La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi torna al Teatro alla Scala in un appuntamento di particolare significato artistico e simbolico, mercoledì 28 e venerdì 30 ottobre (ore 20). Opera monumentale, sospesa tra la dimensione liturgica e quella teatrale, il Requiem rappresenta uno dei vertici assoluti della produzione verdiana e un capitolo profondamente legato alla storia culturale di Milano.
Per Riccardo Chailly, il ritorno al capolavoro sacro di Verdi assume un significato particolare, scandendo una tappa che suggella un percorso condiviso con il Teatro alla Scala iniziato nel 1978 e che prosegue almeno fino al 2030. Il Requiem riunisce in sé molte delle dimensioni che hanno caratterizzato il suo lavoro con l’Orchestra e il Coro scaligeri: la ricerca della verità stilistica, l’attenzione alla scrittura musicale, la tensione espressiva e la capacità di restituire alla grande tradizione italiana tutta la sua modernità.
Il rapporto artistico con il Teatro alla Scala è destinato a proseguire negli anni a venire, attraverso nuovi progetti e nuove esplorazioni del repertorio operistico. Già nei prossimi mesi, il percorso continuerà con The Rake's Progress di Igor Stravinskij, titolo emblematico di una ricerca musicale che attraversa epoche, linguaggi e tradizioni differenti.
Accanto a Riccardo Chailly, sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro alla Scala, un quartetto di solisti dà voce alle molteplici dimensioni espressive della partitura verdiana. Il soprano Anna Netrebko, interprete di riferimento del repertorio operistico internazionale, affronta una scrittura di straordinaria intensità, nella quale lo slancio drammatico si alterna alla ricerca di una dimensione raccolta e contemplativa. Il mezzosoprano Caterina Piva contribuisce al dialogo tra le voci con la profondità e il colore del registro grave, in un’opera che richiede ai solisti non soltanto forza espressiva, ma anche capacità di fondersi in un’unica tensione musicale. Il tenore Antonio Poli affronta una parte in cui il lirismo si intreccia con momenti di grande virtuosismo e drammaticità, mentre il basso Michele Pertusi, forte di una lunga esperienza nel repertorio italiano, conferisce alla compagine vocale la profondità e l’autorevolezza necessarie a sostenere il carattere solenne della composizione. Il Coro del Teatro alla Scala, preparato da Alberto Malazzi, e l’Orchestra scaligera sono protagonisti di una partitura nella quale la dimensione individuale della preghiera si trasforma progressivamente in una potente esperienza collettiva.
Il rapporto di Riccardo Chailly con Verdi e con il Teatro alla Scala attraversa quasi mezzo secolo, a partire dal debutto scaligero del 1978 con I masnadieri. Un percorso proseguito con il confronto con I due Foscari e culminato, negli anni della Direzione musicale, in un progetto di riscoperta del repertorio verdiano che ha segnato diverse inaugurazioni di stagione: Giovanna d'Arco (2015), Attila (2018), Macbeth (2021), Don Carlo (2023), La forza del destino (2024) e Nabucco (2026).
Dalle opere giovanili ai grandi drammi della maturità, Chailly ha restituito la modernità e la continua evoluzione del linguaggio verdiano. In questo itinerario, il Requiem rappresenta un momento di particolare intensità: un coronamento artistico che intreccia la dimensione universale della musica sacra con la memoria di Milano e il legame profondo tra Verdi e Alessandro Manzoni. Non un punto d’arrivo, ma una tappa significativa di un rapporto con la Scala destinato a proseguire negli anni a venire.
Il 22 maggio 1873 Alessandro Manzoni, uno degli autori più importanti del panorama italiano del XIX secolo, morì nella sua casa di Milano. Giuseppe Verdi rimase profondamente colpito e angosciato da quella morte, come emerge dalle dolenti parole scritte in una lettera alla comune amica Chiara Maffei: “Io non ero presente, ma pochi saranno stati in questa mattina più tristi e commossi di quello che ero io, benché lontano. Ora tutto è finito! E con lui finisce la più pura, la più sana, la più alta delle glorie nostre”. Pochi giorni dopo, il grande compositore italiano mise in musica una Messa da morto per “dimostrare quant’affetto e venerazione ho portato e porto a quel grande che non è più”. Il Requiem risuonò nella Chiesa di San Marco il 22 maggio 1874, primo anniversario della morte del Manzoni, e fu salutato così sulle pagine della Gazzetta Musicale Italiana: “Centoventi coristi e cento professori d’orchestra prenderanno parte a questa solenne cerimonia, la quale farà epoca nella storia dell’arte musicale”.
Fu un omaggio che legava indissolubilmente Verdi, Manzoni e Milano: tre protagonisti di una stagione decisiva della storia italiana, uniti da un’idea di cultura come espressione di identità, responsabilità e partecipazione civile. Tornare oggi al Requiem alla Scala significa dunque ritrovare una parte essenziale della memoria della città e riscoprire, attraverso la musica, la forza di questo legame.
Il concerto del 28 ottobre sarà trasmesso in diretta radiofonica in Italia su RAI Radio 3 e in diretta e in differita in altri Paesi sulle emittenti del Circuito Euroradio. Il 2 novembre il concerto sarà trasmesso in televisione da RAI 1 alle ore 10.:35.
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