martedì 27 ottobre 2026

FERRARA MUSICA ACCOGLIE IL DEBUTTO DI MARTINA MEOLA: LA GIOVANE E TALENTUOSA PIANISTA IN CONCERTO PER IL SECONDO APPUNTAMENTO DEL CICLO “APERITIVO IN MUSICA”

 

Secondo appuntamento per il ciclo “Aperitivo in musica”,  nuovo format di Ferrara Musica che unisce la grande interpretazione concertistica a un momento conviviale conclusivo. 
Giovedì 29 ottobre - Teatro Comunale “Claudio Abbado”, inizio alle ore 18 - suonerà a Ferrara per la prima volta la giovanissima e pluripremiata pianista Martina Meola, impegnata in un programma dal fascino virtuostico ed espressivo che attraversa alcune delle pagine più intense del repertorio romantico e novecentesco. 
Il percorso musicale si aprirà con le atmosfere intime ed evocative di Fryderyk Chopin, restituite al pubblico attraverso la composta eleganza delle Mazurche op. 30 n. 1 e n. 4 e la travolgente tensione della celebre Ballata n. 1 in sol minore op. 23. Il viaggio nel grande repertorio ottocentesco proseguirà poi con la Sonata n. 2 in sol minore op. 22 di Robert Schumann, pagina intrisa di un'irrequietezza tipicamente romantica e di un virtuosismo serrato che mette a dura prova la tenuta espressiva dell'esecutore. Un repentino cambio di registro condurrà il pubblico nel Novecento di Sergej Prokof’ev, con quattro estratti dai Dieci pezzi per pianoforte dal balletto “Romeo e Giulietta” op. 75 — nello specifico i numeri 4, 6, 8 e 10 — capaci di evocare con disinvoltura la verve teatrale, il sarcasmo e il lirismo dei personaggi shakespeariani. A suggellare un programma di straordinario impegno sarà la monumentale “Après une lecture du Dante: Fantasia quasi Sonata” S.161/7 di Franz Liszt, una vera e propria sfida virtuosistica d'ispirazione letteraria che traduce in musica le visioni e i contrasti della Divina Commedia tra slanci diabolici e sublimi ascensioni.
Nata a Milano nel 2012, Martina Meola ha iniziato lo studio del pianoforte a Chișinău con Irina Bogataia, per poi proseguire la formazione al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con Silvia Limongelli nell'ambito del corso “Giovani Talenti”. Vincitrice di concorsi internazionali fin da piccolissima, nel 2025 si è aggiudicata il Primo Premio al Concorso “Jeune Chopin” di Lugano — ricevendo un elogio speciale da Martha Argerich per la straordinaria maturità interpretativa — oltre al “Premio Alkan” e al Premio Santa Margherita “Nuove Carriere”. Si è già esibita in sale e festival di prestigio internazionale — tra cui la Salle Cortot di Parigi, la KKL di Lucerna, la Salle Paderewski di Losanna e contesti d'eccellenza come il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, il Festival di Spoleto e l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Solista con compagini di rilievo come l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, ha suonato anche in occasioni istituzionali di altissimo profilo, perfezionandosi al contempo in masterclass con maestri quali Evgeny Kissin, Lilya Zilberstein, Alexander Romanovsky e Nikolai Demidenko.

PIERANGELO CONTE NOMINATO SOVRINTENDENTE DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

 

A seguito della proposta unanime espressa dal Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro Comunale di Bologna presieduto dal Sindaco e Presidente Matteo Lepore, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato, in conformità alla proposta ricevuta, Pierangelo Conte nuovo Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, con decorrenza da oggi, 27 ottobre 2026.
«Ringrazio Pierangelo Conte per il lavoro svolto finora e per l’impegno con cui continuerà a contribuire alla crescita del Teatro Comunale, e ringrazio Elisabetta Riva per il percorso portato avanti in questi anni – dice Matteo Lepore –. Questa nomina si inserisce nel solco del lavoro avviato, con l’obiettivo di dare continuità alla programmazione artistica e al rafforzamento della Fondazione. Un ringraziamento va a tutte le lavoratrici e i lavoratori del Teatro, al Consiglio di Indirizzo e al Collegio dei revisori dei conti per il contributo e la responsabilità con cui accompagnano il futuro di una delle istituzioni culturali più importanti della nostra città. Infine, ringrazio il Ministro della Cultura Alessandro Giuli per la disponibilità e la collaborazione dimostrata».
 
Già Direttore Artistico del Teatro Comunale di Bologna dal luglio 2025 Conte, insieme alla Sovrintendente Elisabetta Riva, ha ideato la Stagione 2026 “Verso Itaca” e la Stagione 2027 della riapertura “Tante storie un filo comune”, nel segno di una programmazione ampia e variegata che fa dialogare epoche e partiture diverse, con un cartellone che spazia dal barocco – assente da molti anni – al contemporaneo: un’offerta artistica che si snoda come un unico filo, raccontando storie, estetiche e stili differenti per intercettare pubblici eterogenei.
In precedenza, Pierangelo Conte ha ricoperto i ruoli di Segretario artistico della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia dal 2005 al 2014, occupandosi anche del casting a partire dal 2006; di Coordinatore artistico della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 2014 al 2021; di Direttore artistico della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova dal 2021 fino ad aprile 2025. Da novembre 2024 è stato delegato dall’ANFOLS quale proprio rappresentante nel Comitato per la salvaguardia e la diffusione del Canto Lirico Italiano come patrimonio immateriale dell’Unesco.

LA NONA SINFONIA DI BRUCKNER CON L’ULTIMO MOVIMENTO COMPLETATO DA UN’EQUIPE DI MUSICOLOGI PER L’ORCHESTRA RAI E ROBERT TREVINO

 
È dedicata “Al buon Dio” l’ultima sinfonia di Anton Bruckner, la Nona del suo catalogo, che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone nel suo concerto in programma giovedì 29 ottobre alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, trasmesso in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. Replica venerdì 30 ottobre alle 20.
Pagina estrema, quasi un testamento spirituale, la Sinfonia n. 9 in re minore dichiara fin dalla dedica il suo unico vero interlocutore: il creatore, nei confronti del quale Bruckner nutrì sempre una profonda fede. Capolavoro rimasto incompiuto, vide i primi tre movimenti nascere tra il 1891 e il 1894. Le tracce del quarto e ultimo risalgono al periodo tra il 1894 e la morte del compositore, datata 1896.
La Nona è proposta nella versione in quattro movimenti che comprende la ricostruzione del Finale realizzata dai musicologi Nicola Samale, John A. Phillips, Benjamin-Gunnar Cohrs e Giuseppe Mazzuca, nella revisione del 2021/2022 curata da Phillips e progressivamente aggiornata fino al luglio del 2025. Bruckner lavorò all’ultimo movimento fino agli ultimi anni di vita, lasciando centinaia di pagine di abbozzi, in parte successivamente disperse. Un patrimonio di manoscritti che ha consentito ai quattro studiosi, attraverso decenni di ricerche, iniziate nel 1983, di ricostruire gran parte del movimento e di proporre un completamento delle sezioni mancanti, restituendo così all’ascolto il grandioso progetto sinfonico concepito dal compositore.


A interpretare questa versione dell
’ultimo capolavoro di Bruckner è chiamato Robert Trevino (nella foto di Sam Barker), già Direttore ospite principale dell’Orchestra Rai come anche Direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca e Consulente artistico dell’Orchestra Sinfonica di Malmö. Dalla stagione 2026/2027 Trevino è Direttore principale della George Enescu Philharmonic. Di origini messicane, è cresciuto a Fort Worth, in Texas, e si è imposto all’attenzione internazionale al Teatro Bol’šoj di Mosca nel 2013, sostituendo Vassily Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi. Da allora è invitato regolarmente dalle orchestre prestigiose in America – dalla Cincinnati Symphony alla Philadelphia Orchestra – e all’estero – dai Münchner Philharmoniker alla London Symphony Orchestra. Cresciuto sotto l’egida di Michael Tilson Thomas e Seiji Ozawa, ha sviluppato una particolare sensibilità per il repertorio mitteleuropeo. Con l’Orchestra della Rai nell’autunno 2021 è stato protagonista di una brillante tournée in Germania che ha toccato Francoforte, Colonia e Amburgo.
Dopo il suo impegno di fine ottobre, tornerà a Torino con la compagine Rai giovedì 5 novembre per il primo appuntamento del ciclo Rai NuovaMusica.


Emmanuel Tjeknavorian guida l’Orchestra Sinfonica di Milano nel “Das Lied von der Erde” di Gustav Mahler

 
Venerdì 30 ottobre alle ore 20 e domenica 1° novembre alle ore 16, Emmanuel Tjeknavorian torna sul podio dell’Orchestra Sinfonica di Milano per dirigere uno dei capolavori più intensi e visionari di Gustav Mahler: Das Lied von der Erde, insieme al mezzosoprano Tanja Ariane Baumgartner e al tenore Norbert Ernst.
Composto tra il 1908 e il 1909, Das Lied von der Erde occupa un posto unico nella produzione mahleriana: sei canti in cui voce e orchestra attraversano paesaggi naturali e interiori, alternando leggerezza e malinconia, slancio vitale e consapevolezza del congedo.
Ispirata a testi poetici di origine cinese, l’opera riflette sul tempo, sulla fragilità dell’esistenza e sull’attaccamento alla bellezza del mondo. Il percorso culmina nel lungo movimento conclusivo, Der Abschied, in cui la musica sembra progressivamente sospendere il tempo fino alla parola “Ewig” – “eternamente”, ripetuta e lasciata dissolvere nel silenzio.
«Das Lied von der Erde è una delle opere di Mahler che mi tocca più profondamente», racconta Emmanuel Tjeknavorian. «Parla della bellezza, della solitudine e del nostro attaccamento alla vita con un’onestà che a tratti diventa quasi insostenibile. Il finale, Der Abschied, sembra sospendere la nostra normale percezione del tempo: la musica lascia progressivamente andare ogni cosa, eppure ciò che rimane non è disperazione, ma uno straordinario senso di apertura e di pace. Per orchestra, cantanti e direttore, quest’opera è meno un’esecuzione che un viaggio da compiere insieme».
Accanto a lui, due interpreti di grande esperienza nel repertorio austro-tedesco: Tanja Ariane Baumgartner e Norbert Ernst, protagonista di una lunga carriera tra opera e repertorio sinfonico.
L’Orchestra Sinfonica di Milano dedica i concerti del 30 ottobre e del 1° novembre alla memoria di Mimma Guastoni (1940–2026), figura di riferimento della vita musicale e culturale milanese, ricordandone con gratitudine l’impegno e la straordinaria dedizione alla musica.
Il concerto è preceduto, alle ore 18.30, nel Foyer Balconata, dalla conferenza di Oreste Bossini dal titolo Il vino e la scimmia. La trascendenza laica di Mahler nella sinfonia che parla della vita e della morte. 

Teatro alla Scala, 28 e 30 ottobre: MESSA DA REQUIEM di Giuseppe Verdi, sul podio Riccardo Chailly

 
La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi torna al Teatro alla Scala in un appuntamento di particolare significato artistico e simbolico, mercoledì 28 e venerdì 30 ottobre (ore 20). Opera monumentale, sospesa tra la dimensione liturgica e quella teatrale, il Requiem rappresenta uno dei vertici assoluti della produzione verdiana e un capitolo profondamente legato alla storia culturale di Milano.
Per Riccardo Chailly, il ritorno al capolavoro sacro di Verdi assume un significato particolare, scandendo una tappa che suggella un percorso condiviso con il Teatro alla Scala iniziato nel 1978 e che prosegue almeno fino al 2030. Il Requiem riunisce in sé molte delle dimensioni che hanno caratterizzato il suo lavoro con l’Orchestra e il Coro scaligeri: la ricerca della verità stilistica, l’attenzione alla scrittura musicale, la tensione espressiva e la capacità di restituire alla grande tradizione italiana tutta la sua modernità.
Il rapporto artistico con il Teatro alla Scala è destinato a proseguire negli anni a venire, attraverso nuovi progetti e nuove esplorazioni del repertorio operistico. Già nei prossimi mesi, il percorso continuerà con The Rake's Progress di Igor Stravinskij, titolo emblematico di una ricerca musicale che attraversa epoche, linguaggi e tradizioni differenti.
Accanto a Riccardo Chailly, sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro alla Scala, un quartetto di solisti dà voce alle molteplici dimensioni espressive della partitura verdiana. Il soprano Anna Netrebko, interprete di riferimento del repertorio operistico internazionale, affronta una scrittura di straordinaria intensità, nella quale lo slancio drammatico si alterna alla ricerca di una dimensione raccolta e contemplativa. Il mezzosoprano Caterina Piva contribuisce al dialogo tra le voci con la profondità e il colore del registro grave, in un’opera che richiede ai solisti non soltanto forza espressiva, ma anche capacità di fondersi in un’unica tensione musicale. Il tenore Antonio Poli affronta una parte in cui il lirismo si intreccia con momenti di grande virtuosismo e drammaticità, mentre il basso Michele Pertusi, forte di una lunga esperienza nel repertorio italiano, conferisce alla compagine vocale la profondità e l’autorevolezza necessarie a sostenere il carattere solenne della composizione. Il Coro del Teatro alla Scala, preparato da Alberto Malazzi, e l’Orchestra scaligera sono protagonisti di una partitura nella quale la dimensione individuale della preghiera si trasforma progressivamente in una potente esperienza collettiva.
Il rapporto di Riccardo Chailly con Verdi e con il Teatro alla Scala attraversa quasi mezzo secolo, a partire dal debutto scaligero del 1978 con I masnadieri. Un percorso proseguito con il confronto con I due Foscari e culminato, negli anni della Direzione musicale, in un progetto di riscoperta del repertorio verdiano che ha segnato diverse inaugurazioni di stagione: Giovanna d'Arco (2015), Attila (2018), Macbeth (2021), Don Carlo (2023), La forza del destino (2024) e Nabucco (2026).
Dalle opere giovanili ai grandi drammi della maturità, Chailly ha restituito la modernità e la continua evoluzione del linguaggio verdiano. In questo itinerario, il Requiem rappresenta un momento di particolare intensità: un coronamento artistico che intreccia la dimensione universale della musica sacra con la memoria di Milano e il legame profondo tra Verdi e Alessandro Manzoni. Non un punto d’arrivo, ma una tappa significativa di un rapporto con la Scala destinato a proseguire negli anni a venire.
Il 22 maggio 1873 Alessandro Manzoni, uno degli autori più importanti del panorama italiano del XIX secolo, morì nella sua casa di Milano. Giuseppe Verdi rimase profondamente colpito e angosciato da quella morte, come emerge dalle dolenti parole scritte in una lettera alla comune amica Chiara Maffei: “Io non ero presente, ma pochi saranno stati in questa mattina più tristi e commossi di quello che ero io, benché lontano. Ora tutto è finito! E con lui finisce la più pura, la più sana, la più alta delle glorie nostre”. Pochi giorni dopo, il grande compositore italiano mise in musica una Messa da morto per “dimostrare quant’affetto e venerazione ho portato e porto a quel grande che non è più”. Il Requiem risuonò nella Chiesa di San Marco il 22 maggio 1874, primo anniversario della morte del Manzoni, e fu salutato così sulle pagine della Gazzetta Musicale Italiana: “Centoventi coristi e cento professori d’orchestra prenderanno parte a questa solenne cerimonia, la quale farà epoca nella storia dell’arte musicale”. 
Fu un omaggio che legava indissolubilmente Verdi, Manzoni e Milano: tre protagonisti di una stagione decisiva della storia italiana, uniti da un’idea di cultura come espressione di identità, responsabilità e partecipazione civile. Tornare oggi al Requiem alla Scala significa dunque ritrovare una parte essenziale della memoria della città e riscoprire, attraverso la musica, la forza di questo legame.
Il concerto del 28 ottobre sarà trasmesso in diretta radiofonica in Italia su RAI Radio 3 e in diretta e in differita in altri Paesi sulle emittenti del Circuito Euroradio. Il 2 novembre il concerto sarà trasmesso in televisione da RAI 1 alle ore 10.:35.

Venerdì 30 ottobre alle 21 al Teatro Comunale di Montecarotto, va in scena “Un po’ lontano”, spettacolo in lingua dei segni accessibile a pubblico sordo e udente

 
Venerdì 30 ottobre alle 21 il Teatro Comunale di Montecarotto ospita “Un po’ lontano”, nuova creazione di Fuori Contesto scritta da Daniel Bongioanni ed Emilia Martinelli, che ne firma la regia. In scena Daniel Bongioanni, attore e danzatore sordo, e Tiziana Scrocca. Lo spettacolo chiude la quarta edizione di Officine Teatrabili, il progetto di Teatro Giovani Teatro Pirata, Sala Umberto Srl, Hubstract. Made for art che ha vinto il Bando Accessibilità 2026 del Ministero della Cultura e che porta tre produzioni e sei repliche tra Lazio e Marche, con l’obiettivo di far circuitare artisti e artiste con disabilità come professionisti dello spettacolo dal vivo.
Lo spettacolo è in lingua italiana e in Lingua dei Segni Italiana (LIS), accessibile alle persone sorde e udenti, con sopratitoli dal vivo. L’ingresso è di 5 euro.
“Un po’ lontano” attraversa il momento fragile e potente della separazione. Una madre udente e un figlio sordo vivono il tempo sottile del distacco: dall’abbraccio originario, pieno e continuo, al progressivo allontanarsi dei corpi, degli sguardi e dei linguaggi. Lei cerca il contatto attraverso la parola, il suono, la protezione; lui attraversa il mondo con il corpo, le vibrazioni, il gesto che diventa lingua e danza. Tra i due esiste una distanza concreta, percettiva e culturale, che genera smarrimento ma anche nuove possibilità di incontro: il figlio si allontana e cerca una direzione che continuamente cambia forma, la madre resta, osserva, si trasforma insieme a lui, lo trattiene e lo lascia andare. Due sedie sempre in movimento insieme ai corpi e una piccola cassa bluetooth rendono fisica e visibile la vibrazione del suono, che per il performer arriva dal pavimento, dall’aria, attraversa il petto e le mani.
Lo spettacolo nasce dall’incontro tra mondo sordo e mondo udente e assume la distanza percettiva, linguistica e culturale come materia propriamente teatrale. Lo firmano Daniel Bongioanni (nella foto a sinistra), artista sordo formato in scultura all’Accademia Albertina di Torino e interprete del progetto europeo Beyond Sign, ed Emilia Martinelli, regista e coreografa, madre udente, fondatrice e direttrice di Fuori Contesto; le coreografie, tra danza contemporanea e acrodanza, sono di Lorenzo Caldarozzi; interprete LIS e aiuto regia è Chiara Borsella. Tiziana Scrocca, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, porta in scena una competenza costruita sul campo: dal 2004 al 2010 è stata responsabile artistica e regista del laboratorio teatrale integrato dell’Istituto sordi di Tirana, e dal 2007 lavora ai laboratori di teatro integrato Piero Gabrielli del Teatro di Roma.
La Lingua dei Segni Italiana non è un servizio aggiunto allo spettacolo: è parte integrante della drammaturgia scenica, e insieme alla voce e alla narrazione visiva costruisce il racconto.


“Gonzalo Plays Pino”: al Festival d’Autunno un ponte jazz tra Napoli e L’Avana

 

Il ritmo di Cuba incontra l’anima di Napoli in un omaggio alla grande musica d’autore. La XXIII edizione del Festival d’Autunno, sostenuto dalla Regione Calabria, risorse PAC 2014/20, FUNT- eventi turistici di pregio, si prepara ad accogliere il jazz internazionale: venerdì 30 ottobre, alle ore 21, il Teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro ospiterà Gonzalo Plays Pino, il progetto musicale con cui Gonzalo Rubalcaba rende omaggio a Pino Daniele, rileggendo il repertorio attraverso la propria visione musicale.
La rassegna ideata e diretta da Antonietta Santacroce propone al pubblico uno spettacolo unico, in esclusiva regionale, nel quale Musica, visioni e meraviglia prendono forma in un incontro che promette di sorprendere: da una parte l’eredità del grande bluesman partenopeo, dall’altra la libertà creativa di uno dei pianisti jazz più apprezzati al mondo. Rubalcaba darà nuova luce a brani del mascalzone latino entrati nella memoria collettiva, accompagnato da una band d’eccezione che guiderà gli spettatori in un viaggio musicale tra Napoli e Cuba, dove le distanze geografiche metteranno in mostra sorprendenti affinità.
«L’idea di questo lavoro è nata da Onofrio Piccolo ed Enrico Iubatti» ha raccontato Rubalcaba. «Inizialmente avevo paura di non farcela perché Pino è un’icona: le sue canzoni sono amate da tutte le generazioni. Chi mi è stato accanto ha saputo infondermi la giusta fiducia per portare a termine l’album e non vedo l’ora di suonarlo dal vivo».
Il musicista cubano è una delle figure più influenti del movimento latin jazz, apprezzato per la raffinatezza classica e un’espressività capace di parlare a pubblici diversi. Il confronto con il repertorio di Pino Daniele rappresenta per lui una sfida artistica, che lo farà entrare in un universo musicale amatissimo, cogliendone l’identità più autentica.
«Un musicista, per me, è come un attore: deve studiare la partitura, andare a fondo per scoprire cosa c’è dietro e calarsi al meglio nella parte. Ho voluto riscrivere i brani rispettandone l'essenza originale senza imitare o ripetere, capendo come metterli in comunicazione con il presente e con le influenze che ho accumulato nella mia esperienza».
È proprio in questa ricerca che si trova il cuore di Gonzalo Plays Pino: un dialogo tra identità musicali apparentemente lontane, nel quale la libertà espressiva dell’interprete mantiene il rispetto per l’originale.
Affermatosi nel panorama jazz internazionale grazie alla sua visione musicale e al grande virtuosismo tecnico, Rubalcaba ha saputo rinnovarsi continuamente, unendo raffinatezza classica e improvvisazione. Una cifra stilistica che lo ha portato a collaborare con leggende come Chick Corea e Herbie Hancock, oltre a conquistare tre Grammy e quattro Latin Grammy.
Il concerto nasce dall’omonimo album, pubblicato nel dicembre 2025, che ha ottenuto un importante riscontro internazionale e gli è valsa una nuova candidatura agli Oscar della musica latina, in programma il prossimo 12 novembre a Las Vegas.
La scaletta presenterà alcune delle pagine più amate di Pino Daniele accanto a brani meno eseguiti, come la straordinaria ballad Pace e serenità, per offrire uno sguardo più ampio sulla ricchezza della sua produzione. Il percorso musicale passerà da Sicily a Cumbà, con le sue sonorità afrocubane particolarmente congeniali a Rubalcaba, fino a Toledo, dove le suggestioni della fusion incontrano la libertà dell’improvvisazione.
Non mancheranno Gesù Gesù e la delicata Maggio se ne va, accanto all’inno generazionale Tutta n’ata storia e a capolavori senza tempo come Napule è, Quando, Chi tene ’o mare e Lazzari felici.
Ad accompagnare Rubalcaba in questo viaggio tra jazz e sonorità mediterranee saranno Daniele Sepe al sax tenore, Aldo Vigorito al contrabbasso, Claudio Romano alla batteria, Giovanni Imparato alle percussioni, Giovanni Francesca alla chitarra e Maria Pia De Vito alla voce. Una formazione di musicisti napoletani scelta dallo stesso pianista, fondamentale per avvicinarsi a un repertorio che appartiene profondamente alla storia musicale e culturale della città.
Un repertorio che vivrà atmosfere e sensibilità differenti, restituendo la complessità delle composizioni di un artista che ha saputo fondere blues, jazz, rock e tradizione mediterranea in un linguaggio personale e inconfondibile.
«Mi sono affidato a loro perché non puoi permetterti di affrontare Pino Daniele credendo che ciò che metti di tuo è più importante della sua musica. Devi affacciarti e capire qual è la porta migliore per entrare, chiedendo il permesso di far parte di qualcosa di più grande».
La maggior parte dei brani viene reinterpretata senza testo, affidando agli strumenti il compito di rievocare emozioni, atmosfere e significati delle canzoni originali attraverso una prospettiva nuova. Una scelta che rende ancora più centrale il dialogo tra pianoforte, voce e band, che permette alla musica di rivelare sfumature inattese.


GOECKE / ROBBINS / BAUSCH: TRE RILETTURE DI GRANDI CAPOLAVORI DELLA DANZA AL COSTANZI

 


Tre grandi protagonisti della coreografia mondiale, tre linguaggi unici e un percorso musicale fra Debussy e Stravinskij. Dal 27 ottobre all’8 novembre il Teatro dell’Opera di Roma ospita Goecke / Robbins / Bausch, secondo Trittico Contemporaneo della stagione 2025/26 che conferma l’attenzione della Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato e della Fondazione romana verso il dialogo continuo fra stili e forme della danza. Il Trittico rende omaggio all’eredità dell’impresario russo Sergej Djagilev (nell'immagine di apertura in alto), fondatore dei Ballets Russes, la celebre compagnia che si esibì per la prima volta in Italia proprio al Teatro Costanzi nel 1911. Tre titoli che hanno segnato la storia dei Ballets Russes e dello stesso Costanzi, che ne ha ospitato negli anni diverse rappresentazioni, rivivono attraverso le riletture di tre grandi coreografi: Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Petruschka firmato da Marco Goecke e Le Sacre du printemps di Pina Bausch con la coreografia originale ripresa da Clémentine Deluy, Jorge Puerta Armenta insieme a Eleonora Abbagnato e Damiano Ottavio Bigi. Protagonisti del Trittico le Étoiles, i Primi Ballerini, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, insieme all’Orchestra del lirico capitolino diretta da Andrew Litton.
 

Apre la serata Afternoon of a Faun, che torna in cartellone per l’Opera di Roma dopo 22 anni dall’ultima rappresentazione nel 2004 al Teatro Nazionale, con la coreografia proprio di Robbins. Creato nel 1953 per il New York City Ballet, Afternoon of a Faun arriva al Teatro dell’Opera già nel 1955 interpretato da Tanaquil Le Clercq e Jacques d’Amboise. La musica di Debussy e il mito del fauno sono tornati poi più volte nelle stagioni del Teatro attraverso differenti letture coreografiche, tra cui quelle di Nijinskij, Roland Petit, Maurice Béjart e Amedeo Amodio. Robbins trasforma radicalmente l'universo del poema sinfonico Prélude à l’après-midi d’un faune, trasferendo l'incontro tra il fauno e la ninfa in una sala prove. Due giovani danzatori si incontrano e si osservano come davanti a uno specchio: la quarta parete del teatro diventa così la superficie immaginaria nella quale contemplano la propria immagine, in un gioco sospeso tra attrazione, sensualità e narcisismo. A dare corpo alla coreografia la prima ballerina Marianna Suriano con Andrea D’Ottavio e i solisti Elena Bidini (5, 7, 8) e Giacomo Castellana (5, 7, 8). Assistenti alla coreografia J.P. Frohlich ed Hervé Moreau, mentre scene e luci sono di Jean Rosenthal, i costumi di Irene Sharaff.
 

Segue Petruschka con la coreografia di Marco Goecke, pluripremiato coreografo tedesco, due volte nominato Choreographer of the Year dalla rivista Tanz e insignito, tra gli altri, del prestigioso Nijinsky Award. Goecke propone una versione contemporanea di Petruschka, creata nel 2016 per il Ballett Zürich, ispirandosi al balagan, il teatro popolare russo delle fiere. La marionetta condannata a vivere ai margini è indagata nel profondo della sua condizione di outsider, sospesa fra realtà e finzione, una tensione che Goecke restituisce in chiave moderna, riflettendo l’incertezza del confine tra ciò che viene rappresentato e ciò che è reale. In scena la prima ballerina Federica Maine (Ballerina), il solista Giacomo Castellana (Petruschka), in alternanza con Luca Giovanetti (5, 7), l’étoile Alessio Rezza (Moro) e il primo ballerino Claudio Cocino (Mago). Assistente alla coreografia è Giovanni Di Palma, scene e costumi sono di Michaela Springer, le luci di Udo Haberland, la drammaturgia di Michael Küster.
 

Chiude la serata Le Sacre du printemps di Pina Bausch. Figura centrale del rinnovamento della danza europea e fondatrice di un linguaggio che ha ridefinito il rapporto tra danza e teatro, Bausch ha fatto del Sacre uno dei momenti decisivi della propria ricerca. Il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma torna a confrontarsi con il capolavoro della coreografa tedesca dopo il debutto al Caracalla Festival 2025, quando, in occasione dei cinquant’anni dalla creazione, è stata la prima compagnia italiana a interpretare il Sacre di Pina Bausch. Dopo le rappresentazioni alle terme romane, la coreografia approda per la prima volta al Costanzi. Sul palcoscenico interamente ricoperto di terra prende forma una comunità dominata dalla paura, in cui uomini e donne sono trascinati in una danza rituale che culmina nella scelta dell’Eletta, la giovane donna chiamata a compiere il sacrificio finale. Riprendono la coreografia originale di Bausch Clémentine Deluy e Jorge Puerta Armenta insieme con Eleonora Abbagnato e Damiano Ottavio Bigi. Le scene e i costumi sono di Rolf Borzik, collaboratore Hans Pop. Fra gli interpreti l’étoile Rebecca Bianchi, Beatrice Foddi, Virginia Giovanetti, Federica Azzone, Giovanni Perugini, Martina Quintiliani, Jacopo Giarda, Mattia Tortora, Sebastiano Marino, Alex Gattola, Mike Derrua, Giovanni Castelli e Alessandro Burini.
 
Prima rappresentazione martedì 27 ottobre alle ore 20.00 Repliche 28 ottobre ore 20.00, 5 e 6 novembre ore 20.00, 7 novembre ore 18.00 e 8 novembre ore 16.30.

foto di Fabrizio Sansoni/Teatro dell'Opera di Roma


Venerdì 30 e sabato 31 ottobre al Teatro Malibran il Coro del Teatro La Fenice, diretto da Elena Pierini interpreta i Carmina Burana di Carl Orff

 

Il Coro del Teatro La Fenice, preparato e diretto da Elena Pierini (nella foto in basso a sinistra), interpreterà i celeberrimi Carmina burana di Carl Orff, nel concerto che chiuderà la Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice. Il capolavoro del tedesco sarà eseguito nella versione per soli, coro, due pianoforti e percussioni e vedrà impegnati sul palcoscenico, insieme alla compagine corale veneziana, le voci soliste di Rahksha Ramezani (soprano), Enrico Masiero (tenore) e Gianluca Failla (baritono), le voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani istruiti dal maestro Diana D’Alessio, e l’ensemble strumentale formato da Michele Bolla, Monica Stellin ai pianoforti, Paolo Bertoldo, Claudio Cavallini, Diego Desole, Claudio Tomaselli e Barbara Tomasin alle percussioni e Dimitri Fiorin ai timpani. Due le repliche in programma al Teatro Malibran, venerdì 30 ottobre 2026 ore 20.00 (turno S) e sabato 31 ottobre ore 20.00.
Lavoro teatrale su testi medievali, i Carmina burana di Carl Orff (1895-1982) fanno parte del trittico, composto in tempi diversi, che comprende anche i Catulli Carmina e il Trionfo d’Afrodite. Di fatto non si basano su una vera e propria trama, essendo quest’opera una cantata scenica fatta – come recita il sottotitolo – di «canzoni profane per cantori e cori da eseguire col sussidio di strumenti e immagini magiche». Orff rinnegò tutte le composizioni precedenti, affermando che il suo catalogo dovesse iniziare proprio dai Carmina burana, che andarono in scena con successo a Francoforte nel 1937. Dopo quella prima esecuzione dichiarò al suo editore: «Tutto ciò che ho scritto finora e che sfortunatamente Lei ha pubblicato è solo buono per essere mandato al macero». In effetti, Orff aveva trovato solo allora la sua strada, che lo portò a scrivere quasi esclusivamente per il teatro musicale.
Il musicista tedesco (nella foto a destra) ritenne dunque di aver raggiunto uno stile personalmente definito, caratterizzato da un’ossessiva insistenza ritmica, da una scandita e stentorea declamazione e da un primitivismo espressivo. Oltre a una tensione oggettiva dei materiali sonori, nei Carmina burana vi è anche un’affascinante ricerca di arcaismi strumentali e vocali, reminiscenze gregoriane e trasparenti soluzioni timbriche. Orff inaugurò una sorta di «stile sinfonico per coro» attingendo ai testi di un canzoniere compilato nel tredicesimo secolo nel monastero di Benediktbeueren in Baviera. Vi si ritrovano un gran numero di canzoni goliardiche, in latino, francese e tedesco, perlopiù anonime. Sebbene gli amanuensi che hanno redatto il codice Beuren non abbiamo quasi mai riportato gli autori dei lavori trascritti, si possono fare almeno alcuni nomi di poeti: Pierre de Blois, Walter de Chàtillon, Hugo d’Orléans, Neidhart von Reuental e l’Archipoeta di Colonia. I testi, anche licenziosi, sono d’argomento amoroso, religioso, morale e satirico, un documento comunque prezioso per conoscere una diversa cultura e un diverso modo di concepire la vita. Orff, interpretandone anche la notazione neumatica, ne trasse un’opera arcaico-moderna che alterna oasi di pace a momenti di assordante e percussiva sonorità. Magistrale indubbiamente il trattamento delle voci femminili, che tra canzoni bacchiche e di caccia si muovono nel registro più acuto.
Dei Carmina burana esistono diverse versioni: per banda, piccola orchestra, orchestra da camera. Tutte autorizzate dall’autore, sempre favorevole alla diffusione di quella che considerava la sua prima e fondamentale opera.
Come di consueto, il concerto di venerdì 30 ottobre sarà preceduto da un incontro a ingresso libero con il musicologo Roberto Mori, che dalle 19.20 alle ore 19.40 illustrerà il programma musicale.

lunedì 26 ottobre 2026

Al Teatro Garau di Oristano il Karalis Antiqua Ensemble mette in scena Lo Spedale: musica barocca, satira e beneficenza per l’Ottobre Rosa a sostegno della prevenzione del tumore al seno

 
foto Federico Melis

Dopo oltre quattro secoli di oblio, una gemma dimenticata del panorama musicale italiano del Seicento torna a risplendere a Oristano. Domenica 1° novembre 2026, alle 20 al Teatro Antonio Garau ospiterà l'esecuzione in forma scenica de Lo Spedale, un dramma burlesco in un atto con musica di autore ignoto e libretto firmato da Antonio Abati. L’evento, organizzato dall'Associazione "Le Belle Donne" di Oristano si inserisce nel quadro delle iniziative legate al mese della prevenzione e della lotta al tumore al seno, trasformando una serata di grande spessore culturale in un importante appuntamento di beneficenza.
Composizione di rara delizia, Lo Spedale intreccia con maestrìa ironia, satira sociale e un'irriverente critica alle pratiche mediche del tempo. Nel Barocco, infatti, la musica non era una semplice decorazione, ma un potente strumento di riflessione e carica sovversiva. L'opera si pone così come un ponte ideale tra passato e presente, restituendo a noi contemporanei tutta la freschezza satirica del suo librettista, Antonio Abati. Importante letterato, poeta di corte a Vienna al servizio dell’arciduca Leopoldo e amico del celebre pittore Salvator Rosa, Abati è ricordato per la sua nota raccolta Delle frascherie (1651), vivace caricatura della società dell'epoca.
La rinascita teatrale di questo testo si deve al meticoloso lavoro di ricerca filologica e trascrizione del manoscritto originale — conservato nella Collezione Contarini della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia — condotto da Federico Fiorio, direttore artistico dell’Ensemble Karalis Antiqua. La partitura si distingue per una raffinata caratterizzazione dei personaggi, a ciascuno dei quali è affidato un accompagnamento musicale personalizzato, concepito per farne risaltare le sfumature vocali ed emotive.
Sul palco del Teatro Garau, l'esecuzione prenderà vita su strumenti con montatura storica. Per l'occasione, il sopranista di fama internazionale Federico Fiorio ricoprirà il doppio ruolo di direttore alla spinetta e interprete del personaggio del Forestiero. Il continuo e l'accompagnamento saranno affidati a un ensemble di giovani e affermati strumentisti composto da Federica Josè Are al violone, Martina Atzeni al fagotto, Noemi Mulas al clavicembalo e organo portativo  e Luca Murgia alle percussioni
A dare voce e corpo ai protagonisti sarà un cast di cantanti specializzati nel repertorio barocco: accanto a Federico Fiorio si esibiranno il basso Federico Melis nel ruolo del Medico, il tenore Carlo Maria Dessalvi nel ruolo del Cortigiano, il soprano Ilaria Corona nei panni dell'Innamorato, il contralto Federica Moi nel ruolo del Matto e il tenore Nicola Marras nelle vesti del Povero.
Lo spettacolo, della durata complessiva di un’ora e quindici minuti circa, nasce dalla collaborazione dell'Associazione "Le Belle Donne" di Oristano e dell'Ensemble Karalis Antiqua, con il prezioso supporto della Provincia di Oristano, del Comune di Oristano e della Fondazione Oristano.

Per informazioni dettagliate sull'evento e sull'acquisto dei biglietti è possibile consultare il sito ufficiale dell'associazione: www.lebelledonne.it.


“Don Pasquale” di Donizetti debutta in una nuova produzione mercoledì 28 ottobre al Teatro Pergolesi di Jesi con l’anteprima giovani: oltre 300 ragazzi a teatro grazie a “Musicadentro”, il progetto di educazione al melodramma. Le recite aperte al pubblico sono venerdì 30 e sabato 31 ottobre alle 20.30.

 

Il “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti, uno dei capolavori del teatro musicale buffo e secondo titolo della 59ª Stagione Lirica di Tradizione, va in scena al Teatro Pergolesi di Jesi preceduto da un’anteprima speciale: quella riservata ai giovani, nell’ambito di “Musicadentro”, il progetto di educazione al melodramma organizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini e curato da Cristiano Veroli, musicologo della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana, con il contributo di TreValli Cooperlat, educational partner 2026.
L’appuntamento è mercoledì 28 ottobre alle ore 16, di fronte a un pubblico di oltre 300 partecipanti, in larga parte ragazze e ragazzi delle scuole superiori di Jesi, Ancona, Senigallia, Falconara, Fabriano e Sassoferrato.
All’anteprima giovani seguiranno poi le due recite del cartellone lirico, venerdì 30 e sabato 31 ottobre alle ore 20.30.
Con “Musicadentro” i ragazzi arrivano in teatro dopo aver conosciuto l’opera, il suo autore e il contesto in cui è nata, grazie a un percorso di guida all’ascolto di natura multidisciplinare. Oltre alle trame e alle vicende biografiche, gli incontri toccano la storia della musica, la letteratura, la storia dell’arte, la storia e la filosofia. Il progetto è rivolto in primo luogo agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Ancona, ma è esteso agli allievi della Scuola Musicale “G.B. Pergolesi” di Jesi e alle Università per Adulti del territorio. In tutto i partecipanti sono 1400 sui quattro titoli della stagione lirica 2026.
 

Sul palcoscenico i giovani trovano una nuova produzione, realizzata dalla Fondazione Pergolesi Spontini con la Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara e la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, dove l’allestimento andrà in scena dopo la “prima” jesina.
La regia è di Italo Nunziata, che trasporta la vicenda del “Don Pasquale” - titolo più volte affrontato nella sua lunga carriera - nei frenetici anni Sessanta, tra boom economico e avvento della televisione, per accentuare lo scontro generazionale e il ritmo incalzante della commedia.
Le scene sono di Michela Costa, i costumi di Simone Dalla Venezia, due dei giovani vincitori del Concorso dedicato a Josef Svoboda, giunto alla sesta edizione e riservato agli iscritti al Biennio di Specializzazione in Scenografia delle Accademie di Belle Arti di Macerata, Bologna, Venezia, Carrara, Bari e Brera.
Nell’allestimento in scena a Jesi, e successivamente a Novara e Genova, Don Pasquale è il proprietario di un autosalone che porta il nome di Corneto, con venditori alle sue dipendenze e clienti in sala. Il dottor Malatesta entra in scena con discrezione e si rivela un chirurgo estetico accompagnato da assistenti infermieri. Il nipote Ernesto si presenta da biker, lontano dal mondo delle auto, e quando lo zio lo manda via parte per gli Stati Uniti vestito da giocatore di football americano. Norina lavora in un salone di bellezza e solo quando si traveste da Sofronia, la finta sorella di Malatesta, nasconde la sua vivacità sotto un nero quasi monacale. Il mondo di Don Pasquale è in bianco e nero, come la televisione di quegli anni, e il colore arriva con Norina, in rosa e verde acqua, fino a invadere la casa dopo il finto matrimonio celebrato da un notaio ancora più finto.
 

Sul podio Danila Grassi, pugliese del 1993, che nel 2022 ha diretto “La scuola de’ gelosi” di Salieri al Festival della Valle d’Itria, prima donna a dirigere un titolo d’opera nel festival, e che ha poi debuttato alla Staatsoper di Stoccarda con “L’elisir d’amore” e al Wexford Festival Opera con “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” di Donizetti. Dirige il Time Machine Ensemble, compagine di musicisti under 35 nata sotto l’impulso della Fondazione Pergolesi Spontini e coinvolta in progetti dedicati alla diffusione del teatro musicale, di repertorio e contemporaneo. Canta il Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, preparato da Pasquale Veleno.
 

Nel ruolo del titolo c’è Bruno Taddia, recentemente applaudito come Falstaff all’Opéra Orchestre national Montpellier, come Prosdocimo ne “Il turco in Italia” al New National Theatre di Tokyo e come Dulcamara ne “L’elisir d’amore” al Teatro La Fenice di Venezia; a Jesi è già stato Licinio ne “La Vestale”. Con lui in scena Nikoletta Hertsak (Norina), soprano ucraina formatasi all’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, già a Jesi nella prima mondiale del “De Bello Gallico” di Nicola Campogrande, e Francesco Lucii (Ernesto), tenore reduce da impegni al Donizetti Opera Festival e al Teatro Petruzzelli di Bari. Daniele Terenzi, baritono formatosi al Maggio Fiorentino e già interprete del ruolo a livello internazionale, è il dottor Malatesta; il giovane basso Kevin Baliviera, recentemente impegnato al Teatro Verdi di Trieste, è il notaio.
 
La recita di sabato 31 ottobre sarà anche accessibile a persone cieche e ipovedenti, sorde e ipoudenti, a cura di AXESS – Associazione per l’Accessibilità alla Cultura e con il contributo di Coop Alleanza 3.0. Prima di ogni recita le Sale Pergolesiane ospitano la guida all’opera a cura del direttore artistico Cristian Carrara.
 

le foto sono di M.Pozzi

“OMAGGIO A GIOVANNI MORANDI” inaugura “SENA BAROCCA” 2026. A Senigallia il 28 ottobre l'incontro alla Biblioteca Antonelliana, il 31 ottobre il concerto alla Chiesa della Croce

 

Si apre mercoledì 28 ottobre ore 17 la seconda edizione di “Sena Barocca”, la stagione musicale di Senigallia prodotta dalla Fondazione “Alessandro Lanari” e dal Sistema Regionale del Barocco Musicale nell’ambito del Festival Barocco delle Marche 2026, con la direzione artistica di Gianni Gualdoni. Dopo il “numero zero” dello scorso anno, la rassegna diventa il nuovo centro di produzione regionale del Sistema, con sede nella Chiesa della Croce grazie a un accordo di collaborazione con la Confraternita dei Crocesegnati e del Santissimo Sacramento, che gestisce la chiesa. L’inaugurazione è dedicata a Giovanni Morandi (Pergola 1777 - Senigallia 1856), compositore di musica sacra e di opera e, con il padre Pietro, esponente della Scuola di canto senigalliese; il progetto ha la collaborazione scientifica dell’Associazione Marchigiana per la Ricerca e Valorizzazione delle Fonti Musicali (A.Ri.M).
Il 28 ottobre alle 17, nella Sala convegni della Biblioteca Antonelliana, il musicologo Gabriele Moroni tiene l’incontro “L’arte organistica e vocale di Giovanni Morandi”.
Sabato 31 ottobre alle 21, alla Chiesa della Croce, il concerto “Omaggio a Giovanni Morandi. Musica e Fede: tra Sacro e Melodramma” vede il mezzosoprano Rossana Giardullo, premiata al Concorso Internazionale di Canto “Pergolesi”, e l’organista Luca Sartore eseguire pagine sacre di Giuseppe Sarti, Pietro e Giovanni Morandi sull’organo costruito da Gaetano Callido nel 1775 (nella foto in alto). Sartore, che ha avviato l’incisione integrale della musica organistica di Morandi per l’etichetta Da Vinci Classics, porta in programma anche brani inediti tratti da fondi musicali del territorio.
 
La stagione prosegue il 13 novembre alle 21 con “Sentieri barocchi italiani”, per violino e violoncello (Boyana Maynalovska e Rebeca Ferri) su musiche di Bonporti, Dall’Abaco, Corelli, Albinoni e Tartini.
Il 22 novembre alle 17, in “Una sera con Vivaldi”, Luca Scandali, vincitore del concorso “Hofheimer” di Innsbruck, esegue all’organo “La Stravaganza” op. 4 nella rara trascrizione per questo strumento.
Chiude il 9 dicembre alle 21 “A due violini” con Federico Guglielmo (nella foto) e Alessia Pazzaglia: in programma musiche di Nardini, Naumann, Lombardini, Manfredi, Bini e Tomasini, autori legati a Giuseppe Tartini come allievi o continuatori. Tartini non compare in scaletta, ma ne è il riferimento: Nardini ne rappresenta la misura e la grazia, Naumann lo porta nel mondo germanico, Bini ne sviluppa il versante più virtuosistico e inquieto, Manfredi e Tomasini ne trasmettono il gusto galante e la cantabilità.
 
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero, con prenotazione a info@fondazionelanari.it (tel. 338 8388746).


A Sassari, le Percussioni del Canepa chiudono I mercoledì del Conservatorio 2026. Ultimo appuntamento stagionale il 28 ottobre nella sala Sassu

 

Sarà il minimalismo americano di Philip Glass (nella foto in alto) e Steve Reich (nella foto a sinistra)  a chiudere, mercoledì 28 ottobre alle 19, la stagione 2026 della rassegna I mercoledì del Conservatorio nella sala Sassu del Canepa di Sassari. Il Percussion Ensemble, protagonista del concerto conclusivo, sarà formato dal docente Roberto Di Marzo e dagli allievi Luigi Alberti, Samuele Del Rio e Andrea Marrocu. 
L’appuntamento proporrà un percorso interamente dedicato alle musiche di Philip Glass e Steve Reich, due tra i principali esponenti della musica minimalista, attraverso composizioni che mettono in primo piano la ripetizione, le stratificazioni ritmiche e la progressiva trasformazione del materiale musicale.
Ad aprire il programma sarà Opening di Philip Glass, tratto da Glassworks, nell’arrangiamento di Roberto Di Marzo. Seguirà Music for Pieces of Wood di Steve Reich, composizione del 1973 costruita sull’intreccio e sulla progressiva variazione di cellule ritmiche. Di Glass sarà poi proposta Águas da Amazônia, nell’arrangiamento di Peter Martin e Third Coast Percussion; quindi il programma tornerà a Reich con Marimba Phase, lavoro del 1967 incentrato sul caratteristico procedimento di sfasamento progressivo delle parti, prima di Metamorphosis I di Philip Glass, ancora nell’arrangiamento di Peter Martin e Third Coast Percussion.


L’Ensemble di Percussioni del Conservatorio Canepa (nella foto) è formato dagli allievi dei corsi accademici di Strumenti a percussione. Nel corso degli anni il gruppo ha affrontato programmi dedicati alla musica contemporanea, minimalista e post-minimalista, approfondendo in particolare la resa delle strutture ripetitive, delle stratificazioni poliritmiche e dei processi graduali di trasformazione del materiale musicale.
Il concerto chiude, con un bilancio decisamente positivo, l’edizione 2026 dei Mercoledì del Conservatorio, la rassegna del Canepa di Sassari che da marzo a ottobre ha accompagnato con continuità la vita musicale della città. Inaugurata il 18 marzo nella basilica del Sacro Cuore, la rassegna ha proposto nel corso dei mesi oltre 30 concerti, con un programma particolarmente ricco e diversificato, lungo epoche e linguaggi differenti: dalla musica antica e barocca al grande repertorio classico e romantico, fino alla musica del Novecento, alla contemporanea e al jazz. Pianoforte, archi, chitarra, fiati, percussioni, canto, organo e numerose formazioni cameristiche hanno dato forma a un calendario che ha mostrato la varietà dell’offerta didattica e artistica del Conservatorio. Tra le principali novità del 2026 c’è stata la collaborazione con il Comune di Sassari, che nel mese di luglio ha portato la rassegna fuori dagli spazi dell’istituto. Cinque appuntamenti di grande successo sono stati ospitati nel cortile di Palazzo Ducale, il municipio cittadino, con protagonisti, tra gli altri, la Brass Band del Conservatorio e OrchestrArchi, formazione nata dalla collaborazione con il Liceo musicale Azuni. La scelta di Palazzo Ducale ha consentito di rafforzare ulteriormente il legame della manifestazione con la città, portando la musica nel cuore del centro storico e raggiungendo un pubblico ancora più ampio.

domenica 25 ottobre 2026

 NULLA VI E' DOVUTO

QUINDI I 'GRAZIE'

SONO GRADITI.

TU CHIAMALA, SE VUOI,

EDUCAZIONE

sabato 24 ottobre 2026

Prove Aperte Filarmonica 27: presentata la nuova Stagione a sostegno dei giovani in condizioni di fragilità

 

©Filarmonica della Scala | Andrea Veroni  

Cinque serate benefiche al Teatro alla Scala e un’edizione dedicata ai bisogni dei più giovani: dal 24 gennaio al 10 ottobre 2027 tornano le Prove Aperte della Filarmonica della Scala, un progetto costruito con le istituzioni e i partner – Comune di Milano, UniCredit, UniCredit Foundation ed Esselunga – che apre al pubblico le prove dei concerti e destina l’intero ricavato della biglietteria a realtà non profit del territorio milanese. Sul podio Myung-Whun Chung, Thomas Guggeis, Michele Mariotti, Simone Young e Gianandrea Noseda, con i solisti Nikolaj Szeps-Znaider, Sol Gabetta e James Ehnes. In quindici edizioni le Prove Aperte hanno raccolto 1,9 mln di euro per progetti di sviluppo sociale. L’edizione 2027 prosegue la linea di intervento tracciata negli ultimi anni e sostiene organizzazioni che operano sul territorio milanese per il contrasto alla povertà educativa: al centro c’è la cura verso le fasce più giovani della popolazione, in particolare in contesti di fragilità. Le associazioni beneficiare sono Fondazione Ospedale Niguarda e Fondazione Chiara Costanzo ETS, Insieme nelle Terre di mezzo ODV, Project for People, Bambini senza sbarre e L’amico Charly.
 
«Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono un’iniziativa di grande valore per Milano, una delle più belle dimostrazioni di quanto la musica e la cultura possano fare concretamente del bene alla nostra comunità», commenta Giuseppe Sala, Sindaco di Milano. «Con queste serate solidali, dal 2010 è stato possibile sostenere numerose associazioni ed enti del Terzo Settore nella realizzazione di progetti sociali e di contrasto alla povertà educativa, rivolti ai giovani in condizioni di fragilità o marginalità. Ringrazio la Filarmonica, il Teatro alla Scala e i partner per l’impegno, la professionalità e la qualità messe in campo per fare delle Prove Aperte un’occasione di incontro e promozione sociale».
 
«Le Prove Aperte sono un progetto in cui ciascuno è chiamato a fare la propria parte: l’orchestra, il pubblico, le istituzioni, le associazioni» dichiara Maurizio Beretta, Presidente della Filarmonica della Scala. «Dopo quindici edizioni, questa iniziativa è parte della nostra identità: rendere possibile a mondi sempre più vasti l’accesso alla musica e alla cultura non può essere un gesto occasionale, ma un impegno da costruire e realizzare con continuità. Le Prove Aperte dimostrano che, quando istituzioni, partner privati e terzo settore lavorano insieme, la musica diventa uno strumento concreto per aprire opportunità là dove i bisogni sono più grandi».
 
«Una Prova Aperta è un momento di grande partecipazione collettiva» afferma Damiano Cottalasso, Direttore artistico della Filarmonica della Scala. «Portiamo al pubblico la stessa cura e lo stesso rigore che dedichiamo ai grandi palcoscenici internazionali, con direttori e solisti di primo piano. È il modo più sincero che conosciamo per dire alla città che quelle serate, per il significato che portano con sé, hanno un valore che va oltre il concerto».
 
«Come un’orchestra trasforma il talento di molti individui in un’unica armonia, le Prove Aperte della Filarmonica della Scala dimostrano come cultura, cittadini e organizzazioni non profit possano unirsi per creare opportunità concrete per le nuove generazioni» conclude Silvia Cappellini, General Manager di UniCredit Foundation. «UniCredit Foundation è orgogliosa di sostenere da anni questa iniziativa, che mette l’eccellenza musicale al servizio di organizzazioni impegnate nel contrasto alla povertà educativa e nella valorizzazione del potenziale di ogni giovane. Perché contrastare la povertà educativa significa andare oltre l’apprendimento scolastico, offrendo ai ragazzi occasioni per scoprire i propri talenti, sviluppare le proprie capacità e costruire il proprio futuro».
 
Anche nel 2027 il ciclo è affiancato dall’iniziativa Giro di Prova, che porta la musica nei luoghi in cui operano le associazioni beneficiarie. Nei giorni che precedono ciascuna delle quattro Prove Aperte del carnet, piccoli gruppi di musicisti della Filarmonica incontrano i bambini e i ragazzi coinvolti nei progetti sostenuti: raccontano, suonano dal vivo, presentano gli strumenti e gli autori in programma. Poi sono i ragazzi a entrare al Teatro alla Scala, ospiti della Prova Aperta, per ritrovare in sala suoni ormai familiari. Un percorso che unisce scoperta musicale, crescita culturale e inclusione, e che rende concreto lo spirito del progetto: la musica che va incontro alla comunità e la comunità che si ritrova nell’ascolto.
 
Il ciclo si apre domenica 24 gennaio 2027 alle ore 19.30 con Myung-Whun Chung sul podio e Nikolaj Szeps-Znaider (nella foto) al violino. L’appuntamento inaugurale sostiene due realtà legate alla tragedia di Crans-Montana del 1° gennaio 2026. Fondazione Ospedale Niguarda destinerà il ricavato al Centro Ustioni, riferimento per la cura dei giovani feriti a Crans-Montana: un sostegno per rafforzare tecnologie, spazi e capacità di risposta in un reparto caratterizzato da una grande complessità di gestione. Fondazione Chiara Costanzo ETS nasce in memoria di Chiara Costanzo e offre a ragazze e ragazzi dai 14 ai 23 anni che incontrano difficoltà economiche le “Borse di Sogno”, per coltivare il proprio talento attraverso studio, formazione e sport. In programma la Fantasia scozzese di Bruch e la Symphonie fantastique di Berlioz. Per il secondo anno la Prova Aperta inaugurale è venduta singolarmente, fuori carnet, a partire da venerdì 6 novembre 2026. In accordo con il Comune di Milano, una parte dei biglietti sarà riservata alle fasce della popolazione meno esposte alle opportunità culturali, oltre che agli enti beneficiari dell’edizione.

 Domenica 21 febbraio alle ore 19.30 Thomas Guggeis (nella foto) dirige la prova a favore di Insieme nelle Terre di mezzo ODV. I fondi raccolti sosterranno La Grande Fabbrica delle Parole, un laboratorio di scrittura creativa rivolto soprattutto a bambine e bambini che vivono situazioni di marginalità culturale. Dare spazio alle loro storie significa offrire strumenti per esprimersi, immaginare e sentirsi parte di una comunità: in oltre quindici anni il progetto ha coinvolto più di 12.000 bambini. In programma l’ouverture Zur Namensfeier di Beethoven e la Settima Sinfonia di Bruckner.
 
Domenica 21 marzo alle ore 19.30 Michele Mariotti e la violoncellista Sol Gabetta sono protagonisti della Prova Aperta a sostegno di Project for People ODV. Il ricavato finanzierà un intervento nel Municipio 2 di Milano: sostegno allo studio, accompagnamento educativo, laboratori artistici e relazionali, cittadinanza attiva e riqualificazione dei cortili scolastici. Un insieme di opportunità che mira a ridurre le disuguaglianze e a rafforzare la rete tra bambini, adolescenti, famiglie ed educatori. Il programma accosta l’ouverture Egmont di Beethoven, il Concerto n. 1 per violoncello di Saint-Saëns e pagine di de Falla.
 
Domenica 18 aprile alle ore 19.30 Simone Young (nella foto) guida la prova dedicata a Bambini senza sbarre, che tutela il diritto dei figli di persone detenute a mantenere il legame con il genitore. L’associazione, attiva da venticinque anni, porta nelle scuole un progetto di ascolto e sostegno alle relazioni familiari, volto a riconoscere precocemente le fragilità e a prevenire il rischio di reato nei figli di genitori detenuti. Il programma accosta l’ouverture Leonore n. 3 di Beethoven, la Fuga (Ricercata) a sei voci di Bach nella trascrizione di Webern, la Passacaglia di Webern e la Sinfonia Renana di Schumann.

Domenica 10 ottobre alle 10.30 il ciclo si chiude con la prova diretta da Gianandrea Noseda, con James Ehnes (foto in basso) al violino, a sostegno di L’amico Charly. Con il progetto Milano: la città che educa, i fondi della Prova Aperta permetteranno di coinvolgere cento ragazzi e ragazze, con particolare attenzione a chi rischia la marginalità, attraverso supporto allo studio, visite culturali e laboratori creativi, con l’obiettivo di restituire fiducia, motivazione e occasioni di relazione. In programma l’ouverture La consacrazione della casa di Beethoven, la Symphonie espagnole di Lalo e la Settima Sinfonia di Dvořák.
 
L’iniziativa Prove Aperte nasce dalla collaborazione tra la Filarmonica della Scala, il Comune di Milano, il Main Partner UniCredit, UniCredit Foundation, che contribuisce alla selezione dei progetti beneficiari e alla copertura dei costi organizzativi, ed Esselunga, al fianco dell’iniziativa dalla decima edizione. ViviMilano e Radio Popolare sono Media Partner, Aragorn è responsabile per i rapporti con il terzo settore. Il bilancio del progetto conta 66 enti sostenuti e 79 serate benefiche, con circa 148.000 spettatori coinvolti e una raccolta complessiva di oltre 1,9 mln di euro devoluti al sociale.
 
Questa mattina, in occasione della conferenza stampa, sono stati consegnati simbolicamente i cinque assegni ai rappresentanti degli enti beneficiari dell’edizione 2026: Fondazione Giulia Cecchettin, Gruppi di Volontariato Vincenziano - GVV Milano, Associazione Akanà ETS e Associazione Comunità Oklahoma ETS, Cooperativa Martinengo, Fondazione Carolina, Associazione Cuore e Parole e Pepita - Società Cooperativa Sociale. La donazione complessiva è stata di 148.475 euro, con un ricavato medio per serata di circa 29.700 euro.

La Scala ha presentato a Parigi il nuovo Direttore musicale Myung-Whun Chung e la Stagione 2026-2027. All’Istituto Italiano di Cultura un incontro tra Fortunato Ortombina e il Maestro Chung nel segno della vicinanza culturale tra Italia e Francia e del comune amore per Verdi.

 

Il Teatro alla Scala ha presentato ieri, 23 ottobre, all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi il suo nuovo Direttore Musicale, Myung-Whun Chung, e la Stagione 2026-2027. Dopo il saluto istituzionale del Direttore dell’Istituto, Antonio Calbi, il Sovrintendente e Direttore artistico Fortunato Ortombina ha dialogato con il Maestro in una conversazione moderata da Paolo Besana, Direttore della Comunicazione del Teatro.
L’incontro ha celebrato il legame tra le culture italiana e francese, unite da una lunga tradizione di scambi artistici e musicali. Un legame che trova in Chung un interprete esemplare: alla guida dell’Opéra de Paris-Bastille dal 1989 al 1994 e Direttore musicale dell’Orchestre Philharmonique de Radio France dal 2000 al 2015, il Maestro ha costruito in Francia una parte fondamentale della propria carriera internazionale, mantenendo sempre un rapporto profondo con le grandi istituzioni musicali europee.
Altrettanto speciale è il legame con il Teatro alla Scala, dove Chung ha debuttato nel 1989 e con cui conta complessivamente 263 esecuzioni tra opere e concerti. Un rapporto di lunga data con i musicisti del Teatro, ai quali il Maestro si sente legato e che si prepara a servire nel nuovo incarico.
«Sono enormemente felice di poter servire il Teatro alla Scala, a Milano, la città di Verdi, compositore che amo profondamente. Mi emoziono ogni volta che passo sotto il Grand Hotel et de Milan, in via Manzoni, vicino alla Scala, pensando ai capolavori che il Maestro ha portato a compimento in quelle stanze», ha dichiarato Chung, sottolineando l’onore di poter lavorare nuovamente con gli artisti scaligeri. Nel dialogo con Ortombina è emersa anche la comune passione per il compositore: con affetto e ironia, il Maestro ha osservato di aver trovato nel Sovrintendente qualcuno che ama Verdi persino più di lui.
All’evento ha partecipato anche il compositore Francesco Filidei, la cui opera Il nome della rosa sarà rappresentata in lingua francese all’Opéra national di Parigi nel 2028, anno del 250° anniversario della Scala: si rinnova la tradizione di scambi e doppie versioni che nell’Ottocento aveva interessato autori come Rossini, Donizetti e Verdi.
La presentazione parigina ha offerto una ulteriore occasione di condividere le prospettive della nuova Stagione e di riaffermare la vocazione internazionale della Scala, nel segno di una tradizione che prosegue attraverso il dialogo tra culture, artisti e istituzioni.

Al Conservatorio di Cagliari Nino Rota oltre il cinema: l'ottavo e ultimo appuntamento de "I grandi dimenticati"

 

Giovedì 29 ottobre, alle ore 19:30, l'Auditorium del Conservatorio "G. Pierluigi da Palestrina" di Cagliari ospiterà il concerto finale della rassegna "I grandi dimenticati", dedicato alle composizioni orchestrali di Nino Rota.
Un viaggio nel repertorio sinfonico e meno noto del Maestro, eseguito dall'Orchestra degli Studenti del Conservatorio sotto la direzione del M° Alberto Pollesel (nella foto a destra), con la partecipazione straordinaria di giovani musicisti provenienti da diverse accademie d'Europa nell'ambito del progetto Erasmus Blended Intensive Program.
Il programma della serata comprende:
- Concerto in Mi minore (1978) "Piccolo mondo antico" per pianoforte e orchestra, eseguito da Riccardo Rosas;
- Suite orchestrale "I clowns" (1970), tratta dal celebre docudrama di Federico Fellini;
- Concerto Soirée (1961-1962) per pianoforte e orchestra, eseguito da Gregorio Corcione.


Quando e dove:
Giovedì 29 ottobre 2026
Auditorium del Conservatorio, piazza Porrino 1
Ore 19:30
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

A Sassari l’ensemble Sentieri Selvaggi ospite di musicaNOVA. Il 26 ottobre il concerto della formazione diretta da Carlo Boccadoro

 

ph. Laura Ferrari

Prosegue con uno degli appuntamenti di punta la X edizione di musicaNOVA - Idee, esperienze & linguaggi del nostro tempo, la rassegna del Conservatorio Canepa di Sassari dedicata ai linguaggi della musica contemporanea. Lunedì 26 ottobre alle 19, nella sala Sassu, sarà protagonista Sentieri Selvaggi, ensemble tra i più noti e longevi nel panorama italiano della nuova musica, diretto da Carlo Boccadoro. Il concerto è promosso dal Dipartimento di Teoria, Analisi, Composizione e Direzione, in collaborazione con l’Associazione Laborintus. 
Sul palcoscenico saliranno Paola Fre, flauto e flauto in sol, Mirco Ghirardini, clarinetto e clarinetto basso, Andrea Rebaudengo, pianoforte, Andrea Dulbecco, vibrafono e percussioni, Piercarlo Sacco, violino, Aya Shimura, violoncello, e Maurizio Giordo, voce recitante, con la direzione di Carlo Boccadoro. Il programma propone un percorso attraverso la produzione di tre
importanti protagonisti della musica contemporanea italiana, Marcello Panni, Filippo Del Corno e lo stesso Boccadoro. Il concerto, gratuito per allievi e docenti del Canepa, prevede un biglietto al costo di 5 euro per gli esterni.
Fondato nel 1997, Sentieri Selvaggi nasce con l’obiettivo di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. Nel corso
della sua attività ha collaborato con compositori di primo piano della scena internazionale, tra cui David Lang, Louis Andriessen, James MacMillan, Philip Glass, Gavin Bryars, Michael Nyman, Julia Wolfe e Fabio Vacchi, affiancando a questo lavoro la promozione di una nuova generazione di autori italiani. L’ensemble è stato ospite di alcune delle principali istituzioni e
manifestazioni musicali italiane, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Teatro alla Scala, dalla Biennale di Venezia al Festival MiTo, oltre a festival internazionali come il Bang on a Can Marathon di New York e il Sacrum Profanum di Cracovia. La ricerca di un dialogo tra la musica contemporanea e pubblici diversi ha portato inoltre Sentieri Selvaggi a collaborare con scrittori,
architetti, scienziati, attori, registi e musicisti provenienti dal rock e dal jazz, portando i propri progetti anche al di fuori degli spazi tradizionalmente destinati ai concerti. 
Il concerto del 26 ottobre è inserito nel calendario della X edizione di MusicaNova, in programma a Sassari dal 20 marzo al 14 dicembre, con concerti, laboratori, seminari e masterclass dedicati alle esperienze e ai
linguaggi musicali del nostro tempo. 



(nelle foto a destra, dall'alto: Paola Fre, Andrea Rebaudengo, Aya Shimura, Andrea Dulbecco, Mirco Ghirardini, Piercarlo Sacco)