giovedì 15 gennaio 2026

Cada Die Teatro e Conservatorio di Musica di Cagliari presentano 'Pierino e il Lupo' al Teatro Si 'e Boi di Selargius

 

Pierino e il lupo è una storia per l’infanzia, costituita da musica e testo. Venne scritta nel 1936, dopo il ritorno di Prokof’ev nell’allora Unione Sovietica, quando il Teatro Centrale dei Bambini di Mosca gli commissionò la stesura di una nuova opera musicale per bambini che potesse avvicinare alla musica anche i più giovani. Il compositore accettò, incuriosito dal particolare incarico, e in soli quattro giorni completò il lavoro. Il debutto avvenne il 2 maggio 1936 ma l’esito fu infausto: scarso pubblico e poca attenzione. La poca fortuna iniziale venne, però, più che compensata dall’enorme successo riscosso poi nel tempo, tanto da diventare un classico apprezzatissimo da adulti e bambini.
La vicenda narrata è considerata semplice, ma allo stesso tempo coinvolgente, grazie anche alla presenza dei personaggi comprimari quali il nonno, l'uccellino, l'anatra, il gatto.
Pierino è un giovane pioniere che ha per amici un uccellino, un'anatra e un gatto quando, a un certo punto, vede aggirarsi nei boschi un lupo. Pierino decide di eliminare il lupo, ma il suo severo nonno considera questa impresa troppo pericolosa per lui e perciò non gli permette di svolgerla. Pierino però non ha paura e non vuole dar peso alle parole del nonno rimanendo determinato a occuparsi del lupo, ma il nonno trascina Pierino nel giardino e chiude il cancello per impedire al nipote di uscire.
Pierino vede l'anatra farsi una nuotata nello stagno mentre il gatto cerca di catturare l'uccellino che si rifugia sui rami di un albero; in quel momento arriva il lupo che si aggirava nei boschi e il gatto, impaurito, raggiunge l'uccellino sull'albero. L'anatra, presa dal panico, corre sulla riva del lago, ma viene ingoiata viva dal lupo.
Pierino assiste alla scena mentre l'uccellino svolazza davanti al muso del lupo per distrarlo. Successivamente l'uccellino va ad avvertire dei cacciatori, dicendo loro che Pierino sta rischiando di venire mangiato dal lupo; il bambino, nel frattempo, prende una corda robusta, la lega alla coda del lupo e annoda l'altro capo a un ramo dell'albero.
In quel momento arrivano i cacciatori a suon di spari; Pierino fa notare che il lupo ormai è già stato sconfitto e chiede loro un aiuto per portarlo al giardino zoologico. Con una marcia trionfale il giovane pioniere conduce il corteo seguito dai cacciatori che trascinano il lupo, quindi dal nonno e dal gatto ed entrano tutti in paese mentre si sente l'anatra, ancora viva, che fa "qua qua" dalla pancia del lupo.
La versione per quintetto di "Pierino e il lupo" proposta per inaugurare la rassegna 'Capitani Coraggiosi' è un adattamento popolare della celebre favola musicale di Prokofiev, che sostituisce la piena orchestra con un quintetto di fiati (flauto, oboe, clarinetto, fagotto, corno) e spesso aggiunge pianoforte e percussioni, mantenendo la voce narrante per far conoscere gli strumenti e i loro "personaggi" musicali in modo più intimo e accessibile.



18 Gennaio 2026 – Capitani Coraggiosi 2026 – Teatro Si ‘e Boi, Selargius (CA) - ore 17:30
19-20 Gennaio 2026 – I matinée di Capitani Coraggiosi 2026 – Teatro Si ‘e Boi, Selargius (CA)

Angelica Buanne – Clarinetto
Andrea Belen Fernandez – Flauto
Vittorio Raffaele Marruseddu – Fagotto
Emanuela Muzzu – Oboe
Luca Sirocchi – Corno
     Luigi Muscio - Direzione
Silvestro Ziccardi – Voce e narrazione


mercoledì 14 gennaio 2026

A Modena in prima italiana Lo Schiaccianoci di Čajkovskij nella nuova versione di Mauro Bigonzetti per la MM Contemporary Dance Company

 

Va in scena domenica 18 gennaio 2026 alle 17.30, in prima italiana per la stagione Modena Danza al Teatro Comunale di Modena, Lo schiaccianoci, classico titolo su musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij nella nuova veste coreografica firmata da Mauro Bigonzetti per la MM Contemporary Dance Company. Lo spettacolo è prodotto da LAC Lugano Arte e Cultura, dove ha debuttato lo scorso 19 dicembre, in coproduzione con MM Contemporary Dance Company e con la collaborazione produttiva della Fondazione Teatro Comunale di Modena.


Lo schiaccianoci, l’opera più compiuta della maturità di Pëtr Il’ič Čajkovskij, è un capolavoro musicale oltre che ballettistico. Fu composta su richiesta del coreografo Marius Petipa e del direttore dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevoložskij per il balletto omonimo in due atti che vide la luce il 18 dicembre del 1892. Da allora Lo schiaccianoci è considerato un titolo cardine del grande repertorio, proposto dai teatri di tutto il mondo. Numerose le rivisitazioni in oltre centotrent’anni di storia, immaginate anche in chiave avanguardistica, contemporanea, con interpretazioni psicanalitiche del libretto originale, come è noto ispirato dal racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi. Raramente però gli autori dei remake rinunciano alla partitura di Čajkovskij così imprescindibilmente latrice di quelle ambiguità tra fiabesco e malinconico che la piccola protagonista Clara vive la notte di Natale. Nel sonno Clara è turbata dalle prime emozioni sentimentali e parte, con il suo pupazzo trasformato in Principe, per il Paese dei Dolciumi dove scopre l’amore.


A cimentarsi con il titolo ora è Mauro Bigonzetti, coreografo tra i più significativi del panorama mondiale della danza, la cui peculiare cifra stilistica si nutre di una forte musicalità. Chiamato a una nuova collaborazione, dopo il successo di Ballade, con la vivace MM Contemporary Dance Company, eccellenza italiana diretta da Michele Merola, Bigonzetti firma uno Schiaccianoci prodotto dal LAC Lugano Arte e Cultura in collaborazione con il Teatro Comunale di Modena per ventidue danzatori perfettamente adagiato sulla partitura di Čajkovskij. Fedele alla scansione delle danze, così armoniosamente delineate dal compositore, Bigonzetti restituisce la magia dell’infanzia dell’archetipo riproponendo i preparativi per la cena dell’avvento, il grande albero addobbato, lo svelamento dei doni, il candore della neve e la fantasiosa battaglia del sogno di Clara, l’immancabile divertissement e il passo a due finale in una nuova chiave. Con toni disneyani a stimolare ulteriormente la fantasia e animazioni 3D firmate dal fedele collaboratore Carlo Cerri a creare scenari sospesi tra realtà e inconscio. Lo stile coreografico è contemporaneo, il movimento d’impatto per raccontare una storia che mostra qualche ritocco rispetto all’originale.


 “È la prima volta che affronto un titolo del repertorio classico come Lo schiaccianoci – racconta il coreografo – anche se nel corso della mia lunga carriera ho firmato numerose riletture di balletti del Novecento, tra cui mi piace ricordare Cenerentola per il Teatro alla Scala di Milano di cui erano protagonisti Roberto Bolle e Polina Semionova. Per questo allestimento ho immaginato una rilettura che mantiene intatta la struttura della storia e conserva integri e riconoscibili tutti gli elementi del racconto originale di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, liberandolo dalla polvere della pantomima. L’idea che guida questa versione coreografica non è tanto quella di celebrare il potere della fantasia e l’innocenza dell’infanzia, quanto di proporre una lettura più concreta: la notte di Natale è il momento in cui Clara sente che qualcosa in lei sta cambiando, sente nascere in sé desideri nuovi che la turbano e la ammaliano, sente che la sua infanzia sta lasciando il posto ad altro, ma a cosa? Ho lavorato alacremente con i danzatori della MM Contemporary Dance Company – alcuni di loro, peraltro, giovanissimi –, e la loro gioventù ha donato la freschezza che cercavo per questa fiaba.”

foto di Luca Del Piano

martedì 13 gennaio 2026

TUTTO STRAUSS PER IL DEBUTTO DI HOSSEIN PISHKAR CON L’ORCHESTRA RAI

 

Segna il debutto sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai del direttore d’orchestra iraniano Hossein Pishkar (nella foto di Susanne Diesner) il concerto in programma giovedì 15 gennaio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. Replica, sempre a Torino, venerdì 16 gennaio alle 20.
Pishkar – che sostituisce Ottavio Dantone, indisposto – ha collaborato con prestigiose compagini internazionali, tra le quali la Beethoven Orchester Bonn, la NDR Radiophilharmonie Hannover, l’Orchestre Philharmonique de Strasbourg e la Royal Danish Opera. Formatosi inizialmente a Teheran in pianoforte e composizione, ha proseguito gli studi di direzione d’orchestra alla Robert Schumann Hochschule di Düsseldorf. La sua crescita artistica è stata segnata da esperienze di alto profilo come l’Italian Opera Academy con Riccardo Muti e le masterclass del Lucerne Festival con Sir Bernard Haitink, oltre che dalla vincita del Deutscher Dirigentenpreis 2017 e del Premio Ernst-von-Schuch.
La serata è interamente dedicata a Richard Strauss, con una scelta di opere appartenenti a diverse fasi della sua carriera ma che sembrano tutte rivolgersi indietro, verso un mondo ormai perduto, fatto rivivere con infinita nostalgia. Si inizia con tre brani dalla Tanzsuite aus Klavierstücken von François Couperin TrV 245, una raffinata suite orchestrale composta nel 1923, nella quale il compositore rielabora, rendendo omaggio alla sua arte, alcuni brani per clavicembalo di Couperin. Articolata in otto movimenti, dei quali ne vengono eseguiti tre, l’opera – che alterna danze nobili a momenti più vivaci – è un sofisticato omaggio al Barocco, realizzato con la straordinaria padronanza tecnica di Strauss.


A seguire il Concerto in re maggiore per oboe e piccola orchestra, eseguito dal primo oboe dell’Orchestra Rai Nicola Patrussi (nella foto @DocServizi-SergioBertani-OSNRai) qui in veste di solista. Fu l’incontro con John de Lancie, giovane soldato americano e oboista dell’Orchestra di Filadelfia, a spingere un Richard Strauss, ormai nella fase tarda della sua vita, a comporre, nel 1945, il Concerto per oboe in re maggiore. Scritta tra le mura di Garmisch, l’opera è una pagina luminosa che comunica un senso di profonda tranquillità e di ritorno al passato, in piena contrapposizione agli sconvolgenti eventi storici che si verificavano in quel periodo. Eseguito per la prima volta a Zurigo nel 1947, il brano si è imposto rapidamente come uno dei capisaldi del repertorio oboistico. 
Chiude il concerto la Suite da Der Bürger als Edelmann (Il borghese gentiluomo) op. 60, che contiene i momenti più significativi delle musiche di scena composte nel 1912 per un allestimento del Borghese gentiluomo di Molière, curato dal grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, che aveva realizzato per lo stesso Strauss il libretto del Cavaliere della rosa, andato in scena un anno prima con straordinario successo. Il riferimento è a Jean-Baptiste Lully, che aveva corredato con le sue musiche le prime rappresentazioni della commedia nel 1670, al castello di Chambord, sotto l’egida di Luigi XIV: alcuni pezzi di Strauss rielaborano addirittura parti del lavoro di Lully, armonizzandole perfettamente con il resto di una composizione genialmente in bilico fra antico e moderno. La rivisitazione raffinatissima di Strauss, che impegna spesso individualmente i musicisti dell’orchestra, e in particolare il primo violino, dipinge l’epoca del Re Sole come una sorta di paradiso perduto, forse più immaginato in un sogno che non evocato storicamente; sempre però mantenendo una vivacità teatrale incontenibile, che illumina ciascuno dei nove pezzi della suite anche in un’esecuzione puramente strumentale, privata dell’azione scenica.

A TERNI IL VIRTUOSISMO SENZA CONFINI DI LEONARDO COLAFELICE: DA BEETHOVEN ALLE GRANDI PARAFRASI DI LISZT

 

Domenica 18 gennaio 2026, alle ore 17:30, il Teatro Sergio Secci di Terni ospiterà uno dei più brillanti talenti del pianismo internazionale: Leonardo COLAFELICE. Protagonista di un recital mozzafiato, il giovane pianista pugliese guiderà il pubblico attraverso un programma di straordinaria complessità tecnica ed espressiva, spaziando dal classicismo di Beethoven alle funamboliche trascrizioni operistiche di Liszt, fino alle suggestioni contemporanee di Fazil Say.
Leonardo COLAFELICE, nato nel 1995, è oggi riconosciuto come uno dei pianisti più talentuosi della sua generazione. La sua ascesa internazionale è stata segnata da successi nei concorsi più prestigiosi al mondo: è stato finalista al "Van Cliburn" di Fort Worth (2017) e al "Busoni" di Bolzano, oltre ad aver vinto il primo premio assoluto in competizioni a Cleveland, Parigi e Tel Aviv. Docente presso il Conservatorio "N. Piccinni" di Bari, Colafelice si esibisce regolarmente con orchestre leggendarie e nelle sale più iconiche, dalla Carnegie Hall di New York alla Salle Cortot di Parigi. La sua cifra stilistica è un connubio raro di agilità sbalorditiva, controllo timbrico assoluto e una maturità interpretativa che gli permette di affrontare i "monumenti" della letteratura pianistica con naturalezza e profonda introspezione.
Il programma si apre nel segno del melodramma con la celebre Parafrasi sul Rigoletto di Liszt, per poi immergersi nell'intimità della Sonata op. 81a "Gli Addii" di Beethoven, racconto musicale di separazione e gioioso ritorno. Dopo l'intervallo, il concerto vira verso la magia dello Schiaccianoci di Čajkovskij, nell'ardua e brillante trascrizione di Mikhail Pletnev, seguita dalle atmosfere mistiche di Black Earth del compositore turco Fazil Say, brano che utilizza tecniche innovative per richiamare il suono degli strumenti popolari anatolici. Il gran finale è affidato alle Réminiscences de Norma di Liszt, una delle vette più impervie del virtuosismo pianistico, dove i temi di Bellini vengono trasformati in un'architettura sonora monumentale e travolgente.

IUC: Sabato 17 gennaio ore 17.30 – MARCO SCOLASTRA in Omaggio ad Aldo Ciccolini

 

Istituzione Universitaria dei Concerti
I CONCERTI DELL’AULA MAGNA
Sabato 17 gennaio ore 17.30 – Aula Magna Sapienza, Università di Roma
Il peso della leggerezza
Omaggio ad Aldo Ciccolini
MARCO SCOLASTRA pianoforte
 
Gioachino Rossini 
da Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia):
Barcarole
Mon prélude hygiénique du matin
Une caresse à ma femme
Première communion
Riens n. 5: Allegretto moderato
Memento homo
Assez de memento: dansons

Erik Satie
Trois Gymnopédies
Trois Gnossiennes
Embryons desséchés
Sport et divertissements
Je te veux (da Chansons de café-concert)
La Diva de l’Empire (da Chansons de café-concert)
 
Sabato 17 gennaio alle ore 17.30 in Aula Magna della Sapienza Università di Roma la stagione concertistica della IUC prosegue con Il peso della leggerezza, recital di Marco Scolastra. Pianista italiano apprezzato a livello internazionale e presenza consolidata alla IUC, in carriera si è esibito in contesti prestigiosi, ha suonato sotto la guida di importanti direttori e collaborato con grandi artisti, da Renato Bruson a Raina Kabaivanska a Charlie Siem: intensa la collaborazione con illustri attori, da Elio Pandolfi a Lucia Poli. Marco Scolastra è da sempre appassionato della musica del Novecento e dei nostri giorni: il recital proposto cade in occasione del centenario della nascita del grande Aldo Ciccolini, che è stato anche suo Maestro.  Un omaggio sentito che si sviluppa attraverso due autori molto cari a Ciccolini: Gioachino Rossini con i Péchés de vieillesse, ed Erik Satie, che gli diede la fama internazionale con l’incisione dell’integrale pianistica mai effettuata precedentemente. 
Racconta infatti Marco Scolastra: Nel 2025 ricorre il centenario della nascita di Aldo Ciccolini, uno dei più grandi pianisti del Novecento, che ho avuto la fortuna e l’onore di avere come Maestro per tre anni consecutivi diplomandomi con lui presso l’Accademia di Perfezionamento “Aldo Ciccolini”. Un Maestro di stile, di umiltà, di assoluta dedizione verso la Musica. Lo voglio omaggiare con due autori preziosi a lui molto cari: Gioachino Rossini – di cui negli anni Sessanta fu tra i primi a riscoprire ed eseguire i Peccati di vecchiaia – ed Erik Satie, di cui nel 2025 ricorre il centenario della morte. Fu proprio Satie a dargli la fama internazionale con l’incisione dell’integrale pianistica mai effettuata precedentemente. I due compositori sono legati dalla stessa vena sottile di ironia, leggerezza e divertissement musicale. Un evidente fil rouge unisce i Péchés de vieillesse rossiniani all’umorismo algido e pre-surrealista di Satie.


Diplomato con lode presso il Conservatorio di Perugia, Marco Scolastra si è perfezionato con A. Ciccolini, E. Pastorino e presso l’Accademia Chigiana di Siena.
Ha suonato per: Accademia Filarmonica Romana, IUC, Teatro Regio/Parma, LaVerdi, Festival dei Due Mondi/Spoleto, Teatro La Fenice/Venezia, Teatro di San Carlo/Napoli, Concerti del Quirinale, Conservatorio “Čajkovskij”/Mosca, Tonhalle/Zurigo, Musikverein/Vienna, Carnegie Hall/New York, Bechstein Hall/Londra, Esplanade/Singapore.
Come solista, è stato diretto da Y. Bashmet, C. Boccadoro, R. Gandolfi, H. Griffits, R. Hickox, L. Piovano, L. Shambadal. Alcuni preziosi compagni di viaggio sono stati e sono: S. Bergamasco, S. Brusco, S. Cappelletto, A. Carbonare, R. Kabaivanska, D. Mazzucato, M. Milhofer, E. Pandolfi, Kodály Quartet, L. Poli, J. Radziwilowicz, C. Siem, P. Villoresi.
Da sempre appassionato della musica del Novecento e dei nostri giorni, ha eseguito molti lavori in prima esecuzione assoluta o in prima italiana, alcuni dei quali a lui dedicati: Concerto per due pianoforti e percussioni di Darius Milhaud (2004); Concerto della demenza di Vieri Tosatti (Spoleto Festival 2005); Dance Variations per due pianoforti e orchestra di Morton Gould (2005); Tirol Concerto di Philipp Glass (2017); Aria da concerto di Silvia Colasanti (2019); Quattro canti popolari ciociari di Marcello Panni (2020); Il tempo non esiste di Lucio Gregoretti (2023); Rapsodia di Giovanni Guaccero (2023); Verdi contro Wagner (2013) e Tutte le notti, tutte le notti mi svegliavo di Matteo D’Amico (2024).
Ha registrato per Phoenix Classics, Stradivarius, Brilliant Classics, Decca, Urania Records, Rai5. L’ultimo CD - dedicato ai lieder di Britten e Sostakovic su testi di Michelangelo - ha ricevuto la nomination della Deutschen Schallplatten Kritik.


FESTIVAL “IL TEMPO DI LOUISE FARRENC” a Venezia, dal 28 marzo al 28 aprile 2026

 

Scomparsa 150 anni fa, Louise Farrenc è una musicista unica nel suo genere. Proveniente per parte materna da una famiglia di pittori, riuscì a conquistarsi un posto in ambiti allora riservati agli uomini, come la composizione di opere sinfoniche. Il sostegno del marito, il flautista ed editore Aristide Farrenc, fu probabilmente determinante per la sua carriera creativa, ma la sua fama è dovuta esclusivamente ai suoi talenti di pianista virtuosa e poi di compositrice. Ci ha lasciato un catalogo che comprende opere per pianoforte, musica da camera (per cui l’Institut de France le assegna due Prix Chartier), ma soprattutto due ouverture e tre sinfonie, composte tra il 1834 e il 1847. Profondamente influenzata da Beethoven, contribuì al rinnovamento musicale parigino insieme ad altre personalità nate a cavallo del XIX secolo e giunte alla maturità intorno al 1830, come Berlioz, David e Chopin.
Nel corso del Festival di primavera a Venezia, articolato in sette concerti e una conferenza, il pubblico viene accompagnato in un ampio ritratto musicale di Louise Farrenc e dei suoi contemporanei, alla scoperta della nascita e dello sviluppo del romanticismo musicale in Francia.
 
La presentazione-concerto del festival, giovedì 19 marzo, offre un assaggio del repertorio valorizzato nel cartellone, con un recital di brani per pianoforte solo raramente eseguiti, affidato a Nicolas Giacomelli.
Il concerto inaugurale, sabato 28 marzo, vede Noé Inui (nella foto a destra) al violino e Vassilis Varvaresos al pianoforte mettere in luce Louise Farrenc come solida garante di uno stile classico che discende direttamente da Beethoven, affiancata in programma da Frédéric Chopin, Franz Liszt e Théodore Gouvy.
L’indomani, domenica 29 marzo presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, Naïri Badal e Adélaïde Panaget (Duo Jatekok) esplorano a due pianoforti un territorio sonoro avvolto da immagini fantastiche e intriso di audacia, attraverso trascrizioni di Hector Berlioz, Louise Farrenc, Camille Saint-Saëns e Franz Liszt.
Il festival prosegue giovedì 9 aprile con Célia Oneto Bensaid al pianoforte, che sfoglie alcune pagine del romanticismo pianistico da Frédéric Chopin a Georges Bizet, includendo l’Air russe varié di Louise Farrenc, lodato da Robert Schumann.
Il pianoforte sarà nuovamente protagonista sabato 11 aprile all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio, nell’ambito della coproduzione con Asolo Musica, giunta alla sua terza stagione.
Orazio Sciortino propone un florilegio di brani ispirati al mondo dei narratori, con musiche di Juliette Dillon, Charles-Valentin Alkan, Gioachino Rossini, Louise Farrenc e Franz Liszt.
Martedì 14 aprile, Mihaela Costea (violino - nella foto a sinistra), Silvia Chiesa (violoncello) e Linda Di Carlo (pianoforte) interpretano un programma interamente dedicato a Louise Farrenc, valorizzandone la produzione cameristica, che seppe ottenere un riconoscimento ufficiale in un’epoca in cui la composizione femminile non era considerata un’attività legittimata.
Martedì 21 aprile, il Trio Atanassov (nella foto a destra) esegue trii con pianoforte di Reicha (op. 101) e Onslow (op. 83), opere poco note ai loro contemporanei ma emblematiche della vitalità e dell’originalità della scuola francese.
Il festival si conclude martedì 28 aprile con un concerto dell’Ensemble Tamuz, formazione di soli archi, che interpreta le “Soirées d’hiver” tratte dalle Quatre Saisons di Félicien David. L’opera è dedicata a George Onslow, presente in programma anche con il Quintetto con due violoncelli op. 61.
In anteprima rispetto al festival, martedì 10 marzo, Vania Bruno e Barbara Tartari tengono la conferenza Louise Farrenc e lo spartito della parità, dedicata al percorso della compositrice e al rapporto tra cultura, diritto e parità di genere, tra ieri e oggi.

Per la stagione di Musique Royale domenica 25 gennaio pagine di Schubert e Liszt con la pianista Monica Zhang

 

Il secondo appuntamento del mese di Musique Royale, in programma domenica 25 gennaio sempre al Teatro di Corte (doppio concerto alle ore 11 e 16.30, ingresso 10/15 euro; prevendita on line su www.mailticket.it/evento/50971/monica-zhang-in-concerto--ore-11%3a00 e www.mailticket.it/evento/50970/monica-zhang-in-concerto--ore-16%3a30), vedrà protagonista la pianista Monica Zhang con il programma intitolato I due Franz e dedicato a Schubert e Liszt. La pianista milanese, classe 2007, eseguirà Ständchen (Serenata) dallo Schwanengesang di Schubert, preso a prestito da Liszt per una delle più commoventi trascrizioni pianistiche; la Wanderer-Fantasie, Fantasia in do maggiore per pianoforte, op. 15, D. 760, l’opera schubertiana per pianoforte tecnicamente più impegnativa; infine, la Rapsodia Spagnola di Liszt.
Seppur giovanissima, Monica Zhang ha già catturato l’attenzione degli addetti ai lavori e della critica dopo aver vinto oltre trenta concorsi internazionali ed è stata lodata per la sua profonda musicalità, la spiccata naturalezza e la straordinaria abilità tecnica. Ha suonato come solista e in formazioni cameristiche per importanti festival in Italia, Germania, Islanda, Austria, Francia, Svizzera, Spagna, Marocco, Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia e in sale prestigiose come la Sala Verdi di Milano, il Teatro Olimpico di Vicenza, la Gustav Mahler Saal di Vienna e la Van Cliburn Concert Hall a Fort Worth, Texas (Stati Uniti). Ha avuto, inoltre, l’opportunità di esibirsi per grandi maestri e tra questi ha ricevuto i consigli e l’apprezzamento di Evgeny Kissin. Ha inciso per l’etichetta Da Vinci Classics opere di Chopin, Liszt e Sollini.
L’esibizione di Monica Zhang segna l’inizio di una nuova collaborazione tra l’associazione Musicamorfosi e la Fondazione La Società dei Concerti di Milano. L’attenzione ai giovani musicisti, tra i quali spicca Monica Zhang, e la conseguente valorizzazione e promozione delle qualità artistiche sono da sempre tra gli impegni primari della Fondazione.

Giovanni Falzone inaugura la nuova stagione di Musique Royale venerdì 23 gennaio al Teatro di Corte della Reggia di Monza con un tributo a Miles Davis

 

Ripartirà nella seconda metà di gennaio la rassegna Musique Royale, ciclo di eventi a misura di grandi e bambini (concerti, spettacoli musicali per l’infanzia ma non solo) organizzati nei meravigliosi spazi della Reggia di Monza dall’associazione culturale Musicamorfosi e dall’Orchestra Canova, con il contributo del ministero della Cultura, di Regione Lombardia e del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, il supporto di Acinque e Banco Desio, il sostegno della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e il patrocinio del Comune di Monza.
Il primo appuntamento del nuovo anno è in programma venerdì 23 gennaio al Teatro di Corte della Reggia di Monza (ore 21, ingresso 10/15 euro; prevendita on line su www.mailticket.it/evento/50806/suite-for-miles) con un’anteprima davvero imperdibile: il debutto della Giovanni Falzone Libera Band (nella foto di Maurizio Anderlini), la nuova formazione guidata dal vulcanico trombettista e compositore siciliano, nome di punta della scena jazz nazionale. Il gruppo, composto dai giovani e talentuosi Raffaele Fiengo (sax alto), Massimiliano Cameroni (pianoforte), Giuseppe La Grutta (basso elettrico) e Riccardo Marchese (batteria), presenterà Suite for Miles, tributo al genio senza tempo di Miles Davis. Il progetto è nato da una specifica richiesta di Paolo Fresu (che lo ospiterà la prossima estate al festival Time in Jazz di Berchidda, in Sardegna, di cui è direttore artistico) e include arrangiamenti inediti (a cura di Falzone) di brani davisiani (Solar, Tutu, Milestones, Blue In Green e So What) alternati a composizioni originali del leader (Around Four, Andalusia, Lo Sciamano e Blue Miles) a lui ispirate. Spiega Falzone: «Ho cercato di elaborare alcuni frammenti tematici, derivati dai brani di Miles Davis, e ne sono scaturite composizioni con forti componenti ritmiche e melodiche attraverso le quali il mio nuovo quintetto muoverà l’intero quadro sonoro. Fanno parte di questo progetto giovani musicisti di grandissima sensibilità, con i quali ho instaurato, fin da subito, un rapporto di complicità ed intesa musicale, grazie alla loro curiosità e alla loro capacità di muoversi in diversi ambiti creativi».
 


lunedì 12 gennaio 2026

Yulianna Avdeeva apre il 2026 della GOG con una rarità


Il 2026 della GOG si apre lunedì 12 gennaio con un atteso ritorno, quello della pianista Yulianna Avdeeva, medaglia d'oro nel 2010 al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia: la prima donna a salire sul gradino più alto del podio di una delle competizioni più importanti al mondo dopo oltre quarant’anni.
L'artista si è imposta per il rigore stilistico, la profondità musicale e una visione di Chopin lontana da ogni esibizionismo.
Il concerto sarà presentato, alle 19:30, nella Sala Paganini dal Direttore Artistico Pietro Borgonovo.
La presenza di Yulianna Avdeeva assume un valore significativo: la pianista è la seconda vincitrice dello "Chopin" a calcare la stagione, a pochi mesi dall'applaudito recital di Rafal Blechacz, trionfatore a Varsavia nel 2005.
Altrettanto particolare è il progetto che porterà Yulianna Avdeeva sul palco del Teatro Carlo Felice. Avvicinerà infatti i 24 Preludi di Chopin con i 24 Preludi e Fughe di Sostakovic.
In quest'ultima raccolta compare una vera rarità: un Preludio e Fuga in do diesis minore alternativo, ricostruito, a partire da schizzi incompiuti lasciati dal compositore, da Krzysztof Meyer, compositore e massimo specialista del genio russo. Yulianna Avdeeva ne firma la prima pubblicazione assoluta, inserendola come traccia extra nella sua incisione dell'op. 87.

"Dolci Carezze" in concerto con OFT ed Erica Piccotti, da Mozart a Sollima

 

È un viaggio tra armonie luminose e contrasti espressivi quello che l’Orchestra Filarmonica di Torino propone nel concerto Dolci Carezze, in programma martedì 13 gennaio alle ore 21, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.
Sul palco, il primo violino Sergio Lamberto in veste di maestro concertatore guiderà l'orchestra, affiancato dalla violoncellista Erica Piccotti, una delle giovani stelle della Stagione One Way Memories. Talento precoce, premiata fin da giovanissima in numerosi concorsi internazionali - nel 2020 è stata “Young Artist of the Year” agli International Classical Music Awards -, Piccotti svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Insieme, esploreranno un programma che unisce l'eleganza del Classicismo viennese a una sorprendente incursione nella musica contemporanea.
Il concerto si aprirà con la giovanile Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore K 22 di Wolfgang Amadeus Mozart. A creare un audace e intenso contrasto, l'Orchestra ed Erica Piccotti eseguiranno Hell 1 per violoncello e archi di Giovanni Sollima, tratto da Songs from the Divine Comedy.
Il percorso prosegue con due capolavori di Franz Joseph Haydn. La Piccotti tornerà sul palco per il Concerto n. 2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob. VIIb:2, uno dei concerti più amati del repertorio. Il programma si concluderà con la Sinfonia n. 44 in mi minore Hob. I:44 Trauersinfonie (Sinfonia Funebre).

DON QUICHOTTE di Jules Massenet, con la regia di Kristian Frédric e la direzione del M° Jacopo Brusa ultima opera della Stagione 2025/26 Fairplay del Teatro Sociale di Como

 

Il Teatro Sociale di Como chiude la Stagione d’opera 2025-26 con un titolo di rara esecuzione, Don Quichotte del compositore francese Jules Massenet, in scena venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 20.00 e domenica 18 gennaio 2026 alle ore 15.30.
Don Quichotte è una comédie héroïque in cinque atti: un’opera lirica che fonde eroismo, comicità, malinconia e poesia attraverso una partitura elegante e raffinata, tipica dello stile di Massenet.
Giunto verso la fine della sua vita, Massenet si sentì irresistibilmente attratto dalla figura di Don Chisciotte come incarnazione di una classicità, eroica e sublime, che ormai volgeva al tramonto.
Nell’opera confluirono solo poche scene del capolavoro di Cervantes e venne data grande importanza al personaggio di Dulcinea, che diventa la coprotagonista dell’opera. All’interno della partitura, si ritrovano dettagli di pregio che rendono questo titolo un capolavoro della letteratura romantica, delineando personaggi malinconici e sognatori.


I Teatri di OperaLombardia propongono una nuova produzione di Don Quichotte, con la regia di Kristian Frédric e la direzione d’orchestra del M° Jacopo Brusa, che aveva già diretto per OperaLombardia Don Carlo nel 2023 e per il Teatro Sociale-AsLiCo al Festival Como Città della Musica Turandot, nella X edizione di 200.Com Un progetto per la città 2024.
In questa versione, Frédric, con il supporto delle scene di Marilène Bastien, i costumi di Margherita Platé, le luci di Rick Martin e i video di Antoine Belot, offre una lettura contemporanea e metaforica dell’opera.
Il protagonista è un ex intellettuale, colto, sensibile, la cui memoria lo sta abbandonando; vive in una casa di riposo, ma nella sua mente, i confini si sciolgono. I volti del quotidiano diventano personaggi di romanzo, gli oggetti si trasformano in compagni d’avventura. Infermieri, pazienti e oggetti quotidiani si trasformano in figure della fantasia cavalleresca: un mondo tra allucinazione, dolore, ironia e sogno.
Questa lettura rende l’opera un’occasione per riflettere sulla fragilità umana, sulla cura, sullo sguardo pieno di compassione verso chi si perde nei propri labirinti interiori, sull’illusione e sull’energia del sogno come ultima difesa dell’anima


La direzione di Jacopo Brusa mette in luce Don Quichotte come un vero “testamento musicale” di Massenet, valorizzandone la pluralità di linguaggi — dall’esotismo spagnolo al contrappunto, dal melodismo al finto barocco — sempre in stretta funzione teatrale e narrativa. La sua lettura, coerente con la regia, sottolinea il carattere crepuscolare e onirico dell’opera, evidenziando l’idea del sogno e della continuità tra inizio e fine della vita come nucleo poetico e musicale centrale.
Protagonisti saranno Nicola Ulivieri nel ruolo di Don Quichotte, Giorgio Caoduro in quello di Sancho, Chiara Tirotta in Dulcinée, e poi Raffaele Feo (Juan), Roberto Covatta (Rodriguez), Marta Leung (Pedro), Erica Zulikha Benato (Garcias), Alessandro Carrera e Marco Tomasoni (Primo e Secondo Valletto). Insieme a loro il Coro OperaLombardia diretto dal Maestro Diego Maccagnola e l’Orchestra I Pomeriggi Musicali.

foto di Giorgio Serinelli
 


MAGNIFICAT: NOTE TRA BACH E VIVALDI

 
Giovedì 15 gennaio alle ore 20 debutta come direttore dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia Rinaldo Alessandrini, autorevole interprete del repertorio barocco nonché più volte ospite dell’Accademia, ma sempre alla guida del gruppo Concerto Italiano, di cui è fondatore e direttore.
Per Alessandrini si tratta della prima collaborazione con le compagini stabili ceciliane, un passaggio significativo nella sua lunga relazione artistica con l’Accademia, iniziata nel 1991. Per l’occasione, è previsto un concerto che ruoterà attorno alle musiche di Vivaldi e Bach – un repertorio caro ad Alessandrini, che spesso si è cimentato, sia nel ruolo di direttore sia di esecutore, in musiche del XVII e XVIII secolo. Accanto al direttore, nella Sala Santa Cecilia (Auditorium Parco della Musica), saliranno sul palco anche i soprani Silvia Frigato e Marianne Beate Kielland, il contralto Sara Mingardo, il tenore Jorge Navarro Colorado e il basso Lisandro Abadie. Il maestro del coro è Andrea Secchi, mentre le repliche saranno venerdì 16 gennaio ore 20 e sabato 17 gennaio ore 18. 
La prima parte della serata prevede una selezione di brani di Antonio Vivaldi (l’Introduzione al Dixit Dominus “Canta in prato, ride in fonte”, il Dixit Dominus e il Concerto di San Lorenzo) che esprimono limpidamente lo “splendore festoso” tipico della musica del “prete rosso”, caratterizzata da un mix di virtuosismo e densità contrappuntistica. Il Dixit Dominus RV 595, noto come “di Praga”, prende nome dal luogo in cui il manoscritto fu ritrovato nell’Ottocento – la biblioteca del
monastero di Strahov – una testimonianza della diffusione europea della musica sacra vivaldiana. Il Concerto di San Lorenzo, invece, appartiene al gruppo dei cosiddetti “concerti per molti strumenti”, nei quali Vivaldi sperimenta con organici insoliti e dialoghi fra gruppi concertanti.
Analoga energia e varietà timbrica si potrà poi ritrovare anche nella seconda parte della serata, con musiche di Bach, fra cui il celebre Magnificat. Si tratta di una delle più importanti
opere vocali di Johann Sebastian Bach: il Magnificat è infatti una cantata sacra composta per orchestra, coro a cinque voci e cinque solisti, che in questa occasione saranno Silvia Frigato, Marianne Beate Kielland, Sara Mingardo, Jorge Navarro Colorado e Lisandro Abadie. Composto originariamente nel 1723 in mi bemolle maggiore e poi rielaborato nel 1733 nella versione in re maggiore oggi più eseguita, il Magnificat alterna arie, duetti e pagine corali. Il testo
è tratto dal cantico contenuto nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca, con il quale Maria loda e ringrazia Dio perché ha liberato il suo popolo. Il Magnificat costituisce una delle due principali composizioni in lingua latina di Johann Sebastian Bach.

 
GIOVEDÌ 15 GENNAIO - ore 20
VENERDÌ 16 GENNAIO - ore 20
SABATO 17 GENNAIO - ore 18
 
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Rinaldo Alessandrini
soprano Silvia Frigato
soprano II Marianne Beate Kielland
contralto Sara Mingardo
tenore Jorge Navarro Colorado
basso Lisandro Abadie
maestro del coro Andrea Secchi
 
Vivaldi Introduzione al Dixit Dominus “Canta in prato, ride in fonte”
Vivaldi Dixit Dominus
Vivaldi Concerto di San Lorenzo
Bach Sinfonia dalla Cantata
Bach Magnificat

nelle foto, dall'alto, Rinaldo Alessandrini, i soprani Silvia Frigato e Marianne Beate Kielland, il contralto Sara Mingardo, il tenore Jorge Navarro Colorado e il basso Lisandro Abadie

IL FILO DELLA MEMORIA: GLI ARCHI DI SANTA CECILIA CELEBRANO BRITTEN NEL 50° DELLA MORTE

 

Gli Archi di Santa Cecilia e la pianista Gile Bae, diretti da Luigi Piovano, rendono omaggio in Sala Sinopoli al genio britannico di Benjamin Britten mercoledì 14 gennaio alle ore 20.30, con un programma che impagina l’eleganza mozartiana con suggestioni più contemporanee.
L’intesa musicale dell’ensemble è ormai collaudata da anni: dopo il “successo clamoroso” («Corriere della Sera») ottenuto nel 2013 con un concerto a Santa Cecilia con musiche di Schubert, gli Archi di Santa Cecilia hanno avviato una collaborazione stabile con Luigi Piovano, primo violoncello solista dell’Orchestra, qui in veste di direttore. Assieme alla pianista Gile Bae hanno inciso un CD dedicato ai Concerti per tastiera di Bach. 
Il concerto previsto in questa occasione si snoda lungo il filo della memoria, celebrando il cinquantenario della scomparsa di uno dei protagonisti del Novecento musicale: Benjamin Britten.
Ad aprire la serata è il Cantus in memoriam Benjamin Britten di Arvo Pärt, un’elegia nata da un paradosso: Pärt non incontrò mai Britten di persona, ma era da lui fortemente affascinato, considerandolo il suo ‘interlocutore ideale’. Quando Britten morì nel 1976, Pärt scrisse questa composizione caratterizzata dai rintocchi di una campana.
Il viaggio prosegue con il Concerto per pianoforte K.414 di Mozart, interpretato dalla pianista Gile Bae (nella foto), e la vibrante Serenata per archi di Elgar, per poi chiudersi circolarmente con la Simple Symphony dello stesso Britten, un’opera che il compositore scrisse attingendo ai temi che lui stesso aveva annotato da bambino: un ritorno alle origini che è, allo stesso tempo, un inno alla gioia creativa.
Il legame tra Benjamin Britten e l’Italia è stato caratterizzato da un profondo intreccio artistico e affettivo, rivolto soprattutto alla città di Venezia, dove ha ambientato il suo capolavoro finale, l’opera Death in Venice (1973), tratta dalla novella di Thomas Mann.

Il 15 gennaio terza Lezione di Musica alla Filarmonica Romana: condotta da Giovanni Bietti, con Emanuele Urso primo corno del Teatro alla Scala di Milano, alla scoperta del repertorio cameristico dello strumento a fiato

Ultima delle tre Lezioni di Musica dell’Accademia Filarmonica Romana, condotte da Giovanni Bietti divulgatore, conduttore e storica voce di Rai Radio 3, in questa stagione dedicate agli strumenti a fiato. Dopo aver scoperto il repertorio cameristico per clarinetto e flauto, giovedì 15 gennaio in Sala Casella (via Flaminia 118, ore 20) toccherà al corno, ospite Emanuele Urso, primo corno solista del Teatro alla Scala di Milano (e precedentemente primo corno al Teatro Petruzzelli di Bari e del Maggio Musicale Fiorentino), accompagnato al pianoforte da Fabio Fornaciari.
Come di consueto la Lezione dal vivo viene registrata e trasmessa successivamente sulle frequenze di Rai Radio 3, che si conferma media partner del progetto.
 
Protagonista dunque un ottone: il corno, strumento evocativo e “naturale” per eccellenza, che conosce nel corso dell'Ottocento uno straordinario sviluppo tecnico e musicale. Tale sviluppo comincia, cronologicamente, proprio con la Sonata op. 17 che Beethoven scrisse nel 1800, un pezzo affascinante e oggi quasi sconosciuto che si ascolterà in questa occasione. Segue nell’ascolto l'Adagio e Allegro op. 70 scritto da Schumann nel magico “anno cameristico” 1849, che esplora a fondo le possibilità timbriche ed espressive dello strumento.

Il violoncellista Mario Brunello riscopre Weinberg con l’Orchestra Haydn nella doppia veste di solista e direttore

 

A pochi giorni dalla conclusione del tradizionale Concerto di Capodanno, proposto in otto località del Trentino Alto-Adige, l’Orchestra Haydn prosegue ora la Stagione sinfonica con il primo concerto in cartellone nel nuovo anno, nonché uno degli appuntamenti più attesi. Lunedì 12 gennaio 2026 alle ore 19.30 presso la Casa della Cultura di Silandro, martedì 13 gennaio alle ore 20.00 all’Auditorium di Bolzano e mercoledì 14 gennaio alle ore 20.30 all’Auditorium Santa Croce di Trento, l’Orchestra Haydn si unirà infatti al violoncellista Mario Brunello, impegnato nella doppia veste di solista e direttore.
Primo musicista europeo a vincere il Concorso Čajkovskij a Mosca nel 1986, personalità tra le più versatili e curiose del panorama internazionale, Mario Brunello interpreterà da solista il Concerto per violoncello e orchestra op. 129 di Robert Schumann e il Concertino op. 43 bis di Mieczysław Weinberg, oltre a dirigere la Sinfonietta n. 2 op. 74 dello stesso autore, insieme alla Sinfonia n. 82 denominata “L’orso” di Joseph Haydn.
Un programma che racchiude pienamente la visione musicale dell’eclettico violoncellista veneto che, dopo aver passato diversi anni alla rilettura del repertorio settecentesco, in particolare di Bach attraverso il violoncello piccolo, Brunello si impegna ora a mettere in luce questi caposaldi della letteratura per violoncello del secondo Novecento. Compositore prolifico, nato in Polonia, Weinberg sfuggì varie volte alle invasioni naziste stabilendosi infine a Mosca, con l’aiuto dell’amico Šostakovič. Grazie all’esecuzione dal vivo e all’incisione su disco delle opere del compositore polacco, Mario Brunello gioca un ruolo fondamentale per la diffusione di questo affascinante repertorio che per decenni ha faticosamente cercato di sfuggire alle imposizioni del regime sovietico. La scoperta delle opere di Weinberg ha emozionato talmente Brunello, al punto da arrivare a dichiarare: «Una musica che mi ha parlato da subito, una forza dirompente che immediatamente alla lettura, allo studio e via via durante le esecuzioni, conquista e poi non puoi quasi più farne a meno».
Tra le prime composizioni presentate da Schumann dopo la nomina a direttore della Società Corale e dei Concerti di Düsseldorf, nel suo Concerto per violoncello nulla traspare del turbamento che in quel periodo torna a sconvolgere la sua vita. Qui le caratteristiche espressive prevalgono sui toni morbidi e malinconici dell’insieme strumentale, come se fosse un Concerto per violoncello con accompagnamento d’orchestra, piuttosto che un concerto per violoncello e orchestra. Completamente opposto è invece il clima che pervade il Concertino di Weinberg, scritto nel 1948, la cui partitura rimase nascosta per volontà del compositore così da non rischiare di esporsi maggiormente nei confronti del regime sovietico. La Sinfonietta rappresenta una forma popolare tra i compositori sovietici. Scritta nel 1960, in questa seconda Sinfonietta l’autore accenna al motivo della sua infelicità nell'ultimo movimento con una citazione di un suo precedente brano chiamato Reminiscenza. Prima delle cosiddette sei Sinfonie "parigine”, la Sinfonia n. 82 di Haydn deve evidentemente il suo titolo al tema iniziale dell'ultimo tempo, dove i bassi possono richiamare l'idea del grugnito e della danza traballante di un orso.

La Fenice celebra la Giornata della Memoria con una cerimonia cittadina e con lo spettacolo di musica e parole

 

La Fenice celebra il Giorno della Memoria 2026, in ricordo delle vittime delle persecuzioni e dello sterminio nazista, con un evento di riflessione e musica che si svolgerà domenica 25 gennaio 2026 a partire dalle ore 10.00 nella sala grande del Teatro di Campo San Fantin. Nella prima parte dell’evento si svolgerà una cerimonia cittadina nella quale si succederanno gli interventi istituzionali del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro; di Dario Calimani, presidente della Comunità Ebraica di Venezia; e di Nicola Colabianchi, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Teatro La Fenice. Seguirà Le tre notti del ’43.Giorgio Bassani, Florestano Vancini e Guido Fink: un percorso in musica e parola attorno a una delle pagine più oscure della nostra storia, di e con Enrico Fink (nella foto in basso a sinistra)– regista e interprete alla voce e al flauto – e i solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo; con Luca Baldini al basso, Massimiliano Dragoni a salterio e percussioni, Massimo Ferri a chitarra e bouzouki, Gianni Micheli al clarinetto e clarinetto basso, Mariel Tahiraj al violino.
Il 15 novembre del 1943 squadracce fasciste entrano a Ferrara e compiono una retata di ebrei e antifascisti, che culmina con l’eccidio del Castello Estense in quello che oggi si chiama Corso Martiri della Libertà. Una delle stragi italiane più tristemente famose di quell’inverno atroce. Lo spettacolo ricostruisce la paura di quella notte e i silenzi che la seguirono, prendendo spunto da testimonianze dirette (in particolare quella di Guido Fink, padre dell’autore), dal racconto Una notte del ’43 di Giorgio Bassani e dal film che ne trasse Florestano Vancini. Ne viene fuori un percorso in musica e parola intorno a una delle pagine più oscure della nostra storia, una riflessione quanto mai attuale su un episodio emblematico delle responsabilità italiane durante il fascismo. «La parte difficile della memoria – si legge nelle note dello spettacolo – non è ricordare le vittime, tributar loro onori lapidi e commemorazioni. Non è guardare con la ovvia, umana pietà i corpi di quei martiri sotto il muretto, davanti al castello. La parte difficile è girare la cinepresa, così come avviene nel film; e guardare i carnefici, e riconoscerli per quello che sono. I nostri».
L’evento è realizzato in collaborazione con il Comune di Venezia, con la Presidenza del Consiglio della Città di Venezia e con il comitato Il giorno della Memoria. 27 gennaio. Ingresso su prenotazione a partire da martedì 13 gennaio 2026 ore 10.00 su www.teatrolafenice.it.

domenica 11 gennaio 2026

Tra 11 gennaio e 12 gennaio Ferrara Musica ha in programma due concerti con Zhen Jie Ye e col Phaeton Trio

 

Domenica 11 gennaio 
alle 10.30 la rassegna di Ferrara Musica al Ridotto prosegue la sua programmazione dedicata alla valorizzazione di giovani talenti emergenti, dando vetrina a interpreti che uniscono una solida preparazione accademica a un’attività concertistica già avviata. Protagonista del recital sarà il pianista Zhen Jie Ye, impegnato in un programma incentrato su tre capisaldi del romanticismo: le Ballate n. 2 e n. 4 di Chopin, e la Sonata n. 3 in fa minore op. 5 di Brahms.


Lunedì 12 gennaio
 – Teatro Comunale “Claudio Abbado”, inizio alle 20.30 – prosegue la stagione di Ferrara Musica 2025/2026 con il Trio Phaeton, che unisce tre artisti tedeschi di fama internazionale - Friedemann Eichhorn (violino), Peter Hörr (violoncello) e Florian Uhlig (pianoforte) - per dare vita a uno dei Trii con pianoforte più interessanti del panorama concertistico internazionale.
Il programma propone il Trio in sol minore “Zigeuner” di Haydn, il Trio in re minore op. 49 di Mendelssohn e il Trio n. 4 in mi minore op. 90 “Dumky” di Dvořák.

sabato 10 gennaio 2026

Con la Filarmonica del Comunale di Modena due vette del sinfonismo romantico nell’interpretazione di Debora Waldman

 

Proseguono giovedì 15 gennaio 2026 alle 20.30 gli appuntamenti sinfonici del Teatro Pavarotti-Freni con la Filarmonica del Teatro Comunale di Modena. Sul podio Debora Waldman, direttrice di origine brasiliana che si esibirà in luogo di Anna Rakitina precedentemente annunciata e che ha dovuto rinunciare al concerto per infortunio. 
In programma, due capisaldi del repertorio romantico: la Sinfonia n. 6 "Patetica" di Pëtr Il’ič Čajkovskij, che fa seguito alla Sinfonia n. 5 eseguita dall’orchestra lo scorso novembre, e la Sinfonia "Pastorale" di Ludwig van Beethoven.

Nata in Brasile e cresciuta tra Israele e Argentina, Debora Waldman (nelle foto di Edouad Brane) scopre giovanissima la musica e, a soli 17 anni, dirige il suo primo concerto. Si perfeziona nella direzione d’orchestra a Parigi al Conservatoire National Supérieur de Musique. Tra il 2006 e il 2009 è assistente di Kurt Masur all’Orchestre National de France. Riconosciuta come talento emergente – nominata "Talent Conductor" dall’ADAMI nel 2008 e insignita del premio della Fondazione Simone e Cino del Duca nel 2011 – inizia a dirigere orchestre di primo piano in Francia e all'estero. Nel 2020 viene chiamata alla guida dell’Orchestre national Avignon-Provence, diventando la prima donna alla direzione stabile di un’orchestra nazionale francese, ruolo confermato fino al 2026. Dal 2022 è anche direttrice associata dell’Opéra de Dijon, consolidando la sua presenza sulla scena lirica francese. Il suo catalogo di collaborazioni comprende importanti compagini, tra cui la Philharmonique de Monte-Carlo, l’Orchestre Philharmonique de Strasbourg, l’Orchestre National de Lyon, l'Orchestre National de France, l'Orchestre Philharmonie de Radio France, la Hamburg Symphony Orchestra e la Johannesburg Philharmonic. Parallelamente, Waldman porta avanti un forte impegno educativo, partecipando sin dalla fondazione al progetto Démos della Philharmonie de Paris e valorizzando il ruolo sociale della musica. La sua registrazione con l'Orchestre National d'Avignon Provence Charlotte Sohy, compositrice de la Belle Epoque ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui Diapason Découverte, Diamant Opéra Magazine, 5 étoiles Classica, Nomination ai Premi Internazionali Classique.

L’ORCHESTRA DELL’ISTITUZIONE SINFONICA ABRUZZESE IN CONCERTO A L’AQUILA E ATRI CON GIUSEPPE FAMULARO

 


La 51a Stagione dei Concerti dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese riparte nel 2026 due concerti in programma, sabato 10 gennaio alle ore 18.00 a L’Aquila, presso il Ridotto del Teatro “V. Antonellini”, e domenica 11 gennaio alle ore 17.30 ad Atri, Teatro Comunale. L’Orchestra dell’ISA sarà diretta da Giuseppe Famularo, vincitore, per la sezione Direzione d’Orchestra, della XVIII edizione del Premio Nazionale delle Arti, una scelta che conferma l’impegno dell’ISA nella valorizzazione dei giovani talenti musicali. 

Il programma dei due appuntamenti è dedicato alla musica italiana del Settecento epoca in cui il Bel Paese è considerato il punto di riferimento imprescindibile per tutti i musicisti europei e in cui i compositori italiani erano richiesti nelle corti e nei teatri europei per il loro riconosciuto e indiscusso prestigio. Tra questi, spicca Luigi Cherubini, attivo nella Parigi di fine ‘700, dove raggiunse una grande fama divenendo una personalità dominante del vivace ambiente musicale pre e post-rivoluzionario della capitale francese. Di Cherubini verrà eseguita la Sinfonia in re, unico lavoro prettamente sinfonico giunto fino a noi di questo autore, raramente eseguita ma di straordinaria rilevanza nel panorama sinfonico europeo di fine Settecento. Composta in un momento di piena maturità creativa, l’opera rappresenta un punto di snodo fondamentale tra il linguaggio classico e le prime tensioni romantiche, rivelando una scrittura orchestrale di notevole complessità e raffinatezza. 

Sul podio Giuseppe Famularo, direttore d’orchestra tra le personalità più interessanti della nuova generazione italiana. Vincitore, nella sezione Direzione d’Orchestra, della XVIII edizione del Premio Nazionale delle Arti - – una competizione nazionale promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca rivolta agli studenti di Conservatori e Accademie al fine di valorizzare i giovani talenti nelle discipline artistiche - che si è svolta nell’autunno 2024 presso il Conservatorio di Musica “Alfredo Casella” de L’Aquila, in collaborazione con l’ISA. Famularo si è si è distinto per le sue qualità interpretative, la solidità della preparazione musicale e l’attenzione al repertorio sinfonico. Considerato una promessa della nuova generazione di direttori d’orchestra italiani, la sua attività lo vede impegnato in ambito concertistico con diverse formazioni orchestrali, con un repertorio che spazia dal classicismo al primo romanticismo. 


Vespri d'Organo in Santa Maria della Passione | Alessandro Alonzi

 

Domenica 11 gennaio alle 16.30 si riaccende nella Basilica di Santa Maria della Passione a Milano la rassegna Cantantibus Organis, per il primo appuntamento del 2026 dei nostri Vespri d'Organo.
Il concerto è affidato al M° Alessandro Alonzi, che eseguirà ai due organi monumentali un programma che attraversa secoli di musica per organo, spaziando tra composizioni di Bruhns, Buxtehude, Bach e Remondi, seguendo il filo della melodia sacra e delle sue trasformazioni. L'ingresso è libero.


Alessandro Alonzi, avviato allo studio musicale con il pianoforte, ha conseguito i diplomi e le lauree in Organo e composizione organistica, Direzione d'Orchestra e Filologia Classica. Sta conseguendo la specializzazione in Maestro collaboratore per il canto. Come organista si è formato tra i conservatori dell’Aquila e Amsterdam, perfezionandosi con i più importanti maestri del panorama europeo (Zerer, Imbruno, Haselbock, Van Oortmersen ecc); si è esibito in diversi paesi europei (Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Francia) e in centinaia di concerti da solista, solista in orchestra, clavicembalista e maestro al cembalo, affermandosi in diverse competizioni nazionali e internazionali. Dal 2015 è direttore artistico del Festival Organistico Internazionale di Vasto (CH),  rassegna giunta alla 56esima edizione e tra le più longeve in Italia.
 
PROGRAMMA

Musiche di 
Bruhns, Buxtehude, Bach e Remondi

Organo in cornu Evangelii

Bernardo Pasquini (1637 – 1710)
Variazioni capricciose

Giovanni B. Pergolesi (1710 -1736)
Sonata per Organo

Dietrich Buxtehude (1637 – 1707)
Wie schön leuchtet der Morgenstern BuxWV 223

Antonio Vivaldi (1685 – 1741)
Concerto in Do RV 265 (trascr. Bach BWV 976)
Allegro – Largo - Allegro
 

Organo in cornu Epistolae

Nicholaus Bruhns (1665 – 1697)
Nunn Komm, der Heiden Heiland

Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
Christ unser Herr zum Jordan kam BWV 684

Roberto Remondi (1850 – 1928)
Pastorale per organo sull’antica sequenza “Laetabuntur”, op.91

Padre Davide da Bergamo (1791-1883)
Marcia in do per Organo


Lunedì 12 gennaio, Teatro Manzoni - Musica Insieme inaugura il 2026 con il recital di Alexander Malofeev



MUSICA INSIEME
I CONCERTI 2025|2026
XXXIX edizione

Lunedì 12 gennaio 2026 | ore 20.30
Teatro Auditorium Manzoni
Via de’ Monari 1/2 – Bologna

ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
Musiche di Sibelius, Grieg, Rautavaara, Prokof’ev, Skrjabin, Stravinskij, Lourié  

Dopo il trionfale successo del suo debutto per Musica Insieme nel 2024, lunedì 12 gennaio 2026 alle ore 20.30 tornerà sul palcoscenico del Teatro Auditorium Manzoni il venticinquenne Alexander Malofeev, offrendo al pubblico bolognese l’occasione di apprezzare pagine poco note e affascinanti di compositori dall’“esotica” provenienza, fra Scandinavia e Russia. Con le parole dello stesso Malofeev: «Cerco sempre di proporre musica che il pubblico potrebbe non aspettarsi. Per me questo programma è costruito attorno a sensazioni». Nella prima parte sarà la musica scandinava a far da padrona: una musica, dichiara Malofeev, «che evoca con chiarezza aria, luce sull’acqua, paesaggi sconfinati, un senso di spazio che ti permette di restare da solo con te stesso». Si tratta di sensazioni leggermente diverse rispetto a quelle che suscita la musica russa modernista, che animerà la seconda parte del recital: essa, a detta del nostro artista, è una musica sovente connotata da solitudine «che si trasforma in invenzione, intensità e talvolta in maschere, aprendo la mente all’irrequietezza e all’immaginazione. Il risultato è forse meno diretto, più avvolto da ombre e riflessioni. È questo ciò che collega per me le due metà di questo programma. Sono come due risposte alla stessa domanda interiore. Una apre il cuore alla luce, l’altra all’irrequietezza e all’immaginazione. Insieme formano un unico paesaggio emotivo».

Aprirà la serata un breve ciclo di miniature di Jean Sibelius, Gli alberi op. 75, composto dopo che il musicista finlandese si era trasferito a pochi chilometri da Helsinki, in una casa circondata da un bosco, dove avrebbe abitato fino alla morte. È dunque il paesaggio, come spesso accade nella musica scandinava, a fornire l’ispirazione iniziale.
Subito dopo, Malofeev proporrà l’ascolto di un interessante omaggio alla suite barocca, scritto da Edvard Grieg nel 1884, in occasione del bicentenario della nascita del drammaturgo Ludvig Holberg. Nella Holberg Suite sono incluse danze che parevano dimenticate da più di un secolo. A un Preludio digitalmente virtuosistico segue un’ampia e dolce Sarabanda. La Gavotta si presenta ballabile e graziosa, mentre l’Air successiva è misurata e ornata nella melodia. Conclude la suite un giocoso Rigaudon. La serata proseguirà all’insegna della musica del finlandese Einojuhani Rautavaara, compositore versatile, prevalentemente di musica sinfonica e sacra, ma che destinò alcune pagine al pianoforte solo, come la breve Sonata n. 2 “Sermone del Fuoco”, ultimata nel 1970, il cui titolo è probabilmente ispirato all’omonimo sutra del Buddhismo Theravada. Fra reminiscenze di corali religiosi e passi di grande virtuosismo,  la Sonata arde di un’atmosfera mistica e visionaria. 

Dopo l’intervallo, la Sonata n. 2 op. 14 di Sergej Prokof’ev, un capolavoro davvero complesso da rendere espressivamente, nonostante si tratti di un’opera giovanile. Scrivendo di questa sonata, ma in realtà preannunciando l’estetica di buona parte del catalogo del compositore, Vladimir Majakovskij dichiarò: «Talvolta egli parla due lingue, una puramente lirica, l’altra pungentemente satirica». Di Aleksandr Skrjabin sarà invece proposto l’ascolto della Valse op. 38, un valzer “trasfigurato” a favore della pura espressione poetica, in questo caso ancora vicina a quella di Chopin, e di un’immaginazione coloristica che coniuga tutte le sfumature tra il tenue e il focoso. Seguiranno le Sinfonie per strumenti a fiato di Igor Stravinskij, brevi pagine ricche di colore e al tempo stesso di austerità, espressione dell’inquieta atmosfera post-bellica dei primi anni Venti. Stravinskij le concepì come un omaggio a Debussy, per cui provava grande ammirazione. Il nostro solista ne eseguirà la trascrizione pianistica del bielorusso Naum Luria, francesizzato in Arthur Lourié, e proprio con un suo breve ciclo si concluderà questo originale programma: i Cinq Préludes Fragiles, acquerelli talora seducenti, talora austeri.

Il concerto vedrà come Main Sponsor Sideius e NexumStp SpA e sarà introdotto da Luca Baccolini, giornalista per l’edizione bolognese di “Repubblica” e redattore del mensile “Classic Voice”, nonché autore di numerosi libri su storia e costumi di Bologna.

foto di Liudmila Malofeeva (1, 3) e Xenie Zasetskayya (2, 4)