica ogni anno, all'interno della sua stagione di concerti, alla Giornata Internazionale della Memoria, martedì 27 gennaio debutta al Teatro Comunale il mandolinista israeliano Avi Avital accompagnato dal clarinettista Gilad Harel e dal pianista Ohad Ben-Ari.
Considerato uno dei principali ambasciatori del suo strumento, Avi Avital è stato il primo mandolinista a ricevere una nomination ai Grammy Awards per la musica classica, incide in esclusiva per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon e si esibisce in tutto il mondo a fianco delle più importanti orchestre sinfoniche e da camera. La grande popolarità di cui gode a livello internazionale è frutto di un portentoso talento naturale, di una tecnica senza eguali e di una versatilità che lo ha portato a collaborare con artisti appartenenti al mondo della classica, del jazz, del pop e del folk. Il suo vasto repertorio comprende brani originali per mandolino – tra gli altri, di Vivaldi, Bach, Beethoven e Paisiello – arrangiamenti di pezzi di varie epoche storiche scritti in origine per altri strumenti e lavori originali da lui stesso commissionati ad autori contemporanei, rimodellando così il futuro del suo strumento e portandolo nelle più prestigiose sale da concerto del mondo. Avital è infatti di casa alla Carnegie Hall di New York, al National Center for Performing Arts di Pechino, alla Sydney Opera House, alla Philharmonie di Berlino e ai festival di Aspen, Verbier, Salisburgo e Spoleto.
Il quarantasettenne mandolinista israeliano collabora costantemente con musicisti di diverse tradizioni (arabe, mediterranee, balcaniche) nella convinzione che la musica sia un linguaggio capace di superare confini e conflitti. Spesso cita il mandolino come uno strumento “nomade” e universale che appartiene a tutte le culture del bacino del Mediterraneo, ponendolo come simbolo di dialogo fra i popoli.
Nel suo debutto a Vicenza il mandolinista israeliano, che ha studiato anche al Conservatorio di Padova, è accompagnato da due musicisti con i quali intreccia da anni una solida collaborazione artistica. Gilad Harel, cresciuto fra lo swing di Benny Goodman e il klezmer di Giora Feidman, è un clarinettista che spazia con disinvoltura fra diversi generi musicali. Il pianista Ohad Ben-Ari, che in passato si è messo in luce ai concorsi ARD e Arthur Rubinstein, è molto conosciuto pure come produttore musicale e compositore – ha scritto pezzi anche per i Berliner Philharmoniker – e arrangiatore.
Il trio di musicisti israeliani presenta un programma tagliato su misura per la ricorrenza della Giornata della Memoria. In scaletta ci sono brani di autori che vissero in prima persona il dramma delle persecuzioni razziali come i polacchi Mordechai Gebirtig, trucidato nel 1942 durante un rastrellamento del ghetto di Cracovia, e Mieczysław Weinberg – la cui famiglia morì nel lager di Trawniki. Marc Lavry, del quale saranno eseguite Tre danze ebraiche, fu costretto a riparare a Riga, mentre sorte migliore ebbe Ernest Bloch, considerato il padre della musica moderna ebraica, grazie al passaporto elvetico. In programma ci sono anche due autori del repertorio classico come Ravel (che nel 1914 scrisse Deux mélodies hébraïques) e Bach, del quale si ascolterà una trascrizione della suadente Sarabanda dalla Partita BWV 826, oltre a una decina di brani in stile Yiddish (ninne nanne, danze, motivi popolari) che culmina con un Yiddisher Tango e ci svela il più autentico spirito musicale dei ghetti ebraici.

(nellefoto, dall'alto, Avi Avital, Ohad Ben-Ari, Gilad Harel)

“OPERA E CANZONE” CON I SOLISTI DELL’ACCADEMIA D’ARTE LIRICA DI OSIMO

Domenica 25 gennaio alle ore 18.00, al Teatro La Nuova Fenice, il primo concerto del 2026 per l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo propone “Opera e Canzone – Teatri e salotti tra ‘800 e ‘900”. Sono protagonisti i giovani solisti e il pianista Alessandro Benigni. I teatri e i salotti rappresentavano i luoghi centrali della vita sociale di ogni città: in entrambi luoghi si cantava musica lirica, operetta e canzone. Il concerto prevede arie, duetti e pezzi d’assieme di Bellini, Donizetti, Puccini, Leoncavallo, un tango di Piazzolla, brani da musical di Kern e Bernstein canzoni di Weill e Poulenc. Le giovani voci sono quelle di Antonella Granata e Sofiia Matviienko, soprani, Eleonora Filipponi, mezzosoprano, Hiroki Kono, tenore, e Yuhong Lin, basso.

martedì 20 gennaio 2026

La Compagnia Artemis Danza dedica il suo progetto artistico a quattro affascinanti eroine di Puccini

 

sabato 31 gennaio 2026, ore 21 - Teatro Galli

Compagnia Artemis Danza/ Monica Casadei 
PUCCINI’S OPERA
Voci di donne
coreografia, regia, scene, luci e costumi Monica Casadei
musiche Giacomo Puccini
musiche originali ed elaborazioni musicali Fabio Fiandrini, Luca Vianini

produzione Compagnia Artemis Danza/ Monica Casadei
coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara
in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, Istituto Italiano di Cultura di Tirana


La Compagnia Artemis Danza, con questa nuova creazione di Monica Casadei, dedica il suo progetto artistico a quattro affascinanti eroine del compositore Giacomo Puccini di cui nel 2024 si è celebrato il centenario dalla morte: Tosca, Madama Butterfly, Mimì e Turandot.
In Puccini’s Opera. Voci di donne ritroviamo la lettura personale di Monica Casadei sul tema del femminile posto al centro di un processo di reinterpretazione coreografica, visiva e musicale. Le protagoniste sono donne tanto diverse quanto legate da un fil rouge di storie attuali e senza tempo. L’amore tragico, l’amore contrastato e osteggiato, l’amore crudele che annienta, la bramosia di possesso che porta alla distruzione: tutto questo vive nei volti, nei corpi, nei gesti delle danzatrici e dei danzatori e non smette di farci riflettere sull’attualità di storie che hanno commosso il pubblico di tutto il mondo.
Il risultato della ricerca di Artemis Danza è una danza corale ricca di impulsi e passioni, istintiva e a tratti selvaggia, che fa un uso vorticoso dello spazio e appare come visivamente piena: gli assoli sono circondati e protetti da cornici di insiemi, in una dinamica accelerata da forze propulsive che fanno vivere nel corpo e nelle viscere il dramma e le passioni delle protagoniste. Alla partitura orchestrale di Puccini si affiancano le tracce elettroniche di Fabio Fiandrini per Bohème e Turandot e di Luca Vianini per Butterfly e Tosca che creano uno spazio sonoro avvolgente e a tratti apocalittico. 
 

ph Marco Caselli Nirmal



DUE FLAUTI NELL'ETA' BAROCCA con Chiara Strabioli & Mattia Giandonato, traversieri

 

I concerti di campagna
Palazzo Annibaleschi, Monte Compatri (Roma)
24 gennaio 2026 – ore 18:30


PER DUE FLAUTI

Wilhelm Friedemann Bach
Sonata I in mi minore 
Allegro, Larghetto, Vivace
Georg Philipp Telemann
Sonata canonica II in sol minore 
Presto, Largo, Vivace
Wilhelm Friedemann Bach
Sonata III in mi bemolle maggiore 
Allegro, Adagio ma non molto, Presto
Georg Philipp Telemann
Sonata canonica VI in la minore 
Vivace, Soave, Allegro assai
Wilhelm Friedemann Bach
Sonata II in sol maggiore 
Allegro ma non troppo, Cantabile, Alla breve, Gigue

Chiara Strabioli & Mattia Giandonato, flauto traversiere

MATTIA GIANDONATO Nato a Roma, ha conseguito il diploma in Flauto traverso e il diploma accademico di II livello in Flauto traversiere sotto la guida di L. Tufano, presso il Conservatorio Statale di Musica “Alfredo Casella” di L’Aquila con il massimo dei voti, la lode. Ha proseguito i suoi studi con A. Oliva, M. Marasco e M. Valentini per il flauto traverso moderno, partecipando inoltre alle masterclass di P. Taballione, G. Pretto, C. Montafia. Per quanto riguarda gli strumenti antichi ha conseguito il post graduate nella classe di M. Gatti presso l’Università del Mozarteum di Salisburgo, ed ha preso parte alle masterclasses di Bartholfd Kuijken, K. Clark, J. Bartz e François Lazarevitch. Ha collaborato, con il flauto traverso moderno, con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, la EY Talents Orchestra, la Prometheus Chamber Orchestra. Si è inoltre esibito in qualità di solista durante il festival “Cantus Salisburgensis” di Salisburgo, presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma e l’auditorium dell’Università “La Tuscia” di Viterbo. Nell’ambito della musica antica ha collaborato con l’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, diretto da R. Alessandrini alTeatro Massimo di Palermo. Si è esibito in duo con il cembalista Marcello Candela nell’ambito del “Festival Minimo” del Comune di Collevecchio, e in duo con il cembalista Marco Silvi nel secondo concerto del “Ciclo Bach” presso l’Accademia Filarmonica Romana di Roma, e al Festival di Musica da Camera di Montecosaro. Ha collaborato in Germania con l’orchestra barocca Concerto München in qualità di secondo flauto traversiere. Ha partecipato ad una esecuzione della Messa in Si min. di J.S. Bach, diretta da P. Capirci nella Chiesa di S. Giorgio al Velabro di Roma, per la quale è stato realizzato un documentario trasmesso da RAI 5, in cui è stata tra l’altro inserita l’aria “Benedictus”, che vede il flauto traversiere solista, insieme al tenore.
 
CHIARA STRABIOLI Si diploma in flauto traverso nel 2006, presso il Conservatorio di Musica ‘Santa Cecilia’ di Roma, con il massimo dei voti, ricevendo il premio “Via Vittoria” come miglior diplomato dell’anno accademico 2005/06. Si perfeziona poi con Chiara Tonelli presso la Scuola di Musica di Fiesole, Firenze. Nel 2008 inizia lo studio del flauto traversiere barocco, con Giovanni Tardino e in seguito con Claire Genewein; segue corsi di perfezionamento con Marcello Gatti, Andrea Mion, Reinhard Goebel. Nel 2011 consegue la laurea in musicologia presso l’Università di Tor Vergata, Roma, con pieni voti. Si specializza in flauto traversiere presso il Dipartimento di Musica Antica del Koninklijk Conservatorium di Bruxelles, Belgio, sotto la guida di Barthold Kuijken e Frank Theuns, diplomandosi nel 2016 e ricevendo la borsa di studio come miglior diplomato dell’anno 2015/16. Ha suonato con ‘La Petite Bande’ diretta da Sigiswald Kuijken; Accademia Barocca di Santa Cecilia; Academia Montis Regalis; Atalanta Fugiens; Le coin du roi, Gli Originali.
Si dedica ad una intensa attività cameristica. Fa parte della Cappella Musicale Enrico Stuart con cui ha inciso per Brilliant anche come solista. Insegna flauto traverso presso l’I.C. Giovanni Pierluigi a Palestrina (RM).

MUSICA ALLA CORTE di DRESDA con Anna Maddalena Ghielmi, violino e Lorenzo Ghielmi, clavicembalo

I concerti di campagna
Palazzo Annibaleschi, Monte Compatri (Roma)
24 gennaio 2026 – ore 18:30

MUSICA ALLA CORTE di DRESDA
 

Francesco Maria Veracini (1690 – 1768)
Sonata in sol minore per violino e basso continuo op. I n 1 (Dresda 1721)
Overtura, Aria affettuoso, Paesana allegro, Giga allegro
Antonio Vivaldi (1678 -1741)
Sonata in Re maggiore per violino e basso continuo
Preludio, Allegro, Adagio, Allegro
Louis Marchand (1669-1732)
da Pieces de Clavecin, Livre premiere
Prelude, Chaccone
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Fantasia in la minore BWV 922
Johann Georg Pisendel (1687-1755)
Sonata in mi minore per violino e basso continuo
Largo. Moderato, Scherzando
Johann Sebastian Bach
Sonata in do minore per violino e basso continuo BWV 1024
Adagio, Presto, Affettuoso, Vivace

Anna Maddalena Ghielmi, violino
Lorenzo Ghielmi, clavicembalo

Dresda fu sicuramente, nella prima metà del Settecento, una delle capitali europee della musica. Federico Augusto I di Sassonia, che riuniva sotto la sua corona il regno di Polonia, seppe circondarsi dei migliori musicisti e unì al gusto francese diffuso nelle corti europee le nuove mode provenienti dall’Italia, prima di tutto l’opera. La biblioteca di Johann Georg Pisendel, primo violino a corte dal 1712 e Maestro dei concerti dal 1728 al 1755, fu, alla sua morte, acquisita dalla corte stessa. Oggi è conservata alla Biblioteca di Dresda e ci dà una preziosa
immagine di quanto la capitale della Sassonia fosse all’epoca un crocevia di gusti e tendenze. Da questa biblioteca provengono i manoscritti delle sonate per violino in programma. Pisendel, nato in
Baviera nel 1687, si era formato alla scuola di Giuseppe Torelli; conobbe personalmente Bach che, secondo molti commentatori, per mlui compose le Sonate e Partite per violino solo. Fondamentale nella sua formazione fu il viaggio in Italia dove studiò e divenne amico personale di Antonio Vivaldi. Per questo motivo la biblioteca di Dresda è uno dei luoghi più importanti per lo studio delle musiche del «prete rosso», du cui conserva un grandissimo numero di manoscritti. La storia della corte di Dresda è punteggiata anche di aneddoti curiosi. Il grande violinista fiorentino Francesco Maria Veracini, dopo il successo avuto in Italia, dove venne acclamato come il vero successore di Corelli, aveva intrapreso dei viaggi attraverso tutta Europa. Nel 1720 giunse a Dresda ed subito ottenne il titolo di «compositore e di virtuoso dal re di Polonia». Sfortunatamente il suo orgoglio, che era pari al suo talento, urtò l’amor proprio degli altri violinisti, in special modo quello di Georg Pisendel. Questi risolse di vendicarsi e, a tale scopo, fece studiare uno dei suoi concerti solistici da uno dei violinisti della sua orchestra, finché non lo potè suonare perfettamente. Quindi, seguendo l’uso dell’epoca, portò a Veracini, davanti al re, la sfida di suonare un concerto a prima vista. Il virtuoso superò egregiamente questa prova, ma l’orchestrale lo eseguì dopo di lui, con ancora maggiore sicurezza e precisione. L’umiliazione subita in quell’occasione, fu così profonda che Veracini si ammalò seriamente; in un accesso di febbre, si gettò dalla sua finestra il 13 agosto 1722 e fu abbastanza fortunato se solamente si ruppe una gamba. Dopo la guarigione lasciò però Dresda. Nel 1721 aveva pubblicato la sua opera I con 12 Sonate per Violino. Qualche anno prima, nel 1717, la città di Dresda avrebbe dovuto essere teatro di una di quelle leggendarie gare tra musicisti (famosa quella tra Händel e Scarlatti nel 1709 o tra Mozart e Clementi a Vienna nel 1781). In quell’occasione a contendersi la palma di virtuoso della tastiera avrebbero dovuto essere il grande Johann Sebastian Bach e il più anziano franceseLouis Marchand. In realtà la gara, secondo quanto raccontato da alcune testimonianze dell’epoca, non ebbe luogo perché il giorno fissato per la contesa Louis Marchand lasciò Dresda, impaurito dalla statura musicale del collega tedesco. Bach, che era arrivagto a Dresda proveniente da Weimar,
risultò quindi vincitore per l’abbandono del campo dell’avversario…. ma alla fiine non conseguì alcun guadagno economico; i 500 talleri, che il re aveva stabilito di dare in premio, furono sottratti da un servitore disonesto che – così si legge nel celebre Necrologio di Bach – “aveva pensato di fare un uso migliore di quel premio”.
La sonata in do minore BWV 1024, fa parte della collezione di Pisendel sopra citata. Il manoscritto di questa «Sonata à Violino solo e Basso per il Cembalo» non porta il nome dell’autore e la sua paternità è stata a lungooggetto di discussioni. Esclusa dalle pubblicazioni dell’opera omnia bachiana, in quanto opera spuria, l’ipotesi della sua autorevolezza è stata invece recentemente ribadita dall’identificazione del copista del manoscritto di un’altra fonte che ci conserva il brano: il violinista Johann Gottfried Vogler (1691- post 1733), un personaggio particolare del mondo musicale tedesco del primo Settecento. Questo virtuoso, nato probabilmente a Dresda, visse peregrinando fra molte città: lo ritroviamo a Lipsia e a Köthen (negli anni in cui Bach era maestro di cappella a corte). Nella sua calligrafia si conservano
le Sonate e Partite per violino solo di Bach e, probabilmente, fu lui a far avere a Georg Pisendel questa bellissima composizione, di uno stile che non ha eguali se non fra le opere di Bach.



FORM a Chiaravalle con Mondelci e il mito di West Side Story

 
Il ritmo travolgente di New York, le tensioni dei marciapiedi dell’Upper West Side e l’eterna storia d'amore di Romeo e Giulietta rivisitata in chiave moderna. La FORM - Orchestra Filarmonica Marchigiana prosegue la sua ricca stagione sinfonica Musicattraverso con un appuntamento imperdibile: Movie Concert - West Side Story. Sul palco e sul podio il sassofonista Federico Mondelci, da trent’anni uno dei maggiori e più apprezzati interpreti del panorama musicale internazionale, nella doppia veste di solista e direttore d’orchestra.
Il primo appuntamento è giovedì 22 gennaio, alle ore 21 al Teatro Comunale “Tullio Giacconi” di Chiaravalle. L’evento si configura come una prova generale aperta, un’occasione rara per il pubblico di entrare nel “laboratorio” creativo dell’orchestra e assistere da vicino al processo di perfezionamento del concerto che vede al centro del programma le celebri note di Leonard Bernstein per West Side Story, un pilastro della cultura musicale globale che fonde l'energia del jazz con la profondità della scrittura sinfonica.
L’orchestra trasporterà gli ascoltatori nelle atmosfere del celebre film-musical, celebrando il legame indissolubile tra la grande musica e la settima arte, non solo con questo capolavoro che ha ridefinito il musical americano; in apertura, infatti, è prevista l’esecuzione di Celebrating Morricone, per orchestra sinfonica, per un omaggio ad Ennio Morricone, compositore romano scomparso nel 2020 e universalmente considerato uno dei massimi autori della musica cinematografica. Il concerto si conclude con un altro “mostro sacro”, tra i più influenti e prolifici della storia del cinema: Nino Rota, compositore versatile e geniale. A lui è dedicato Musical Portrait, per sassofono e orchestra sinfonica. Tutti gli arrangiamenti sono di Roberto Granata.
Dopo la prova aperta di Chiaravalle, il debutto ufficiale è venerdì 23 gennaio alle ore 21 al Teatro Misa di Arcevia (AN), con repliche il giorno seguente al Teatro della Fortuna di Fano, alle ore 21 (in collaborazione con la Fondazione Teatro della Fortuna Fano) e domenica 25 gennaio, alle 17 al Teatro Lauro Rossi di Macerata (in collaborazione con Associazione Musicale Appassionata).

Il Teatro del Maggio annuncia un concerto fuori programma diretto dal maestro Zubin Mehta il 21 gennaio 2026

 
Il Teatro del Maggio annuncia un  concerto fuori programma diretto da Zubin Mehta alla guida dell’Orchestra del Maggio Fiorentino, il 21 gennaio 2026 alle ore 20, in sala Mehta. Il programma prevede l’esecuzione della vivace e giocosa Sinfonia n. 3 in re maggiore D200 di Franz Schubert e l’appassionante e maestosa Sinfonia n. 5 di Pëtr Il'ič Čajkovskij.
 
Il maestro Mehta tornerà in Teatro il 6 febbraio alle ore 20, in sala Mehta, per il concerto con un programma sinfonico tutto mozartiano che sarà poi eseguito in tour a Lugano, al Lac, il 7 e a Lucca, al Teatro del Giglio, il 10 febbraio.
Il concerto del 3 aprile, con l’esecuzione della Missa Solemnis in re maggiore op. 123 di Ludwig van Beethoven, previsto in programma con la direzione del maestro Mehta, sarà diretto da Vasily Petrenko, con l‘Orchestra e il Coro del Maggio. Il concerto del 23 aprile – in programma l’esecuzione di Das Lied von der Erde (Il Canto della Terra) di Gustav Mahler - invece che dal maestro Mehta sarà diretto dal maestro Thomas Guggeis.

Il maestro Zubin Mehta sarà di nuovo sul podio il 29 aprile2026, nel giorno del suo 90esimo compleanno, per dirigere la celebre Sinfonia n.9 in re minore op.125 di Ludwig van Beethoven con l’Orchestra e il Coro del Maggio.


APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA SESTA EDIZIONE DELLA BOTTEGA DONIZETTI DESTINATA A GIOVANI CANTANTI LIRICI

 

Aperto il bando per partecipare alla sesta edizione della Bottega Donizetti, laboratorio di perfezionamento per giovani cantanti lirici organizzato dalla Fondazione Teatro Donizetti e a cura di Giulio Zappa, che si terrà a Bergamo dal 4 al 17 maggio (masterclass) e poi durante il periodo di produzione del festival Donizetti Opera 2026, dal 12 ottobre al 29 novembre, durante il quale gli allievi saranno impegnati nelle produzioni dei titoli donizettiani Le convenienze ed inconvenienze teatrali e L’esule di Roma.
La partecipazione ai corsi della Bottega Donizetti è gratuita e si possono candidare artiste e artisti nati a partire dal 1° gennaio 1994. La domanda va presentata entro le ore 13.00 di domenica 15 febbraio 2026 attraverso l’apposita modulistica disponibile sul sito teatrodonizetti.it; dopo una preselezione dei materiali inviati da parte della Commissione, le audizioni in presenza avranno luogo a Bergamo lunedì 23 e martedì 24 marzo 2026.
Gli allievi selezionati riceveranno una borsa di studio di 2.000 euro ciascuno per sostenere le spese di viaggio, vitto e alloggio, e per il periodo di produzione del festival Donizetti Opera 2026 verrà loro riconosciuto, inoltre, un cachet lordo di 4.500 euro. Il bando con tutti i dettagli e la domanda di iscrizione sono disponibili al link: https://trasparenza.teatrodonizetti.it/documentazione/bandi-aperti/#0-toc-title
Verranno selezionati 6 partecipanti, così suddivisi: 1 soprano, 1 mezzosoprano/contralto, 1 tenore, 3 bassi o bassi-baritoni o baritoni, che interpreteranno i seguenti personaggi: Luigia (soprano), Pippetto (mezzosoprano/contralto), Cesare Salsapariglia, Biscroma Strappaviscere, Procolo (bassi o baritoni o basso-baritoni) in Le convenienze ed inconvenienze teatrali e Publio (tenore) in L’esule di Roma.
Frequentando la Bottega Donizetti, artiste e artisti ammessi potranno approfondire le tematiche vocali e drammaturgiche connesse alla produzione operistica donizettiana. Ai giovani cantanti sarà offerta l’opportunità di consolidare e perfezionare, sotto la guida di specialisti di livello internazionale, i diversi aspetti legati al repertorio belcantistico, con particolare riferimento alla lezione di Donizetti che esigeva dai suoi interpreti elevate capacità tanto vocali quanto teatrali. Avendo come oggetto la messa in scena di due titoli in programma, il laboratorio offrirà agli allievi la possibilità di confrontarsi con il palcoscenico e con il pubblico. I partecipanti potranno, inoltre, essere coinvolti in ulteriori attività del festival ed essere designati quali cover dei ruoli principali delle produzioni del Donizetti Opera 2026.
La Bottega Donizetti punta a fornire molteplici strumenti tecnici, stilistici, critico-interpretativi per un’appropriata conoscenza della vocalità donizettiana e belcantistica. Per questo, lo studio si articolerà nei seguenti moduli: tecnica vocale, studio dello spartito, interpretazione del repertorio operistico donizettiano, tecniche dell’espressione corporea e approfondimento del personaggio, filologia e drammaturgia musicale donizettiana. Fra i docenti, oltre a Riccardo Frizza, direttore artistico e musicale del festival Donizetti Opera, e al vocal coach e responsabile del progetto Giulio Zappa, figurano Paolo Fabbri, direttore scientifico del Centro Studi Donizettiani, il baritono Paolo Bordogna, il direttore d’orchestra Alberto Zanardi e Cristiano Sandri, direttore artistico del Teatro Regio di Torino.


Giovani talenti De Sono inaugurano il 2026 tra classica e jazz con il concerto Classical Swing

CLASSICAL SWING 
Giovedì 29 gennaio ore 20.30
Conservatorio «Giuseppe Verdi»



David Alecsandru Irimescu, pianoforte
Federico Allegro, oboe
Matteo Maggini, fagotto
Letizia Gullino, violino
Gabriele Mercandelli, clarinetto
 
Igor’ Stravinskij (1882-1971)
Histoire du soldat
Suite per violino, clarinetto e pianoforte
 
Nikolaj Kapustin (1937-2020)
Selezione da 8 Concert études op. 40 
 
Jean Françaix (1912-1997)
Trio per oboe, fagotto e pianoforte
 
Alexander Vladigerov (1933-1993)
Dilmano Dilbero Variations op. 3
 
Paul Schoenfield (1947-2024)
Trio per clarinetto, violino e pianoforte

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite.

Si inaugura all’insegna della contaminazione e dei giovani talenti il 2026 della De Sono, con il concerto Classical Swing, in programma giovedì 29 gennaio alle ore 20.30 presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. Protagonista un ensemble formato da cinque borsisti ed ex borsisti De Sono: David Alecsandru Irimescu (pianoforte), Federico Allegro (oboe), Matteo Maggini (fagotto), Letizia Gullino (violino) e Gabriele Mercandelli (clarinetto).
Il programma propone un viaggio attraverso il Novecento musicale, mettendo in dialogo la scrittura colta con linguaggi extra-accademici come il jazz, il folklore e la musica popolare; ogni brano mostra come compositori di diversa provenienza abbiano saputo rinnovare le forme tradizionali aprendosi a nuovi ritmi, timbri e modelli espressivi.

Si apre con la Suite da L’Histoire du soldat di Igor’ Stravinskij, opera emblematica della sua svolta modernista. Composta durante la Prima guerra mondiale, la partitura nasce dall’incontro con il jazz americano e segna il distacco dalla tradizione sinfonica russa. Nella versione cameristica per violino, clarinetto e pianoforte, Stravinskij fonde marce, valzer, tango e ragtime in una scrittura asciutta e teatrale, dal forte impatto ritmico.
Il pianoforte è protagonista nella selezione dagli 8 Concert Études op. 40 di Nikolaj Kapustin, compositore ucraino che ha fatto della sintesi tra rigore classico e linguaggio jazzistico il centro della propria poetica. Pur ispirandosi a stili come il ragtime, lo stride piano e il musical americano, Kapustin scrive una musica interamente notata, di grande virtuosismo e precisione formale.
Il Trio per oboe, fagotto e pianoforte di Jean Françaix rappresenta il versante neoclassico del programma. Caratterizzato da leggerezza, ironia e grande raffinatezza timbrica, il brano si sviluppa come una conversazione animata tra i tre strumenti, alternando momenti lirici a passaggi brillanti, con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere e “dare piacere” all’ascoltatore.
Con le Dilmano Dilbero Variations di Alexander Vladigerov il programma si apre al folklore dell’Europa orientale. Il celebre canto popolare bulgaro che dà titolo al brano diventa il punto di partenza per una serie di variazioni in cui elementi tradizionali e armonie jazz si fondono in una scrittura virtuosistica e di forte carattere improvvisativo.
Conclude la serata il Trio per clarinetto, violino e pianoforte di Paul Schoenfield, compositore americano che unisce musica colta, tradizione ebraica e jazz. I movimenti si ispirano a danze e canti chassidici, alternando energia trascinante e momenti di intensa introspezione, in una musica che coniuga intrattenimento e profondità espressiva.
 
Il concerto riunisce cinque giovani musicisti accomunati da percorsi formativi di alto profilo, tutti legati alla De Sono come borsisti o ex borsisti: al pianoforte David Alecsandru Irimescu, borsista 2025 e interprete dalla forte personalità musicale, vincitore di numerosi concorsi internazionali e apprezzato per la profondità del suono e la maturità espressiva; Federico Allegro, oboista formatosi tra Italia, Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Royal College of Music di Londra, si distingue per una solida esperienza orchestrale e cameristica maturata in contesti internazionali; Matteo Maggini, fagottista che vanta numerose collaborazioni con alcune tra le principali orchestre italiane e diverse esperienze sia in ambito sinfonico sia cameristico, con particolare attenzione al repertorio del Novecento.
Letizia Gullino, giovane violinista elogiata da Salvatore Accardo per il suono caldo e potente e la brillantezza tecnica, è regolarmente ospite di prestigiose stagioni concertistiche in Italia e all’estero e la stagione 2025-26 segna per lei importanti debutti e ritorni in contesti internazionali di primo piano; completa l’ensemble il clarinettista Gabriele Mercandelli, vincitore di premi nazionali e internazionali e protagonista di un’intensa attività orchestrale e cameristica che lo ha portato a esibirsi in importanti teatri e festival europei, oltre a collaborazioni con orchestre italiane e straniere

Ingresso gratuito con prenotazione su Eventbrite.


(nelle foto, dall'alto, David Alecsandru Irimescu, Gabriele Mercandelli, Federico Allegro, Matteo Maggini, Letizia Gullino)

lunedì 19 gennaio 2026

MERCOLEDÌ 21 GENNAIO AL TEATRO ABBADO LO STRAORDINARIO TALENTO DEL PIANISTA ARSENII MOON, VINCITORE DEL CONCORSO BUSONI 2023

 


Mercoledì 21 gennaio – Teatro Comunale “Claudio Abbado”, inizio alle 20.30 – prosegue la stagione di Ferrara Musica 2025/2026 con il pianista Arsenii Moon, giovane talento della scena pianistica internazionale. Vincitore assoluto del 64° Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni 2023 e del prestigioso Premio Arturo Benedetti Michelangeli, assegnato solo dal verdetto unanime della giuria e per questo motivo assente da quasi trent’anni, Moon proporrà un recital sospeso tra Ottocento e Novecento, con musiche di Chopin e Skrjabin. 
Vincitore di numerosi concorsi internazionali, tra cui il primo premio all’Horowitz Competition in Ucraina, all’Arthur Rubinstein in Memoriam Competition in Polonia e al St. Priest Competition in Francia, il secondo premio al Cliburn Junior Competition negli Stati Uniti e il premio Tabor per pianoforte al Verbier Festival, Arsenii Moon si è esibito sotto la guida di importanti direttori, quali Valery Gergiev, Stanislav Kochanovsky, Mark Russell Smith, Mei-Ann Chen e Ian Hobson, risultando tra i più giovani musicisti ad incidere con l’etichetta discografica Deutsche Grammophon, accanto a nomi come Daniel Barenboim, Hélène Grimaud, Kian Soltani e Andreas Ottensamer. 
Il programma musicale propone in apertura i Ventiquattro Preludi op. 11 di Aleksandr Skrjabin, ciclo completo, ispirato ai modelli di Bach e Chopin, che mostra già la sua profondità e la sua originalità. Composti in età giovanile tra il 1888 e il 1896, furono pubblicati insieme e pensati per essere eseguiti come un'unica, vasta composizione, sebbene ognuno sia indipendente, e rappresentano una tappa fondamentale nella sua evoluzione compositiva. Proprio come i Ventiquattro Preludi e Fughe di Bach, il ciclo si articola in tutte le tonalità principali e relative minori, offrendo una vasta gamma espressiva, con lo stile unico e la sensibilità armonica di Scriabin.
Si prosegue con Fryderyk Chopin, di cui Moon eseguirà due Mazurke: la Mazurka in fa diesis minore op. 6 n. 1, una delle prime composizioni di Chopin, caratterizzata da un tema malinconico, un ritmo tipico polacco con accenti spostati e una sonorità quasi "popolare"; e la Mazurka in la minore op. 17 n. 4, una delle più note e malinconiche, scritta nel biennio 1832-33, caratterizzata da un'atmosfera nostalgica e di derivazione contadina, con una melodia struggente e un finale che riprende l'inizio. 
A chiudere il concerto, sarà, sempre di Chopin, la Sonata n. 3 in si minore op. 58, di grande impegno esecutivo e interpretativo. Composta nel 1844, è caratterizzata da una struttura in quattro movimenti che esplora profondità emotive e virtuosismo, alternando passaggi maestosi e lirici, uno scherzo inebriante, un largo meditativo e un finale vivacissimo.

Il maestro Zubin Mehta ribadisce la sua posizione a proposito della cancellazione dei suoi impegni in Israele.

 

Il maestro Zubin Mehta, rientrato a Firenze da Mumbai per dirigere il concerto fuori programma del 21 gennaio al Maggio Musicale Fiorentino, alle domande della stampa italiana e internazionale che ha ricevuto a proposito della cancellazione di tutti i suoi impegni con la Israel Philharmonic Orchestra, risponde ribadendo la sua posizione espressa a Mumbai in una video intervista a “India Today”.
Il maestro dissente con la politica del premier Israeliano Benjamin Netanyahu rispetto alla questione palestinese e per sottolineare il suo punto di vista ha deciso di cancellare i suoi impegni con l’Orchestra che pur ha guidato per 50 anni per tutto il 2026 mentre – specifica il maestro -  manterrà il suoi impegni successivi programmati nel corso del 2027.
“Non sono d’accordo con la politica del premier Netanyahu  - ha ripetuto il maestro a Firenze  - ed è questo il motivo che mi ha fatto prendere la decisione che include la cancellazione di tutti i miei impegni per questa stagione comprese anche dieci recite dell’opera “Aida”, oltre ai concerti sinfonici con la IPO, l’orchestra che ho diretto per 50 anni e che mi ha dato e insegnato tanto e con la quale sono stato in tutto il mondo. Tornerò di nuovo con loro nel mese di maggio del 2027. Mantengo invece i miei impegni con la West Eastern Diwan Orchestra fondata dal mio amico Daniel Barenboim con la quale sarò in tour in Spagna il 14, 15, 16, 18, 19 febbraio, qui in Italia a Torino il 21 febbraio e Austria a Vienna il 22. La Diwan Orchestra è formata da musicisti Isrealiani e Palestinesi che siedono fianco a fianco in armonia. Come ho detto a Mumbai mi auguro che il premier israeliano non vinca le prossime elezioni anche se, a proposito, nutro dei bubbi in quanto, tra l’altro, gode dell’appoggio del presidente Trump. Confermo ogni cosa che ho dichiarato a Mumbai nell’intervista che è facilmente disponibile on-line. Altro non ho da dire e ora mi concentro sul concerto qui nella “mia” Firenze del 21 gennaio con l’Orchestra del Maggio.”


Maestro Zubin Mehta reiterates his position regarding the cancellation of his engagements in Israel
Florence, 19 January 2026 – Maestro Zubin Mehta, who has returned to Florence from Mumbai to conduct the extraordinary concert on 21 January at the Maggio Musicale Fiorentino, responded to questions from Italian and international press regarding the cancellation of all his engagements with the Israel Philharmonic Orchestra by reiterating the position he had already expressed in a video interview with “India Today” in Mumbai.
The Maestro disagrees with the policy of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu regarding the Palestinian issue and, in order to underline his point of view, has decided to cancel his engagements with the Orchestra — an ensemble he has led for 50 years — throughout 2026, while specifying that he will maintain the engagements already scheduled for 2027.
“I do not agree with Prime Minister Netanyahu’s policy,” the Maestro repeated in Florence, “and this is the reason that led me to take the decision that includes the cancellation of all my engagements for this season, including ten performances of the opera Aida, in addition to the symphonic concerts with the IPO, the orchestra I have conducted for 50 years, which has given and taught me so much, and with which I have travelled all over the world. I will return with them in May 2027. I will instead keep my engagements with the West-Eastern Divan Orchestra, founded by my friend Daniel Barenboim, with which I will be on tour in Spain on February 14, 15, 16, 18, and 19, in Italy (Turin) on February 21, and in Austria (Vienna) on February 22. The Divan Orchestra is composed of Israeli and Palestinian musicians who sit side by side in harmony. As I said in Mumbai, I hope the Israeli Prime Minister will not win the next elections, although I have doubts about that, also because he enjoys the support of President Trump. I confirm everything I said in the interview in Mumbai, which is easily available online. I have nothing more to add, and I am now focusing on the concert here in “my” Florence on 21 January with the Maggio Orchestra.”

ERRE 2.0: UN VIAGGIO SENZA TEMPO TRA JAZZ E MUSICA ANTICA CON CIAMMARUGHI E BOVI

 
Sabato 24 gennaio alle ore 21:00, torna la stagione concertistica NOTE VERE a cura dell’Associazione Filarmonica Umbra di Terni. Il Teatro Consortium di Massa Martana si trasforma nel palcoscenico di un’esplorazione sonora straordinaria: Ramberto Ciammarughi al pianoforte e Patrizia Bovi, voce e arpa gotica, presentano TERRE 2.0. Un progetto unico che abbatte i confini tra i generi, fondendo musica antica, tradizione orale, jazz e musica classica in una lingua universale e contemporanea.
Ramberto CIAMMARUGHI, pianista e compositore tra i più autorevoli del panorama jazzistico italiano, è noto per la sua scrittura raffinata e la capacità di dialogare con mondi musicali diversi. Ha collaborato con i più grandi nomi del jazz internazionale e della musica d’autore, firmando colonne sonore e produzioni per il teatro di grande impatto. Al suo fianco, Patrizia BOVI rappresenta un’eccellenza mondiale nella musica antica e nella ricerca vocale. Co-fondatrice del celebre Ensemble Micrologus, la Bovi ha dedicato la sua carriera allo studio delle prassi esecutive medievali e delle tradizioni mediterranee, esibendosi nei festival più prestigiosi del mondo. La combinazione tra il pianismo immaginifico di Ciammarughi e la voce poliedrica della Bovi, accompagnata dal suono ancestrale dell’arpa gotica, crea un'alchimia rara, capace di restituire nuova linfa a canti e melodie che attraversano i secoli.
Il programma di TERRE 2.0 si configura come una galassia dove si incontrano polifonie, storie e suoni di epoche lontane. Il pianoforte di Ciammarughi guida il pubblico attraverso universi musicali che spaziano dalle mistiche visioni di Hildegard von Bingen alle arie di Pesenti e Walter Frye, fino a toccare melodie popolari umbre, abruzzesi, siciliane, albanesi e sefardite. In questo viaggio, i due musicisti si liberano dai linguaggi storicizzati per adottare una lingua propria, dove l’improvvisazione jazzistica e la purezza della musica antica si fondono in una moderna e suggestiva "Sinfonia" di popoli e culture.

NOTE VERE è un progetto dell’Associazione Filarmonica Umbra E.T.S. con il patrocinio e il sostegno di MIC - Ministero della Cultura, Regione Umbria, Comuni di Massa Martana, Monte Castello di Vibio e Todi, Camera di Commercio dell’Umbria e con il patrocinio della Provincia di Perugia e il sostegno della Fondazione Perugia.
Partner e supporter: AIAM - Associazione Italiana Attività Musicali, CIDIM - Comitato Nazionale Italiano Musica, Hotel Michelangelo Palace & SPA, S.T.A.S. srl, GFC Service. Media partner: AM Terni Television.

foto di Marco Signoretti

IUC: Sabato 24 gennaio - Concerto per la Celebrazione dei 200 anni delle Relazioni Diplomatiche tra Brasile e Santa Sede

 

Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
Sabato 24 gennaio ore 17.30 
Aula Magna Sapienza, Università di Roma
Concerto fuori abbonamento per la Celebrazione dei 200 anni delle Relazioni Diplomatiche tra Brasile e Santa Sede

CAMERATA ANTIQUA DI CURITIBA
RICARDO BERNARDES direzione

José Maurício Nunes Garcia
Missa de Nossa Senhora da Conceição (1810)
Per soli, coro e orchestra
Marília Vargas, Ana Spadoni Soprano
Felipe Rissatti Controtenore 
Jabez Lima, Maico Sant’Anna Tenore
Norbert Steidl, Cláudio de Biaggi Baritono 
 
 
Sabato 24 gennaio alle ore 17.30 nell’Aula Magna de La Sapienza Università di Roma l’Istituzione Universitaria dei Concerti ospita il Coro e l’Orchestra della Camerata Antiqua de Curitiba (nella foto in alto) diretta da Ricardo Bernardes (nella foto a sinistra), ensemble brasiliano di coro e orchestra specializzato nel repertorio barocco e classico, in uno speciale concerto fuori abbonamento che celebra i 200 anni delle relazioni diplomatiche tra il Brasile e la Santa Sede. L’evento, che rientra nelle celebrazioni ufficiali organizzate dall’Ambasciata del Brasile presso la Santa Sede, presenta un brano eseguito per la prima volta in Europa: la Missa de Nossa Senhora da Conceição (1810), del compositore afro-discendente José Maurício Nunes Garcia. 
Fondata nel 1974, la Camerata Antiqua de Curitiba è riconosciuta in Brasile e all’estero come uno dei più importanti gruppi dedicati all’interpretazione storicamente informata. Nel corso di oltre cinque decenni si è esibita in sale di riferimento nelle Americhe e in Europa, mantenendo un’attività solida sia nel repertorio antico sia nella musica contemporanea. La sua sonorità caratteristica nasce dalla combinazione tra coro e orchestra stabili, ispirata al modello delle antiche cappelle musicali europee.
A Roma, il gruppo sarà diretto dal maestro e musicologo Ricardo Bernardes (Brasile/Portogallo), specialista nel repertorio ibero-americano dei secoli XVII–XIX e responsabile di ricerche fondamentali sulla produzione sacra di Nunes Garcia. Sotto la sua direzione, la Camerata presenterà la versione integrale della messa, articolata in grandi sezioni per coro, solisti e orchestra.
La Missa de Nossa Senhora da Conceição, composta nel 1810, è considerata il primo grande capolavoro di José Maurício Nunes Garcia (nell'immagine a destra) e un punto di riferimento della musica sacra nel continente americano. Scritta a Rio de Janeiro durante il periodo della corte portoghese stabilita nella città dopo la fuga dalle invasioni napoleoniche, l’opera riflette una fase di intensa vitalità artistica, quando la Real Capela riuniva musicisti europei e coloniali in un ambiente multiculturale e innovativo. La messa è monumentale nella struttura, con una scrittura corale vigorosa, ampi archi sinfonici e passaggi solistici di raffinata espressività.
Il cast riunisce solisti brasiliani ed europei di spicco: Marília Vargas e Ana Spadoni (soprano), Felipe Rissatti (controtenore), Jabez Lima e Maico Sant’Anna (tenore), Norbert Steidl e Cláudio de Biaggi (baritono). 
In programma anche un omaggio al compositore austriaco Sigismund Neukomm, allievo di Haydn, che visse a Rio de Janeiro dal 1816 fino al 1821 e mantenne una stretta collaborazione con Nunes Garcia con l’esecuzione del verso In Te Domine speravi, parte del Te Deum in mi bemolle composto nel 1818. 
“Portare la Camerata su un palcoscenico storico come quello dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, rappresentando Curitiba e il Brasile in una data così simbolica, è un immenso orgoglio per tutti noi. È un momento che riafferma il ruolo della cultura come ponte tra popoli e tradizioni”, ha dichiarato il sindaco di Curitiba Eduardo Pimentel (nella foto a sinistra), sottolineando il valore diplomatico e artistico della tournée.
“Il significato di questo concerto va ben oltre l’esecuzione musicale. Si tratta di portare nel cuore dell’Europa un capolavoro della musica sacra luso-brasiliana, interpretato da un gruppo la cui identità dialoga profondamente con questo repertorio. La Camerata Antiqua de Curitiba ha una firma artistica unica, e presentare Nunes Garcia a Roma è un avvenimento che rafforza la rilevanza di questa tradizione”, ha evidenziato Ricardo Bernardes.
Per la coordinatrice della Camerata Antiqua de Curitiba, Janete Andrade, l’esibizione segna un capitolo speciale nella storia del gruppo. “La Camerata si è sempre dedicata a rafforzare la presenza della musica brasiliana nel mondo. Partecipare alle commemorazioni ufficiali di due secoli di relazioni diplomatiche è un onore e anche il riconoscimento di un lavoro costruito con serietà lungo molti anni. È un’opportunità per mostrare al pubblico europeo la ricchezza e la raffinatezza di questo repertorio”, ha affermato.

NOTA AL PROGRAMMA
Scritta da Ricardo Bernardes
La scelta della Messa dell´Immacolata Concezione, composta nel 1810 da José Maurício Nunes Garcia (1767–1830), non potrebbe essere più emblematica per le celebrazioni dei 200 anni di Relazioni Diplomatiche tra il Brasile e la Santa Sede. È la prima composizione dell´autore brasiliano nel periodo Brasile Colonia, essendo una delle più importanti della sua produzione, non solo per le sue caratteristiche musicali, nonché per un ruolo simbolico della composizione nella storia della musica in Brasile.
La messa fu composta nel momento di massimo splendore della carriera del compositore, quando la Reale Cappella Musicale del Principe Reggente D. João, futuro D. João VI, viveva un periodo prospero. Nel 1808, la Corte Portoghese, accompagnata da migliaia di persone che includevano l’intera amministrazione del regno, giunse a Rio de Janeiro per fuggire dalle truppe napoleoniche che invasero il Portogallo. Quel momento rappresentò un vero e proprio scontro tra due culture. Nunes Garcia, allora il principale esponente della musica a Rio de Janeiro, diventò compositore di corte appena installata..
In quel periodo vi fu una notevole espansione delle attività artistiche, caratterizzate dalla creazione della Biblioteca Reale, di un Teatro d’Opera e dall’istituzione di una Reale Cappella Musicale, ispirata a quella di Lisbona e che, alla fine del 1810, una compagine di circa un centinaio di musicisti, tra cui diversi castrati italiani. Nel 1809, compiaciuto del lavoro di Nunes Garcia, il Principe Reggente gli conferì l’Ordine di Cristo.
José Maurício Nunes Garcia, nacque a Rio de Janeiro, figlio di madre con ascendenza diretta dalla Guinea e di padre di origine portoghese, egli fu uno dei compositori più noti delle Americhe durante il periodo coloniale, sia per la qualità estetica delle inumerevoli  composizioni, sia per un linguaggio autotono. Ed è inoltre l’unico compositore la cui musica è ancora eseguita regolarmente e studiata in tutto il mondo negli ultimi 200 anni.
Al termine del concerto, si renderà omaggio anche all’austriaco Sigismund Neukomm (nell'immagine a destra), uno dei principali discepoli di Joseph Haydn. Egli soggiornò in Brasile a partire dal 1816 e mantenne un rapporto stretto con Nunes Garcia, promuovendo la prima esecuzione del Requiem di Mozart nel 1819 e dell’oratorio La Creazione, di Haydn nel 1821, entrambi diretti dal compositore brasiliano.

Sabato 24 gennaio "Haendel Oratorios" a Merate

 

Musica e Stravaganze
sabato 24 gennaio 2026, ore 21:00
Chiesa di San Bartolomeo
piazza San Bartolomeo 2, Merate (MB)

HAENDEL ORATORIOS

Rui Hoshina, soprano
Rachel O'Brien, mezzosoprano
Andrea Zaniboni, voce narrante


Ensemble Il Ninfeo Urbano
Gemma Longoni, violino
Sinni Ricci, violino
Zeno Scattolin, viola
Marlise Goidanich, violoncello
Franz Silvestri, clavicembalo

​Ingresso libero con prenotazione
    
Nel vasto universo musicale barocco, gli oratori di G. F. Haendel brillano per intensità drammatica, raffinatezza melodica e profondità spirituale. In questo programma, il dialogo tra soprano e mezzosoprano diventa il cuore pulsante di una narrazione che intreccia devozione, passione e destino.

Il concerto, realizzato grazie al sostegno dell'amministrazione comunale meratese, fa parte della IV edizione della rassegna Musica e Stravaganze